• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/18118 [Indagini sul caso Bergamini]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18118 presentata da ALESSANDRO BRATTI
martedì 16 ottobre 2012, seduta n.704
BRATTI e LARATTA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:

in relazione alla misteriosa morte del calciatore del Cosenza Donato «Denis» Bergamini, avvenuta il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico (CS), in data 25 settembre 2012 si sollecitava la risposta all'interpellanza n. 2-00573 del 22 dicembre 2009 (già sollecitata il 13 luglio 2010 e il 20 dicembre 2011) atteso che, secondo le informazioni riportate negli ultimi mesi dalla stampa locale e nazionale, il complesso caso giudiziario - all'epoca archiviato come suicidio ma riaperto nel 2011 - risulta ormai propendere per l'ipotesi omicidiaria, al vaglio dell'odierno lavoro dell'autorità giudiziaria e degli inquirenti: nella circostanza, da un lato si auspicava che vi fosse un forte impulso alle indagini in corso da parte delle forze dell'ordine a fare piena luce sul caso e dare così giustizia alla famiglia, dall'altro si richiedeva anche conto del trasferimento di due poliziotti (della questura di Cosenza) che durante le prime indagini di vent'anni fa avrebbero sostenuto che il caso Bergamini era un omicidio e non un suicidio, e per questo sarebbero stati allontanati dall'inchiesta;

in spregio all'auspicato impulso alle indagini, dopo una settimana dal recente sollecito si è appreso che con provvedimento del 4 ottobre 2012 il comando legione carabinieri Calabria, su richiesta del comando provinciale carabinieri di Cosenza ha trasferito d'autorità ad altre sedi di servizio proprio tutti gli investigatori del nucleo investigativo che si stavano occupando delle odierne indagini sul caso Bergamini, così per come risulta - per sintesi di informazioni - da un comunicato dell'Unione nazionale Arma carabinieri (che ha sollevato l'«anomalia» del recentissimo trasferimento di alcuni carabinieri di Cosenza per questioni di contrasto con la diretta gerarchia, incompatibilità stranamente ravvisata a distanza di oltre un anno dalle circostanze che l'avrebbero originata e dalle denunce sporte dai sottoposti), poi dai consequenziali commenti di perplessità e di sgomento riportati su noto social network dai familiari dello stesso Bergamini, che - avendo conosciuto ed estimato gli investigatori per essere stati da questi escussi nel corso delle indagini - hanno individuato tutti i nomi di questi ultimi tra quelli dei militari trasferiti;

questi medesimi carabinieri, sempre secondo l'U.N.A.C., già l'anno scorso sono stati contemporaneamente ed improvvisamente trasferiti ad altre sedi ed incarichi, in via provvisoria, dall'attuale comandante provinciale di Cosenza, mentre stavano occupandosi delle importanti indagini afferenti alla ricerca di un pericoloso latitante di 'ndrangheta: la vicenda è stata oggetto di interrogazione a risposta scritta n. 4-13152 datata 12 settembre 2011 dell'onorevole Di Biagio, non ancora conclusa, con cui sono state richieste «le cause che hanno indotto le drastiche modifiche del Nucleo Investigativo del Comando di Cosenza» dal momento che «il trasferimento di queste unità, dalla comprovata esperienza e capacità nella lotta alla criminalità organizzata, rischia di compromettere seriamente l'operato dell'Arma nella provincia considerata, indebolendone l'efficacia»;

risulta oggettivamente anomalo che, nel giro di poco più di un anno, dei sottufficiali e graduati dei carabinieri di comprovate capacità professionali ed investigative, di indiscutibili doti umane e tutti dal curriculum esemplare (uno di questi rimasto perfino gravemente ferito nel corso di un conflitto a fuoco con esponenti della locale criminalità organizzata cosentina) abbiano subito ben due trasferimenti su input del medesimo comandante provinciale, proprio mentre stanno svolgendo delicatissimi incarichi di polizia giudiziaria (come quello delle indagini sul caso Bergamini), indagine, quest'ultima, nella quale i militari in questione - sempre secondo importanti testate giornalistiche - nonostante il considerevole lasso di tempo trascorso dagli enti «sono riusciti in un piccolo capolavoro»;

su un articolo del 26 settembre 2012 della Gazzetta del Sud, avente ad oggetto proprio l'interrogazione sollecita dall'interrogante in data 25 settembre 2012, si ha conferma che le indagini non sono state ancora completate (e che quindi sono ancora in corso), laddove si legge testualmente che «...la nuova attività istruttoria sta per essere completata dal p.m. Maria Grazia Anastasia (della Procura di Castrovillari, ndr) che ha elaborato il voluminoso rapporto dei carabinieri del reparto operativo (di Cosenza, ndr), firmato dal colonnello Vincenzo Franzese» -:

come sia stato possibile affidare le complesse indagini sul caso Bergamini a tali militari (recentemente trasferiti, come evidenziato, per circostanze di «incompatibilità ambientale» con i superiori, ravvisata solo in epoca odierna per fatti, però, precedenti all'attribuzione di quest'ultimo incarico), se essi non riscuotevano più il soggettivo apprezzamento e la fiducia della loro diretta gerarchia (tanto da essere oggi trasferiti), ma - allo stesso tempo - sono stati oggettivamente in grado di pervenire a risultati oltremodo apprezzabili, riscuotere positive estimazioni e ridestare persino nei familiari del calciatore la smarrita fiducia nelle istituzioni e nell'Arma dei carabinieri;

a prescindere dalle motivazioni poste alla base dei citati trasferimenti (quand'anche non direttamente riconducibili a siffatte indagini), come mai non si sia tenuto conto del fatto che detti militari stessero ancora svolgendo le attività sul complesso caso Bergamini (laddove il maturato bagaglio conoscitivo è indiscutibilmente essenziale per la migliore prosecuzione delle indagini) e pervenire ad altre valutazioni circa la loro posizione d'impiego, onde privilegiare - attesi i risultati a cui costoro sono pervenuti - il superiore interesse della giustizia e della ricerca della verità, attesa da ben 23 anni -:

di quali elementi disponga circa l'effettiva riconducibilità del voluminoso rapporto prodotto dai carabinieri del reparto operativo di Cosenza al colonnello Vincenzo Franzese;

se non ritenga necessario, considerata la complessità della vicenda, interpellare segnatamente gli investigatori che si stavano occupando delle indagini, al fine di acquisire anche da parte loro tutti gli elementi utili e per conoscere se - nel corso dei mesi in cui sono stati impegnati nell'attività - abbiano ricevuto il necessario sostegno dalla loro gerarchia o se, diversamente, la loro opera investigativa sia stata in qualche modo contrastata o resa disagevole;

se non si ritenga opportuna una riconsiderazione delle recenti operazioni di trasferimento di cui in premessa, adottate dal comando legione carabinieri Calabria su richiesta del comando provinciale carabinieri di Cosenza. (4-18118)