• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/08397 [Corruzione nella Regione Lombardia]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-08397 presentata da ELIO LANNUTTI
giovedì 11 ottobre 2012, seduta n.813

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, della salute e dell'interno - Premesso che:

scrivono Gerevini e Ravizza per il "Corriere della Sera" relativamente ai giri d'affari dei due uomini legati a Comunione e Liberazione (Cl), Piero Daccò e Antonio Simone: «Pierangelo Daccò (detto Piero), 56 anni, è l'uomo chiave. Imprendibile, sfuggente, invisibile. La sua residenza è al 33 Maresfield Gardens di Londra, su Google ci sono solo due notizie del tutto insipide che lo riguardano: la partecipazione a un'inaugurazione di un ospedale in Israele e le sue simpatie per Comunione e Liberazione. Dopo averlo afferrato e rinchiuso a Opera per 326 giorni - con una carcerazione preventiva che fa impallidire al confronto quelle di Mani Pulite - l'hanno condannato l'altro ieri in primo grado a dieci anni di prigione per associazione a delinquere e concorso in bancarotta fraudolenta. La pena che gli è stata inflitta è il doppio di quella chiesta dagli stessi magistrati. E soprattutto sembra solo il primo atto nello scandalo che colpisce al cuore il sistema sanitario della Lombardia. La seconda fase - ancora più delicata perché coinvolgerà direttamente il governatore Roberto Formigoni - sta per iniziare. Su Daccò pendono, infatti, altre pesantissime accuse: corruzione, appropriazione indebita pluriaggravata, frode fiscale, emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita. Sono i reati ipotizzati all'interno delle indagini su un altro colosso sanitario, la Fondazione Maugeri. L'inchiesta è nata come costola di quella sul San Raffaele. Quando gli arriva il mandato di custodia cautelare Daccò è già in carcere per le vicende dell'ospedale di don Verzé. Ma insieme a lui vengono arrestate altre cinque persone, tra cui il suo socio d'affari ed ex assessore ciellino alla sanità Antonio Simone, l'(ex) presidente della Maugeri Umberto Maugeri e il direttore amministrativo Costantino Passerino. Per tutti loro i termini di carcerazione preventiva scadono il 13 ottobre. Entro quella data, dunque, la Procura deciderà verosimilmente come procedere (con rito e tempi ordinari, oppure con giudizio immediato). Altrimenti Simone &C. potranno uscire dal carcere. Il tempo stringe. In gioco ci sono 70 milioni di euro di fondi neri, la stessa cifra della "madre di tutte le tangenti"», come fu definita 20 anni fa quella di Enimont da 150 miliardi di lire. Le ipotesi di reato ruotano intorno a una domanda su tutte: nella Lombardia dell'eccellenza sanitaria sono stati dati alla Fondazione Maugeri soldi pubblici in cambio di favori privati al governatore Roberto Formigoni? Lui, Pierangelo Daccò, il lobbista, faccendiere, mediatore occulto di affari milionari, è considerato l'"apriporte" in Regione, fondamentale per ottenere fiumi di denaro pubblico. Non solo è amico di Formigoni, ma gli offriva - secondo l'accusa - vacanze gratis e benefit milionari, come cene, yacht e villa in Sardegna (per un totale di 7 milioni di euro). Un presunto scambio di soldi pubblici e favori privati che - per la Procura - è alla base dell'iscrizione nel registro degli indagati di Formigoni per corruzione aggravata. È lo stesso fiduciario svizzero di Pierangelo Daccò, Giancarlo Grenci, a spiegare ai magistrati: "So che Daccò per quanto lui stesso mi ha riferito svolgeva un'attività di consulenza nel senso che risolveva problemi relativi a rimborsi e finanziamenti che gli enti per i quali lavorava facevano fatica ad ottenere dalla Regione Lombardia. Tale attività più che su competenze specifiche si fondava su relazioni personali e professionali che lo stesso Daccò aveva all'interno della Regione". Il direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, Costantino Passerino, insiste sul potere di pressing di Daccò: "È un personaggio con cui chi svolge attività nel settore sanitario in Lombardia deve avere relazioni perché è risaputo che ha moltissima influenza nell'assessorato alla Sanità ed è un uomo molto importante in Comunione e Liberazione in particolare per i suoi rapporti con il Presidente della Regione Lombardia". Il governatore si difende: "Non un euro dei cittadini lombardi è stato sprecato, quella della Maugeri è una questione che riguarda alcuni privati"»;

è di ieri la notizia dell'arresto dell'«assessore alla Casa della Regione Lombardia, Domenico Zambetti, con le accuse di aver comprato da due esponenti della 'ndrangheta un pacchetto di preferenze per la sua elezione nelle regionali del 2010 e per le comunali di Milano del 2011 e per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa dal 2009 ad oggi. (...) Con l'arresto di Domenico Zambetti, assessore alla Casa della Giunta Formigoni, sale a 13 il numero di esponenti politici - fra Giunta e Consiglio - indagati dal 2010, inizio della legislatura al Pirellone. Gli ultimi due sono il consigliere del Pdl, Gianluca Rinaldin, due giorni fa condannato in primo grado a due anni e mezzo per falso e truffa; e l'ex vice presidente dell'Aula, Filippo Penati, ex Pd, per il quale la scorsa settimana è stato chiesto il rinvio a giudizio per varie ipotesi di reato, fra cui la corruzione. Ma l'elenco comprende il presidente della Giunta, Roberto Formigoni (Pdl), accusato di corruzione aggravata nella inchiesta sulla Fondazione Maugeri; l'ex presidente del Consiglio regionale, Davide Boni (Lega), accusato di corruzione; i due suoi ex vicepresidenti Penati appunto e Franco Nicoli Cristiani (Pdl, che, arrestato, si è dimesso dal Consiglio regionale), accusati a loro volta di corruzione; l'ex consigliere segretario Massimo Ponzoni (Pdl), arrestato a gennaio con varie accuse fra cui la corruzione e la bancarotta fraudolenta. Sia Boni sia Nicoli sia Ponzoni, fra l'altro, sono stati assessori regionali nelle Giunte precedenti. Indagati, al Pirellone, anche il consigliere del Pdl Angelo Giammario, ex sottosegretario di Formigoni, per corruzione; l'attuale assessore alla Sicurezza, Romano La Russa, accusato di finanziamento illecito; la consigliera Pdl Nicole Minetti, a processo per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile nell'ambito del caso Ruby. In un'inchiesta per tifo violento è, invece, stato coinvolto l'assessore leghista Daniele Belotti. Infine, l'ex consigliere leghistaRenzo Bossi (dimessosi per l'inchiesta sull'uso dei rimborsi elettorali del Carroccio nella quale è accusato di appropriazione indebita) e l'ex assessore sempre leghista, Monica Rizzi, sospettata in passato di aver prodotto dossier proprio per screditare avversari interni di Bossi Jr.» (si veda "TgCom 24" del 10 ottobre 2012);

considerato che a giudizio dell'interrogante:

il presidente Formigoni, indagato per corruzione aggravata e che trascorreva le vacanze nelle località più esotiche e costose a spese di alcuni amici che pare che beneficiassero dei provvedimenti della Regione, specie nel settore della sanità, avrebbe l'obbligo di esibire i pagamenti e le ricevute di fondi anticipati dai suoi sodali;

alla luce del susseguirsi di coinvolgimenti del Governatore della Regione Lombardia, che si fanno sempre più intricati a causa anche delle ombre sui consistenti passaggi di denaro oggetto di indagini della magistratura nonché di quanto sottolineato dai pubblici ministeri per cui, a quanto si legge su un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" il 9 ottobre 2011, ci sarebbe «"un saldo legame con gli organi di vertice della Regione Lombardia e, in particolare, come si dirà con il presidente [...] legame e complicità che conferiscono agli indagati un formidabile potere di influenzare e direzionare le decisioni politiche e amministrative in proprio favore"», senza escludere i 13 esponenti politici indagati, occorre urgentemente valutare se sia legittima la permanenza in carica dello stesso,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per cui il Governo non abbia impugnato la cosiddetta legge Daccò considerato che questa avrebbe contribuito ad alimentare un sistema, come quello oggetto dell'inchiesta della magistratura, fatto di amicizie ad alti livelli e commistione interessata di politici, banchieri, imprenditori, accomunati dalla stessa appartenenza, quella alla lobby di Cl;

quali misure urgenti intenda attivare per stroncare i fenomeni di corruzione, che a giudizio dell'interrogante pesano come un macigno sulla reputazione dell'Italia nel mondo, e se non ritenga opportuno accelerare, per quanto di competenza, l'iter del disegno di legge recante "Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione" (Atto Senato 2156-B).

(4-08397)