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Atto a cui si riferisce:
C.1/01159 [Mantenere gli attuali criteri di riparto delle risorse del fondo per lo sviluppo e la coesione]



Atto Camera

Mozione 1-01159 presentata da ANIELLO FORMISANO testo di lunedì 8 ottobre 2012, seduta n.698
La Camera,

premesso che:

a decorrere dal 2003, le risorse destinate agli interventi nelle aree sottoutilizzate del Paese sono concentrate in un fondo di carattere generale (fondo per le aree sottoutilizzate), ai sensi della legge n. 289 del 2002. Nel fondo sono iscritte tutte le risorse finanziarie aggiuntive nazionali, destinate a finalità di riequilibrio economico e sociale, nonché a incentivi e investimenti pubblici;

per quanto concerne il riparto delle risorse, l'articolo 61, comma 3, della legge n. 289 del 2002 attribuisce al Cipe il compito di ripartire, con proprie deliberazioni, la dotazione del fondo per le aree sottoutilizzate tra gli interventi in esso compresi;

il quadro strategico nazionale del 2007 prevedeva una politica regionale di sviluppo destinata in modo specifico ai territori con squilibri economici e sociali. Poi è scoppiata la crisi. E per il Sud si sono ridotte non solo le risorse aggiuntive, ma anche quelle ordinarie, rendendo difficile quell'inversione di tendenza indicata dalle proiezioni programmatiche del Governo;

come chiarito in un recente articolo dei professori Mario Centorrino e Pietro David pubblicato dal sito lavoce.info, per accelerare i tassi di crescita delle regioni meridionali, nel 2007, in coincidenza con il ciclo di programmazione dei fondi strutturali 2007-2013, si stabilì di adottare una strategia di sviluppo che, per la prima volta, vedeva confluire nella stessa programmazione tutte le risorse destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate: fondi comunitari, quote di cofinanziamento nazionale e risorse aggiuntive nazionali. In totale, 124,7 miliardi di euro (60,3 di fondi strutturali e 64,4 di fondi per le aree sottoutilizzate), che nei successivi sette anni dovevano finanziare un'unica strategia di sviluppo per il Mezzogiorno, indicata nel quadro strategico nazionale;

un documento, questo, nato dal processo partenariale che ha coinvolto comuni, province, regioni e amministrazioni centrali nella definizione di scelte strategiche, priorità di intervento e modalità attuative della spesa per lo sviluppo. Tale approccio, definito politica regionale unitaria, aveva come «precondizioni per la sua stessa efficacia» l'intenzionalità dell'obiettivo territoriale e l'aggiuntività delle risorse;

in sostanza, a differenza delle politiche ordinarie, che sono di regola orizzontali, la politica regionale di sviluppo sarebbe dovuta risultare destinata specificatamente a quei territori che presentavano squilibri economici e sociali. E per essere efficace, cioè per raggiungere l'obiettivo di ridurre i divari, le risorse impiegate avrebbero avuto carattere di distinzione e aggiuntività rispetto a quelle ordinarie;

in base a queste «precondizioni» la ripartizione delle spese in conto capitale della politica regionale unitaria (la spesa aggiuntiva) avrebbe dovuto essere l'85 per cento per il Sud e il 15 per cento per il Centro-Nord, in modo che la quota totale delle spese in conto capitale (ordinarie più aggiuntive) per il Mezzogiorno sul totale nazionale avrebbe dovuto crescere fino al 45 per cento;

se questo era l'impianto strategico nel 2007, la crisi economica ha modificato tutta l'impostazione finanziaria della politica regionale unitaria. La percentuale di spesa in conto capitale nelle regioni meridionali, sul totale nazionale, evidenzia come dal 2009 questa strategia sia sostanzialmente compromessa. La quota di spesa in conto capitale per il Sud è diminuita dal 35,4 del 2009 al 31,2 per cento del 2011. In valore assoluto si è passati dai 22,4 miliardi di euro investiti nelle regioni meridionali nel 2009 ai 15,1 miliardi di euro del 2011;

a ridursi sono state non solo le risorse aggiuntive nazionali (il fondo per le aree sottoutilizzate), utilizzate in chiave anticiclica per altri interventi su tutto il territorio nazionale, ma anche le risorse ordinarie, la cui quota destinata al Mezzogiorno sul totale è passata dal 26,8 per cento del 2009 al 18,8 per cento del 2011, contravvenendo ad una delle «precondizioni» essenziali della politica regionale unitaria;

anche il rapporto Svimez 2012 sull'economia del Mezzogiorno, presentato a Roma il 26 settembre 2012, sottolinea come negli ultimi anni la strategia complessiva volta al riequilibrio economico, sociale e territoriale delle regioni meridionali sia completamente venuta meno, «essendo le risorse ordinarie un vero e proprio buco nero nello sviluppo del Mezzogiorno»;

in sostanza, come nel precedente ciclo di programmazione, le risorse aggiuntive stanno sostituendo i tagli di quelle ordinarie, compromettendo, di fatto, l'efficacia della politica regionale unitaria;

nel corso del 2008 sono intervenute alcune disposizioni che hanno inciso in maniera significativa sulla programmazione delle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate:

a) con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, articoli 6-quater e 6-quinquies, è stata impostata una strategia di razionalizzazione delle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate, volta, da un lato, alla ricognizione delle risorse disponibili sul fondo per le aree sottoutilizzate e, dall'altro, alla concentrazione delle risorse stesse a favore di settori e di interventi considerati di rilevanza strategica nazionale;

b) con il decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, all'articolo 18, ponendosi in linea di continuità rispetto a quanto disposto dal decreto-legge n. 112 del 2008, si sono previste la riprogrammazione e la concentrazione delle risorse nazionali disponibili destinate allo sviluppo delle aree sottoutilizzate su obiettivi considerati prioritari per il rilancio dell'economia italiana. A tal fine sono stati costituiti tre fondi settoriali:

1) fondo sociale per l'occupazione e la formazione;

2) fondo infrastrutture;

3) fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale;

ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88, attuativo della legge n. 42 del 2009 sul federalismo fiscale, il fondo per le aree sottoutilizzate ha assunto la denominazione di «fondo per lo sviluppo e la coesione»;

per il periodo di programmazione 2007-2013 le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate sono state fissate dall'articolo 1, comma 863, della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006), per un importo complessivo pari a 64,379 miliardi di euro. Nel corso dell'anno 2008 sono state apportate numerose riduzioni a carico delle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate, in attuazione di alcune disposizioni legislative adottate nel corso dell'anno, per un importo complessivo pari a 12,9 miliardi di euro. Altre decurtazioni delle risorse di tale fondo sono intervenute anche successivamente;

il rapporto Svimez 2012 già citato asserisce che oggi ci vogliono quattro secoli per recuperare il gap che divide il Mezzogiorno dal Settentrione. Il rapporto parla di «desertificazione industriale». La disoccupazione tocca il 25 per cento, più del doppio rispetto a quella del Centro-Nord;

nel 2012, il prodotto interno lordo è sceso ancora del 3,5 per cento, i consumi del 3,8 per cento e gli investimenti del 13,5 per cento. Negli ultimi quattro anni, dal 2007 al 2011, sono 147 mila i posti di lavoro persi al Sud, il triplo dei dati del Centro-Nord. In questa situazione dal 2000 al 2010 oltre un milione e 350 mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno, aggravandone l'impoverimento;

una situazione di grave e progressivo impoverimento che richiederebbe piani di emergenza ed investimenti pubblici;

lo stesso intervento straordinario, quando c'è stato, in anni ormai lontani, era la semplice sostituzione di quello ordinario che non c'era mai stato. Era un investimento che non mirava a ridurre le differenze, ma a dare fondi ai potenti meridionali, in modo che potessero mantenere il loro potere e continuare a fare gli interessi settentrionali;

anche i Governi di centrodestra degli ultimi vent'anni, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, hanno trascurato il Sud per compiacere la Lega. Non c'è, dunque, da stupirsi che i vecchi divari si siano allargati;

il Meridione sconta oggi, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, il combinato disposto della peggior crisi dal dopoguerra e dell'impostazione leghista della compagine berlusconiana, che l'ha colpito sistematicamente nella convinzione che le realtà settentrionali ne avrebbero tratto giovamento. Oggi si vede con nettezza che è vero il contrario: senza politiche di coesione territoriali tutto il sistema-Paese soffre;

la crescita dell'economia italiana è, infatti, strettamente legata allo sviluppo delle regioni meridionali e al recupero dei divari territoriali in termini di prodotto interno lordo, occupazione e infrastrutture. Con un Mezzogiorno a bassi livelli di produzione, anche se il Centro-Nord crescesse a tassi «europei», il prodotto interno lordo nazionale rimarrebbe sempre intorno alla sua media degli ultimi dieci anni: poco sopra lo zero (0,2 per cento),
impegna il Governo:

ad intraprendere le necessarie iniziative affinché siano mantenuti ed effettivamente realizzati gli attuali criteri di riparto delle risorse del fondo per lo sviluppo e la coesione;

ad assegnare nel più breve tempo possibile alle amministrazioni destinatarie le risorse del fondo per lo sviluppo e la coesione ed a garantire che l'utilizzo di tali risorse sia oggetto di costante monitoraggio e valutazione al fine di accelerare il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

(1-01159)
«Aniello Formisano, Messina, Palagiano, Palomba, Di Giuseppe, Di Stanislao, Barbato, Zazzera, Donadi, Di Pietro, Borghesi, Evangelisti, Cimadoro, Favia, Monai, Mura, Paladini, Piffari, Porcino, Rota».