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Atto a cui si riferisce:
C.4/17110 [Operazioni di bombardamento in Afghanistan]



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata giovedì 4 ottobre 2012
nell'allegato B della seduta n. 697
All'Interrogazione 4-17110 presentata da
GIUSEPPE GIULIETTI
Risposta. - L'impiego dei nostri contingenti nelle missioni internazionali è sempre stato e rimane conforme alle decisioni del Governo, sottoposte all'avallo del Parlamento.
In continuità con gli Esecutivi precedenti, anche l'azione di questo Governo è improntata alla massima trasparenza, nel rispetto della necessità di tenere tempestivamente e costantemente informato il Parlamento.
Questo è accaduto anche per la missione Isaf e, in particolare, per l'impiego degli aerei, e mi riferisco in questo caso agli AMX attualmente dislocati in Afghanistan.
Al riguardo ricordo che, in concomitanza con la conversione del decreto 215 del 2011, il 18 gennaio scorso si è svolta l'audizione dei Ministri degli affari esteri e della difesa presso le Commissioni riunite e congiunte esteri e difesa di Camera e Senato, nel corso della quale è stato illustrato al Parlamento il quadro complessivo della situazione e delle prospettive delle principali missioni internazionali per il corrente anno.
In quella occasione il Ministro Di Paola si è ampiamente soffermato sulla necessità di garantire il massimo livello possibile di sicurezza e protezione, in primis, per i nostri militari, ma anche per i contingenti alleati e per le Forze di sicurezza afghane. Ciò in relazione all'accresciuto rischio connesso con il progressivo avanzamento della transizione.
Di conseguenza il Ministro ha fatto stato della necessità di poter far ricorso a tutti i nostri mezzi schierati in teatro, compresi gli aerei per il supporto tattico ravvicinato - gli AMX - al meglio delle relative capacità operative.
Gli assetti aerei, e i nostri AMX fra questi, sono i soli che possono garantire i requisiti di rapidità di intervento, efficacia e precisione che si rendono indispensabili in determinate situazioni operative.
Non sono infrequenti i casi di azioni ostili improvvise, portate anche con armi pesanti dagli insurgents contro gruppi tattici Nato e afghani che operano isolati sul terreno, spesso a distanze considerevoli dalle basi - e quindi con inaccettabili ritardi d'intervento per le truppe che si muovono via terra - o contro i siti avanzati per il controllo del territorio o, ancora, contro le strutture per l'addestramento delle Forze di sicurezza afghane.
In caso di attacco è indispensabile, proprio per tutelare le vite dei nostri militari, poter contare su tutte le capacità potenzialmente disponibili per ingaggiare direttamente - reagendo nel minor tempo possibile, con precisione ed efficacia - le sorgenti di fuoco e indirettamente - ma con effetti altrettanto determinati - i supporti operativi per le comunicazioni e le informazioni degli insurgents.
Si tratta di interventi puntiformi.
È questa la tipologia di impiego dei nostri assetti aerei, come chiaramente illustrato dal Ministro della difesa Giampaolo Di Paola alle competenti commissioni parlamentari.
L'impiego dei nostri aerei si basa su esigenze e presupposti operativi che rimangono cardini consolidati della missione della Nato; non vi è alcun cambiamento rispetto ad essi, ma risponde all'esigenza di massima efficacia e flessibilità che deve connotare ogni operazione militare per far fronte anche ai rischi meno prevedibili e alle possibili situazioni di emergenza.
Per l'Italia, che è la nazione leader della Regione ovest ed uno dei maggiori contributori di Isaf, sarebbe improponibile dover contare solo sul supporto aereo degli altri Paesi, soprattutto nel caso in cui un nostro gruppo tattico o un nostra base venissero a trovarsi sotto attacco.
Contribuire con nostri assetti alla capacità di supporto aereo di Isaf significa, innanzitutto, poter contare sulla disponibilità immediata e diretta di nostri aerei per le esigenze di protezione dei nostri contingenti, ma anche sul supporto dei nostri partner, ovviamente su base di reciprocità, secondo i concetti di impiego integrato delle risorse operative applicati in ambito Nato.
L'utilizzo degli AMX avviene, come per tutti gli assetti dislocati in teatro, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e delle regole d'ingaggio (rules of engagement - roe) della missione Isaf, approvate da tutti i Paesi partecipanti e applicate uniformemente e coerentemente dalle rispettive forze militari.
Esse sono vincolate ai princìpi del diritto internazionale, pattizio e convenzionale, con particolare riguardo al diritto umanitario e sono appositamente studiate per prevenire al massimo il rischio di danni collaterali.
A valle di queste considerazioni, faccio presente che dal febbraio 2012 i velivoli AMX italiani rischierati ad Herat hanno effettuato, senza causare danni collaterali, interventi a supporto di alcune unità nazionali fatte oggetto di attacco da parte degli insorti e di neutralizzazione degli apparati di comunicazione utilizzati dagli insorti stessi nell'ambito di tali attacchi.
In sintesi:

la missione Isaf opera in applicazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite per la sicurezza e l'assistenza all'Afghanistan;

l'Italia partecipa alla missione nel pieno rispetto del dettato integrale, sottolineo integrale, dell'articolo 11 della Costituzione;

le modalità di impiego dei nostri contingenti e dei mezzi, compresi quelli aerei, sono pienamente coerenti con le finalità della missione, così come condiviso in ambito Nato, e avvengono nel pieno rispetto delle regole di ingaggio, ovvero del diritto internazionale, e secondo criteri di necessità e proporzionalità nell'uso controllato della forza;

in questa missione, come in tutte, la tutela della sicurezza dei nostri contingenti è assolutamente prioritaria e il nostro senso di responsabilità ci impone di prevedere l'impiego al meglio di tutte le capacità operative disponibili per la loro difesa. Se così non fosse, non ci sarebbero scuse plausibili, di fronte ad una eventualità tragica che facesse sorgere il dubbio di non aver fatto tutto il possibile.
Non mi resta, per concludere, che citare testualmente la dichiarazione di un onorevole dell'Italia dei Valori che, come riportato dal resoconto stenografico della Camera della seduta di martedì 28 luglio 2009, dichiarò: «siamo assolutamente favorevoli a che i nostri soldati siano muniti dal punto di vista della dotazione dei mezzi (anche aerei), dal punto di vista della strumentazione logistica e dal punto di vista economico di tutto ciò che li possa mettere nelle migliori e più efficienti condizioni di sicurezza. Questo è qualcosa che noi crediamo doveroso nell'interesse del Paese, dei nostri militari e delle loro famiglie».
E questa è, esattamente, la linea del Governo che il Ministro della difesa Giampaolo di Paola ha doverosamente portato all'attenzione del Parlamento.

Il Ministro della difesa: Giampaolo Di Paola.