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Atto a cui si riferisce:
C.1/01154 [Rilancio del turismo]



Atto Camera

Mozione 1-01154 presentata da ELISA MARCHIONI testo di lunedì 1 ottobre 2012, seduta n.694
La Camera,

premesso che:

il turismo è un'industria trainante a livello mondiale, europeo e nazionale ed è uno dei pilastri su cui si regge l'economia di molti territori, come tale da sostenere e incentivare;

secondo il World Travel & Tourism Council (WTTC) nel 2011 il contributo diretto al PIL italiano del settore viaggi e turismo è stato di 51,4 miliardi di euro pari al 3,3 per cento del PIL, dato leggermente superiore rispetto al 2010, che dovrebbe scendere a un valore di circa 50,6 miliardi, nel corso del 2012;

includendo oltre agli impatti generati in modo diretto, anche quelli indiretti e indotti, il contributo totale del Turismo al PIL in Italia è stato di 136.1 miliardi di euro (8,6 per cento del PIL) nel corso del 2011;

nel 2011 il settore del turismo in Italia ha generato 868.500 posti di lavoro inseriti in modo diretto nel settore come in hotel, compagnie aeree, agenzie di viaggi e altri servizi, includendo anche servizi di divertimento e ristorazione direttamente interessati dal turismo, che rappresentano il 3,8 per cento dell'occupazione totale;

per quanto concerne l'occupazione, per l'anno corrente (2012) si prevede un calo attorno all'1,3 per cento, che si traduce in 857.000 posti (3,8 per cento dell'occupazione totale);

le stime del WTTC indicano un aumento del contributo del turismo nell'occupazione entro il 2022 in Italia, pari a 996.000 posti di lavoro generati in modo diretto con un incremento dell'1,5 per cento, all'anno nei prossimi 10 anni;

il contributo totale del settore viaggi e turismo all'occupazione, compresi investimenti, impatti indiretti e indotti, in Italia è stato di 2.231.500 posti di lavoro nel 2011 (9,7 per cento dell'occupazione totale), anche in questo caso il dato nel corso di quest'anno dovrebbe scendere del 2,5 per cento, a circa 2.176.000 posti di lavoro (9,6 per cento dell'occupazione totale);

le esportazioni dei visitatori sono una componente essenziale del contributo diretto del turismo, nel 2011 l'Italia ha generato 30,5 miliardi di euro di esportazioni derivanti dai visitatori, ma è attesa una diminuzione per la fine dell'anno in corso pari allo 0,9 per cento;

il WTTC ipotizza una crescita fino a quasi 54 milioni di visitatori internazionali entro il 2022, generatori di una spesa di circa 32,7 miliardi di euro;

il settore dei viaggi e del turismo in Italia ha attirato investimenti di capitali per 12,6 miliardi nel corso del 2011; per l'anno corrente si prevede una diminuzione del 6,2 per cento;

l'Italia è un Paese straordinario, ha un patrimonio culturale, ambientale e imprenditoriale ineguagliabile: possiede, la maggior parte dei siti mondiali dell'Unesco, 5.000 chilometri di costa balneabile, 68.000 chilometri quadrati di superficie forestale, 146 riserve naturali, 2.100 siti e monumenti archeologici, 20.000 rocche e castelli, 40.000 dimore storiche, 128 parchi tematici, 185 località termali. Luoghi meravigliosi, serviti da 33.411 alberghi, 2.374 campeggi e villaggi turistici, 11.525 aziende agrituristiche, 10.583 agenzie di viaggio, 95.000 posti barca in porti, 77.807 ristoranti, trattorie, pizzerie, 390 aziende termali (fonte Censis);

nonostante questa dote culturale e naturale ineguagliabile, il nostro Paese è 21° in Europa e 28° nel mondo, nella classifica generale stilata dal World economic forum sulla competitività turistica di 133 Paesi;

se il nostro Paese è così ricco di bellezze e di valore dal punto di vista naturale e culturale, è del tutto evidente che, un progetto strategico di sviluppo del comparto debba basarsi sulla sostenibilità ambientale della crescita turistica, il turismo da incentivare e promuovere, nella fase attuale, è quello sostenibile, ovvero il turismo responsabile nei confronti dell'ambiente, delle popolazioni e delle culture locali;

in Italia il valore aggiunto del comparto «alberghi e ristoranti» negli anni novanta e cresciuto di circa il 3 per cento all'anno (il doppio del PIL), negli anni duemila la crescita media del comparto si è azzerata (-0,1 per cento) ed il PIL è cresciuto dello 0,2 per cento la quota di mercato dell'Italia è progressivamente diminuita, già nel 1999 l'Italia aveva perso il proprio primato in Europa;

dal punto di vista delle politiche pubbliche non c'è stato adattamento ai mutamenti intervenuti nella composizione della domanda internazionale, anche se il saldo del turismo internazionale dell'Italia resta in attivo grazie alla ricchezza delle attrattive turistiche;

tuttavia negli ultimi 15 anni l'interscambio turistico con l'estero ha contribuito meno alla crescita del PIL per effetto di una crescita delle spese degli italiani all'estero, più alta di quella, rimasta stagnante degli stranieri in Italia;

in particolare è diminuito il contributo dei Paesi ad alto reddito, tradizionali mercati per l'Italia, compensato in termini di arrivi ma non di introiti da viaggiatori dei nuovi Paesi UE (est europeo) a minore capacità di spesa giornaliera;

seppure in crescita è ancora modesto il contributo, in termini di presenze turistiche, proveniente dai paesi BRIC che offrono le maggiori potenzialità di sviluppo del settore;

gli introiti turistici del Mezzogiorno contribuiscono limitatamente al totale delle entrate (13 per cento) nonostante l'elevata attrattività dei suoi territori; nei primi anni 2000, lo sviluppo dei voli low cost e gli investimenti per migliorare la qualità e quantità delle strutture alberghiere aveva fatto sperare in una crescita molto maggiore che tuttavia non si è realizzata, e il Mezzogiorno è oggi l'area più penalizzata dalla crisi;

l'OCSE nel 2011 ha segnalato che in Italia manca un coordinamento locale fra responsabili della gestione del patrimonio culturale e dello sviluppo turistico e che è importante la promozione del «marchi Italia» nei paesi emergenti in cui le destinazioni locali non hanno riconoscibilità;

secondo il World Economie Forum, per l'Italia è, inoltre, penalizzante il fatto che i governi non riconoscano nel turismo una risorsa prioritaria, che è invece così importante per l'economia nel suo complesso, insufficiente, a giudizio degli analisti del WEF, anche il sistema delle infrastrutture di trasporto di superficie e l'attenzione ad uno sviluppo sostenibile del turismo da un punto di vista ambientale;

il dato certo e univoco è che il turismo rimane un settore orfano di politiche pubbliche e di risorse all'altezza della situazione;

lo scorso Governo ha istituito un ministro senza portafoglio, l'attuale Ministro ha soppresso il dipartimento del turismo, accorpandolo a quello degli affari regionali, scelta che rischia di rendere ancora più marginale il turismo e di rinviare le scelte strategiche che il turismo attende da tanto tempo, visto che il settore non dispone di alcuna risorsa propria ed essendo il turismo materia di competenza delle regioni, il Parlamento non può legiferare;

a tal proposito è utile ricordare che la consulta ha dichiarato incostituzionali ben 19 articoli del decreto legislativo n. 79 del 23 maggio 2011 (Codice del turismo) per eccesso di delega e per violazione delle competenze esclusive delle regioni in materia turistica;

la cancellazione di buona parte del Codice del turismo, fortemente voluto dal ministro precedente, nonostante il parere contrario della Conferenza delle regioni, delle associazioni di categoria e dei consumatori, pone il settore in una situazione di vacatio legis, visto che il citato codice ha abrogato la legge 135 del 2001;

il settore naviga in questa situazione di incertezza nonostante i risultati del primo Conto satellite del turismo in Italia, promosso dal dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo - Osservatorio nazionale del turismo, stabiliscano che il valore aggiunto prodotto in Italia dal turismo è stato pari, nel 2010, a 82.833 milioni di euro, il 6 per cento del valore aggiunto totale dell'economia, un'incidenza del turismo sull'economia, molto vicina a quella del settore delle costruzioni;

il turismo si colloca, dunque, tra le industrie più rilevanti per l'economia italiana ma è l'unica ad essere trattata come una vera e propria Cenerentola, nonostante le speranze di occupazione di migliaia di giovani possano essere indirizzate, con effetti a breve termine, proprio verso questo comparto;

il settore, da tempo, ha l'esigenza primaria di essere sostenuto nella riqualificazione e nell'innovazione delle strutture d'accoglienza pubbliche e private, attende una politica in grado di fare del Paese un unico grande sistema dedicato alla vacanza, al loisir, al benessere, puntando su risorse culturali, paesaggistiche e naturali uniche al mondo ma disperse e difficilmente fruibili, al di fuori dei soliti circuiti gestiti dai tour operator;

il miglioramento degli standard qualitativi delle strutture turistico-ricettive è indispensabile per allineare la qualità del prodotto turistico italiano alla concorrenza internazionale, attraverso un adeguamento infrastrutturale basato su incentivi che permettano la riqualificazione, in primo luogo delle piccole strutture turistiche;

il turismo infine non può essere delocalizzato ed è la più importante, vera, grande risorsa di sviluppo dell'intera area del Mezzogiorno, oltre ad essere un potenziale ambasciatore a livello planetario della qualità e dell'appeal del nostro Paese nel mondo;

per rispondere alle esigenze sopra esposte è fondamentale incentrare il Piano strategico di rilancio del turismo, i cui contenuti sono stati di recente oggetto di approfondimento tra il Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport e un'ampia rappresentanza delle regioni, sulla crescita sostenibile del comparto,
impegna il Governo:
ad accelerare l'adozione del Piano strategico di rilancio del turismo nella forma di un provvedimento da sottoporre al parere del Parlamento;

ad accompagnare il citato Piano strategico con la contestuale indicazione delle risorse da impiegarsi nella sua attuazione, seppure in modo graduale, ma certo e continuativo;

a finalizzare il Piano Strategico e le relative risorse:

a) estendere gli incentivi previsti per le ristrutturazioni edilizie, anche alle spese relative alla riqualificazione energetica, alla ristrutturazione e riqualificazione delle unità immobiliari strumentali adibite a strutture ricettive turistiche;

b) rilanciare il ruolo dell'Enit-Agenzia per promuovere in modo adeguato il turismo nel mondo;

c) a riformare l'attuale sistema dei buoni vacanze, titoli di pagamento immediatamente spendibili, utilizzati in molti Paesi esteri per il sostegno alla domanda di turismo interno e per coinvolgere fasce di popolazione in genere escluse, quali anziani, disabili, giovani e famiglie meno abbienti, che rappresentano una percentuale elevata della popolazione, aumentando le risorse ad essi destinate e il contributo statale di cui possono usufruire gli aventi diritto e a mantenere le risorse attualmente stanziate;

d) a incentivare l'innovazione e la crescita dimensionale della grande platea degli alberghi di piccole e medie dimensioni, favorendo l'acquisto degli immobili ad uso turistico-ricettivo da parte dei gestori;

e) ad applicare la disciplina sugli standard alberghieri a tutta la filiera ricettiva e non ai soli nuovi alberghi prevedendo la detassazione sugli investimenti volti alla riqualificazione e alle dotazioni infrastrutturali (piscine, strutture sportive, centri benessere e altro), prevedendo un rating pubblico per i servizi offerti dalle strutture ricettive da effettuarsi in accordo con le associazioni di tutela dei consumatori;

f) a riformare la disciplina delle concessioni e dei canoni demaniali ad uso turistico ricreativo, accelerando l'iter della presentazione dell'atteso decreto e sottoponendolo, oltre che all'intesa delle regioni, alla consultazione della categoria e del Parlamento;

g) a considerare il personale che lavora nel turismo un patrimonio irrinunciabile per la crescita del settore, prevedendo la formazione permanente degli addetti, il riconoscimento delle nuove figure professionali turistico-ricreative ai fini della loro qualificazione ed evitando anche per questa via, lo svilupparsi di un'area di lavoro sommerso e precario.

(1-01154)
«Marchioni, Lulli, Colaninno, Fadda, Froner, Martella, Mastromauro, Peluffo, Portas, Quartiani, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Zunino».