• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/03085 [Sulla sanatoria per i lavoratori stranieri irregolari]



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-03085 presentata da ANNA MARIA CARLONI
giovedì 27 settembre 2012, seduta n.804

CARLONI, MARINARO, LIVI BACCI, PEGORER, ADAMO, DI GIOVAN PAOLO, SOLIANI, CECCANTI, INCOSTANTE, MARITATI - Al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione - Premesso che:

il decreto legislativo 16 luglio 2012, n. 109, adottato dal Governo in attuazione della direttiva 2009/52/CE, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, prevede all'articolo 5, una disposizione transitoria finalizzata a consentire una sanatoria per i lavoratori stranieri irregolari. In particolare l'articolo 5, comma 1, prevede che "i datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell'Unione europea, ovvero i datori di lavoro stranieri in possesso del titolo di soggiorno previsto dall'articolo 9 del Testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni ed integrazioni che, alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, occupano irregolarmente alle proprie dipendenze da almeno tre mesi, e continuano ad occuparli alla data di presentazione della dichiarazione di cui al presente comma, lavoratori stranieri presenti nel territorio nazionale in modo ininterrotto almeno dalla data del 31 dicembre 2011, o precedentemente, possono dichiarare la sussistenza del rapporto di lavoro allo sportello unico per l'immigrazione";

sebbene il procedimento di emersione sia disciplinato dal decreto legislativo in ogni sua fase, c'è il rischio che questo meccanismo non garantisca gli effetti previsti. A tale riguardo, le organizzazioni che operano nel settore dell'immigrazione hanno sollecitato interventi chiarificatori. Difatti, il lavoratore straniero irregolare che vuole rientrare nella procedura di emersione deve necessariamente dimostrare di essere presente sul territorio nazionale in modo ininterrotto almeno dalla data del 31 dicembre 2011, o precedentemente ad essa, attraverso una documentazione proveniente da uffici pubblici. Considerato che si tratta, di fatto, di una sanatoria rivolta a lavoratori presenti irregolarmente sul nostro territorio, può risultare difficoltoso per gli stessi riuscire a dimostrare la propria effettiva presenza sul territorio tramite una documentazione proveniente da uffici pubblici. Concretamente, possedere tale documentazione significa avere a disposizione il timbro d'ingresso sul passaporto, il permesso di soggiorno scaduto, dei referti di pronto soccorso, l'iscrizione a scuola dei figli. Si deve ricordare che la legge n. 94 del 2009 impone alla pubblica amministrazione (con l'esclusione di medici ed insegnanti) di denunciare l'immigrato che risulti privo di permesso di soggiorno. Molti lavoratori immigrati non riusciranno a soddisfare il requisito richiesto e pertanto saranno automaticamente esclusi dalla procedura di emersione. Di fatto, una persona presente irregolarmente sul territorio di uno Stato, nella maggior parte dei casi, non possiede documenti che ne attestino l'arrivo, se non coloro che si sono trattenuti sul territorio dopo la scadenza del permesso di soggiorno (gli overstayers); difficilmente potrà essersi recato in strutture pubbliche che lo avrebbero riconosciuto come clandestino e con conseguente rimpatrio. Altrettanto difficilmente, i figli di queste persone potrebbero risultare iscritti a scuola. La necessità di rendere questo requisito effettivamente raggiungibile ai più, si fa ancor più pressante tenendo conto dei tempi molto ridotti che tale procedura prevede. Come se non bastasse, la procedura è già aperta dal 15 settembre e si chiuderà definitivamente il 15 ottobre,

si chiede di sapere:

quali valutazioni il Ministro in indirizzo intenda esprimere e quale sia l'andamento attuale della procedura di emersione;

se e quali correttivi intenda adottare in ordine alle difficoltà rappresentate. In particolare se non ritenga di: intervenire sulla durata della procedura, prorogando ad esempio la data di chiusura dal 15 ottobre ad una posteriore; ovvero, lasciare la possibilità ai soggetti interessati di dimostrare la propria presenza sul territorio, anche successivamente al 15 ottobre, una volta chiusa la procedura, concedendo quindi più tempo per reperire e integrare la documentazione richiesta; altrimenti intervenire nel merito del requisito richiesto, senza far esibire una documentazione proveniente da uffici pubblici, ideando un'alternativa valida che possa dimostrare nella sostanza la presenza del lavoratore irregolare sul territorio italiano almeno dalla data del 31 dicembre 2011.

(3-03085)