• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/17778 [Migliorare i livelli di competitività delle imprese agroalimentari italiane nei mercati esteri europei e mondiali]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17778 presentata da GAETANO NASTRI
martedì 25 settembre 2012, seduta n.691
NASTRI. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:

secondo un dossier della banca Intesa-Sanpaolo il fatturato delle vendite nelle esportazioni del nostro Paese nel settore agroalimentare risulta essere indietro, anche rispetto ad un Paese quale la Germania, notoriamente non famoso per la qualità dei prodotti agroalimentari;

il rapporto della medesima banca descrive che i classici prodotti del made in Italy che rappresentano un eccellenza dell'agroalimentare nel mondo, dalla pasta, al vino, all'olio extravergine d'oliva, sono esportati soltanto per il 19 per cento rispetto al 27 per cento della Germania;

il documento riporta inoltre che negli ultimi dieci anni l'avanzata dei prodotti da tavola tedeschi è stata lenta ma continua, giovandosi della crescita economica dei Paesi limitrofi e più in generale dell'est europeo e della forza di una grande catena di distribuzione come la Rewe;

i prodotti agroalimentari made in Italy, nello stesso lasso di tempo, hanno invece retto la concorrenza europea, subendo tuttavia un arretramento;

a giudizio degli economisti di Intesa Sanpaolo, occorrono iniziative in grado di aumentare almeno di 10 miliardi di euro l'export italiano e la necessità di interventi mirati è dimostrata dal successo che incontrano nel mondo i prodotti cosiddetti, italian sounding, ovvero quei prodotti alimentari fatti all'estero, ma che, pur senza essere una vera e propria contraffazione, evocano in qualche modo un'origine italiana;

secondo il suesposto rapporto, il giro d'affari risulta essere infatti di 60 miliardi di euro e di conseguenza le potenzialità per collocare sui mercati esteri autentici prodotti agroalimentari con il marchio made in Italy, appaiono del tutto realistiche;

i gap che emergono dal punto di vista agro-industriale per colmare il deficit di competitività della produzione alimentare italiana all'estero, sostiene Intesa Sanpaolo, sono rappresentati dalla frammentazione delle piccole e medie imprese italiane, a differenza di quelle tedesche, che risultano essere più consolidate;

a causa della dimensione le aziende italiane conseguentemente non riescono ad imporre il loro brand all'estero, nonostante i grandi marchi siano conosciuti in tutto il mondo;

ulteriori profili di criticità riguardano lo svantaggio competitivo del settore agroalimentare italiano, nei riguardi della Germania e della Francia, causato dalla mancanza di grandi reti di distribuzione nazionali;

i francesi grazie ad importanti catene di distribuzione nazionale come ad esempio Carrefour, sono riusciti infatti ad entrare in un vasto mercato come la Cina, a differenza dell'Italia che invece non è sostenuta da nessuna grande catena di distribuzione;

il dossier di Banca Intesa-Sanpaolo evidenzia, infine, come i mercati sui quali gli esperti invitano a insistere sono la Russia, gli Emirati Arabi e la Corea, aree geo-economiche in cui non esistono comunità italiane e pertanto si tratta di mercati inesplorati -:

quali orientamenti, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;

quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano intraprendere al fine di migliorare i livelli di competitività delle imprese agroalimentari italiane nei mercati esteri europei e mondiali;

se non ritengano opportuno assumere, nell'ambito delle rispettive competenze, adeguate iniziative volte a promuovere all'estero l'autenticità dei prodotti agroalimentari italiani, in quanto un'accelerazione della vendita di prodotti made in Italy, determinerebbe inevitabili vantaggi in termini economici ed occupazionali per il nostro Paese. (4-17778)