• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01669 [Finanziamenti alla scuola]



Atto Camera

Interpellanza 2-01669 presentata da ANTONIO DI PIETRO
mercoledì 19 settembre 2012, seduta n.688
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:

come denunciano i sindacati della scuola e le intere categorie di insegnanti, studenti e personale ATA, l'anno scolastico che si è appena aperto appare già caratterizzato da una drammatica e insostenibile inadeguatezza di strutture e carenza di personale e risorse, tali da compromettere seriamente il diritto allo studio nonché, in alcuni casi, da mettere a repentaglio la sicurezza e l'incolumità di studenti e lavoratori;

secondo l'ultimo rapporto OECD (OCSE) appena pubblicato, l'Italia è al penultimo posto dopo il Giappone (trentunesimo posto su trentadue paesi), per spesa pubblica destinata all'istruzione, con il 4,7 per cento del PIL rispetto alla media OCSE del 5,80 per cento;

la retribuzione dei docenti è più bassa del 40 per cento rispetto alla media OCSE;

intanto cresce sempre più il rapporto studenti/docenti per effetto dei tagli e delle riforme del Governo Berlusconi e si hanno 11,8 studenti in media per docente alla materna, 11,3 alla primaria, 12 considerando insieme secondaria di primo e secondo grado; il conseguente aumento degli alunni per ogni classe, come risulta evidente, rappresenta un fattore lesivo della qualità della didattica;

l'aumento del prezzo dei libri scolastici, i cui costi variano molto da scuola a scuola, flettendosi tra circa i 500 euro per chi acquista tutti i libri nuovi per la scuola media superiore e i 700 euro per le classi di scuola superiore, comporta un aggravio ineludibile e arduo da fronteggiare per le categorie sociali più deboli, già ampiamente vessate dal generalizzato aumento del costo della vita; il Codacons, a riguardo, ha calcolato una spesa media di circa 80 euro a studente superiore a quella dell'anno precedente; pertanto rischiano di aumentare i casi di abbandono scolastico per l'impossibilità delle famiglie di sostenere i costi connessi all'istruzione;

un ulteriore peggioramento della qualità del nostro sistema di istruzione è rappresentato dalla generalizzata riduzione del tempo scuola, imposta dalle riforme Gelmini che oltre a determinare un impoverimento dell'offerta formativa delle nostre scuole, dalla scuola dell'infanzia alla secondaria superiore, ricadrà indirettamente sui genitori soprattutto dei bambini più piccoli, costretti a rinunciare a una più completa formazione dei propri figli e al contempo a provvedere privatamente per la loro sorveglianza;

in tale quadro, è gravissimo notare che gli interventi di edilizia scolastica, anche quelli più urgenti, legati al rischio sismico, non sono iniziati in una situazione in cui il 57 per cento degli istituti non possiede il certificato di agibilità statica, il 33,71 per cento degli edifici si trovano in zone con rischio sismico e nel 16,38 per cento degli istituti vi sono strutture con amianto;

questo tormentato inizio d'anno vede migliaia di cattedre vacanti, infatti sono 24 mila le supplenze ancora da assegnare ai precari, pertanto, l'avvio dell'anno scolastico è stato finora all'insegna delle cattedre vuote, con gli alunni in classe in attesa che i provveditorati agli studi - che hanno cambiato per l'ennesima volta denominazione e adesso si chiamano ambiti territoriali - nominino gli insegnanti;

infatti, secondo i dati forniti dallo stesso Ministero dell'istruzione, sono 24.161 i contratti ancora da assegnare (pari al 32 per cento del totale) e 51.365 quelli sottoscritti da altrettanti precari risparmiati dai tagli delle spending review;

invece di provvedere ad una seria operazione di reclutamento e stabilizzazione del personale docente, dopo i tagli di più di 90.000 cattedre in tre anni, in attuazione dell'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008 convertito, con modifiche, dalla legge n. 133 del 2008, la scuola aprirà grazie a decine di migliaia di insegnanti precari, che hanno garantito in questi anni il funzionamento di un sistema sempre più fragile in condizioni di lavoro gravose, instabili e degradanti, ovviamente a discapito della qualità dell'offerta formativa;

inoltre, il concorso annunciato in questi giorni, oltre a costare, a quanto pare, tra i 120 e i 150 milioni di euro, distraendo ulteriori risorse da un sistema già ridotto ai minimi termini, si profila come nettamente inutile, poiché, nella migliore delle ipotesi, porterà all'assunzione di meno di 12 mila insegnanti, molti dei quali già ampiamente selezionati attraverso prove concorsuali (basti pesare alle SSIS, l'accesso alle quali aveva luogo attraverso l'individuazione di un numero molto ristretto di aspiranti, programmato sull'effettivo fabbisogno delle scuole) e impedirà il naturale assorbimento dei precari (o comunque lo rallenterà ulteriormente), che hanno diritto ad essere stabilizzati in base allo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, nelle quali essi occupano posizioni determinate dal possesso di titoli culturali e di servizio;

si sta infine consumando quello che gli interpellanti ritengono il vergognoso trasferimento degli insegnanti definiti non idonei, circa 3500, alle mansioni di personale ATA, con l'esclusione dall'incarico di altrettante migliaia di unità ATA qualificate e professionalmente valide -:

se rientri fra gli intendimenti del Governo adottare provvedimenti urgenti che prevedano soluzioni efficaci ai problemi esposti in premessa, a partire dalla sospensione dell'annunciato succitato concorso;

se il Ministro interpellato non intenda intervenire, nell'ambito di specifici provvedimenti di natura economico finanziaria, affinché siano restituite alla scuola le risorse che le sono state sottratte negli ultimi anni e finalmente iniziare ad arginare e contrastare il progressivo peggioramento delle condizioni della scuola italiana.
(2-01669)
«Di Pietro, Zazzera, Di Giuseppe, Borghesi, Evangelisti».