• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.5/07885 [Sulla situazione della casa circondariale di Siracusa]



Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-07885 presentata da RITA BERNARDINI
martedì 18 settembre 2012, seduta n.687
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

il 22 maggio 2011 la prima firmataria del presente atto si è recata in visita ispettiva presso la casa circondariale di Siracusa, accompagnata da Luigi Pappalardo e Gianmarco Ciccarelli, responsabili dell'Associazione «Radicali Catania»;

l'istituto, costruito nel 1997, sorge in una zona periferica della città (contrada Cavadonna); le condizioni della struttura sono buone;

la delegazione, ricevuta e accompagnata nel corso della visita dall'ispettore di polizia penitenziaria Antonino Landogna, ha constatato la seguente situazione: il carcere è gravemente sovraffollato; a fronte di una capienza regolamentare di 309 posti, sono presenti 575 detenuti, di cui 247 scontano una condanna definitiva, mentre 328 sono in attesa di giudizio (72 imputati in attesa di primo giudizio, 74 appellati, 62 ricorrenti); l'istituto ospita detenuti comuni in media sicurezza, detenuti in regime di alta sicurezza e detenuti «protetti» (sex offender ed ex appartenenti a forze di polizia); la struttura è suddivisa in 4 reparti: accettazione (20 detenuti), blocco 10 (28 detenuti), blocco 25 (142 detenuti), blocco 50 (385 detenuti);

i detenuti stranieri sono circa 120, quasi tutti provenienti da istituti del Nord Italia; «a volte arrivano interi pullman di detenuti stranieri sfollati da carceri del nord, soprattutto da Milano», riferiscono gli agenti, che aggiungono: «con tutti questi immigrati sfollati dal nord per noi è un problema, perché poi dobbiamo fare le traduzioni per accompagnarli alle udienze»;

il carcere ospita esclusivamente detenuti di sesso maschile; il padiglione femminile, presente all'interno della struttura, non è mai stato aperto per carenza di personale di polizia penitenziaria («è pronto, ci sono perfino le brande», riferiscono gli agenti);

la carenza di personale di polizia penitenziaria è una delle maggiori criticità; la pianta organica prevede 315 agenti, quelli in servizio sono 160, di cui però 27 sono distaccati e 3 in missione; inoltre 18 agenti sono in aspettativa elettorale e altri 6 agenti sono ormai prossimi alla pensione; la circostanza che l'organico di polizia penitenziaria sia così gravemente sottodimensionato determina condizioni di stress intollerabile per gli agenti: «ogni volta che si verifica un'emergenza, dobbiamo inventarci il modo per risolverla; così non riusciamo ad andare avanti, ma nessuno sembra capirlo», sottolinea l'ispettore Landogna; «il nostro carico di lavoro è troppo elevato, e anche per andare in bagno a volte è un problema, perché non c'è nessun collega che può sostituirti», denuncia un agente; la carenza di agenti determina gravi rischi per la sicurezza dell'istituto; «noi siamo pochi e anziani, mentre loro (i detenuti) sono molti e giovani» dice un agente; «quando apriamo una cella con 12 detenuti e noi in quel piano siamo in poche unità, andiamo realmente incontro a gravi pericoli», sottolinea un altro agente; le postazioni di guardia ubicate nelle mura perimetrali (le cosiddette «garitte») non sono presidiate, e il sistema di videosorveglianza non è funzionante; la carenza di personale di polizia penitenziaria si ripercuote in modo diretto anche sulle condizioni di vita dei detenuti, e in modo particolare sul loro diritto alla salute: spesso accade che i detenuti non possano effettuare le visite specialistiche prenotate in strutture ospedaliere esterne perché mancano gli agenti, o i mezzi, per effettuare le traduzioni;

i detenuti che lavorano sono circa 40, un numero inferiore al 10 per cento della popolazione detenuta; alcune unità sono impiegate in un panificio/biscottificio gestito da una cooperativa esterna; la maggior parte dei detenuti, invece, lavora alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria con mansioni di giardiniere, lavorante in cucina, portavitto, lavorante in lavanderia, scopino; le ore d'aria in cui i detenuti possono uscire dalla cella sono 4, due al mattino e due al pomeriggio; sono attivi corsi di scuola elementare, media e tecnico-agrario; inoltre, sono attivi corsi di laboratorio letterario, di raccolta differenziata e di training autogeno; i detenuti coinvolti in attività scolastiche e altri corsi sono circa 70; per tutti gli altri, nessuna attività; dopo l'assegnazione, quest'anno, di 4 nuovi educatori, sono presenti 5 educatori (di cui 2, però, sono in maternità);

per quanto riguarda l'assistenza sanitaria, sono presenti 1 medico e un infermiere h24; gli infermieri sono 10, di cui 3 dipendenti del Ministero e 7 parcellisti; un'infermiera parcellista denuncia: «non ce la facciamo più; gli infermieri ministeriali non ci stanno mai, sono sempre in malattia, a noi invece ci pagano a ore»; un defibrillatore è presente in ogni piano dell'istituto, «ma dovrebbero farci i corsi per come utilizzarlo», sottolinea l'infermiera; i detenuti con problemi di tossicodipendenza sono circa 65; sono molti i detenuti affetti da patologie di tipo psichiatrico;

nella sala colloqui è ancora presente il muretto divisorio; il carcere di Siracusa, malgrado vi siano ampi spazi esterni di verde, non è dotato di un'apposita area per il colloquio dei detenuti con i familiari minorenni;

il reparto accettazione, ubicato al piano terra, dovrebbe essere destinato ad ospitare i nuovi giunti in attesa della definitiva assegnazione in altri reparti; in realtà la permanenza in questo reparto spesso si prolunga fino a periodi di tempo molto lunghi; le celle non sono dotate di televisione; le docce sono all'interno della cella ma da circa un mese, a causa di un guasto alla caldaia, non c'è l'acqua calda: i detenuti, quando è possibile, vengono accompagnati in un altro reparto per fare la doccia, con ulteriore aggravio di lavoro per i pochi agenti presenti;

nella cella n. 1 è presente un detenuto italiano condotto in carcere poche ore prima; nella cella n. 3 è ristretto un detenuto in regime di alta sicurezza; questo reparto, secondo quanto riferito, ospita anche 2 detenuti in regime di semilibertà;

le altre celle del reparto accettazione ospitano detenuti di nazionalità egiziana che si trovano in questi ambienti detentivi dal 23 aprile 2011 e sono completamente indigenti: indossano i vecchi pigiami a strisce forniti dall'amministrazione penitenziaria e alcuni di loro non hanno nemmeno un paio di scarpe o di ciabatte; tentano di comunicare con la delegazione in visita ma non è possibile comprendere ciò che dicono, dato che parlano soltanto l'arabo; nel carcere di Siracusa non c'è un intermediatore culturale e nessun'altra figura in grado di parlare o quantomeno di comprendere la lingua araba; lo stato di sofferenza di questi detenuti stranieri, dovuto alle condizioni di estrema povertà e alla impossibilità di comunicare, appare evidente; secondo quanto riferito dagli agenti, l'unica persona all'interno del carcere in grado di parlare l'italiano e l'arabo è un detenuto lavorante ristretto in un'altra sezione;

nella cella n. 2 sono presenti 3 detenuti egiziani; 2 di loro dormono in un letto a castello, mentre 1 è costretto a dormire per terra; la cella n. 4 ospita 2 detenuti egiziani, così come la cella n. 6; nella cella n. 7 sono ristretti 3 detenuti egiziani, così come nelle celle n. 8 e n. 9;

la sezione blocco 50 è il reparto in cui l'emergenza del sovraffollamento si manifesta in modo più drammatico; il numero dei detenuti ospitati in questo reparto è superiore alla capienza regolamentare dell'intero istituto di pena; nel blocco 50 infatti sono ristretti 385 detenuti: 146 al primo piano (detenuti comuni), 140 al secondo piano (detenuti comuni); 99 al terzo piano (detenuti «protetti»); a causa della carenza di personale di polizia penitenziaria, ogni piano è presidiato da 1 solo agente: «uno di noi deve tenere a bada 150 detenuti, ma questo non è umanamente possibile, ve ne rendete conto?» si sfoga un agente;

nella cella n. 2 sono ristretti 11 detenuti in circa 25 metri quadrati: siamo ben al di sotto di 3 metri quadri di spazio per detenuto; «e in questa cella siamo stati anche in 13», riferiscono i detenuti; sono presenti tre letti a castello a 3 piani e un letto a 2 piani; le condizioni strutturali della cella sono buone, fatta eccezione per il vano doccia che si presenta in condizioni fatiscenti; l'acqua calda è erogata soltanto per un'ora al giorno; «con un'ora soltanto di acqua calda, in 11 persone, l'ultimo fa sempre la doccia fredda; e dobbiamo essere veloci, altrimenti anche il penultimo!», dice un detenuto;

P.G. dichiara di non fare colloqui da circa 4 anni: «la mia famiglia vive a Rapolla (Potenza), ho i genitori anziani, sono detenuto dal 2003 e negli ultimi 5 anni sono sempre stato in carceri lontane dal mio paese; ho chiesto un avvicinamento, perché non mi viene accordato?»;

nella cella n. 1 sono ristrette 10 persone in circa 25 metri quadrati; pure i detenuti di questa cella raccontano di essere stati, recentemente, anche in 13;

R.G. è un detenuto che lavora in lavanderia e fa il volontario in biblioteca; lamenta il fatto che il magistrato di sorveglianza si ostini a rigettare le sue reiterate istanze volte ad ottenere un permesso-premio, nonostante la relazione di sintesi predisposta dagli operatori del carcere sia stata redatta nello scorso ottobre con valutazione positiva; «perché il magistrato di sorveglianza rigetta se il carcere ha dato parere favorevole?», si chiede, e aggiunge: «ho la sensazione che il magistrato di sorveglianza si limiti a rigettare senza esaminare in modo approfondito la situazione; ho 5 rigetti tutti uguali, sembrano fotocopiati, cambiano solo le date; in questi rigetti c'è scritto che "non appare ancora maturo il percorso di consapevolezza del condannato", ma quelli del carcere sanno come mi comporto, io sono effettivo in lavanderia e inoltre faccio il volontario in biblioteca, e infatti mi hanno dato parere positivo»; e conclude: «allora così il reinserimento è solo sulla carta!»;

nella cella n. 4 sono ristretti 11 detenuti; «non abbiamo nemmeno lo spazio per muoverci», sottolineano; lamentano anche loro il fatto che l'acqua calda sia disponibile soltanto per un'ora al giorno: «la caldaia viene azionata soltanto per un'ora al giorno perché dicono che mancano i fondi, ma così qualcuno di noi deve farsi la doccia con l'acqua fredda, vi sembra giusto?»;

la cella n. 3 ospita 11 detenuti stranieri: 7 tunisini, 1 egiziano, 1 algerino, 1 marocchino e 1 del Bangladesh; sono tutti provenienti da istituti del Centro e del Nord Italia;

S.M. 35 anni, tunisino, è stato sfollato dal carcere di Torino e si trova a Siracusa Cavadonna da 7 mesi; S.M. si avvicina alle sbarre con il supporto di una stampella e afferma di avere seri problemi ai piedi e di non ricevere adeguata assistenza: «c'ho un ferro in un piede e l'altro piede è fratturato, dovrei operarmi con urgenza; prima di essere trasferito qui, sono stato al centro clinico del carcere di Messina, dove non mi hanno fatto mai nemmeno una visita; da quando sono qua, mi hanno chiamato 4 volte per andare in un ospedale, ma 3 visite sono state annullate perché non c'erano gli agenti per accompagnarmi e così sono andato soltanto una volta per fare i raggi; lo specialista mi ha detto che dovrei operarmi e che dovrei avere due stampelle, ma purtroppo ne ho una sola»; e aggiunge: «mia moglie e mio figlio di 2 anni vivono a Torino; dallo scorso novembre chiedo di poter essere trasferito al centro clinico di Milano o di Torino: da quando sono qui non ho mai fatto un colloquio, né con la mia famiglia, che non ha i soldi per venirmi a trovare, né con l'avvocato, che è a Torino; non riesco a camminare e se posso fare la doccia è solo grazie all'aiuto dei miei compagni di cella: ho fatto la domandina anche per avere una seconda stampella e per avere un volontario che mi aiuti»;

A.N., detenuto algerino, lamenta di non aver ricevuto alcun compenso per il lavoro svolto, nel 2002, alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria (con la mansione di scopino); A.N. era ristretto nel carcere romano di Rebibbia ed è stato trasferito nel carcere di Siracusa da quasi un mese: «questo trasferimento - lamenta A.N. - mi impedisce di partecipare all'udienza per la rideterminazione del fine pena, fissata a Roma per il prossimo 7 giugno»;

M.K.B.M. detenuto tunisino con fine pena nel maggio 2012, lamenta di aver presentato, in data 26 gennaio 2011, istanza di liberazione anticipata al magistrato di sorveglianza, senza aver ricevuto alcuna risposta; questo detenuto dice di trovarsi ristretto soltanto per non aver ottemperato all'ordine di lasciare il territorio italiano: «io sono qua dentro soltanto per clandestinità e ho sentito che l'Europa ha cancellato questo reato, ma allora perché non mi fanno uscire?»; altri detenuti dichiarano di essere nella stessa situazione e lamentano la difficoltà di parlare con il proprio avvocato: «ci sfollano in luoghi lontani e non possiamo fare colloqui con il nostro avvocato; le telefonate possiamo farle solo di mattina, ma l'avvocato di mattina è in tribunale»;

anche i detenuti di questa cella lamentano il fatto che l'acqua calda sia erogata soltanto per un'ora al giorno; inoltre lamentano l'assenza di lavoro e di qualsiasi attività: «nessuno di noi lavora, nessuno di noi fa i corsi!; per fare i corsi devi aspettare molto tempo»;

nella cella n. 5 sono ristrette 10 persone; i detenuti di questa cella ci segnalano subito le preoccupanti condizioni di salute di uno di loro, M.D.; M.D., volto scarno e visibilmente provato, dice di avere un tumore al fegato e di essere affetto da epatite B e C: «sto veramente male, avrei bisogno di cure; in 6 o 7 occasioni ero pronto per fare la visita specialistica che era stata prenotata in ospedale, ma alla fine queste visite sono state rinviate perché mancavano gli agenti penitenziari»;

la cella n. 8 ospita 11 detenuti stranieri, quasi tutti sfollati da carceri della Lombardia; S.A. (marocchino di 40 anni), dice di soffrire molto a causa di un problema di emorroidi: «non riesco quasi a camminare, non scendo neanche all'aria per il forte dolore»; e prosegue: «qualche tempo fa mi hanno chiamato alle 8 del mattino, mi hanno detto di alzarmi e prepararmi per andare in ospedale; poi, alle 14, mi hanno detto che non era possibile»;

un altro detenuto lamenta l'assenza di attività: «qui non facciamo niente, non c'è una palestra, non c'è una biblioteca»;

A.M.S. è disperato per la lontananza dalla compagna e dal piccolo figlio nato il 5 febbraio 2011: «circa 2 mesi fa ho fatto domanda al magistrato di sorveglianza per l'avvicinamento alla famiglia, ma ancora non ho avuto nessuna risposta»; e, mostrando la foto del neonato, spiega: «sono stato arrestato 2 giorni dopo la sua nascita e non ho potuto fare il riconoscimento; adesso ci vorrebbe un notaio ma io non ho i soldi, non ho i soldi nemmeno per pagarmi un avvocato»; A.M.S., alla fine del breve colloquio, avvicina le mani al collo e dice: «penso veramente di prendere la corda»;

H.U.U., detenuto cinese, dice di trovarsi in questo carcere da quasi 5 mesi: «prima ero a Poggioreale, lì nel mio libretto avevo 258,69 euro, ma questi soldi ancora non sono arrivati qua, io ho fatto la richiesta ma i soldi non sono arrivati»;

E.S.A. vorrebbe avvicinarsi alla famiglia, che vive a Milano: «sono qui da 3 anni e mezzo, prima ero a San Vittore, ho fatto domanda di avvicinamento 4 volte, ma non ho ricevuto nessuna risposta, né un sì né un no!»;

altri detenuti denunciano: «per poter lavorare deve passare 1 anno, ma se non hai soldi muori di fame, noi non abbiamo i soldi per mangiare!»;

nella cella n. 7 sono ristretti 11 detenuti;

M.M., dice di avere necessità di lavorare: «sono solo, non ho famiglia, prima lavoravo in cucina, poi 7 mesi fa mi hanno diagnosticato un'ernia e adesso non mi fanno lavorare più finché non sarò operato; ma io ho bisogno di lavorare!»;

un altro detenuto, A.G. dice di soffrire di anoressia e di essere tossicodipendente, e afferma di essere stato dichiarato incompatibile con il regime carcerario ordinario dai periti del tribunale di Palermo; «prima ero all'Ucciardone di Palermo, poi mi hanno trasferito al carcere di Augusta e ora mi hanno portato qua; ma io vorrei essere trasferito in un centro clinico per essere curato, oppure in una comunità; qui non funziona niente, io ho i denti cariati e non posso neanche mangiare, ma il dentista non funziona; anche quelli del Sert non si vedono mai»;

S.A., ristretto in questa cella dal mese di gennaio, denuncia i ritardi per ottenere il certificato di detenzione: «2 mesi fa ho fatto la domanda per il foglio di detenzione, ho necessità di spedirlo alla mia famiglia, ma ancora non è stato possibile averlo, dicono che deve essere autenticato...»;

altri detenuti lamentano: «non cambiano le lenzuola da circa 3 mesi»; e ancora: «il vitto è scadente, la carne se la metti nel muro non scende, resta incollata»;

alcuni detenuti stranieri segnalano che il costo per effettuare telefonate nei loro Paesi è superiore rispetto ad altri istituti: ad esempio, 10,60 euro per una telefonata di 10 minuti in Egitto, oppure 7,00 euro per una telefonata di 10 minuti in Romania;

molti detenuti sono a conoscenza dell'iniziativa nonviolenta di Marco Pannella, in sciopero della fame dal 20 aprile 2011 con l'obiettivo, fra gli altri, di sollecitare il Parlamento ad approvare un provvedimento di amnistia ai sensi dell'articolo 79 della Costituzione; alcuni detenuti preannunciano il loro proposito di aderire al digiuno: «siamo con Pannella, voi siete gli unici a interessarvi della nostra misera condizione»;

il rapporto fra i detenuti e gli agenti di polizia penitenziaria appare buono; molti detenuti mostrano piena consapevolezza delle enormi difficoltà che quotidianamente gli agenti, largamente sotto organico, sono costretti ad affrontare;

«stasera avete trovato una serata tranquilla», evidenziano gli agenti, «ieri per esempio abbiamo avuto 9 nuovi giunti, ed è stato un problema: li dobbiamo perquisire, controllare, immatricolare, ubicare, ma quando si è in pochi tutto diventa complicato; ogni giorno dobbiamo perquisire circa 300 persone che vengono per fare i colloqui; il nostro è un lavoro massacrante, ma c'è totale disinteresse a livello centrale: non capiscono che noi, così, non ce la facciamo più» -:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta in premessa;

se non ritenga opportuno intervenire in modo deciso e tempestivo per fronteggiare il drammatico sovraffollamento della casa circondariale di Siracusa e, a tal fine, quali urgenti iniziative intenda assumere per far rientrare l'istituto nella dimensione regolamentare dei posti previsti;

quali atti intenda assumere affinché sia garantito il rispetto del terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione;

quali urgenti provvedimenti intenda adottare per colmare il deficit di organico di polizia penitenziaria, posto che la gravissima carenza di agenti determina seri rischi in termini di sicurezza e notevoli disfunzioni per la vita dei reclusi e per le condizioni di lavoro degli agenti stessi;

quali atti intenda assumere affinché sia pienamente garantito il diritto alla salute delle persone ristrette;

se ed in che modo si intendano potenziare le attività trattamentali, in particolare quelle lavorative, scolastiche e di formazione;

se, e in che modo, intenda intervenire, per quanto di competenza, rispetto ai casi segnalati e alle specifiche criticità evidenziate in premessa;

se intenda dotare l'istituto di una figura di intermediazione culturale in grado di comunicare con i detenuti di lingua araba;

quali iniziative intenda adottare affinché sia garantita l'erogazione dell'acqua calda per un tempo congruo a soddisfare le basilari esigenze igieniche della popolazione detenuta;

quanto tempo occorrerà ancora attendere prima che sia rimosso il muretto divisore nella sala colloqui;

quali iniziative intenda assumere affinché sia attrezzata un'apposita area verde per lo svolgimento dei colloqui dei detenuti con i familiari minorenni;

quali iniziative di propria competenza intenda assumere in relazione alle criticità rappresentate in premessa con riferimento al ruolo della magistratura di sorveglianza;

in che modo intenda operare per ripristinare il principio della territorializzazione dell'esecuzione della pena, evitando i costosissimi sfollamenti dalle carceri di altre regioni, prevalentemente del Centro-nord;

quali iniziative urgenti intenda adottare, in definitiva, al fine di ricondurre le condizioni di detenzione vigenti all'interno dell'istituto penitenziario di Siracusa alla piena conformità al dettato costituzionale e normativo. (5-07885)