• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00981 [Mettere a punto una strategia di politica industriale volta a dare certezze sul futuro dell'azienda Ansaldo Breda]



Atto Camera

Risoluzione in Commissione 7-00981 presentata da LIDO SCARPETTI
lunedì 17 settembre 2012, seduta n.686
La X e XI Commissione,

premesso che:

AnsaldoBreda, controllata da Finmeccanica spa, è la principale società italiana di costruzioni di rotabili per il trasporto su ferro che si occupa di progettazione e costruzione di treni completi ad alta velocità, di elettrotreni metropolitani/suburbani (TAF e TSR) e di tram (Sirio), di progettazione e costruzione di equipaggiamenti elettrici di trazione e ausiliari (convertitori e circuiti di controllo) e di apparecchiature di sicurezza e segnalamento ferroviario;

negli ultimi mesi si è susseguita una ridda di notizie e dichiarazioni riguardanti la cessione di AnsaldoBreda che, a seguito di reiterate scelte industriali rivelatesi sbagliate, negli ultimi 6 anni ha dovuto ripianare perdite per un miliardo di euro che, tuttavia, rappresenta ancora un'eccellenza del nostro Paese a livello internazionale;

tale scelta comporterebbe lo smantellamento di un patrimonio industriale strategico di primaria importanza e avrebbe conseguenze nefaste sulle prospettive occupazionali dei 2.400 lavoratori e delle circa 40 società dell'indotto e del cosiddetto «incentrato», attive intorno agli stabilimenti di Pistoia, Napoli, Reggio Calabria e Palermo;

la dismissione di Ansaldo Breda è uno dei dossier più scottanti per l'Italia, che perderebbe anche il comparto dei trasporti dopo che la crisi ha falcidiato e sta falcidiando altri asset strategici dell'economia nazionale;

il piano di risanamento di AnsaldoBreda è costituito essenzialmente da tagli al personale e non contiene alcuna concreta strategia di rilancio competitivo e produttivo; è invece prioritario che si affronti la vertenza mettendo al centro il futuro dell'azienda e dei lavoratori;

la cessione di AnsaldoBreda è paradossale se si considera che si sta registrando una ripresa del mercato nazionale e internazionale del trasporto ferroviario e che è ormai indifferibile un progetto nazionale che metta al centro la mobilità su rotaia delle persone e delle cose, anche per rispondere agli obiettivi dell'economia sostenibile;

in particolare, l'uscita di Finmeccanica dai settori civili significherebbe il totale abbandono della presenza italiana in comparti strategici per l'ammodernamento del Paese, con la conseguenza di lasciare questo mercato in mano a imprese straniere con ulteriori aggravi della bilancia commerciale italiana;

l'insieme delle produzioni industriali di Finmeccanica, azienda di cui il Governo detiene la golden share, sono essenziali per il Paese e vanno sostenute con adeguate politiche; la ricerca di profittabilità ad ogni costo contrasta con una visione di lungo periodo per il quale occorrono investimenti a redditività differita indispensabili per la salvaguardia del patrimonio tecnologico e produttivo;

il sostegno alle politiche di investimento e sviluppo del settore delle infrastrutture civili come il ferroviario e l'energia rappresentano elementi importanti e qualificanti di una nuova concezione dello sviluppo sostenibile;

occorre ripensare l'intera strategia di Finmeccanica, il suo perimetro di intervento deve essere salvaguardato, le attività civili non possono essere dismesse; a tale fine è indispensabile utilizzare anche le risorse pubbliche afferenti alla Cassa depositi e prestiti,
impegna il Governo:
a mettere a punto una strategia di politica industriale volta a dare certezze sul futuro dell'azienda, creando un polo nazionale della costruzione ferroviaria, che blocchi immediatamente qualsiasi decisione di dismissione di imprese strategiche, come Ansaldo Breda, e che predisponga un piano di riorganizzazione dell'intero settore;

ad adottare iniziative urgenti volte a tutelare l'occupazione negli stabilimenti AnsaldoBreda e nelle aziende dell'indotto.

(7-00981) «Scarpetti, Mattesini, Lulli».