• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/02469 [Sull'azione del Governo Monti]



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-02469 presentata da MAURIZIO BIANCONI
giovedì 13 settembre 2012, seduta n.685
BIANCONI e BECCALOSSI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:

nel Corriere della Sera del 16 ottobre 2011, il Presidente del Consiglio oggi in carica, invitava in un articolo - in modo perentorio, anche se in un'ovattata prosa semicuriale, non scevra da qualche pretesa ironia - l'ex Presidente del Consiglio a farsi da parte anche al fine di risparmiare «all'Italia se non il ludibrio, almeno il biasimo per aver causato il disastro»;

il «disastro» a parere dell'odierno Presidente del Consiglio sarebbe stato quello, nella sostanza, di «trasformare l'Italia da Stato fondatore in Stato affondatore dell'Unione Europea» e «di rendere ancora più precario il futuro e la stessa dignità del popolo italiano»;

l'invito nasceva dalla constatazione a suo dire, che la «permanenza in carica dell'attuale presidente del Consiglio (la "p" minuscola è la sua n.d.r.)» era vista «come una circostanza ormai incompatibile con un'attività di governo adeguata, per intensità e credibilità a sventare il rischio di crisi finanziaria a creare una prospettiva di crescita»;

nello stesso articolo l'attuale Presidente del Consiglio precisava scultoreo che «le principali responsabilità di questa situazione vengono attribuite al Governo Italiano in carica da circa tre anni e mezzo» (riferito al Governo Berlusconi n.d.r.);

in quello scritto, dal Presidente del Consiglio oggi in carica veniva anche lumeggiato uno scenario di discredito internazionale del Governo italiano allora in carica che - si capiva - non aiutava certo e, per implicito auspicava una netta inversione di tendenza, con il ricorso a personalità credibili e accreditate;

fu, per inciso, in quell'occasione che l'odierno Presidente del Consiglio ipotizzava che all'allora presidente del Consiglio (la minuscola è sempre sua n.d.r.) «forse fanno velo un'ovattata percezione della realtà e una cerchia di fedelissime e fedelissimi che, a giudicare dalle apparizioni televisive, toccano livelli inauditi di servilismo»;

due settimane più tardi, il 30 ottobre 2011, l'odierno Presidente del Consiglio, pensò non più di redigere un articolo, ma di scrivere direttamente una lettera all'allora Presidente del Consiglio, pubblicata anch'essa nel Corriere della Sera;

in questa lettera l'attuale Presidente del Consiglio espone, a parere degli interroganti, tesi e teorie assai discutibili, che rilette oggi, alla luce degli accadimenti e delle certezze acquisite, la dicono lunga sui punti di vista soggettivi ed opinabili di chi le scrisse, soprattutto la tesi, invero curiosa, che «l'euro non è in crisi» e che quindi per conseguenza non necessiterebbe di alcuna azione per salvarlo;

la sostanza di quella lettera era che il problema italiano era una «crescita inadeguata» e che era necessario costruire il Governo economico europeo «con un'Italia che con altri, Germania e Francia, concorresse attivamente a plasmarlo anziché come sta avvenendo con un'Italia costretta ad accettare passivamente forme di Governo dell'economia che vengono improvvisate soprattutto allo scopo di "disciplinare" il nostro Paese»;

la lettera terminava con un sostanziale invito, a passare la mano, ed invitava a rinunziare al populismo e a futuri successi elettorali e ad un evidente addebito di storiche responsabilità su possibili fallimenti e disastri apocalittici;

tutto poi si svolse secondo gli auspici e i desiderata dell'odierno Presidente del Consiglio. Si è avuto così un Presidente del Consiglio stimato e accreditato in tutto il mondo. Da Obama ai circoli finanziari e intellettuali dell'Occidente, dai «mostri sacri» della finanza e del mondo bancario, dalle istituzioni europee, dalla Germania, dalla Francia e altri;

in Italia si è avuto un Presidente del Consiglio, voluto, sostenuto dal Presidente della Repubblica, da tutti i maggiori poteri, di qualsiasi genere e natura, con un sostegno mediatico senza precedenti nella storia nazionale, con una maggioranza di 4/5 circa delle forze parlamentari;

la causa del disastro era finalmente rimossa ed incominciava la faticosa opera di un Governo, per usare le parole dell'odierno Presidente del Consiglio, «adeguato», «compatibile», «credibile», «creatore di prospettive di crescita», garante «del futuro e della dignità del popolo italiano», solido di un credito internazionale, forte di aiuti e sostegni mondiali, europei, nazionali, senza precedenti, libero da obblighi populisti ed elettoralistici capace di creare «un'inversione di tendenza»;

ma soprattutto un Governo libero di operare come meglio credeva a tutto campo cosicché in Italia vi potesse essere una «crescita adeguata» e l'Italia fosse artefice in parità con Francia e Germania dell'Europa e non più costretta ad accettare le imposizioni europee (e germaniche) spesso «improvvisate»;

sono di questi giorni le sintesi dell'opera di questo Governo a quasi un anno da quegli scritti del Corriere della Sera, a giudizio degli interroganti vero impegno programmatico del Governo Monti. Dalle parole ai fatti, e i fatti si dimostrano dati alla mano. E si può passare quindi ai dati;

a fine agosto 2012 infatti l'Istituto di statistiche dell'Unione europea ha divulgato i dati sull'andamento dell'economia nell'eurozona;

le statistiche riguardanti la salute del nostro Paese indicano come la crescita adeguata sia stata una mera enunciazione, una promessa populista ancorché secondo gli interroganti formulata con aristocratico, distaccato, asettico linguaggio;

le statistiche europee dicono che per l'Italia il prodotto interno lordo si attesta sui seguenti valori:

2o trimestre 2011: -0,2 per cento;

2o trimestre 2012: -2,5 per cento;

l'ISTAT ha precisato il dato annuo: -2,6 per cento;

rapporto debito-prodotto interno lordo:

2o trimestre 2011: 119,5 per cento;

2o trimestre 2012; 123,3 per cento;
inflazione:

luglio 2011: 2,1 per cento;

luglio 2012: 3,6 per cento;

disoccupazione:

giugno 2011: 8,1 per cento;

giugno 2012: 10,8 per cento;
produzione industriale:

giugno 2011 (base 2005): 86,3 per cento;

giugno 2012 (base 2005): 82,6 per cento;

nonostante dunque la realtà virtuale e populista enunciata dal professor Monti e dai suoi loquaci colleghi, in uno con un tam tam mediatico senza precedenti, dopo circa un anno di lavoro indefesso, senza opposizione di rilievo, con un uso abnorme di fiducie e di decretazione d'urgenza, avendo il sostegno di tutti i poteri che contano in campo nazionale europeo e mondiale, non c'è stata crescita, se non dei dati negativi, anche nell'unico settore dove l'Italia nell'Unione europea era virtuosa e cioè quello dell'occupazione;

si è battuto ogni record nazionale per perdita di posti di lavoro (un milione e mezzo) e come precisa l'ISTAT è stato battuto un altro record e cioè la diminuzione della capacità di consumo delle famiglie: -10 per cento;

né varrebbe invocare la crisi dell'Eurozona, sia perché sia pur nella crisi, il differenziale in negativo, nei confronti del nostro Paese cresce vistosamente, sia perché tale crisi era già presente e se ne ravvedevano gli sviluppi già al tempo degli articoli del professor Monti, il quale sicuramente più di altri, visti gli incarichi, gli accrediti, il curriculum, avrebbe dovuto metterla nel conto nel momento nel quale attribuiva al Governo di centro-destra ogni tipo di responsabilità e di incapacità nel superare le difficoltà e si proponeva di fatto come successore;

non c'è dubbio dunque che le promesse a giudizio degli interroganti populiste dell'odierno Presidente del Consiglio si siano rivelate fallaci;

come è di tutta evidenza che la «cura» alla quale il Governo Monti accreditato come credibile, competente, efficiente non ha prodotto che effetti negativi;

l'aumento delle imposte e delle tasse indiscriminato ha depresso i consumi e ha causato un balzo inflattivo. La visione ragionieristica, che appare agli interroganti vicina a quella di un commissario giudiziale concordatario, che ha guidato i provvedimenti governativi, ha prodotto un innesco micidiale (noto peraltro sia alla pratica che alla dottrina) di inflazione-deflazione, depressione-crollo psico-economico, rischio di rottura della coesione sociale. Insomma, un disastro;

viste le competenze degli attuali Ministri e vista la notorietà di questo processo si fa fatica a pensare che tutto ciò non sia stato intenzionale;

recessione strutturale, aumento del differenziale debito-prodotto interno lordo, diminuzione (ovvia) delle entrate tributarie, riduzione delle transazioni, si sono accompagnate a misure devastanti, quali l'IMU e l'aumento delle accise sui carburanti;

l'IMU ha avuto come effetto quello di far precipitare l'acquisto di immobili al 62,7 per cento rispetto al 69,3 per cento del 2011, nonostante la evidente diminuzione dei valori immobiliari;

quest'ultima ha comportato la devastazione del comparto «ricchezza privata», pilastro positivo dell'economia italiana del 20 per cento circa, per la parte relativa ai beni immobili posseduti da privati. Così per incassare 23-25 miliardi di euro se ne sono bruciati in termini di ricchezza circa 800;

un'agenda dunque, quella del Governo in carica, che ha procurato un danno evidente al Paese, che solo un anno fa, seppur vittima della crisi e sotto attacco della speculazione, aveva degli indicatori economici che continuavano a tenere; oggi, invece, il fallimento emerge senza possibilità di dubbio da tutti gli indicatori economici: la serie di provvedimenti adottati non ha giovato all'Italia aggravandone la situazione. Tra l'altro, anche Il Sole 24 ore nei giorni scorsi ha messo in evidenza come la maggior parte dei provvedimenti del Governo in carica non sia nemmeno entrata in vigore: moltissime misure hanno bisogno di decreti attuativi, e fin qui se ne sono visti poco più di uno ogni dieci necessari;

questa è la dimostrazione secondo gli interroganti che efficienza, competenza e credibilità non hanno dato certo i frutti promessi;

ma al di là dei dati negativi in assoluto, il dato allarmante - nonostante i proclami ad avviso degli interroganti populisti del professor Monti e dei suoi colleghi - è il confronto con gli altri Paesi dell'Eurozona;

la distanza su tutti gli indicatori dell'economia fra l'Italia e il resto dei Paesi dell'area euro si è notevolmente allargata nell'ultimo anno. È quindi fallito il cuore della missione che il Premier si era dato: portare l'Italia più vicino agli altri Paesi europei, governare un Paese in grado di essere artefice in parità con Francia e Germania dell'Europa. Sembra però difficile farlo se proprio negli ultimi mesi la parità con gli altri Paesi sembra essere un risultato più che mai lontano;

parità che è smentita nei fatti, non fosse altro dalla diversità di iter sul cosiddetto «fondo salva Stati», appeso per mesi, nonostante le urgenze dei mercati, alla decisione della Corte costituzionale germanica;

ulteriore dimostrazione di un'altra promessa demagogica e populista del professor Monti, di una supposta possibilità tra Germania e quanto meno tra gli altri Paesi più importanti, nella conduzione dell'Eurozona. Laddove è quotidianamente dimostrata la incontestata leadership germanica basata però sull'anteposizione degli interessi e della sovranità nazionale alle finalità comunitarie;

il che rimanda all'altro dossier del Governo Monti sulla perdita progressiva di sovranità nazionale, già in alcune scelte di variazione costituzionale e ben lumeggiata sul medesimo Corriere della Sera dal professor Galli Della Loggia;

ordunque, c'è la convinzione negli interroganti che all'odierno Presidente del Consiglio non facciano velo un'ovattata percezione della realtà e una cerchia di fedelissime e fedelissimi, che a giudicare dalle apparizioni televisive, dagli scritti giornalistici, dalle dichiarazioni in ogni luogo, toccano, ad avviso degli interroganti, livelli di inaudito servilismo -:

se attese le promesse, le premesse, le dichiarazioni e visti i risultati, non ritenga opportuno rivedere le proprie posizioni e agire di conseguenza magari rimettendo senza ritardo il proprio mandato e passare la mano, sia per la credibilità delle istituzioni democratiche del nostro Paese, sia per risparmiare a se stesso il ludibrio e il biasimo degli italiani per aver causato il disastro. (3-02469)