• Testo DDL 3186

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Atto a cui si riferisce:
S.3186 Riforma organica della Magistratura di Pace





Legislatura 16ª - Disegno di legge N. 3186


 
 

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

 

N. 3186
 
 
 

 

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori SERRA, ARMATO, CARLONI, Vincenzo DE LUCA, FOSSON, GALIOTO, GUSTAVINO, PINZGER, SBARBATI, BIONDELLI, GRANAIOLA, SCANU e D’ALIA

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 7 MARZO 2012

Riforma organica del giudice di pace

 

Onorevoli Senatori. – Il giudice di pace esercita una fondamentale funzione giurisdizionale quale giudice di prossimità articolato sul territorio e come tale vicino alle quotidiane esigenze del cittadino. È giudice di primo grado appartenente all’ordine giudiziario, nominato all’esito di un concorso per titoli a cui seguono un tirocinio sul modello dei magistrati di carriera ed una formazione continua durante gli anni di servizio.

    Il presente disegno di legge ha l’obiettivo di conferire maggiore stabilità al ruolo del giudice di pace. È necessario affrontare quella che si pone come una situazione di vera e propria emergenza, sottolineata dall’eco della base, che a gran voce chiede la modifica della regolamentazione attualmente vigente. L’attuale status dei giudici di pace nel nostro Paese si presenta in patente contrasto con la Carta costituzionale, le direttive europee in materia di trattamenti riservati ai giudici onorari, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la Carta di Strasburgo e la raccomandazione del 17 novembre 2010 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa CM/Ree (2010) 12.
    Bisogna ritenere, infatti, che solo la previsione di una continuità dei mandati, mediante conferme quadriennali, possa assicurare la necessaria autonomia ed indipendenza ai giudici di pace, come è accaduto nel 2005 per i magistrati tributari e nel 2010 per i magistrati onorari minorili. Tale proposta permetterebbe di realizzare un sistema eminentemente meritocratico, con valutazione quadriennale dell’esercizio dell’attività giurisdizionale dei giudici di pace da parte del Consiglio superiore della magistratura e del consiglio giudiziario di appartenenza, rimuovendo il limite dei tre mandati. Ciò sarebbe anche in linea con il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, di cui all’articolo 97 della Costituzione. Si rileva, inoltre, che la stessa Corte di cassazione, con la sentenza n. 4410 del 3 febbraio 2011, ha confermato che la nomina dei giudici di pace avviene attraverso un concorso e che le stesse procedure di conferma quadriennale hanno natura paraconcorsuale: ciò conferma il rispetto dell’articolo 106 della Costituzione.
    Del resto, appare del tutto ragionevole ed opportuno evitare che professionalità formatesi in anni di esercizio delle funzioni giurisdizionali vadano disperse in un moto concorsuale senza soluzione di continuità. Lo stesso codice disciplinare valorizza la professionalità del giudice di pace, il quale – secondo una recente delibera del CSM – è soggetto ai medesimi doveri dei magistrati di carriera e deve improntare la propria attività giurisdizionale ai medesimi valori della magistratura professionale, anche in relazione alla crescente considerazione del ruolo della magistratura onoraria nel nostro sistema giudiziario, che impone una necessaria uniformità di disciplina tra giudici di pace e magistrati professionali. Recentemente le sezioni unite della Corte di cassazione hanno rilevato come «il giudice designato dal legislatore nel 1991 – a metà tra onorarietà e professionalità ed investito, ex articolo 7 c.p.c., di una competenza ben più che bagatellare come osserva un’attenta dottrina – abbia assorbito l’intera competenza per valore del conciliatore e del pretore, oltre ad incunearsi in materie statisticamente assai rilevanti per il contenzioso civile con l’obiettivo primario di ridurre l’enorme carico di lavoro della magistratura togata, gravemente compromissivo della credibilità e dell’effettività dell’amministrazione della giustizia civile».
    I giudici di pace meritano, pertanto, un riconoscimento dell’importanza del lavoro che svolgono.
    Essi definiscono oltre 2 milioni di procedimenti annui e sono soggetti ai medesimi doveri dei magistrati professionali.
    A venti anni dalla legge istitutiva del giudice di pace (legge 21 novembre 1991, n. 374) è possibile tracciare un bilancio molto positivo di tale istituzione, peraltro prevista espressamente dalla Costituzione (articolo 106). Le sentenze rese sono qualitativamente apprezzabili e risultano appellate nella misura assolutamente residuale del 5 per cento.
    La presente proposta creerebbe un collegamento tra giudici di pace e magistrati onorari di tribunale, nel senso di rendere le funzioni svolte quale magistrato onorario di tribunale titolo di preferenza per l’accesso alle funzioni di giudice di pace, valorizzando il pregresso esercizio (in alcuni casi ventennale) delle funzioni giurisdizionali.
    Nei prossimi anni, secondo uno studio della Commissione tecnica di finanza pubblica presso il Ministero dell’economia e delle finanze, l’Italia potrebbe spendere anche 500 milioni di euro per risarcire l’eccessiva durata dei procedimenti.
    In quest’ottica un dato in controtendenza è rappresentato proprio degli uffici del giudice di pace: questo giudice di primo grado ha tempi di definizione dei procedimenti inferiori ad un anno, nel pieno rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo.
    I dati statistici attestano che oltre il 50 per cento del contenzioso civile ed il 25 per cento di quello penale grava sui giudici di pace; il relativo costo viceversa è molto esiguo ed ammonta a circa 80 milioni di euro, a fronte di una spesa complessiva per il funzionamento della giustizia pari a 4 miliardi di euro annui.
    Il presente disegno di legge valorizza i giudici di pace, prevedendo un aumento delle competenze civili e penali, ed ha l’obiettivo di conferire maggiore stabilità al ruolo del giudice di pace, senza il quale la nostra giustizia rischierebbe il collasso.
    A fronte di tali modifiche si propone, peraltro, la riduzione del numero dei giudici di pace previsti in pianta organica dagli originari 4.690 di cui alla legge n. 374 del 1991 a 3.200: la qual cosa condurrebbe a risparmi di spesa pari a circa 10 milioni di euro, derivanti dalla mancata retribuzione e dal mancato investimento di fondi per i relativi concorsi e corsi di formazione obbligatori relativi a 1.490 giudici in meno, e consentirebbe la copertura finanziaria dell’onere derivante dal’attribuzione dei diritti costituzionali assistenziali e previdenziali, recata dal presente disegno di legge.

 

DISEGNO DI LEGGE

Capo I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1.

(Ambito di applicazione)

    1. Le disposizioni del presente capo si applicano ai giudici di pace che svolgono le funzioni giurisdizionali ai sensi della legge 21 novembre 1991, n. 374, e successive modificazioni.

Art. 2

(Requisiti per la nomina)

    1. Per la nomina a giudice di pace sono richiesti i seguenti requisiti:

        a) essere cittadino italiano;

        b) avere l’esercizio dei diritti civili e politici;
        c) non avere riportato condanne per delitti non colposi o a pena detentiva per contravvenzione e non essere stati sottoposti a misure di prevenzione o di sicurezza;
        d) avere idoneità fisica e psichica;
        e) avere un’età non inferiore a trenta anni e non superiore a settanta, all’atto della nomina;
        f) avere conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza, al termine di un corso di studi di durata complessivamente quinquennale, o la laurea in giurisprudenza, al termine di un corso quadriennale;
        g) avere svolto funzioni di magistrato ordinario od onorario per almeno cinque anni, ovvero avere esercitato per almeno cinque anni la professione di avvocato o di notaio senza incorrere in sanzioni disciplinari, ovvero avere svolto, in qualità di docente di ruolo, attività di insegnamento universitario in materie giuridiche per almeno cinque anni;
        h) avere cessato, o impegnarsi a cessare prima dell’assunzione delle funzioni di giudice di pace, l’esercizio di qualsiasi attività lavorativa dipendente, pubblica o privata;
        i) non essere stato dichiarato inidoneo all’esercizio delle funzioni di giudice onorario.

    2. Costituisce titolo preferenziale per la nomina a giudice di pace il possesso di uno o più dei seguenti requisiti, secondo l’ordine indicato, tenuto conto, all’interno di ciascuna delle tipologie di preferenza, del numero di anni di effettivo servizio:
        a) avere svolto funzioni di:
            1)  magistrato ordinario;

            2)  magistrato onorario di tribunale;

        b) avere svolto, senza incorrere in sanzioni disciplinari, la professione di avvocato;

        c) avere svolto attività di insegnamento universitario, in qualità di docente in materie giuridiche nei ruoli dell’università, o attività di notaio senza incorrere in sanzioni disciplinari.

    3. A parità di titoli di preferenza, come definiti al comma 2, costituisce ulteriore titolo di precedenza:
        a) avere conseguito la laurea richiesta ai sensi del comma 1, lettera f), con la votazione più elevata;

        b) avere conseguito il diploma presso una scuola di specializzazione per le professioni legali, di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398, e successive modificazioni;
        c) avere conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche;
        d) avere conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162;
        e) la minore anzianità anagrafica.

    4. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 41, comma 1, della legge 21 novembre 1991, n. 374, per la nomina a giudice di pace presso gli uffici giudiziari che hanno sede nel circondario del tribunale di Bolzano è richiesta l’appartenenza ad uno dei tre gruppi linguistici di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752.

    5. Fermo il possesso dei requisiti di cui ai commi da 1 a 4, possono essere nominati giudici di pace solo coloro che siano capaci di assolvere degnamente, per preparazione giuridica e culturale, nonché per indipendenza, equilibrio ed imparzialità, le funzioni giudiziarie.

Art. 3.

(Incompatibilità)

    1. Non possono esercitare le funzioni di giudice di pace:

        a) i membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo, i membri del Governo e quelli delle giunte degli enti territoriali, i consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali;

        b) gli ecclesiastici e i ministri di qualunque confessione religiosa;
        c) coloro che ricoprono, o hanno ricoperto nei tre anni precedenti alla domanda, incarichi direttivi o esecutivi nei partiti politici;
        d) coloro che ricoprono la carica di difensore civico;
        e) coloro che svolgono attività professionale per imprese di assicurazione o banche; quando tale attività è svolta abitualmente dal coniuge, dal convivente, dai parenti fino al secondo grado o dagli affini entro il primo grado, le funzioni di giudice di pace non possono essere esercitate nell’ambito del circondario in cui i predetti soggetti svolgono la loro attività.

    2. Gli avvocati non possono esercitare le funzioni di giudice di pace nel circondario del tribunale nel quale esercitano la professione forense, ovvero nel quale esercitano la professione forense i loro associati di studio, il coniuge o il convivente, i parenti fino al secondo grado o gli affini entro il primo grado. Gli avvocati che esercitano la propria attività professionale nell’ambito di società di persone o associazioni tra professionisti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, non possono esercitare le funzioni di giudice di pace nel circondario del tribunale nel quale la società o l’associazione forniscono i propri servizi. Non costituisce causa di incompatibilità l’esercizio del patrocinio davanti al tribunale per i minorenni, al tribunale penale militare, ai giudici amministrativi e contabili, alle commissioni tributarie.

    3. Gli avvocati che svolgono le funzioni di giudice di pace non possono esercitare la professione forense dinanzi all’ufficio giudiziario al quale appartengono e non possono rappresentare, assistere o difendere le parti di procedimenti svolti dinanzi al medesimo ufficio, nei successivi gradi di giudizio. Il divieto si applica anche agli associati di studio, al coniuge, al convivente, ai parenti entro il secondo grado e agli affini entro il primo grado.
    4. I giudici di pace che hanno tra loro vincoli di parentela fino al secondo grado o di affinità fino al primo grado, di coniugio o di convivenza non possono essere nominati presso lo stesso ufficio giudiziario.
    5. Il giudice di pace non può assumere l’incarico di consulente, perito o interprete nei procedimenti che si svolgono davanti agli uffici giudiziari compresi nel circondario presso il quale esercita le funzioni giudiziarie.

Art. 4.

(Concorso per l’accesso alle funzioni di giudice di pace)

    1. Ciascun consiglio giudiziario, ogni quattro anni e dopo l’espletamento delle procedure di trasferimento di cui all’articolo 10, provvede alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del bando del concorso per titoli per la copertura dei posti di giudice di pace che si renderanno vacanti e per i quali non siano state proposte istanze di conferma. Il consiglio giudiziario dà notizia della avvenuta pubblicazione mediante comunicazione ai consigli degli ordini degli avvocati del distretto e mediante inserzione del relativo avviso nel sito internet del Ministero della giustizia. Qualora si abbia notizia del verificarsi di una vacanza, prima della scadenza del termine previsto, il posto vacante è aggiunto a quelli per i quali sia in corso la procedura di concorso o è pubblicato unitamente a quelli che si renderanno vacanti l’anno successivo.

    2. La domanda di ammissione al concorso per la copertura dei posti di giudice di pace si propone nel termine di trenta giorni dalla pubblicazione del bando nella Gazzetta Ufficiale. Nella domanda sono indicati i requisiti ed allegati i titoli posseduti, ed è contenuta la dichiarazione attestante l’insussistenza delle cause di incompatibilità previste dalla legge.
    3. I candidati non possono presentare domanda di ammissione al concorso in più di tre distretti diversi nello stesso anno e non possono indicare più di tre sedi per ciascun distretto.
    4. Il presidente della corte d’appello trasmette al consiglio giudiziario le domande pervenute. Il consiglio giudiziario, nella composizione prevista dall’articolo 10 del decreto legislativo 27 gennaio 2006, n. 25, e successive modificazioni, formula le proposte di ammissione al tirocinio di cui all’articolo 5 sulla base di quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 giugno 2000, n. 198.
    5. Le domande degli interessati e le proposte del consiglio giudiziario sono trasmesse dal presidente della corte d’appello territorialmente competente al Consiglio superiore della magistratura, che delibera l’ammissione al tirocinio di cui all’articolo 5 per un numero di aspiranti non superiore del 20 per cento rispetto al numero di giudici di pace da nominare.

Art. 5.

(Tirocinio)

    1. Il tirocinio per la nomina a giudice di pace ha una durata di sei mesi ed è effettuato, nell’ambito dell’ufficio giudiziario scelto da ciascun candidato, sotto la direzione di un magistrato affidatario, di carriera o di pace, nominato tra coloro che svolgono funzioni giudiziarie da almeno otto anni.

    2. Il consiglio giudiziario, nella composizione di cui al comma 4 dell’articolo 4, organizza e coordina il tirocinio in attuazione delle direttive del Consiglio superiore della magistratura, e nomina i magistrati affidatari.
    3. Il tirocinio si svolge presso gli uffici del tribunale e del giudice di pace. I magistrati affidatari si avvalgono della collaborazione di magistrati da essi designati, ai quali sono assegnati i tirocinanti per la pratica giudiziaria in materia civile e penale.
    4. Il tirocinio si articola nella partecipazione alle attività giudiziarie svolte dal magistrato assegnatario, comprese la preparazione dell’udienza, la partecipazione alla camera di consiglio e la redazione delle minute dei provvedimenti. Il tirocinio comprende anche un periodo di assistenza alle attività giudiziarie espletate da un magistrato addetto all’ufficio del giudice per le indagini preliminari.
    5. Al termine del periodo di tirocinio i magistrati affidatari redigono, sulla base delle note trasmesse dai magistrati assegnatari e delle minute dei provvedimenti giurisdizionali redatti, una relazione sulle attività di formazione teorica e pratica svolte dal tirocinante. La relazione contiene elementi di valutazione delle attitudini rivelate dal tirocinante, avuto riguardo, in particolare, alla preparazione culturale e giuridica dimostrata, all’impegno profuso nelle attività di tirocinio, alla disponibilità al costante aggiornamento professionale e alle circostanze da cui trarre un giudizio sul possesso dei requisiti di equilibrio, indipendenza ed imparzialità.
    6. Il consiglio giudiziario, nella composizione di cui al comma 4 dell’articolo 4, formula per ciascun tirocinante un giudizio sulla idoneità all’esercizio delle funzioni giudiziarie e propone una graduatoria degli idonei sulla base delle relazioni dei magistrati affidatari. I giudizi e la graduatoria sono trasmessi al Consiglio superiore della magistratura per le deliberazioni di cui all’articolo 6.
    7. Ai partecipanti al tirocinio è corrisposta un’indennità pari ad euro 90 per ciascun giorno di effettiva partecipazione al tirocinio.
    8. Non si applicano le disposizioni sul tirocinio per la nomina a magistrato onorario.

Art. 6.

(Nomina)

    1. I giudici di pace sono nominati, all’esito delle procedure di cui agli articoli 4 e 5, con decreto del Ministro della giustizia, previa deliberazione del Consiglio superiore della magistratura sulla idoneità ad assumere le funzioni giudiziarie.

    2. Gli ammessi al tirocinio, che siano stati dichiarati idonei al termine del tirocinio medesimo ma non siano stati nominati presso le sedi messe a concorso, possono essere destinati, a domanda, ad altre sedi vacanti.
    3. Il giudice di pace assume il possesso dell’ufficio entro trenta giorni dalla data di nomina, a pena di decadenza dall’ufficio medesimo.
    4. In caso di nomina condizionata alla cessazione dell’attività lavorativa di cui all’articolo 2, comma 1, lettera h), questa deve avvenire, a pena di decadenza dall’ufficio, anche in deroga ai termini di preavviso previsti dalle disposizioni legislative relative ai singoli impieghi, entro trenta giorni dalla data della nomina, e comunque prima dell’assunzione delle funzioni.
    5. Coloro che sono stati giudicati inidonei ad assumere le funzioni giudiziarie con la deliberazione del Consiglio superiore della magistratura di cui al comma 2 non possono presentare ulteriori domande di ammissione al concorso per la nomina a giudice di pace.

Art. 7.

(Formazione professionale
dei giudici di pace)

    1. I giudici di pace partecipano alle riunioni trimestrali organizzate dal giudice coordinatore. Nel corso delle riunioni sono esaminate le questioni giuridiche più rilevanti di cui i giudici di pace abbiano curato la trattazione.

    2. Si applicano le disposizioni sulla formazione permanente della magistratura onoraria, di cui al decreto legislativo 30 gennaio 2006, n. 26.
    3. La partecipazione ai corsi di formazione professionale e alle riunioni periodiche indette dal coordinatore dell’ufficio del giudice di pace ai sensi del comma 1 è obbligatoria.

Art. 8.

(Durata dell’ufficio e conferma
del giudice di pace)

    1. Il giudice di pace dura in carica quattro anni e può essere confermato per ulteriori periodi di quattro anni. Possono essere confermati solo coloro che non abbiano superato i settantacinque anni di età.

    2. La domanda di conferma è presentata, almeno sei mesi prima della scadenza del quadriennio, al consiglio giudiziario del distretto in cui ha sede l’ufficio giudiziario per il quale la conferma è richiesta.
    3. Almeno tre mesi prima della scadenza del quadriennio il consiglio giudiziario, nella composizione di cui al comma 4 dell’articolo 4, esprime, con riguardo al giudice di pace che ha presentato domanda di conferma, un giudizio di idoneità a svolgere le funzioni giudiziarie.
    4. Il giudizio di idoneità è finalizzato ad accertare il possesso dei requisiti di cui al comma 5 dell’articolo 2 ed è espresso, previa audizione dell’interessato, sulla base dei seguenti elementi:

        a) il parere del presidente del tribunale;

        b) i dati statistici relativi all’attività svolta;
        c) l’esame a campione dei provvedimenti giurisdizionali e dei verbali delle udienze alle quali il giudice di pace ha partecipato nel quadriennio;
        d) il rispetto delle regole di deontologia;
        e) il parere del capo dell’ufficio giudiziario presso il quale il giudice presta servizio;
        f) l’autorelazione del giudice di pace.

    5. Il consiglio giudiziario trasmette al Consiglio superiore della magistratura il giudizio espresso ai sensi dei commi 3 e 4, unitamente alla domanda dell’interessato. La conferma è disposta con decreto del Ministro della giustizia, previa deliberazione del Consiglio superiore della magistratura sulla idoneità a svolgere le funzioni giudiziarie.

    6. Fino alla decisione del Consiglio superiore della magistratura in ordine al rinnovo dell’incarico, il giudice di pace continua a prestare servizio. In caso di mancato rinnovo, la cessazione dall’incarico avviene all’atto della notifica del relativo decreto del Ministro della giustizia.
    7. Coloro che sono stati giudicati inidonei allo svolgimento delle funzioni giudiziarie con la deliberazione del Consiglio superiore della magistratura di cui al comma 2 non possono presentare ulteriori domande di ammissione al concorso per la nomina a giudice di pace.
    8. Le domande di conferma ai sensi del presente articolo hanno la priorità sulle domande presentate ai sensi dell’articolo 4 nonché sulle domande di trasferimento di cui all’articolo 10.

Art. 9.

(Nomina di giudici di pace che hanno già svolto funzioni giudiziarie onorarie)

    1. I vice procuratori onorari ed i giudici onorari di tribunale non possono presentare domanda di ammissione al concorso di cui all’articolo 4 per l’ufficio del giudice di pace che ha sede nel circondario in cui hanno svolto le funzioni giudiziarie onorarie, se non decorsi tre anni dalla cessazione dell’incarico o dal trasferimento ad altro circondario.

Art. 10.

(Domande di trasferimento)

    1. I giudici di pace in servizio possono chiedere il trasferimento presso altri uffici giudiziari omologhi che presentino vacanze in organico.

    2. La domanda di trasferimento è presentata al consiglio giudiziario del distretto in cui ha sede l’ufficio giudiziario per il quale è richiesto il trasferimento. Sono ammesse le domande che abbiano ad oggetto uno dei posti vacanti pubblicati dal consiglio giudiziario nella Gazzetta Ufficiale, presentate entro il medesimo termine di trenta giorni dalla data della pubblicazione, previsto per le domande di ammissione al concorso di cui all’articolo 4.
    3. Le domande di trasferimento hanno la priorità sulle domande presentate ai sensi dell’articolo 4.

Art. 11.

(Doveri del giudice di pace)

    1. Il giudice di pace è tenuto all’osservanza dei doveri previsti per i magistrati ordinari, in quanto compatibili.

    2. Il giudice di pace ha inoltre l’obbligo di astenersi, oltre che nei casi previsti dall’articolo 51 del codice di procedura civile e dall’articolo 36 del codice di procedura penale, in ogni caso in cui egli, un associato di studio, il coniuge, il convivente, i parenti fino al secondo grado o gli affini entro il primo grado abbiano, o abbiano avuto negli ultimi cinque anni, rapporti di lavoro autonomo o di collaborazione con una delle parti.

Art. 12.

(Decadenza)

    1. Il guidice di pace decade dall’ufficio, oltre che nelle ipotesi previste dai commi 3 e 4 dell’articolo 6, quando viene meno taluno dei requisiti necessari per la nomina, per dimissioni volontarie ovvero quando sopravviene una causa di incompatibilità.

Art. 13.

(Aspettativa e dispensa)

    1. Il giudice di pace può essere collocato in aspettativa dall’incarico, su sua domanda o d’ufficio, per infermità o per altri impedimenti di durata superiore a sei mesi.

    2. Il giudice di pace è dispensato, su sua domanda o d’ufficio, per infermità che impedisce in modo definitivo l’esercizio delle funzioni o per altri impedimenti di durata superiore a due anni.

Art. 14.

(Sanzioni disciplinari)

    1. Il giudice di pace che viola i propri doveri è soggetto alle seguenti sanzioni disciplinari:

        a) ammonimento;

        b) censura;
        c) revoca della nomina.

    2. L’ammonimento è un richiamo, espresso nel dispositivo della decisione disciplinare, all’osservanza, da parte del giudice di pace, dei suoi doveri, in rapporto all’illecito commesso.

    3. La censura è una dichiarazione formale di biasimo contenuta nel dispositivo della decisione disciplinare.
    4. La revoca della nomina può essere disposta nei casi in cui il giudice di pace si dimostri inidoneo a svolgere le funzioni giudiziarie ovvero in caso di grave violazione disciplinare.
    5. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla sezione I del capo I del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109.

Art. 15.

(Dichiarazioni di decadenza, aspettativa o dispensa. Procedimento disciplinare)

    1. Nei casi previsti dall’articolo 12, con esclusione dell’ipotesi di dimissioni volontarie, il presidente della corte d’appello, verificata la fondatezza delle cause di decadenza in previste, propone al consiglio giudiziario, nella composizione di cui al comma 4 dell’articolo 4, la dichiarazione di decadenza.

    2. Nei casi previsti dall’articolo 13, il presidente della corte d’appello propone al consiglio giudiziario, nella composizione di cui al comma 4 dell’articolo 4, la dichiarazione di collocamento in aspettativa o in dispensa.
    3. Acquisita la notizia di illecito disciplinare, il presidente della corte d’appello dispone gli accertamenti necessari e se, la stessa risulta infondata, procede all’archiviazione con decreto da notificare all’interessato. Qualora ritenga la notizia fondata, il presidente della corte d’appello propone al consiglio giudiziario, nella composizione di cui al comma 4 dell’articolo 4, l’applicazione della sanzione dell’ammonimento, della censura o della revoca.
    4. Il consiglio giudiziario, sentito l’interessato e verificata la fondatezza della proposta, trasmette gli atti al Consiglio superiore della magistratura affinché provveda sulle dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 o sull’applicazione delle sanzioni di cui al comma 3. I suddetti provvedimenti sono adottati con decreto del Ministro della giustizia.

Art. 16.

(Ruolo organico degli uffici del giudice di pace)

    1. Il ruolo organico degli uffici del giudice di pace è fissato in 3.200 posti.

    2. Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro della giustizia, sentito il parere del Consiglio superiore della magistratura, è determinata la pianta organica degli uffici del giudice di pace.
    3. Il servizio prestato nelle funzioni di giudice di pace, anche antecedentemente alla data di entrata in vigore della presente legge, è equiparato al servizio prestato dai dipendenti di ruolo delle pubbliche amministrazioni ai fini dell’ammissione ai concorsi per l’accesso alla dirigenza pubblica ed alle magistrature amministrative e contabili.

Art. 17.

(Norme per le regioni Trentino-Alto Adige
e Valle d’Aosta)

    1. Alla nomina, alla decadenza, alla dispensa, all’ammonimento, alla censura e alla revoca dall’ufficio dei giudici di pace nelle regioni Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta si provvede con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio superiore della magistratura, su proposta dei presidenti delle rispettive giunte regionali, osservate le altre norme in materia stabilite dall’ordinamento giudiziario e nel rispetto delle procedure previste dalla presente legge.

Art. 18.

(Tutela delle lavoratrici madri)

    1. Alle donne giudici di pace si applicano le disposizioni del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di tutela delle lavoratrici madri, in quanto compatibili.

Art. 19.

(Trattamento fiscale e previdenziale)

    1. I giudici di pace in servizio iscritti alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, di seguito denominata «Cassa», sono assoggettati all’obbligo dell’assicurazione per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti.

    2. I giudici di pace non iscritti alla Cassa sono iscritti alla gestione separata presso l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, di seguito denominata «gestione separata INPS».

Art. 20.

(Contributi e versamenti)

    1. I contributi alla Cassa e alla gestione separata INPS sono versati, secondo le modalità, i termini e la periodicità previsti dalle norme vigenti in materia, nelle seguenti misure:

        a) il 14 per cento dell’ammontare complessivo delle indennità percepite, per la generalità degli assicurati;

        b) il 12,5 per cento dell’ammontare complessivo delle indennità percepite, per coloro che sono titolari di pensione diretta;
        c) il 10 per cento dell’ammontare complessivo delle indennità percepite, per coloro per i quali sussiste una contribuzione per altri rapporti.

    2. L’onere della contribuzione di cui al comma 1 è a carico per un terzo dell’assicurato e per due terzi del Ministero della giustizia.

    3. Per gli iscritti alla Cassa i versamenti effettuati ai sensi dei commi 1 e 2 si cumulano con quelli effettuati per lo stesso periodo per attività professionali; in caso di incapienza rispetto alla misura minima dei contributi soggettivi e integrativi, l’assicurato deve provvedere al versamento della differenza nel termine di trenta giorni dalla data di comunicazione della medesima Cassa. Sui versamenti effettuati in ritardo sono dovuti gli interessi al tasso legale.

Art. 21.

(Diritto e misura dei
trattamenti pensionistici)

    1. L’iscrizione alla Cassa o alla gestione separata INPS dà diritto alla pensione di vecchiaia, alla pensione di inabilità, all’assegno di invalidità e alla pensione ai superstiti, nonché ai supplementi e alle pensioni supplementari, alle condizioni, nei tempi, nei modi e nelle misure stabiliti dai rispettivi ordinamenti, di cui alla legge 20 settembre 1980, n. 576, e alla legge 11 febbraio 1992, n. 141, per gli iscritti alla Cassa, ed alla legge 8 agosto 1995, n. 335, per gli iscritti alla gestione separata INPS.

Art. 22.

(Iscrizione retroattiva)

    1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, i giudici di pace possono chiedere l’iscrizione retroattiva alla Cassa, ovvero alla gestione separata INPS, con effetto dalla data di inizio del servizio.

    2. La domanda presentata ai sensi del comma 1 deve essere corredata, a pena di decadenza, da certificazione attestante l’ammontare dei compensi riscossi e dichiarati ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per ciascuno degli anni per cui si chiede la retrodatazione dell’iscrizione.
    3. Entro sei mesi dalla data della comunicazione di accoglimento da parte della Cassa o della gestione separata INPS della domanda presentata ai sensi dei commi 1 e 2, il richiedente deve effettuare il versamento dei contributi dovuti in unica soluzione e nei modi indicati o, se prevista, con una dilazione del pagamento entro la data della cessazione dal servizio.

Art. 23.

(Norme generali di ricongiunzione)

    1. Per quanto non disciplinato dalla presente legge, trovano applicazione per gli iscritti alla Cassa le disposizioni di cui alla legge 20 settembre 1980, n. 576, e per gli iscritti alla gestione separata INPS le disposizioni di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335, relative alla ricongiunzione dei periodi assicurativi.

Art. 24.

(Iscrizione all’albo dei cassazionisti).

    1. Il periodo di servizio reso quale giudice di pace è computato agli effetti del raggiungimento dell’anzianità necessaria per l’iscrizione all’albo degli avvocati abilitati al patrocinio innanzi alla Corte di cassazione.

Art. 25.

(Modifiche in tema di competenze del giudice di pace in materia civile ed amministrativa)

    1. All’articolo 7 del codice di procedura civile sono apportate le seguenti modicazioni:

        a)  il primo e il secondo comma sono sostituiti dai seguenti:
    «Il giudice di pace è competente per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a euro 25.000, quando dalla legge non sono attribuite alla competenza di altro giudice.

    Il giudice di pace è altresì competente per le cause di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e natanti, con esclusione di quelle relative ad eventi in cui sia stata cagionata la morte di una persona»;

        b)  al terzo comma è aggiunto, in fine, il seguente numero:
    «3-ter) per le cause relative alla materia condominiale e di opposizione alle deliberazioni approvate dall’assemblea dei condomini»;
        c)  è aggiunto, in fine, il seguente comma:
    «Il giudice di pace è altresì competente per le cause in materia di esecuzione forzata mobiliare».
    2. Al secondo comma dell’articolo 9 del codice di procedura civile, dopo le parole: «per l’esecuzione forzata» è inserita la seguente: «immobiliare».

    3. All’articolo 6 del decreto legislativo 1º settembre 2011, n. 150, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a)  il comma 3 è sostituito dal seguente:
    «3. Salve le competenze stabilite da altre disposizioni di legge, l’opposizione si propone davanti al giudice di pace»;
        b)  i commi 4 e 5 sono abrogati.

Art. 26.

(Disposizioni in materia di contenzioso
pendente)

    1. I giudizi civili pendenti dinanzi ai tribunali alla data di entrata in vigore della presente legge, attribuiti alla competenza del giudice di pace in applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 25, sono attribuiti al giudice di pace territorialmente competente, con esclusione delle cause già assunte in decisione e di quelle non rimesse in istruttoria.

Capo II

DISPOSIZIONI DI COORDINAMENTO, TRANSITORIE E FINALI

Art. 27.

(Durata dell’incarico dei giudici
di pace in servizio)

    1. I giudici di pace che esercitano le funzioni alla data di entrata in vigore della presente legge, alla scadenza del mandato o della proroga possono essere confermati per ulteriori periodi di quattro anni, ai sensi dell’articolo 8. Possono essere confermati solo coloro che non abbiano superato i settantacinque anni di età.

Art. 28.

(Disposizioni transitorie in materia
di illeciti disciplinari)

    1. Per i fatti commessi anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi, se più favorevoli, le disposizioni in materia di illeciti disciplinari contenute nella legge 21 novembre 1991, n. 374.

Art. 29.

(Abrogazioni)

    1. Gli articoli 4, 4-bis, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 10-bis, 10-ter e 40, comma 1, della legge 24 novembre 1991, n. 374, sono abrogati.

Art. 30.

(Disposizioni di attuazione)

    1. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della giustizia, sono emanate le norme di coordinamento e di attuazione delle disposizioni introdotte dal capo I della presente legge.


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