• Testo DDL 3164

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Atto a cui si riferisce:
S.3164 Modifiche dell'articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, in materia di rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro





Legislatura 16ª - Disegno di legge N. 3164


 
 

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

 

N. 3164
 
 
 

 

DISEGNO DI LEGGE

d’iniziativa dei senatori NEROZZI, PASSONI, BLAZINA, GHEDINI, ROILO, TREU, AGOSTINI, AMATI, ANTEZZA, ARMATO, ASTORE, BASTICO, BIONDELLI, CARLONI, CASSON, CHITI, Vincenzo DE LUCA, DE SENA, DELLA MONICA, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, Marco FILIPPI, GALPERTI, Mariapia GARAVAGLIA, MARINARO, MUSI, PINOTTI, SCANU, VITA e VITALI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 22 FEBBRAIO 2012

Modifiche dell’articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300,
in materia di rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro

 

Onorevoli Senatori. – La questione dell’innovazione delle relazioni industriali è divenuta cruciale per governare – mantenendoli nell’alveo del sistema costituzionale di garanzie – i processi di profonda trasformazione produttiva e occupazionale indotti dalla globalizzazione dei mercati.

    I fenomeni intervenuti nell’economia hanno infatti portato, da un lato, a repentini mutamenti nell’organizzazione del lavoro, dall’altro, alla frammentazione della rappresentanza sindacale, anche negli ambiti o settori più fortemente presidiati dal sindacalismo confederale, e dunque alla crisi dello stesso sistema di rappresentanza confederale.
    A condizionare gli esiti di questo processo è stato un quadro ordinamentale storicamente segnato da tre fattori fondamentali.
    In primo luogo, la mancata attuazione dell’articolo 39 della Costituzione nella parte in cui prevede l’obbligo di registrazione delle organizzazioni sindacali come condizione per giungere a una rappresentanza (unitaria, in proporzione agli iscritti) legittimata a stipulare contratti con efficacia erga omnes. La sua inattuazione – ascrivibile al fallito tentativo del Costituente di giungere ad un’adeguata composizione tra il principio di libertà sindacale e quello di efficacia obbligatoria dei contratti collettivi di lavoro – ha finito per lasciare l’ordinamento privo di parametri costituzionali di riferimento.
    In secondo luogo, il legislatore ordinario si è lungamente astenuto dal dettare criteri generali per l’accertamento della rappresentatività dei sindacati e disciplinare la loro rappresentanza. Solo nel 1970, lo Statuto dei lavoratori ha introdotto le rappresentanze sindacali aziendali (RSA) nei luoghi di lavoro, dotando le di specifici diritti e prerogative, ma senza peraltro intervenire né sulle modalità di composizione delle stesse, né sui requisiti per accedere alla contrattazione collettiva e per giungere alla stipulazione di contratti con efficacia obbligatoria per tutti i lavoratori interessati.
    Infine, il referendum del 1995, caducando l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori nella parte in cui ammetteva la costituzione di RSA «nell’ambito delle associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale», ha finito per limitare la rappresentanza ai soli sindacati firmatari di contratti collettivi, facendo venir meno anche il criterio di presunta maggiore rappresentatività e accelerando la spinta verso la frammentazione sindacale e il generale indebolimento del sistema della rappresentanza.
    Oggi, con l’aggravamento della crisi economica e delle tensioni nel sistema delle relazioni industriali, tale limitazione alla costituzione delle RSA nelle aziende rischia di pregiudicare gravemente l’effettività dell’esercizio dei diritti individuali e collettivi riconosciuti dall’ordinamento ai lavoratori, concorrendo ad avvitare la spirale recessiva.
    Pertanto, in attesa che maturino le condizioni per la definizione di regole sufficientemente condivise per disciplinare la rappresentanza nei luoghi di lavoro e misurare la rappresentatività delle associazioni sindacali – a partire dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 – appare più che mai necessario recuperare intanto il quadro regolatorio già previsto dallo Statuto dei lavoratori.
    Tale scelta, a distanza di diciassette anni dal referendum che ha modificato la norma dello Statuto e a fronte delle profonde mutazioni nel frattempo intervenute nel sistema produttivo, non può ritenersi lesiva di un pronunciamento popolare reso in tutt’altro contesto economico e sociale, ma al contrario asseconda una diffusa domanda collettiva di distensione e ricomposizione del sistema delle relazioni industriali.
    Il presente disegno di legge interpreta questo obiettivo proponendo una riformulazione dell’articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, che recupera sostanzialmente l’originaria impostazione, riconoscendo la facoltà di costituire rappresentanze sindacali aziendali anche alle associazioni non firmatarie dei contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, purché affiliate a confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, come individuate sulla base dei criteri di cui al citato accordo interconfederale. Quanto alle altre associazioni firmatarie di contratti collettivi, è infine ripristinato il riferimento al livello «nazionale o provinciale» degli stessi.

 

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

    1. L’articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, è sostituito dal seguente:

    «Art. 19. – (Rappresentanze sindacali aziendali). – 1. Nell’ambito delle imprese di cui all’articolo 35, i lavoratori hanno diritto a costituire, in ciascuna unità produttiva, rappresentanze sindacali aziendali. Ad esse spettano le garanzie previste dalla presente legge e le migliori condizioni derivanti dai contratti.

    2. Le rappresentanze sindacali aziendali di cui al comma 1, possono essere costituite, ad iniziativa dei lavoratori, nell’ambito delle:

        a) associazioni sindacali aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, come individuate sulla base dei criteri di cui all’accordo interconfederale del 28 giugno 2011;

        b) associazioni sindacali, non affiliate alle confederazioni di cui alla lettera a), che siano firmatarie di contratti collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicati nell’unità produttiva.

    3. Nelle imprese con più unità produttive le associazioni sindacali possono costituire organismi di coordinamento tra le rispettive rappresentanze in ciascuna unità produttiva».


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