• Testo correlato 2968, 2969-A (ALLEGATO 2-I)

link alla fonte  |  scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.2968 [Legge di stabilità 2012] Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2012)





Legislatura 16ª - Relazione N. 2968-A (ALLEGATO 2-I)


 
 

Senato della Repubblica

XVI LEGISLATURA

 

Nn. 2968 e 2969-A
 


ALLEGATO 2-I

 

 

RELAZIONE DELLA 5ª COMMISSIONE PERMANENTE

(PROGRAMMAZIONE ECONOMICA, BILANCIO)

 

SUI

DISEGNI DI LEGGE

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale
e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2012) (n. 2968)

Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2012
e bilancio pluriennale per il triennio 2012-2014 (n. 2969)

ALLEGATO 2-I

ORDINI DEL GIORNO

esaminati dalle Commissioni competenti in sede consultiva, al disegno
di legge di bilancio ed al disegno di legge di stabilità, con indicazione
del relativo esito procedurale

 

ORDINI DEL GIORNO ACCOLTI DAL GOVERNO

 

 

Disegno di legge di bilancio

(G/2969/1/1ª/Tab.8)

Pardi

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di bilancio per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014, in riferimento allo stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno 2012,
        premesso che:
            nel bilancio 2012, rispetto alle medesime relative al bilancio 2011, si evidenziano cospicue riduzioni di stanziamenti, in particolare: in termini assoluti, nell’ambito della missione “Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali“, all’interno del programma “Elaborazione, quantificazione e assegnazione dei trasferimenti erariali“ una riduzione di 4,5 miliardi di euro; nel “Fondo perequativo degli squilibri di fiscalità locale“, una riduzione di 658 milioni di euro; nel “Fondo consolidato per il finanziamento dei bilanci degli enti locali“, 1,7 miliardi di euro; nel “Fondo per il federalismo amministrativo“, 145 milioni di euro; per la “Compartecipazione dei comuni e delle province, delle regioni a statuto ordinario al gettito IRPEF“, 1,1 miliardi di euro; nell’ambito dei “Trasferimenti compensativi di minori introiti ICI“ 3,4 miliardi di euro,
        impegna il Governo:
            a prevedere, in uno o più strumenti legislativi, misure finanziarie idonee a sostenere le difficoltà di gestione degli enti locali».

 

(G/2969/3/1ª/Tab.8)

Saltamartini, Vizzini, Vicari, Fluttero, Piscitelli, Saia, Valli, Adamo, Bastico, Bianco, Ceccanti, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di bilancio per l’anno finanziario 2012 e bilancio pluriennale per il triennio 2012-2014, in riferimento allo stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 2012,
        premesso che:
            la lotta alla criminalità organizzata continua a costituire per il nostro Paese una priorità non eludibile,  non solo ai fini della tutela delle libertà fondamentali e dell’ordine pubblico ma anche per incentivare sviluppo economico e occupazione;

            l’articolo 4, comma 21, del disegno di legge di stabilità per il 2012 sopprime il trattamento economico accessorio per il personale della Direzione investigativa antimafia, in modo che possa risultare non compatibile con i princìpi costituzionali di cui agli articoli 3 e 36 della Costituzione;
            per converso, tale indennità dovrebbe essere estesa a tutto il personale dei Servizi di polizia giudiziaria (Servizio centrale operativo (SCO), Raggruppamento operativo speciale (ROS), Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata (GICO) - Squadre mobili e Divisione investigazioni generali e operazioni speciali (DIGOS) della Polizia di Stato; Reparti operativi dei Carabinieri et similia della Guardia di finanza) e che, al riguardo, sono pendenti contenziosi di fronte alla giurisdizione amministrativa;
            il drammatico susseguirsi di episodi di violenza, consumati in occasione dello svolgimento di manifestazioni di piazza e di dissenso politico, hanno messo in rilievo l’esigenza di rafforzare il presidio delle forze dell’ordine per la tutela dell’ ordine democratico e della pubblica sicurezza;
            è compito del legislatore statale dare attuazione ai principi costituzionali in materia di ordinamento del personale di questo comparto, assicurando la proporzionalità dei trattamenti alla quantità, qualità e rischio delle prestazioni svolte;
            la legge 4 novembre 2010, n. 183, all’articolo 19, introduce la specificità del personale del comparto sicurezza e difesa e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco,

        considerato, inoltre, che nel corso dell’esame dei precedenti provvedimenti legislativi, questa specificità è stata più volte sottolineata con ordini del giorno accolti dal  Governo,
        impegna il Governo:
            pur nell’ambito della difficile congiuntura economica e della finanza pubblica a valutare l’opportunità di adottare con urgenza le opportune iniziative atte a impegnare i relativi fondi iscritti nella Tabella 8 per assicurare un’ interpretazione dell’articolo 9, comma 1, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nel senso che al personale delle Forze armate delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nel triennio 2012-2014, sia assicurata la corresponsione integrale  dei  trattamenti economici connessi con l’impiego (indennità operative, indennità pensionabile, assegno funzionale, assegno non pensionabile dirigenziale, indennità di trasferimento e indennità di missione), con l’effettiva presenza in servizio e con la maturazione dei requisiti di anzianità e merito;

            a costruire un fondo con cui poter provvedere alla necessaria copertura finanziaria di provvedimenti normativi in materia  di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia e il riassetto e la riorganizzazione delle progressioni economiche  e delle carriere estesa a tutto il personale Forze armate e delle Forze di polizia ivi compreso l’ordinamento del trattamento economico accessorio;
            a sostenere il processo di reclutamento di giovani e di professionalizzazione del personale delle Forze di polizia anche ad ordinamento militare,  bandendo i concorsi per vice sovrintendente e vice ispettore e qualifiche equiparate  anche al fine di garantire la parità di accesso ad entrambi i sessi».

 

(G/2969/4/1ª/Tab.8)

Incostante, Adamo, Bianco, Bastico, Ceccanti, De Sena, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di bilancio per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014, in riferimento allo stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 2012,
        premesso che:
            la legge 3 agosto 2004, n. 206, recante nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, non ha, allo stato, trovato una vera e completa attuazione, come è dimostrato anche dai numerosi atti parlamentari presentati, volti a sollecitare il Governo ad agire per venire incontro ad almeno alcune delle legittime istanze dei familiari delle vittime e dei superstiti;

            più e più volte il Governo si è impegnato a provvedere di fronte al Parlamento e all’opinione pubblica, ma, ad oggi, i problemi sono rimasti del tutto insoluti;
            nella legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria 2010) la ripartizione del gettito dello scudo fiscale, disponeva 181 milioni nel 2010 (113 nel 2011 e 60 nel 2012) da dedicare a interventi di carattere sociale e socio-economico per alcune categorie tra cui le vittime del terrorismo;
            l’ordine del giorno n. 9/2936-A/179 accolto alla Camera il 16 dicembre 2009, l’ordine del giorno n. 9/1713/14 accolto alla Camera il 13 novembre 2008  e l’ordine del giorno approvato dal Senato il 13 novembre 2007 in sede di esame del disegno di legge finanziaria per il 2008 avevano impegnato gli esecutivi in carica a dare soluzione alle problematiche indicate;
            tali proposte erano il risultato di sintesi di numerosi incontri che le Associazioni delle vittime del terrorismo avevano avuto con rappresentanti del Governo Prodi e del Governo Berlusconi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri;
            il Governo aveva altresì accolto sul medesimo tema l’ordine del giorno G/2465/1/1/Tab.8 nel corso dell’esame dell’atto Senato 2465 (bilancio 2011) presentato presso la 1ª Commissione Affari costituzionali del Senato;
            tali proposte riguardavano:

                –  l’attuazione di norme pensionistiche agevolative, e corresponsioni di trattamenti di fine rapporto, per i già pensionati al 26 agosto 2004, con decorrenza dalla stessa data per tutte le categorie ancorché introdotte con norme successive alla legge 3 agosto 2004, n. 206, che prevedevano anche congrui ed uniformi riadeguamenti delle basi di calcolo con criteri semplificati ed uniformi, nonché procedure accelerate di restituzioni fiscali su ogni imposta non dovuta;

                –  l’adeguamento delle pensioni alle retribuzioni dei lavoratori in attività da applicarsi alla data del pensionamento ovvero alla data del 26 agosto 2004, per i già pensionati alla stessa data, stabilendo altresì per tutti i pensionati, a regime, congrui criteri di rivalutazione semplificati su base annuale;
                –  la completa estensione dei diversi benefici pensionistici sui trattamenti diretti riconosciuti ai familiari delle vittime decedute ai familiari degli invalidi ancora in vita e l’equiparazione dei familiari delle vittime invalide dal punto di vista del riconoscimento dei diritti, a prescindere dalla data in cui si sono verificati gli eventi terroristici;
                –  la completa estensione dei diversi benefici, fra cui gli assegni vitalizi, riconosciuti ai familiari delle vittime decedute ai familiari degli invalidi con inabilità non inferiore al 25 per cento;
                –  la fruizione dei benefici pensionistici agli invalidi con inabilità pari o superiore all’80 per cento prescindendo dalla data di apertura della titolarità della posizione assicurativa;
                –  il riconoscimento di uno speciale assegno integrativo di 500 euro mensili per le vittime, con invalidità oltre il 50 per cento e che non abbiano una posizione assicurativa obbligatoria diretta e il rimborso delle spese sanitarie private per le patologie invalidanti agli invalidi con percentuale pari o superiore al 25 per cento;
                –  la riliquidazione delle provvidenze sulla base dei valori nominali previsti dalle nuove e vecchie norme parallelamente alla rivalutazione delle percentuali di invalidità in sede di aggravamento con la valutazione anche del danno biologico e morale con la determinazione di una percentuale onnicomprensiva pari al raddoppio della percentuale di invalidità riscontrata in sede di aggravamento fisico;
                –  il patrocinio delle vittime a totale carico dello Stato con pagamento diretto al patrocinatore della singola causa e la soppressione di ogni termine per la costituzione in giudizio della vittima;
                –  il congelamento dei requisiti in vigore al 31 dicembre 2007 per la pensione di anzianità e vecchiaia stabiliti dai singoli enti pensionistici;
                –  la ritrascrizione delle norme riguardanti il collocamento preferenziale e delle borse di studio, riadeguandone importi e procedure, a favore dei familiari degli invalidi e dei caduti,

        impegna il Governo:
            compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, nell’ambito delle proprie prerogative, ad adottare iniziative di natura interpretativa, anche  legislative, volte a recepire tali proposte nel prossimo provvedimento utile al fine di rispettare gli impegni assunti con gli ordini del giorno citati in premessa e quelli con le associazioni delle vittime del terrorismo e delle stragi per dare definitiva soluzione a situazioni decorrenti dal 1961 e definitiva attuazione alla legge 3 agosto 2004 n. 206».

 

(G/2969/5/1ª/Tab.8)

Adamo, Incostante, Bianco, Bastico, Ceccanti, De Sena, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di bilancio per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014, in riferimento allo stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 2012,
        premesso che:
            in relazione alla tabella 8, Ministero dell’interno, lo Stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 2012, pur a fronte di un aumento degli stanziamenti di circa 2 milioni e mezzo di euro (di competenza) prevede significative riduzioni degli stanziamenti in favore delle missioni e dei programmi riconducibili alla competenza di tale dicastero;

            i tagli operati dal Governo alla missione “Ordine pubblico e sicurezza“ ammontano a circa 132,50 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate per il 2011. Di questa riduzione la maggior parte incide sul programma “Pianificazione e coordinamento delle forze di polizia“ che fa registrare una riduzione pari a 100,15 milioni;
            così come il programma “Contrasto al crimine, tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica“ subisce una riduzione di oltre 72 milioni di euro,

        considerato inoltre che:
            il Governo aveva accolto sul medesimo tema l’ordine del giorno G/2465/2/1/Tab.8 (nuovo testo) nel corso dell’esame dell’atto Senato n. 2465 (bilancio 2011) presentato presso la 1ª Commissione Affari costituzionali del Senato senza poi dare seguito alcuno agli impegni assunti in sede parlamentare,
        impegna il Governo:
            a predisporre tutte le misure, anche normative, affinché la sicurezza dei cittadini, bene pubblico fondamentale, sia una delle priorità politiche ed istituzionali, incrementando l’efficacia della gestione dell’ordine pubblico e investendo nei comparti che più strettamente sono legati all’ambito della sicurezza urbana;

            a prevedere risorse aggiuntive destinate alla lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso, anche al fine di mettere gli operatori delle forze dell’ordine nelle condizioni di poter svolgere al meglio i compiti ai quali sono preposti;
            a prevedere altresì risorse aggiuntive destinate alla modernizzazione degli strumenti di lavoro e delle tecniche investigative ed operative».

 

(G/2969/6/1ª/Tab.8)

Adamo, Incostante, Bianco, Bastico, Ceccanti, De Sena, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di bilancio per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014, in riferimento allo stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 2012,
        premesso che:
            in relazione alla tabella 8, Ministero dell’interno, lo Stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 2012, pur a fronte di un aumento degli stanziamenti di circa 2 milioni e mezzo di euro (di competenza) prevede significative riduzioni degli stanziamenti in favore delle missioni e dei programmi riconducibili alla competenza di tale dicastero;

            gli stanziamenti dedicati alla missione “Soccorso civile“ al programma “Prevenzione del rischio e soccorso pubblico“ per il quale gli stanziamenti di competenza per il 2012 ammontano a 1.793 milioni di euro ovvero  276,66 milioni di euro in meno rispetto all’assestamento 2011;
            così come nell’ambito del programma “Prevenzione dal rischio e soccorso pubblico“ si nota una riduzione rispetto al compenso per lavoro straordinario del personale dei Vigili del fuoco,

        impegna il Governo:
            a prevedere risorse aggiuntive destinate al sistema di soccorso pubblico, con particolare riguardo alla sua articolazione sul territorio, nonché ad una maggiore qualificazione del lavoro degli operatori del Corpo dei Vigili del Fuoco».

 

(G/2969/2/7ª/Tab.7)

Possa

Accolto dal Governo come raccomandazione (26 ottobre 2011)

        «La 7ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014,
            riscontrato che nel bilancio di previsione in esame le dotazioni finanziarie del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca fanno capo a sei missioni, suddivise in 20 programmi (come per l’anno scorso) e che due di queste sei missioni sono: la missione “Istruzione universitaria“, suddivisa in tre programmi: Diritto allo studio nell’istruzione universitaria, Istituti di alta cultura, Sistema universitario e formazione post-universitaria; e la missione “Ricerca e innovazione“ suddivisa in tre programmi: “Ricerca per la didattica“, “Ricerca scientifica e tecnologica applicata“, “Ricerca scientifica e tecnologica di base“;

            riscontrato altresì che il finanziamento del sistema universitario, sia dell’attività didattica come dell’attività di ricerca, è collocato nel suddetto programma “Sistema universitario e formazione post-universitaria“;
            avendo rilevato che gli obiettivi di politica della ricerca dell’Unione europea e del nostro Paese, nonché gli aggregati dei sistemi statistici nazionali (ISTAT) e internazionali (OCSE), richiedono una valutazione precisa delle effettive spese pubbliche in ricerca e sviluppo,

        impegna il Governo:
            nel futuro bilancio di previsione per l’anno 2013 a suddividere il suddetto programma “Sistema universitario e formazione post-universitaria“ in due programmi distinti, uno riguardante il finanziamento dell’attività didattica del sistema universitario e l’altro riguardante il finanziamento dell’attività di ricerca del sistema universitario».

 

(G/2969/1/7ª/Tab.13) (nuovo testo)

Marcucci, Rusconi, Ceruti, Vittoria Franco, Mariapia Garavaglia, Procacci, Soliani, Vita, Mercatali, Legnini, Giambrone

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 7ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione per i beni e le attività culturali per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014,
        premesso che:
            anche quest’anno si ripropone in tutta la sua sconfortante attualità il problema dell’ammontare delle risorse destinate alla cultura ed ai beni culturali, nonostante lo stanziamento di 174 milioni di euro per la missione “Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali e paesaggistici“ rispetto alle previsioni assestate 2011, che certo non risolve i problemi derivanti dalle pesanti decurtazioni subite dal settore dei beni culturali nel corso delle ultime manovre finanziarie;

            anche quest’anno viene riproposto un ordine del giorno di analogo tenore a quelli degli scorsi anni che, sebbene accolti dal Governo, sono rimasti lettera morta;

        premesso inoltre che:
            nell’ambito della missione “Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali e paesaggistici“, il programma “Tutela dei beni archeologici“ subisce un decremento di 21,7 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011;

            il programma “Tutela delle belle arti, dell’architettura e dell’arte contemporanea; tutela e valorizzazione del paesaggio“ subisce una riduzione di 8,8 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011;
            il programma “Valorizzazione del patrimonio culturale“ subisce una riduzione di 1,8 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011;
            il programma “Coordinamento ed indirizzo per la salvaguardia del patrimonio culturale“ subisce una riduzione di 13,4 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011;
            nell’ambito della missione “Ricerca e innovazione“, il programma “Ricerca in materia di beni e attività culturali“ subisce un decremento di 35 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011;
            il cedimento di una parte del muro romano di cinta esterno nel sito archeologico di Pompei, avvenuto nelle scorse settimane, che si aggiunge al crollo della Schola Armaturarum dello scorso anno rappresenta, anche dal punto di vista simbolico, il fallimento della politica in materia di tutela dei beni e delle attività culturali portata avanti dal Governo sin dai suoi primi provvedimenti;
            la cultura è considerata da questo Governo, nei fatti e con dichiarazioni esplicite, non come un fattore di crescita civile ed economica, ma come un costo per la collettività, da ridimensionare con progressivi tagli degli stanziamenti e con iniziative volte a snaturare il valore e la finalità del nostro patrimonio culturale;
            in un Paese come l’Italia lo stanziamento previsto dallo stato di previsione in esame per il settore dei beni e delle attività culturali appare davvero irrisorio;
            purtroppo i “tagli“ ai vari settori della vita culturale previsti dalle ultime manovre finanziarie hanno smentito, nei fatti ed in modo inequivocabile, i buoni propositi del Ministro per i beni e le attività culturali che, nonostante le affermazioni a sostegno della cultura, non sono stati in grado di promuovere alcuna seria iniziativa per la tutela del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese,

        impegna il Governo:
            nei limiti delle disponibilità finanziarie, a incrementare ulteriormente ed in modo adeguato gli stanziamenti previsti per la tutela e la valorizzazione dei beni e attività culturali e paesaggistici e del patrimonio culturale, unici al mondo, al fine di scongiurare le conseguenze che le politiche di bilancio di questi anni rischiano di continuare a produrre per l’intero settore, con sicuro detrimento per il livello dell’offerta culturale nazionale, nonché per il settore dei beni archeologici».

 

(G/2969/1/8ª/Tab.10)

Marco Filippi, Donaggio, Magistrelli, Morri, Papania, Ranucci, Sircana, Vimercati

Accolto dal Governo (2 novembre 2011)

        «L’8ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014 (tabella n. 10);
        premesso che:
            nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti, la missione “Diritto alla mobilità“ subisce una serie di tagli in termini di competenza (495,58 milioni di euro complessivi nel solo anno 2012) rispetto alle previsioni assestate 2011, di cui 43,5 milioni al programma “Sviluppo e sicurezza della mobilità stradale“, 13,2 milioni di euro al programma “Sviluppo e sicurezza del trasporto aereo“, 186,5 milioni di euro al programma “Autotrasporto ed intermodalità“, 285 milioni di euro al programma “Sviluppo e sicurezza della mobilità locale“. Solo il programma sviluppo e sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo e per vie d’acqua interne registra un incremento di 31,74 milioni di euro. Osservando la serie storica 2008-2012, la missione in esame passa da una previsione assestata per l’anno finanziario 2008 pari a 3,683 miliardi di euro a 2,76 miliardi di euro per l’anno 2012;

            nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, la missione “Diritto alla mobilità“ subisce un ulteriore drastico taglio. La missione passa da una previsione assestata per l’anno finanziario 2008 di 8,851 miliardi di euro a soli 5,094 miliardi di euro nel 2012. Dato quest’ultimo in netto peggioramento (– 495 milioni di euro) anche rispetto alle previsioni assestate del 2011,

        impegna il Governo:
            a reperire le risorse necessarie per realizzare il rilancio del trasporto pubblico locale e corrispondere alle esigenze ripetutamente manifestate dai cittadini ed in particolare dai pendolari;

            a garantire, altresì, la piena funzionalità e lo sviluppo del settore dei trasporti per via aerea, marittima e terrestre e corrispondere alle esigenze ripetutamente manifestate in particolare dalle imprese e dai cittadini».

 

(G/2969/2/8ª/Tab.10)

Marco Filippi, Donaggio, Magistrelli, Morri, Papania, Ranucci, Sircana, Vimercati

Accolto dal Governo (2 novembre 2011)

        «L’8ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014 (tabella 10),
        premesso che:
            nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e trasporti, lo stanziamento complessivo della missione “Infrastrutture pubbliche e logistica“ registra per l’anno 2012 un incremento di 846 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011. Tuttavia, se si confronta la serie storica dal 2008 al 2011 degli stanziamenti previsti per la missione 14, che costituiscono la parte principale della politica infrastrutturale di competenza dell’8ª Commissione, emerge che le risorse disponibili si sono ridotte drasticamente passando da 4,368 miliardi delle previsioni assestate del 2008 a 3,595 miliardi di euro per il 2012;

            nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, gli stanziamenti della missione “Infrastrutture pubbliche e logistica“, programma “Opere pubbliche e infrastrutture“ registrano un miglioramento rispetto alle previsioni assestate del 2011 (+312 milioni di euro) e, tuttavia, anche in questo caso, il confronto rispetto al 2008 dimostra un percorso inverso. Nell’assestato 2008, lo stanziamento relativo alla missione in esame era di 792 milioni di euro, mentre nel 2012 è pari a 535 milioni di euro,

        impegna il Governo:
            a reperire le risorse necessarie, anche di provenienza comunitaria, da destinare al miglioramento e al potenziamento della dotazione infrastrutturale del Paese in termini di reti e nodi, di plurimodalità e di logistica, e soprattutto di grandi assi di collegamento;

            ad adottare specifici interventi per lo sviluppo sia dei sistemi portuali sia di quelli aeroportuali italiani, che rispetto ai principali sistemi concorrenti in Europa e nel mondo, accusano un forte ritardo competitivo».

 

(G/2969/1/9ª/Tab.12)

Pignedoli, Andria, Antezza, Bertuzzi, Mongiello, Pertoldi, Randazzo

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 9ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014,
        premesso che:
            il disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014 prevede per il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali una spesa complessiva in termini di competenza pari a 1.246,2 milioni di euro. Rispetto all’assestamento 2011 il progetto di bilancio a legislazione vigente per il 2012, sottoposto all’esame parlamentare, registra pertanto una diminuzione degli stanziamenti di 108 milioni di euro, destinati a scendere ulteriormente per gli anni 2013 e 2014;

            la tabella 12 prevede spese di parte corrente pari a 930,2 milioni di euro (971,6 per i1 2011) e spese in conto capitale pari a 316,02 milioni di euro (349,2 milioni di euro nel passato esercizio), in tal modo ulteriormente procedendo verso una composizione della spesa che vede la prevalenza delle prime sugli stanziamenti per investimenti, in una proporzione di 3 a l; tale composizione si è profilata a decorrere dall’esercizio 2009 dopo un biennio nel quale le risorse attribuite alle spese per investimento erano risultate preponderanti. Volendo analizzare l’andamento per il prossimo triennio, le spese in conto capitale si dimezzeranno, mentre quelle correnti rimarranno pressoché stabili;
            appare in piena evidenza che il costo per il mantenimento delle strutture del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è assolutamente preponderante rispetto agli investimenti in conto capitale per il settore; la mancanza di investimenti per generare un circolo virtuoso che permetta di superare la drammatica situazione del comparto dell’agricoltura è particolarmente allarmante, dal momento che il rafforzamento del sistema agroalimentare è fattore fondamentale per la ripresa e lo sviluppo equilibrato di un paese come l’Italia. Esso infatti potrebbe rappresentare un fattore propulsivo per lo sviluppo socio-economico del Paese e dei territori rurali, consolidando l’affermazione di modelli di sviluppo sostenibile, mentre soffre oggi gli effetti della crisi economica internazionale, che va a colpire proprio gli ambiti di eccellenza della produzione agroalimentare;
            le risorse sottratte negli anni al settore agricolo sono quindi andate a gravare quasi interamente sulle politiche per lo sviluppo, traducendosi in ulteriori sofferenze per un comparto già duramente colpito dalla crisi; dunque i tagli non hanno prodotto né potrebbero produrre una maggiore efficienza e virtuosità delle risorse impiegate, non andando mai a colpire le inefficienze del sistema. Basti pensare alle enormi risorse impiegate per sostenere una pletora di enti partecipati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che di fatto servono al mantenimento delle strutture piuttosto che sostenere la ricerca, l’innovazione, il ricambio generazionale, il rinnovamento delle attrezzature agricole, la messa in rete delle informazioni al fine di ridurre gli adempimenti amministrativi degli imprenditori agricoli;
            ad esempio, nel programma “Sviluppo e sostenibilità del settore agricolo, agroindustriale e mezzi tecnici di produzione“, vengono azzerate le risorse da destinare al Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile in agricoltura e nel settore della pesca, sono sottratti oltre 7 milioni destinati a coprire le spese per interventi di recupero di risorse idriche disponibili in aree di crisi e per il miglioramento e la protezione ambientale, e non vengono ripristinate le somme sottratte nel 2011 all’aggregato 7611 relativo alla concessione di contributi alle imprese, mentre sono aumentate di ben 23 milioni le risorse destinate al finanziamento dell’agenzia per lo sviluppo del settore ippico (ASSI), subentrata all’UNIRE. Anche in tale ambito, si dimostra quanto, alle esigenze di mantenimento di strutture burocratiche inefficienti e nella maggioranza dei casi inutili, siano sacrificate le reali esigenze del settore agricolo, che necessiterebbe di investimenti per il ricambio generazionale, l’innovazione e lo stimolo imprenditoriale, piuttosto che di risorse destinate a generare ulteriore inefficienza,

        impegna il Governo:
            a procedere verso una revisione complessiva degli impegni di spesa per il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, così che la spending review produca un effettivo spostamento di risorse dal puro e semplice mantenimento di strutture ministeriali e amministrative connesse, a un serio, profondo e duraturo impegno a sostegno delle politiche per lo sviluppo, l’internazionalizzazione, l’innovazione, il ricambio generazionale, il sostegno dell’imprenditoria agricola femminile, che consentano al mondo agricolo, agroalimentare e della pesca di uscire dalla profonda crisi che lo ha colpito e torni ad essere elemento primo per la crescita economica ed occupazionale del Paese».

 

(G/2969/2/9ª/Tab.12) (nuovo testo)

Pignedoli, Andria, Antezza, Bertuzzi, Mongiello, Pertoldi, Randazzo

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 9ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014,
        premesso che:
            il settore agroalimentare, riflettendo la situazione economica generale italiana, ma a differenza di quanto si sta verificando nelle principali economie dell’Unione europea, non riesce ad uscire dalla fase di crisi che lo ha investito, e che dura da oltre due anni;

            nell’ultimo anno, a fronte di una crescita media nell’Unione europea dei redditi reali per unità di addetto nel settore agricolo del 12,5 per cento (con punte del 32 per cento in Francia, del 23 per cento in Germania e del 7 per cento in Spagna), l’Italia ha invece visto prodursi una contrazione del 3,3 per cento rispetto al 2009, anno in cui lo stesso indice aveva fatto registrare un calo del 25,5 per cento;
            la fase di emergenza dei mercati agricoli e la conseguente diffusa volatilità dei prezzi che ha caratterizzato il settore negli ultimi tre anni continua inesorabilmente a manifestare i propri segnali;
            l’indice dei prezzi agricoli ha ripreso a salire, dopo una fase di forte contrazione del 2009, ma ad un ritmo inferiore se paragonato all’incremento dei costi produttivi aziendali,

        impegna il Governo:
            ad incrementare i fondi nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali destinati alle misure a sostegno dell’aggregazione dell’offerta agricola e dello sviluppo dell’agricoltura contrattualizzata, così da favorire il rafforzamento delle attività e della crescita dimensionale delle organizzazioni di produttori e dell’interprofessionalità, nonché a rifinanziare gli strumenti esistenti nel quadro normativo nazionale a sostegno delle intese di filiera e dei contratti quadro;

            a destinare adeguate risorse per incentivare e sostenere investimenti innovativi a sostegno dello sviluppo e della competitività delle imprese agricole, agroalimentari e della pesca, per favorire la crescita occupazionale e dimensionale e per rafforzare il ruolo delle giovani generazioni;
            ad incrementare i fondi destinati alla difesa del reddito e alla gestione dei rischi di mercato, nonché a favorire l’accesso al credito degli imprenditori agricoli, al fine di contrastare i rischi collegati all’instabilità dei mercati e al fenomeno della volatilità dei prezzi agricoli;
            ad adottare, per il prossimo triennio, un piano di rilancio competitivo per il settore agroalimentare e della pesca, che ne valorizzi le enormi potenzialità produttive e che faccia dell’agricoltura un fattore di opportunità ed un elemento di sviluppo dell’economia rurale e, più in generale, del sistema economico nazionale».

 

(G/2969/3/9ª/Tab.12) (nuovo testo)

Bertuzzi, Pignedoli, Andria, Antezza, Mongiello, Pertoldi, Randazzo

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 9ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014,
        premesso che:
            l’orientamento dell’Unione europea in materia agricola è volto a sostenere e rafforzare il modello basato sulla multifunzionalità, la compatibilità ambientale, la sostenibilità economica e la sicurezza alimentare: un modello culturale prima che tecnico, economico e sociale;

            i fenomeni di esodo e abbandono del settore in vaste aree dell’Unione europea sono, spesso, causa di degrado delle aree rurali e dell’ambiente naturale;
            la PAC prevede da decenni misure specifiche di sostegno volte ad incentivare la costituzione di nuove aziende e l’avvicendamento generazionale a favore dei giovani aspiranti agricoltori;
            la presenza in Italia degli ultra-sessantenni attivi nel settore primario è tra le più alte dell’area europea (oltre il 20 per cento analogamente solo a Portogallo, Romania, Bulgaria);
            muovendo da tali considerazioni nel 2007 è stato istituito un apposito Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile in agricoltura con una dotazione di 50 milioni di euro per il quinquennio 2007-2011;
            tale dotazione rappresentava, nelle intenzioni del legislatore, un primo passo per porre come centrale la questione dell’imprenditorialità giovanile in agricoltura;
            per il 2009 e il 2010, la dotazione del Fondo è stata dimezzata passando dai previsti 10 milioni di euro a 5 milioni di euro per ciascun anno;
            il disegno di legge di bilancio, alla Tabella 12, stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, prevede un azzeramento del suddetto Fondo,

        impegna il Governo:
            a rifinanziare per il prossimo triennio, per un importo adeguato, il Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile in agricoltura e nel settore della pesca al fine di rendere operativo uno strumento fondamentale per il ricambio generazionale del comparto agroalimentare, anche nella consapevolezza dell’esistenza di strumenti finanziari specifici recentemente avviati da ISMEA;

            a porre in essere interventi efficaci che siano finalizzati a favorire sia l’insediamento che la permanenza dei giovani in agricoltura, predisponendo una serie di norme volte ad intervenire a sostegno delle imprese, facilitare 1’accesso al credito e l’acquisto dei terreni, ridurre i costi sostenuti dalle aziende, tutte coerenti rispetto alle linee guida della nuova politica di sviluppo rurale e, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica».

 

(G/2969/4/9ª/Tab.12)

Mongiello, Pignedoli, Andria, Antezza, Bertuzzi, Pertoldi, Randazzo

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 9ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014,
        premesso che:
            i disegni di legge di bilancio e di stabilità non prevedono risorse né misure tali da garantire alle imprese e ai lavoratori del comparto agro-alimentare e della pesca quell’insieme di interventi necessari per il consolidamento e lo sviluppo del settore;

            a causa delle conseguenze della crisi economico-finanziaria, il settore agroalimentare stenta a recuperare quanto perso negli ultimi anni, nel corso dei quali si è registrata una flessione del valore della produzione, ai prezzi di base, di 8,3 punti percentuali, una contrazione della spesa per consumi intermedi di quasi 5 punti percentuali e il drammatico calo dei redditi che è stato, in Italia, del 25 per cento rispetto ad una media dell’Unione europea del 12,5 per cento;
            gli effetti della crisi economica si sono mostrati sul mercato del lavoro con la flessione dell’occupazione cominciata nella seconda metà del 2008 e aggravatasi nel corso degli ultimi anni;
            a tale situazione di crisi, si devono aggiungere le nuove emergenze globali su cui l’agricoltura per la sua natura settoriale ha, ed avrà in futuro, un ruolo determinante come la scarsità di risorse (acqua e cibo), l’emergenza ambientale e, soprattutto, quella di mercato determinata dall’inedita (per intensità e durata) volatilità dei prezzi agricoli,

        considerato che:
            negli ultimi tre anni e mezzo sono venuti a mancare o sono stati scarsamente remunerati in termini di risorse finanziarie una serie d’interventi per il settore che rappresentavano in passato una solida base su cui programmare le attività imprenditoriali e di sviluppo come l’esenzione dell’accisa per il gasolio agricolo utilizzato nelle serre, il credito d’imposta sugli investimenti in agricoltura (comma 1075 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296), il credito d’imposta per l’internazionalizzazione in agricoltura (commi 1088-1089-1090 della legge 27 dicembre 2006, n. 296), il Fondo per le crisi di mercato agricoltura (all’articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296), il Fondo per l’imprenditoria giovanile in agricoltura (articolo l, comma 1068, della legge 27 dicembre 2006, n. 296);

            in tale contesto assumono un’importanza strategica tutte le misure connesse al rilancio degli investimenti, dell’innovazione e della ricerca e le misure per agevolare il ricambio generazionale quale componente avanzata e qualificata nel quadro di una politica agricola nazionale tesa a sviluppare un sistema agroalimentare di qualità capace di competere a livello mondiale,

        impegna il Governo:
            a ripristinare le risorse sottratte nel corso degli ultimi anni destinate a sostenere i progetti di innovazione, di sostegno dello sviluppo e della competitività delle imprese agricole, agroalimentari e della pesca, e le risorse che rendono possibile al mondo agricolo italiano di evolvere verso la crescita dimensionale, favorendo altresì la crescita occupazionale;

            ad adottare un piano di sviluppo che consenta al sistema agricolo di uscire senza ulteriori conseguenze negative dalla fase di crisi e che ponga al centro della strategia risorse finanziarie, misure e interventi connesse al rilancio degli investimenti, dell’innovazione e della ricerca;
            ad adottare con urgenza strumenti e azioni di politica agricola che agevolino i processi di accesso al credito degli investimenti e che consentano agli agricoltori di gestire le crisi di settore e le diffuse emergenze di mercato».

 

(G/2969/5/9ª/Tab.12)

Andria, Pignedoli, Antezza, Bertuzzi, Mongiello, Pertoldi, Randazzo

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 9ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014,
        premesso che:
            negli ultimi cinque anni il settore ittico ha registrato un calo della produttività pari al 41 per cento, una riduzione del fatturato pari al 25 per cento, un crollo dei livelli occupazionali pari a 17.000 posti di lavoro (passando da circa 46.000 a 29.349 addetti), un incremento del 240 per cento dei prezzi del carburante che ha avuto un’incidenza sui costi di produzione fino al 60 per cento per il sistema più colpito, quello della pesca a strascico. Inoltre, l’unico strumento di programmazione di settore, il Programma triennale della pesca e dell’acquacoltura, ha subito un consistente taglio della dotazione di parte corrente;

            il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 9 aprile 2009 (Misure di sostegno in favore delle imprese di pesca marittima) all’articolo l individua una dotazione destinata ad attivare misure in favore delle imprese di pesca marittima, nel rispetto dei vincoli posti dalla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, riguardanti:

                a) misure di sostegno al credito mediante rafforzamento del Fondo di garanzia dei consorzi fidi e strutture finanziarie di settore;

                b) contributo forfettario nella misura di 1.000 euro ad imbarcazione per le spese connesse agli investimenti in materia di sicurezza a bordo di unità da pesca marittima superiori a 15 metri a condizione che venga fornita documentazione comprovante il corretto funzionamento del sistema VMS;
                c) rimborso delle spese sostenute a decorrere dal 1º giugno 2008 relative all’acquisizione di strumentazione ed equipaggiamento di bordo per un importo massimo determinato, in base alla classe espressa in GT;

            ad oggi tale dotazione presenta, a bilancio, un residuo non ancora impegnato,
        impegna il Governo:
            a mantenere nelle disponibilità del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali la quota residuale citata in premessa, con destinazione filiera ittica, prevedendo altresì il rifinanziamento del programma triennale nazionale della pesca e dell’acquacoltura e delle azioni previste dagli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, per garantire assistenza e servizi alle imprese della filiera».

 

(G/2969/6/9ª/Tab.12)

Andria, Pignedoli, Antezza, Bertuzzi, Mongiello, Pertoldi, Randazzo

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 9ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014,
        premesso che:
            negli ultimi cinque anni il settore ittico ha registrato un calo della produttività pari al 41 per cento, una riduzione del fatturato pari al 25 per cento, un crollo dei livelli occupazionali pari a 17.000 posti di lavoro (passando da circa 46.000 a 29.349 addetti), un incremento del 240 per cento dei prezzi del carburante che ha avuto un’incidenza sui costi di produzione fino al 60 per cento per il sistema più colpito, quello della pesca a strascico. Inoltre, l’unico strumento di programmazione di settore, il Programma triennale della pesca e dell’acquacoltura, ha subito un consistente taglio della dotazione di parte corrente;

            oggi le imprese ittiche nazionali si trovano a dover competere in un mercato globalizzato e confrontarsi con altri Paesi più agguerriti. Ridurre le risorse finanziarie destinate all’economia ittica, le indebolisce ulteriormente. Tutta la filiera ittica andrebbe invece rafforzata e valorizzata attraverso interventi volti all’occupazione, alla valorizzazione della piccola pesca che in Mediterraneo rappresenta il 70 per cento della flotta, alla tutela e qualità dei prodotti e delle produzioni, all’internazionalizzazione delle imprese, ad incentivare l’esportazione, a strategie commerciali ed al miglioramento delle reti distributive ed al miglioramento dell’offerta formativa;
            il decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali del 9 aprile 2009 (Misure di sostegno in favore delle imprese di pesca marittima) all’articolo 1 individua una dotazione destinata ad attivare misure in favore delle imprese di pesca marittima, nel rispetto dei vincoli posti dalla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato, riguardanti:

                a) misure di sostegno al credito mediante rafforzamento del Fondo di garanzia dei consorzi fidi e strutture finanziarie di settore;

                b) contributo forfettario nella misura di 1.000 euro ad imbarcazione per le spese connesse agli investimenti in materia di sicurezza a bordo di unità da pesca marittima superiori a 15 metri a condizione che venga fornita documentazione comprovante il corretto funzionamento del sistema VMS;
                c) rimborso delle spese sostenute a decorrere dal 1º giugno 2008 relative all’acquisizione di strumentazione ed equipaggiamento di bordo per un importo massimo determinato, in base alla classe espressa in GT;

            il recupero di risorse già assegnate al settore della pesca ad oggi non utilizzate attraverso un mero cambio di destinazione permetterebbe di avere a disposizione risorse indispensabili per supportare le necessarie azioni per lo sviluppo della filiera ittica a fronte di una riduzione della dotazione della programmazione di settore, negli ultimi 10 anni, pari al 77 per cento,
        impegna il Governo:
            a prevedere che le somme non utilizzate derivanti dall’applicazione dell’articolo 35, comma 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nell’ambito delle disponibilità del Fondo di rotazione di cui all’articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183, nonché le somme non utilizzate derivanti dal completamento delle procedure di spesa relative alle misure di cui al decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 10 giugno 2010, a valere sulle disponibilità di cui al capitolo di spesa 7095 dello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che, per tali importi, non vengono utilizzate per le finalità di cui al citato decreto del 10 giugno 2010, siano destinate al finanziamento delle iniziative di cui agli articoli 16, 17 e 18 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 154, così come disposto dall’articolo 2, comma 5-undecies del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10».

 

(G/2969/1/10ª/Tab.3)

Armato, Bubbico, De Sena, Fioroni, Garraffa, Latorre, Sangalli, Tomaselli

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 10ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di bilancio per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014, in riferimento allo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico,
        premesso che:
            negli ultimi anni l’andamento del settore turistico è stato contraddistinto da una crescente difficoltà, come dimostra il passaggio del nostro Paese dal primo al quinto posto a livello mondiale per ingressi turistici;

            è sempre più urgente una forte iniziativa capace di superare il differenziale competitivo – dovuto anche a cause esterne alle capacità imprenditoriali – rispetto ai Paesi nostri maggiori competitori (Francia e Spagna);
            nel corso degli ultimi anni si registra una significativa perdita di quote di mercato anche per effetto delle accentuate carenze di infrastrutture e servizi di mobilità, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno e nelle isole;
            nel settore del turismo vi sono numerosi punti di sofferenza fra i quali emergono in tutta evidenza quelli relativi alla governance, all’incompleta attuazione della legge sul turismo del 2001 (legge 29 marzo 2011, n. 135), all’insufficienza della promozione turistica, alle difficoltà nella formazione del personale e alla carenza delle strutture;
            la manovra di bilancio in esame non prevede significative misure volte a favorire la ripresa e l’ammodernamento del settore turistico, tra cui il rifinanziamento del Fondo nazionale per il cofinanziamento di interventi regionali,

        impegna il Governo:
            a sostenere il settore turistico con l’introduzione, anche in via sperimentale, dell’aliquota IVA più favorevole vigente negli altri Paesi dell’Unione europea;

            ad adottare iniziative legislative che prevedano, a decorrere dal 1º gennaio 2012, l’applicazione di detrazioni fiscali delle spese sostenute per l’adeguamento statico, impiantistico, energetico e la riqualificazione funzionale delle strutture turistico-ricettive;
            a varare misure, anche in via sperimentale, per ridurre i costi di trasporto, soprattutto per il Mezzogiorno e le isole, a favore di operatori che intercettano domanda estera ed allungano la stagione turistica in misura non inferiore al 10 per cento rispetto alla media del triennio precedente».

 

(G/2969/2/10ª/Tab.3)

Bubbico, Armato, De Sena, Fioroni, Garraffa, Latorre, Sangalli, Tomaselli

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 10ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di bilancio per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014, in riferimento allo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico,
        premesso che:
            il Fondo per il credito all’esportazione ed il sostegno degli investimenti all’estero rappresenta il più importante strumento di sostegno alle esportazioni italiane, a cui viene consentito di offrire agli acquirenti/committenti esteri dilazioni di pagamento a medio/lungo termine a condizioni e tassi di interesse competitivi, in linea con quelli offerti dai concorrenti dei Paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE);

            le risorse messe a disposizione del Fondo non appaiono adeguate a garantire la continuità dell’attività di agevolazione, con il pericolo di pesanti danni per le imprese italiane esportatrici, poste in una posizione insostenibile dal punto di vista competitivo, e quindi a rischio di perdite di ulteriori quote di mercato internazionale proprio nella fase di crisi economica globale e per la bilancia commerciale italiana;
            in una fase come l’attuale, di recessione dell’economia mondiale e di crisi dei mercati finanziari, le piccole e medie imprese reggono faticosamente la sfida competitiva internazionale;
        il rifinanziamento degli strumenti di agevolazione del credito all’esportazione diventa perciò ancora più essenziale, e le risorse destinate a questo scopo andrebbero incrementate e non ridimensionate,

        impegna il Governo:
            ad individuare per gli anni 2012, 2013 e 2014 risorse finanziarie aggiuntive per il Fondo per il credito all’esportazione ed il sostegno degli investimenti all’estero».

 

 

Disegno di legge di stabilità

(G/2968/1/1ª)

Incostante, Adamo, Bianco, Bastico, Ceccanti, De Sena, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2012 in riferimento alle dotazioni del Ministero dell’economia e finanze,
        premesso che:
            l’articolo 51 della Costituzione parla di pari opportunità per gli uomini e per le donne nell’accesso alla vita pubblica, ed è questa la prima ed irriducibile finalità a cui è urgente che l’azione politica dei Governo si conformi;

            la condizione della donna nel nostro Paese attraversa un momento di estrema e particolare difficoltà, sia sul piano dell’occupazione che della gestione della vita quotidiana: fra tutti basti il dato che addirittura il 51 per cento delle donne italiane non ha un lavoro o ha rinunciato a cercarlo;
            sussistono gravi e documentate differenze salariali che penalizzano le donne, come pure numerose ed accertate discriminazioni nell’accesso al lavoro per le giovani donne e di percorso di carriera nelle posizioni apicali;
            questo fenomeno, a nostro avviso del tutto sottovalutato, rischia anche di essere ulteriore elemento di ostacolo allo sviluppo economico del Paese, di portare al collasso il sistema del welfare, di riconsegnare le donne all’antico ruolo di “supplenza“ dello stato sociale, e di confinare l’Italia a fanalino di coda rispetto agli obiettivi europei di Lisbona;
            è altresì allarmante l’attacco alla dignità femminile, che passa da rappresentazioni culturali e da modelli lontani anni luce dalla vita vera delle donne italiane, a partire dal sistema dei media, nonché l’impressionante crescita della violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia;
            a fronte di tutto questo gli interventi pubblici del Governo appaiono del tutto marginali quando non aggravanti;
            un esame del disegno di legge di stabilità per il 2012 rivela come la missione “Diritti sociali, politiche sociali e famiglia“ subisca una riduzione complessiva di 46,3 milioni di euro, di cui 12,3 dal programma “Sostegno alla famiglia“ e 7 milioni sul programma “Promozione e garanzia dei diritti e delle pari opportunità“ (Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità),

        considerato infine che:
            il Governo aveva altresì accolto sul medesimo tema l’ordine del giorno G/2465/2/1/Tab.2 nel corso dell’esame dell’atto Senato n. 2465 (bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2011) presentato presso la 1ª Commissione Affari costituzionali del Senato, senza poi dare seguito alcuno agli impegni assunti in sede parlamentare,
        impegna il Governo:
            a riferire tempestivamente al Parlamento in modo completo e dettagliato sulla finalizzazione del Fondo per le pari opportunità e il coordinamento con le altre azioni di Governo anche valutando l’opportunità di prevedere delle modifiche normative volte a superare il depotenziamento delle politiche per le pari opportunità e del Fondo corrispondente».

 

(G/2968/2/1ª)

Bastico, Bianco, Adamo, Ceccanti, De Sena, Incostante, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per 2012,
        premesso che:
            un esame del disegno di legge di stabilità per il 2012 rivela come la missione “Diritti sociali, politiche sociali e famiglia“ subisca una riduzione complessiva di 46,3 milioni di euro, di cui 12,3 dal programma “Sostegno alla famiglia“,
        impegna il Governo:
            a predisporre con la massima tempestività tutte le modifiche normative possibili, anche nel corso dell’esame della legge di stabilità 2012, al fine prevedere risorse aggiuntive al sostegno delle famiglie».

 

(G/2968/3/1ª)

Bastico, Bianco, Adamo, Ceccanti, De Sena, Incostante, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2012,
        premesso che:
            il comma 19 dell’articolo 4 del disegno di legge di stabilità riducono gli stanziamenti al Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura. Una riduzione gravissima se si considera che complessivamente ammonta a 10 milioni di euro a decorrere dal 2012,
        impegna il Governo:
            a predisporre con la massima tempestività tutte le modifiche normative possibili, anche nel corso dell’esame della legge di stabilità 2012, al fine prevedere risorse aggiuntive destinate alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura».

 

(G/2968/4/1ª)

Bastico, Bianco, Adamo, Ceccanti, De Sena, Incostante, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2012,
        premesso che:
            i commi 17 e 18 dell’articolo 4 della legge di stabilità riducono gli stanziamenti all’Unione italiana ciechi. Una riduzione gravissima se si considera che complessivamente ammonta a 3 milioni di euro a decorrere dal 2012;

            tale taglio incide per due milioni sul contributo compensativo riducendolo cosi a 0,6 milioni di euro, quale stanziamento previsionale per il 2012 ed incide per 1 milione sul contributo annuo, riducendolo a 291,1 milioni di euro,

        impegna il Governo:
            a predisporre con la massima tempestività tutte le modifiche normative possibili, anche nel corso dell’esame del disegno di legge di stabilità per il 2012, al fine prevedere risorse aggiuntive destinate all’Unione italiana ciechi».

 

(G/2968/5/1ª)

Bastico, Bianco, Adamo, Ceccanti, De Sena, Incostante, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2012,
        premesso che:
            un esame del disegno di legge di stabilità per il 2012 rivela come il programma della Presidenza del Consiglio dei ministri destinato agli interventi inerenti al servizio civile subisca una riduzione complessiva di circa 44 milioni di euro,
        impegna il Governo:
            a predisporre con la massima tempestività tutte le modifiche normative possibili, anche nel corso dell’esame della legge di stabilità 2012, al fine prevedere risorse aggiuntive al sostegno del servizio civile».

 

(G/2968/6/1ª)

Bastico, Bianco, Adamo, Ceccanti, De Sena, Incostante, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2012,
        premesso che:
            i comma 10 e 14 dell’articolo 4 del disegno di legge di stabilità riducono gli stanziamenti al personale volontario del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco. Una riduzione gravissima se si considera che complessivamente ammonta a 57,7 milioni di euro per il 2012;

            particolarmente odiosa risulta la disposizione di cui al comma 14 che pone a carico dei Vigili volontari, esentandone l’amministrazione, gli oneri degli accertamenti dell’idoneità psico-fisica ed attitudinale,

        impegna il Governo:
            a predisporre con la massima tempestività tutte le modifiche normative possibili, anche nel corso dell’esame del disegno di legge di stabilità 2012, al fine prevedere risorse aggiuntive al personale volontario del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco tali da non scoraggiare ulteriormente la scelta di offrire come volontari il proprio impegno e il proprio tempo per la sicurezza dei cittadini».

 

(G/2968/1/7ª)

Possa

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 7ª Commissione del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l’anno 2012,
            premesso che per l’anno 2011 era stata autorizzata dalla legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità 2011) la spesa di 100 milioni di euro per finanziare la concessione di un credito d’imposta a favore delle imprese che avessero affidato nell’anno 2011 attività di ricerca e sviluppo a università o enti pubblici di ricerca, credito d’imposta spettante in misura percentuale dei costi sostenuti per tali attività di ricerca e sviluppo, percentuale da stabilire con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca e con il Ministro dello sviluppo economico;

            avendo riscontrato che non risulta nel disegno di legge di stabilità in esame né per l’anno 2012, né per i successivi due anni del triennio, alcun finanziamento per la concessione di un credito d’imposta a favore delle imprese che affidano attività di ricerca e sviluppo a università o enti pubblici di ricerca;
            convinta che l’applicazione di norme di promozione della ricerca industriale come quella sopra richiamata introdotta per l’anno 2011, norme assai efficaci anche per sviluppare un collegamento sinergico tra sistema delle imprese da una parte e università ed enti pubblici di ricerca dall’altra, consegua il massimo effetto positivo quando tali norme diventano stabili nel tempo;
            consapevole della urgente necessità di stimolare il nostro sistema delle imprese ad aumentare l’investimento in ricerca e sviluppo, gravemente carente rispetto a quello dei sistemi industriali degli altri grandi Paesi europei,

        impegna il Governo:
            compatibilmente con le condizioni della finanza pubblica, a continuare anche per l’anno 2012 e gli anni successivi del triennio l’esperimento iniziato nel 2011, finanziando con almeno 100 milioni di euro all’anno la concessione di un credito d’imposta a favore delle imprese che affidano attività di ricerca e sviluppo a università o enti pubblici di ricerca».

 

(G/2968/2/7ª) (nuovo testo)

Pittoni

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 7ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l’anno 2012,
        premesso che:
            le istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), con la legge 21 dicembre 1999, n. 508, hanno intrapreso un radicale processo di riforma che, a tutt’oggi, non è stato ancora completato;

            in assenza di procedure concorsuali per le assunzioni a tempo indeterminato, le istituzioni suddette hanno garantito il funzionamento amministrativo e la copertura delle cattedre in organico con bandi pubblici, sempre più selettivi, secondo disposizioni ministeriali;
            il ricorso sistematico ai contratti a tempo determinato pone il sistema AFAM in una condizione di “precarietà“, poiché il continuo mutamento degli incarichi di docenza, individuati su graduatorie nazionali o su graduatorie d’istituto ricostituite ogni tre anni, mette a dura prova la programmazione pluriennale dei corsi di studio. Allo stesso modo il disagio colpisce il personale tecnico-amministrativo, dove il fenomeno di migrazione verso altre amministrazioni è in aumento. Le difficoltà sono evidenti: il precariato aumenta, per effetto del turn-over, stimato intorno al 20 per cento all’anno;
            l’assunzione a tempo indeterminato del personale summenzionato non costituirebbe un ulteriore aggravio di spesa in quanto sarebbero rispettati i limiti previsti per la determinazione degli organici,

        impegna il Governo, nei limiti delle disponibilità finanziarie:
            a valutare l’opportunità di autorizzare, a decorrere dall’anno accademico 2011-2012, l’assunzione a tempo indeterminato, sulle cattedre vacanti e disponibili, di un contingente non superiore a 1000 unità di docenti inseriti nelle graduatorie nazionali ad esaurimento, nonché del personale docente, con tre anni di servizio, inserito nelle graduatorie d’istituto;

            a consentire altresì alle istituzioni in parola di procedere all’assunzione a tempo indeterminato di personale amministrativo e coadiutore, per un contingente complessivo non superiore a 450 unità, finalizzato alla copertura dei posti vacanti in organico contestualmente alla cessazione dall’incarico di un corrispondente numero di unità di personale assunte in servizio con contratto a tempo determinato».

 

(G/2968/3/7ª) (nuovo testo)

Mariapia Garavaglia, Rusconi, Ceruti, Vittoria Franco, Marcucci, Procacci, Soliani, Vita, Bastico, Mercatali, Legnini, Blazina, Giambrone

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 7ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l’anno 2012,
        premesso che:
            il comma 74 dell’articolo 4 prevede la riduzione a trecento del numero di unità, tra dirigenti scolastici e docenti, dei quali il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca può avvalersi presso i propri uffici per compiti connessi con l’autonomia scolastica, con – come si legge nella relazione al disegno di legge – “conseguente minor fabbisogno di personale supplente“;

            i commi 75 e 76 dell’articolo 4 prevedono che alle istituzioni scolastiche autonome “particolarmente piccole“ non può essere assegnato, in via esclusiva, un posto di direttore dei servizi generali ed amministrativi, prevedendone invece l’assegnazione in comune con altre istituzioni scolastiche e l’innalzamento dei limiti di numero di alunni (da 500 a 600 e da 300 a 400) sotto i quali si provvede alle predette mancate assegnazioni;
            questi nuovi “criteri“ per l’autonomia scolastica appaiono fortemente penalizzanti per le piccole realtà nelle quali, di fatto, verrà a crearsi una situazione di vero e proprio abbandono dell’istituzione scolastica;
            questa manovra di “dimensionamento“ finalizzata al contenimento della spesa rischia di creare pesanti danni non solo dal punto di vista quantitativo, ma soprattutto dal punto di vista qualitativo: già ora, infatti, ci sono migliaia di scuole senza preside affidate ’’in reggenza’’ ai presidi superstiti costretti così a dividere il proprio impegno su almeno due scuole;
            dei 3.138 istituti coinvolti, almeno uno su due perderà il direttore dei servizi generali e amministrativi;
            anche in questa manovra economica il Governo, invece di valorizzare l’istruzione scolastica, continua perseverare in una irrazionale e poco lungimirante politica di tagli che sta mettendo a rischio il funzionamento degli istituti scolastici,

        impegna il Governo:
            a non penalizzare ulteriormente un settore fondamentale per la vita di un Paese quale è quello dell’istruzione scolastica;

            a valutare l’opportunità di individuare iniziative nell’ambito del Fondo istituito ai sensi dell’articolo 4, comma 88, per evitare che questa manovra di “dimensionamento“ dei dirigenti scolastici, finalizzata al contenimento della spesa, rischi di creare disservizi e mal funzionamento degli istituti scolastici interessati, tenendo conto delle importanti realtà presenti nei piccoli paesi».

 

(G/2968/1/8ª) (nuovo testo)

Butti

Accolto dal Governo (2 novembre 2011)

        «L’8ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2012,
        premesso che:
            la legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità 2011), ha previsto l’assegnazione di diritti d’uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda con l’utilizzo della banda 790-862 megahertz e di altre risorse eventualmente disponibili;

            secondo la legge di stabilità per il 2011 i proventi derivanti dalle procedure di assegnazione delle frequenze non sarebbero stati inferiori a 2,4 miliardi di euro; inoltre le eventuali maggiori entrate sarebbero state riassegnate nello stesso anno al Ministero dello sviluppo economico per misure a sostegno del settore, anche come misure compensative alle televisioni locali;
            l’asta della vendita alle compagnie telefoniche delle frequenze attualmente in uso alle televisioni locali si è conclusa con un surplus di circa 1,6 miliardi di euro rispetto alle previsioni iniziali che erano stimate in 2,4 miliardi di euro;
            in data 14 ottobre 2011 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2012); nel provvedimento si destinano le maggiori entrate derivanti dalla gara di assegnazione delle frequenze per il 50 per cento all’ammortamento dei titoli di stato e per il 50 per cento ai vari Ministeri;
            secondo quanto previsto nello specifico dal disegno di legge di stabilità 2012, al Ministero dello sviluppo economico sarebbero destinati 100 milioni di euro per il finanziamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; nessun intervento sarebbe previsto per opere di modernizzazione delle infrastrutture, che costituirebbe un importante stimolo per la ripresa del settore,

        impegna il Governo:
            nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, a valutare l’opportunità di garantire, così come previsto dalla legge di stabilità 2011 (legge 13 dicembre 2010, n. 220), che una parte delle maggiori entrate derivanti dalla gara di assegnazione delle frequenze sia destinata al Ministero dello sviluppo economico per interventi a sostegno del settore delle telecomunicazioni, sia a livello infrastrutturale sia a livello locale, per definire un compenso per la cessione delle risorse frequenziali più congruo agli introiti ottenuti, nonché di risarcire parzialmente le televisioni locali che, a causa dell’esproprio delle frequenze, saranno costrette a cessare l’attività e a rifondere le aziende degli ingenti investimenti effettuati per adeguare gli impianti di trasmissione nelle aree passate al digitale terrestre».

 

(G/2968/5/8ª) (nuovo testo)

Stiffoni, Mura

Accolto dal Governo (2 novembre 2011)

        «L’8ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità 2012,
        premesso che:
            la legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità 2011), ha previsto l’assegnazione di diritti d’uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda con l’utilizzo, fra l’altro, della banda 790-862 MHz;

            la medesima legge ha stimato, al comma 13 dell’articolo 1, proventi derivanti dalle procedure di assegnazione delle frequenze non inferiori a 2.400 milioni di euro, garantendo una percentuale pari al 10 per cento delle risorse, nel limite di 240 milioni di euro, a titolo di indennizzo in favore delle televisioni locali precedentemente assegnatarie di tali frequenze;
            l’articolo 25 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n.  111, intervenendo sul comma 13 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2011, ha previsto che una quota fino al 50 per cento delle eventuali maggiori entrate, fosse riassegnata nello stesso anno al Ministro dello sviluppo economico per misure a sostegno del settore, e che una quota fino al 10 per cento fosse destinata a misure compensative per le televisioni locali, superando quindi il limite di 240 milioni di euro;
            la gara per l’assegnazione delle frequenze si è recentemente conclusa e i proventi sono di circa 4 miliardi di euro, quindi 1,6 miliardi in più della stima iniziale;
            il comma 7 dell’articolo 5 del provvedimento in esame interviene sulla legge di stabilità 2011, prevedendo che le maggiori entrate derivanti dalla gara di assegnazione delle frequenze siano assegnate per il 50 per cento all’ammortamento dei titoli di stato e per il 50 per cento ai vari Ministeri;
            in particolare, al Ministero dello sviluppo economico vengono destinati 100 milioni di euro per il finanziamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, e nessun tipo di intervento è previsto per opere di modernizzazione delle infrastrutture, che porterebbe invece a ritorni rapidi in termini di spinte verso la crescita del Paese;
            in questo particolare e delicato contesto economico, il nostro Paese necessita di politiche volte a potenziare la competitività e l’innovazione, anche attraverso il potenziamento delle infrastrutture tecnologiche affinché le nostre imprese possano contare su telecomunicazioni all’altezza del resto del mondo;
            le previsioni contenute nel provvedimento in esame assegnano alle emittenti locali, come misure di natura compensativa per la liberazione delle frequenze, risorse nel limite di 240 milioni. Tali risorse appaiono totalmente insufficienti per garantire la competitività ed il mantenimento degli attuali livelli di occupazione ad un comparto che ha garantito, con le proprie frequenze, l’incasso di 4 miliari di euro dalle compagnie telefoniche in favore dello Stato,

        impegna il Governo:
            nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, a valutare l’opportunità di garantire che una parte delle maggiori entrate derivanti dalla gara di assegnazione delle frequenze sia destinata al Ministero dello sviluppo economico per interventi a sostegno del settore delle telecomunicazioni, sia a livello infrastrutturale per dare nuovo slancio alle nostre aziende, rendendole competitive a livello internazionale, sia a livello locale, per assicurare alle emittenti televisive locali misure economiche compensative più congrue all’ammontare dell’incasso della gara appena conclusa».

 

(G/2968/1/9ª) (nuovo testo)

Antezza, Pignedoli, Andria, Bertuzzi, Mongiello, Pertoldi, Randazzo

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 9ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2012,
            preso atto delle esigenze delle aziende agricole e zootecniche colpite da eventi calamitosi per le quali il regolamento di applicazione delle risorse dei Fondi comunitari (regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio, del 20 settembre 2005) tramite il PSR e specificatamente al capitolo per le spese ammissibili “ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali“, così come formulato ed applicato non consente di rendicontare, per il relativo intervento contributivo, le spese sostenute per il ripristino urgente delle strutture immediatamente dopo l’alluvione e prima dell’inoltro della domanda ai bandi regionali,
        impegna il Governo:
            ad adottare in tempi brevissimi ogni iniziativa utile che vada incontro alle esigenze delle aziende agricole colpite da calamità naturali, quali ad esempio alluvioni o eventi meteorologici violenti, per i quali vi è stato il relativo riconoscimento dello stato di emergenza».

 

(G/2968/2/9ª) (nuovo testo)

Andria, Pignedoli, Antezza, Bertuzzi, Mongiello, Pertoldi, Randazzo

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 9ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2012,
            tenuto conto che il disegno di legge di stabilità non reca misure di sostegno per il settore agricoltura e che dunque si rende a maggior ragione urgente promuovere azioni tese ad attuare interventi sostitutivi che possano almeno parzialmente compensare il comparto,
        premesso che:
            il 12 ottobre la Commissione europea ha presentato al Parlamento europeo le proposte legislative sulla prossima riforma della politica agricola comune;

            la metodologia utilizzata dalla Commissione europea per la ripartizione dei massimali nazionali destinati al nuovo schema di pagamento diretto, unita alle necessità derivanti da un’Europa allargata a 27 Stati membri, hanno comportato una riduzione delle risorse del primo pilastro;
            il nuovo schema di pagamento unico (composto da una componente di base, da una quota per la tutela ambientale, da un regime per i giovani agricoltori e da uno per le aree svantaggiate), così come proposto nei nuovi regolamenti comunitari, risulta particolarmente penalizzante per l’agricoltura europea e, nello specifico, per quella italiana;
            altri punti di debolezza della proposta della Commissione europea sui pagamenti diretti sono rintracciabili nella definizione di agricoltore attivo, nel regime previsto per i piccoli agricoltori, nel taglio degli aiuti alti (capping) e nell’importante componente di pagamento accoppiata,

        considerato che:
            nell’audizione dello scorso 19 ottobre il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ha condiviso le preoccupazioni espresse dai Senatori sulle tematiche sopra riportate;

            la presentazione delle proposte della Commissione rappresenta il punto d’inizio di un negoziato che impegnerà nei prossimi mesi il Governo su un dossier di importanza vitale per il futuro dell’agricoltura italiana;
            tale negoziato, in virtù della nuova codecisione in materia agricola comune, richiederà una cooperazione attiva con il Parlamento europeo, nonché con tutti i soggetti coinvolti ai vari livelli istituzionali e produttivi,

        impegna il Governo:
            ad una partecipazione attiva e costruttiva in ogni sede rivolta al miglioramento qualitativo delle proposte legislative».

 

(G/2968/1/10ª)

Bugnano

Accolto dal Governo (26 ottobre 2011)

        «La 10ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l’anno 2012, per le parti di competenza,
        premesso che:
            il turismo è un’industria-chiave per l’economia e l’occupazione del nostro Paese. Il turismo rappresenta quasi il 10 per cento dell’economia nazionale (PIL). La rilevanza del comparto si fonda sull’insieme degli asset culturali, storici, naturalistici, enogastronomici e paesaggistici, di tradizione del nostro Paese e delle professionalità associate, elementi unici e che differenziano l’Italia rispetto alle altre principali destinazioni turistiche mondiali, nonché leve per una competizione sostenibile e di successo;

            i dati Eurostat 2009 mostrano che il turismo rappresenta in Europa un settore occupazionale fondamentale, impegnando in media nei Paesi dell’Unione europea il 4,1 per cento della forza lavoro complessiva. Il Paese dove il turismo contribuisce in maggior misura all’occupazione è Malta (8,4 per cento degli occupati), seguita dalla Spagna (7,2 per cento), dalla Grecia (6,9 per cento), da Cipro (6,7 per cento). L’Italia con 1,18 milioni di persone rileva un peso del turismo sull’occupazione complessiva del 5 per cento e si colloca in ottava posizione;
            tuttavia, da anni, il settore del turismo in Italia è caratterizzato da una costante perdita di quote di mercato dovute a due fattori prevalenti: a) la crescita della competizione a livello mondiale ed una tendenza strutturale in atto di spostamento dei flussi turistici verso nuove destinazioni; b) carenze interne in termini di qualità dell’offerta, disorganici interventi di riorganizzazione industriale e regolamentare del settore, limitati o inefficienti investimenti infrastrutturali, divergenze a livello territoriale;
            per incidenza sul PIL del turismo, l’Italia si pone al livello di Francia, Inghilterra e Cina, ma molto sotto la Spagna. Tenuto conto del “patrimonio turistico“ a disposizione, il nostro Paese potrebbe porsi l’obiettivo di raggiungere incidenze del PIL del settore più vicine a quelle di economie a maggiore vocazione turistica;
            come per tutti i settori produttivi, gli obiettivi di sviluppo del turismo possono essere raggiunti solo sulla base di una pianificazione strutturata e strutturale, che consenta all’Italia di tornare leader internazionale per capacità di attrazione turistica. Raggiungere tale obiettivo appare al momento particolarmente difficile, tenuto conto che nel settore del turismo vi sono numerosi punti di sofferenza fra i quali emergono in tutta evidenza quelli relativi alla governance, all’insufficienza della promozione turistica, alle carenze in termini di qualità dell’offerta, alla disorganica regolamentazione del settore, ai limitati o inefficienti investimenti infrastrutturali, alle divergenze a livello territoriale,

        considerato che:
            nella tabella C della legge di stabilità per il 2012, risulta di entità rilevante il taglio riferito alla missione concernente lo sviluppo e competitività del turismo; infatti, l’accantonamento relativo alla legge 11 ottobre 1990, n. 292, recante l’ordinamento dell’ENIT – Agenzia nazionale del turismo (cap. 2194 – Ministero dell’economia e delle finanze), rispetto ai 4,9 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2012-2014, previsti a legislazione vigente, reca un taglio di ben 1,9 milioni di euro per l’anno 2012, prevedendo così risorse per soli 1,6 milioni di euro; per l’anno 2013 reca un taglio di 1,6 milioni di euro, prevedendo così risorse pari a 3,3 milioni di euro, mentre per l’anno 2014, a seguito di un taglio di 1,2 milioni di euro, reca stanziamenti per 3,7 milioni di euro;

            allo stesso modo lo stanziamento di cui all’articolo 2, comma 98, lettera a), del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, riferito al Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo (cap. 2107 del Ministero dell’economia e delle finanze), reca tagli rilevanti per 6,2 milioni di euro nel 2012, per 4 milioni di euro nel 2013 e per di 3,2 milioni di euro nel 2014, recando così stanziamenti per 9,7 milioni di euro nel 2012, 8,4 milioni di euro nel 2013 e 9,2 milioni di euro nel 2014;
            ai citati tagli, si va ad aggiungere il taglio disposto dall’articolo 3 del provvedimento in esame riferito alle riduzioni delle spese rimodulabili del Ministero dell’economia e delle finanze che, in riferimento alla missione “Turismo“, incide in maniera considerevole sullo sviluppo e la competitività del settore, apportando riduzioni per un ammontare pari a 8,3 milioni di euro per l’anno 2012; 5,8 milioni per il 2013 e 4,6 milioni per il 2014,

        valutato che in occasione della 5ª Conferenza nazionale del turismo, svoltasi nel mese di ottobre 2010, era stato annunciato un grande progetto per il rilancio del turismo italiano a cui, di fatto, non è mai stato dato seguito,
        impegna il Governo:
            a sostenere il settore turistico nella difficile fase economica attuale attraverso il reperimento di stanziamenti finalizzati a ripristinare i suddetti tagli per il 2012;

            a promuovere, attraverso un’intesa Stato-regioni, un piano organico di rilancio del settore turistico, che preveda per il futuro l’erogazione di risorse certe;
            ad avviare una seria politica di promozione turistica, tenuto conto che i potenziali fulcri della promozione turistica sono risultati sinora solo parzialmente funzionanti: dai sistemi turistici locali, all’ENIT – Agenzia nazionale del turismo, alla Conferenza nazionale del turismo, all’Osservatorio nazionale del turismo».

 

(G/2968/1/13ª)

Della Seta, Ferrante, De Luca, Di Giovan Paolo, Mazzuconi, Molinari

Accolto dal Governo (2 novembre 2011)

        «La 13ª Commissione permanente, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2012,

        premesso che:
            la messa in sicurezza del nostro territorio rispetto ai rischi di natura idrogeologica rappresenta un interesse prioritario della collettività e un impegno del Governo e delle amministrazioni territoriali non più rinviabile. Le cronache degli ultimi anni dimostrano infatti che la diffusa condizione di dissesto idrogeologico di cui soffre il nostro Paese causa non di rado costi umani elevatissimi nonché danni rilevanti al patrimonio abitativo, alle attività industriali e agricole, alle reti infrastrutturali. La logica, finora prevalsa, dell’intervento a posteriori determina oltretutto un onere assai pesante per il bilancio dello Stato e per l’economia nazionale;

            questa situazione complessiva di colpevole degrado amplifica le conseguenze distruttrici di eventi calamitosi come alluvioni, inondazioni, frane. Limitando lo sguardo agli ultimi dieci anni, si contano – secondo dati elaborati dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT) (oggi Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale-ISPRA) – più di 300 vittime e oltre 8 miliardi di euro di danni. Ultimo anello di questa drammatica catena, è il bilancio, ancora provvisorio, delle violente piogge abbattutesi su Liguria e Toscana nei giorni 25 e 26 ottobre 2011. Le zone più colpite sono quelle nel Levante ligure, in provincia di La Spezia, dove sono morte quattro persone, e della Lunigiana, dove una donna ha perduto la vita. Questa ennesima alluvione ha causato ingentissimi danni e ha portato alla chiusura per alcune ore  dell’autostrada A12 e della ferrovia tirrenica;
            il fabbisogno stimato dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per la messa in sicurezza complessiva del territorio italiano dal rischio idrogeologico ammonta a 44 miliardi di euro: 27 per il Centro-Nord, 13 per il Sud e 4 per il territorio costiero;
            in questi ultimi anni le risorse iscritte a bilancio per sostenere questa grande opera di difesa del suolo sono  state del tutto insufficienti rispetto al fabbisogno e in molti casi risultano gravemente inadeguate anche a fronteggiare l’emergenza;
            il disegno di legge di stabilità per il 2012 ha destinato per il programma “Tutela e conservazione del territorio e delle risorse idriche, trattamento e smaltimento rifiuti e bonifiche“ 161,6 milioni di euro, con una riduzione rispetto al 2011 di 169,5 milioni di euro pari al 51,2 per cento; in particolare, per gli interventi per la tutela del rischio idrogeologico e relative misure di salvaguardia sono stati stanziati solo 31,3 milioni di euro;
            l’articolo 2, comma 240, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria per il 2010) aveva destinato un miliardo di euro, successivamente ridotti a 900 milioni di euro per effetto dell’articolo 17, comma 2-bis, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195 convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, alla realizzazione di piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più alto rischio idrogeologico. La stessa disposizione ha altresì individuato, quale strumento privilegiato per l’utilizzo delle risorse, l’accordo di programma da sottoscrivere con le regioni interessate;
            si sottolinea che la dotazione di 900 milioni è divenuta poi pari a 800 milioni di euro in virtù di un’ulteriore riduzione imposta dal decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10;
            per le finalità di cui al citato articolo 2, comma 240, era stato istituito, dalla legge finanziaria 2010 (legge 23 dicembre 2009, n. 191), l’apposito capitolo di spesa  8531. Nello stato di previsione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al capitolo di spesa 8531 sono presenti però appena 31,3 milioni di euro,

        impegna il Governo:
            a favorire un rapido e pieno utilizzo delle risorse assegnate dal citato articolo 2, comma 240, della legge finanziaria 2010;

            a rendere immediatamente operativi i piani straordinari di emergenza e i piani stralcio di distretto  per la tutela dal rischio idrogeologico, ai sensi dell’articolo 67 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (cosiddetto “codice ambientale“), garantendo  modalità di gestione degli interventi pubblici – sia per quanto riguarda la programmazione, sia per quanto riguarda l’emergenza – chiare, stabili ed efficaci, anche per evitare di ricorrere a gestioni commissariali che si sottraggono alla necessaria pianificazione concordata e gestiscono fondi fuori bilancio».

 

(G/2968/2/13ª)

Della Seta, Ferrante, De Luca, Di Giovan Paolo, Mazzuconi, Molinari

Accolto dal Governo (2 novembre 2011)

        «La 13ª Commissione permanente, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2012,

        premesso che:
            nel disegno di legge di stabilità attualmente in esame i fondi a disposizione del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare passano da 753,8 milioni di euro, stanziati lo scorso anno, agli attuali 549,4 milioni, con un taglio di circa 204 milioni di euro pari al 27,1 per cento;

            per far fronte a questo ennesimo taglio, subito dopo l’approvazione del disegno di legge in esame da parte del Consiglio dei ministri, era stato annunciato che sarebbero stati assegnati al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 300 milioni di euro immediatamente spendibili, di cui 150 milioni provenienti dei fondi della banda larga e 150 milioni provenienti dalla quota nazionale dei fondi di servizio. Inoltre sarebbero stati stanziati anche 500 milioni di euro, distribuiti su più annualità, provenienti dai fondi per le aree sottutilizzate (FAS) per la prevenzione del dissesto idrogeologico;
            dall’esame del disegno di legge in esame non risulta alcuna traccia né dei 150 milioni provenienti dalla quota nazionale dei fondi di servizio, né della quota annua dei 500 milioni di euro provenienti dai fondi FAS per la prevenzione del dissesto idrogeologico. Per quanto riguarda i 150 milioni di euro provenienti dai fondi della banda larga,  dall’articolo 5, comma 7, del suddetto disegno di legge, sembra evincersi che essi si siano ridotti a 100 milioni;
            è del tutto evidente che si tratta di una scelta grave, che rischia di compromettere la possibilità di perseguire politiche ambientali pubbliche minimamente efficaci,

        impegna il Governo:
            a garantire, come preannunciato, l’allocazione in capo al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di un ammontare di risorse comprensivo di 150 milioni di euro provenienti dalla quota nazionale dei fondi di servizio e di 500 milioni di euro, distribuiti su più annualità, provenienti dai fondi FAS per la prevenzione del dissesto idrogeologico, nonché a riportare a 150 milioni di euro l’ammontare delle risorse provenienti dai fondi della banda larga assegnato al medesimo Ministero».

 

(G/2968/3/13ª)

Di Nardo, Pardi, Belisario

Accolto dal Governo (2 novembre 2011)

        «La 13ª Commissione permanente, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2012,

        premesso che:
            la rilevanza non solo ambientale, ma anche economica e sociale del governo del territorio - con particolare riferimento alla difesa del suolo e alla prevenzione del rischio sismico e idrogeologico - continua ad essere trascurata fino al momento in cui gravi eventi franosi, sismici o alluvionali, determinano improvvise situazioni emergenziali con la conseguente necessità di reperire ingenti risorse per il ristoro dei danni a persone e beni;

            sono innumerevoli gli studi e le analisi che hanno individuato i punti di vulnerabilità del territorio nazionale, come pure le azioni che, a partire dalla ordinaria manutenzione fino alla pianificazione delle priorità e alla revisione della normativa vigente, sarebbe indifferibile finanziare adeguatamente e coordinare al fine di evitare il puntuale ripetersi delle emergenze che si ripropongono anche in questi giorni. Altrettanto numerose sono le analisi che documentano come i costi post-emergenziali siano infinitamente superiori ai costi della prevenzione e della ordinaria buona amministrazione necessaria per la messa in sicurezza del paese, a cominciare evidentemente dalle ben note situazioni di maggior rischio;
            la frammentazione delle competenze e l’assenza di coordinamento rendono scarsamente efficaci anche gli interventi finanziati con le poche risorse finora messe a disposizione, come ampiamente documentato, fra l’altro, dalla mozione 1-00335 presentata il 2 novembre 2010 dal Gruppo Italia dei Valori del Senato, la quale ha rilevato altresì una mancata informazione circa lo stato di avanzamento dei piani e degli interventi già programmati;
            il disegno di legge di stabilità per il 2012 continua a sottovalutare l’importanza strutturale di una seria e coordinata azione di difesa del suolo e dell’ambiente. Con riferimento al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare si procede alle riduzioni lineari delle somme accantonate e rese indisponibili, nell’ambito delle spese modulabili, ai sensi del comma 3 dell’articolo 10 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. All’articolo 4, comma 47, è abrogato l’articolo 5, comma 1-bis, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, relativo al ripristino di infrastrutture colpite dagli eventi calamitosi in Basilicata nel periodo febbraio-marzo 2011. Si segnala inoltre che il disegno di legge apporta una modifica alla destinazione dei proventi delle aste delle frequenze rispetto a quanto stabilito dalla legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità per il 2011) prevedendo che le maggiori entrate saranno destinate anche al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nel limite di 100 milioni per interventi in materia di difesa del suolo ed altri non precisati interventi urgenti. Somma ampiamente insufficiente rispetto alle esigenze dell’assetto idrogeologico nazionale. In tabella B, si evidenzia parallelamente un taglio agli accantonamenti riguardanti anche la difesa del suolo, come effetto della manovra estiva (decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148),

        impegna il Governo:
            ad assumere come prioritaria e condivisa politica nazionale il finanziamento, il monitoraggio, il coordinamento e la verifica puntuale degli interventi già pianificati di messa in sicurezza del territorio nazionale, individuando per il futuro risorse pluriennali certe e costanti, in modo da abbandonare il prevalente modello di spesa post-emergenziale a favore di una capillare azione di prevenzione e di controllo ordinario, favorendo altresì il pieno impiego delle risorse già assegnate e informando il Parlamento sull’utilizzo delle stesse;

            a ripristinare le somme finalizzate al ristoro dei danni causati da eventi calamitosi, con particolare riferimento alla regione Basilicata».

 

(G/2968/4/13ª)

Di Nardo, De Toni

Accolto dal Governo (2 novembre 2011)

        «La 13ª Commissione permanente, in sede di esame del disegno di legge di stabilità per il 2012,

        premesso che:
            nella tabella C del disegno di legge di stabilità vengono quantificate le dotazioni finanziarie, da iscrivere nel bilancio 2012, per il triennio 2012-2014, delle leggi di spesa permanente la cui quantificazione annua è demandata direttamente alla legge di stabilità;

            le maggiori voci iscritte nella predetta tabella C subiscono rilevanti tagli a seguito di quanto disposto dalla presente legge di stabilità;
            risulta azzerato il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, istituito dall’articolo 11 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, che costituisce il principale strumento previsto dalla normativa nazionale in materia di agevolazioni alle locazioni. Obiettivi del Fondo sono la concessione, ai conduttori aventi i requisiti minimi richiesti, di contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione nonché il sostegno delle iniziative intraprese dai comuni tese a favorire la mobilità nel settore della locazione attraverso il reperimento di alloggi da concedere in locazione per periodi determinati. Nel 2008 il Fondo aveva ricevuto risorse per 205,6 milioni di euro. Nel biennio successivo gli stanziamenti erano stati ridotti a 161,8 milioni nel 2009 e a 143,8 milioni nel 2010, con la legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità per il 2011), il Fondo è stato praticamente azzerato, con la riduzione delle risorse disponibili a 32,5 milioni di euro;
            con il taglio recato dal provvedimento in esame, il Fondo risulta privo di risorse, mentre alla luce dell’importanza dello strumento la dotazione del Fondo dovrebbe essere integrata ogni anno dalla legge di stabilità, considerato che l’elevato numero di famiglie che riscontrano un’alta incidenza dell’affitto sul reddito conferma il dato che il costo della casa in affitto, in un momento di crisi come quello attuale, rappresenta da tempo una vera e propria emergenza sociale;
            se da una parte è evidente quanto poco possa incidere il contributo affitto sul quadro generale del disagio abitativo e sui problemi derivanti dal caro affitti, che non possono essere affrontati esclusivamente con questo strumento, dall’altra, il cosiddetto “Fondo contributo affitto“ è senza dubbio uno strumento che non può venire meno in un momento come quello attuale, in cui le famiglie mensilmente affrontano la seria difficoltà di pagare l’affitto e, in tanti casi, hanno stipulato o rinnovato il contratto proprio contando su tale aiuto;
            la situazione è particolarmente pesante nelle aree metropolitane, dove le domande di contributo sono andate progressivamente aumentando nel tempo parallelamente alla diminuzione del grado di copertura del contributo. A ciò occorre aggiungere l’enorme ritardo che si accumula tra lo stanziamento nazionale, previsto annualmente nella legge di stabilità, e la effettiva erogazione del contributo,

        impegna il Governo:
            a reperire le risorse indispensabili, da destinare alle politiche abitative, con particolare riguardo al Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, al fine di far fronte in modo adeguato alle problematiche legate all’edilizia residenziale, facilitare l’accesso alla casa per i cittadini economicamente più deboli e sostenere le famiglie che attualmente si avvalgono di tale strumento».

 

 

 

ORDINI DEL GIORNO NON ACCOLTI DAL GOVERNO
O RITIRATI DAI PRESENTATORI O RESPINTI
DALLE COMMISSIONI

 

 

Disegno di legge di bilancio

(G/2969/2/1ª/Tab.8)

Pardi, Adamo, Bastico, Bianco, Ceccanti, Mauro Maria Marino, Sanna, Vitali

Respinto dalla Commissione (26 ottobre 2011)

        «La 1ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge di bilancio per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014, in riferimento allo stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno 2012,
            premesso che nell’ambito della missione “Ordine pubblico e sicurezza“, il programma “Contrasto al crimine, tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica“ registra una decurtazione di 73 milioni di euro e che, all’interno di tale missione, spicca il taglio di 106 milioni di euro al programma “Stipendi e retribuzioni al personale della Polizia di Stato“, nonché 100 milioni di euro al programma “Pianificazione e coordinamento forze di polizia“;

            considerato che emerge, in tutta la sua evidenza, la perdurante discrepanza tra le annunciate politiche governative volte al contrasto alla criminalità ed i concreti finanziamenti connessi alle risorse economico-strumentali a concreta disposizione delle Forze di polizia;

            ribadita la necessità almeno di riequilibrare le risorse necessarie alla gestione del comparto sicurezza, con particolare riferimento all’incremento delle risorse umane e strumentali, anche valorizzando e potenziando quelle esistenti;
            valutata, infine, l’opportunità di incrementare le somme per la pianificazione e il coordinamento delle Forze di polizia, per le spese riservate alla Direzione investigativa antimafia, per i programmi di protezione dei collaboratori di giustizia per il contrasto al crimine, per la tutela dell’ordine e della sicurezza nonché per gli stipendi e le retribuzioni del personale della Polizia di Stato,
        impegna il Governo:
            a predisporre misure volte ad assicurare maggiore efficacia delle Forze dell’ordine, assicurando le risorse necessarie per migliorare la capacità operativa e le tecniche di contrasto alla illegalità».

 

(G/2969/1/2ª/Tab.5)

Della Monica, Li Gotti, D’Alia, Carofiglio, Casson, Chiurazzi, D’Ambrosio, Galperti, Maritati, Perduca

Non accolto dal Governo. Respinto dalla Commissione (2 novembre 2011)

        «La 2ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame dello stato di previsione del Ministero della giustizia per l’anno 2012 e per il triennio 2011-2013,
        considerato che:
        in via generale:
            il bilancio di previsione e la tabella n. 3 non consente ancora al Parlamento di svolgere adeguatamente un approfondito esame e una corretta valutazione degli obiettivi correlati a tutte le missioni e i programmi del bilancio dello Stato, dei relativi indicatori di performance e degli analoghi indicatori previsti per il raggiungimento dei risultati. Le informazioni fornite nei suddetti documenti non sono dettagliate e in alcuni casi del tutto assenti e ciò in palese contrasto con quanto espressamente previsto dalla legge di contabilità;

            l’articolo 01 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, relativo alla revisione integrale della spesa pubblica (spending review), non ha trovato applicazione concreta nel disegno di legge di bilancio né nella tabella  3, e ciò a significare che il Governo non sembra credere alle potenzialità insite nell’attuazione di tale disposizione. Le misure di attuazione della revisione integrale della spesa pubblica e di ristrutturazione della pubblica amministrazione necessarie per ridurre costantemente la spesa corrente primaria, con relativa indicazione di precisi e predefiniti obiettivi annuali di riduzione, e di concorrere alla creazione di un significativo avanzo primario, pertanto, sono state rinviate al futuro. Analogamente, non si riscontrano tracce di un piano industriale della pubblica amministrazione che prefiguri una situazione di maggiore efficienza e risparmio di risorse da parte della pubblica amministrazione;

        nel merito:
            i tagli compiuti dal citato decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, che si aggiungono a quelli operati con il decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, hanno già colpito indiscriminatamente tutti i Ministeri. Particolarmente gravi appaiono quelli relativi al Ministero della giustizia, perché operanti su una spesa complessiva già fortemente ridotta dalla manovra economica del dicembre 2010. Le riduzioni sono significative, e suscettibili di determinare un ulteriore forte decremento dello standard qualitativo dell’amministrazione della giustizia, rischiando di provocarne addirittura la paralisi;

            con l’articolo 3 dei disegno di legge di stabilità sono proposte le riduzioni alle voci di spesa delle Amministrazioni centrali dello Stato, quantificate con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 28 settembre 2011, adottato ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del citato decreto-legge n. 138 del 2011 ai fini del conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica;
            per quanto riguarda l’amministrazione della giustizia si evidenziano rilevantissime riduzioni delle dotazioni finanziarie rimodulabili pari a 273.280.000 di euro per l’anno 2012, 105.571.000 per l’anno 2013 e 132.105.000 per il 2014. Tali variazioni implicano una riduzione percentuale rispetto agli stanziamenti di bilancio a legislazione vigente del 27 per cento nel 2012, del 10 per cento nel 2013 e del 13 per cento nel 2014. Nell’ambito della missione “Giustizia“, che subisce le decurtazioni di spesa più consistenti, si registrano, pertanto, decurtazioni per un totale di 271.810 milioni di euro per l’anno 2012, 100.892 per l’anno 2013 e 131.221 per l’anno 2014. In particolare i programmi più colpiti risultano essere “Giustizia civile e penale“ e “Amministrazione penitenziaria“, che nel 2012 subiscono una riduzione percentuale rispetto agli stanziamenti di bilancio di oltre il 26 per cento,

        rilevato che:
            nel disegno di legge di bilancio per quanto concerne gli stanziamenti che insistono anche sullo stato di previsione del Ministero della giustizia (tabella n. 5), non sono presenti interventi volti a colmare le carenze strutturali e di risorse umane del settore, ove si consideri che a tale missione sono ricondotti quattro “programmi“ cruciali per la funzionalità della giustizia – e quindi anche per la sicurezza e la tutela dei diritti dei cittadini – come quelli dell’amministrazione penitenziaria, della giustizia civile e penale, della giustizia minorile e dell’edilizia giudiziaria, penitenziaria e minorile;

            con riferimento allo stato di previsione del Ministero della giustizia occorre segnalare riduzioni significative al programma “Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi“ all’interno della missione “Fondi da ripartire“ per un totale di 180.775.160 di euro;
            per quanto riguarda in particolare lo stanziamento complessivo per il programma “Amministrazione penitenziaria“ è stato ridotto rispetto al 2008. Nell’ambito di tale riduzione operata si evidenzia, in stridente dissonanza con la disperata situazione delle nostre carceri, in particolare quella, relativa allo stanziamento per il mantenimento, l’assistenza e la rieducazione dei detenuti; attività che, invece, sarebbe necessario rafforzare e promuovere, in quanto particolarmente rilevante ai fini della efficacia special-preventiva della pena e quindi della riduzione delle probabilità di recidiva;
            la riduzione delle risorse stanziate in questi anni per il Ministero della giustizia non solo non consentirà di affrontare l’emergenza che caratterizza la situazione attuale del sistema penitenziario, ma aggraverà ulteriormente la condizione di sovraffollamento, disfunzionalità e disagio che si riscontra in molte delle carceri italiane, che ospitano un numero di persone di molto eccedente rispetto alla capienza regolamentare, con gravi rischi per l’incolumità e la sicurezza dei detenuti e degli stessi agenti di polizia penitenziaria che vi prestano servizio e che sono spesso chiamati a sedare manifestazioni di protesta suscettibili di degenerare in gravi episodi di violenza;
            anche le dotazioni del programma “Giustizia minorile“ hanno patito nel corso della legislatura in corso di significative riduzioni, che rischiano di paralizzare una funzione – quale quella appunto della tutela giurisdizionale dei minori – essenziale in una società democratica che voglia promuovere l’infanzia e l’adolescenza come valori prioritari. Va infine sottolineata l’assenza di qualsiasi fondo per gli interventi da attuarsi nei confronti dei minori tossicodipendenti, tossicofili, portatori di patologie psichiche già azzerati dalla precedente finanziaria;
            per quanto riguarda lo stanziamento disposto all’articolo 135, comma 4, del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, finalizzato al finanziamento dei programmi per fa prevenzione e la cura dell’AIDS e al recupero e reinserimento dei detenuti tossicodipendenti, di cui alla tabella C del presente disegno di legge di stabilità per il 2012, alla missione “Giustizia“, programma “Amministrazione penitenziaria“, si evince una rilevante e preoccupante decurtazione di 2,4 milioni di euro per l’anno 2012. Pertanto, rispetto ad un ammontare – a legislazione vigente – di 4,4 milioni di euro per il 2012, a seguito del presente taglio, le risorse si attesteranno per il medesimo anno 2012, a soli 2 milioni di euro,

        rilevato inoltre che:
            il comma 51 dell’articolo 4 del disegno di legge di stabilità riduce il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno, derivante da mancato recepimento nell’ordinamento dello Stato di direttive o altri provvedimenti obbligatori comunitari, a cinque anni ed anticipa l’inizio della sua decorrenza; sul punto, peraltro, la consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia europea e, soprattutto, le più recenti decisioni della Corte di cassazione hanno sancito che tali diritti soggiacciono alla prescrizione ordinaria decennale (ai sensi dell’articolo 2946 del codice civile) ed essa non inizia a decorrere sino a quando permane l’inadempimento dello Stato nei confronti dei titolari dei diritti comunitari lesi, in quanto tale condotta cagiona la permanenza dell’obbligo risarcitorio;

        tale disposizione, ove venisse approvata, violerebbe i princìpi costituzionali porrebbe lo Stato in posizione di contrasto con i trattati comunitari e le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea, sulla mancata o ritardata attuazione degli impegni comunitari;

        considerato inoltre che:
            ai proclami dei Governo in tema di lotta al crimine organizzato hanno fanno riscontro una serie di tagli indiscriminati che hanno colpito le forze dell’ordine e gravemente compromesso la funzionalità dell’attività di contrasto al crimine, dando agli operatori di Polizia una sensazione di isolamento mai avuta prima, come dimostrano le sempre più frequenti proteste di piazza;

            il disegno di legge di stabilità non prevede misure specifiche per l’ordine pubblico. Manca una proposta, seppure parziale, che faccia intravedere ai cittadini così come alle forze dell’ordine e a tutti gli operatori del comparto sicurezza che il Governo ha un concreto indirizzo politico per il miglioramento della sicurezza pubblica nel nostro Paese;
            in controtendenza con questa esigenza, nell’ambito della legge di bilancio, i tagli operati dal Governo alla missione “Ordine pubblico e sicurezza“ ammontano a circa 132 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate per il 2011. Questa ulteriore riduzione delle risorse si va ad aggiungere ai tagli di circa 147 milioni di euro operati dalla legge di bilancio per il 2011 e di 398 milioni di euro operati dalla legge di bilancio per il 2010, confermando un trend avviato sin dall’inizio della legislatura, che non consente alle forze dell’ordine di svolgere i normali compiti di ordine pubblico;
            la riduzione delle risorse colpisce pesantemente il programma “Contrasto al crimine, tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica“ (tabella 8) che subisce tagli per circa 73 milioni di euro, mentre per il programma “Servizio permanente dell’Arma dei Carabinieri per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica“ l’aumento degli stanziamenti di 40 milioni di euro non è certamente sufficiente a ripristinare le risorse pesantemente diminuite con la legge di bilancio per il 2011 (legge 13 dicembre 2010, n. 211) che impose una riduzione pari a 124,88 milioni di euro, circa 40 per cento in meno rispetto alle previsioni assestate per l’anno finanziario 2010;
            tra le strutture maggiormente penalizzate in termini di risorse umane e professionali figura la Direzione investigativa antimafia creata con il decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 435, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410, creata al fine di allineare il sistema di contrasto italiano a modelli organizzativi già efficacemente collaudati in altri Paesi, dotando il nostro Paese di un organismo omologo a strutture investigative, quali il Federal Bureau of Investigation (FBI) e il Bundeskriminalamt (BRA), con una forte vocazione al contrasto del crimine organizzato;
            dalla data della sua creazione si è assistito ad una costante riduzione dei fondi passati dai 28 milioni di euro nel 2001 agli attuali 15 milioni di euro nel corrente anno, di cui 5 accordati in un secondo momento, ed attinti dal fondo “spese impreviste“, non sufficienti neanche a pagare le spese correnti ed i contratti in corso, stimati in 9 milioni di euro; in questo contesto il disegno di legge di stabilità, all’articolo 4 comma 21 dispone la soppressione del trattamento economico accessorio per il personale della Direzione investigativa antimafia (DIA) mortificandone la specializzazione conseguita in questi anni di lotta alla mafia;
            tali drastiche riduzioni operate nel corso della legislatura appaiono sconcertanti: esse non solo rendono già oggi più difficile il lavoro quotidiano del personale e peggiorano il complessivo stato delle strutture, ma sono suscettibili di pregiudicare fortemente le attività di contrasto alla criminalità (in particolare organizzata) e di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblici impedendo il celere ed effettivo accertamento dei reati e l’identificazione dei colpevoli, nonché la prevenzione dei delitti, in palese contraddizione con quanto promesso dalla maggioranza in campagna elettorale, nonché con quanto asserito dagli esponenti del Governo e della stessa maggioranza non solo in sede parlamentare o in contesti istituzionali, ma anche nell’ambito di dichiarazioni rese alla stampa;
            tali interventi in aggiunta alle forti riduzioni di spesa previste per il Ministero della giustizia ostacoleranno in misura significativa la piena attuazione delle politiche per la sicurezza e il contrasto alla criminalità, impedendo il celere ed effettivo accertamento dei reati e l’identificazione dei colpevoli, nonché la prevenzione dei delitti, in palese contraddizione con quanto asserito dagli esponenti del Governo e della stessa maggioranza non solo in sede parlamentare o in contesti istituzionali, ma anche nell’ambito di dichiarazioni rese alla stampa;
            sempre per la piena attuazione delle politiche per la sicurezza ed il contrasto alla criminalità è necessario dare finalmente seguito alla istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA di cui alla legge 30 giugno 2009, n. 85, di adesione al trattato di Prum, trattandosi di strumenti attesi dagli operatori e utilissimi al fine di assicurare maggiore efficacia ed incisività alle indagini – ma ancora non attivi – a distanza di oltre due anni dalla approvazione della legge, nella perdurante attesa dei modesti finanziamenti necessari per garantire la funzionalità dei laboratori,

        rilevato inoltre che:
            a compensazione dei drastici tagli subiti dal comparto giustizia negli ultimi tre anni si sarebbe dovuto procedere, come promesso dal Governo in più sedi, all’incremento e alla finalizzazione delle risorse che confluiscono nel Fondo unico giustizia (FUG) per assicurare il funzionamento e il potenziamento degli uffici giudiziari. Al contrario, non solo mancano tali previsioni, ma le “fantomatiche“ risorse del FUG, quantificate nelle dichiarazioni dei Ministri al momento della sua istituzione in oltre un miliardo di euro, non sono ancora a disposizione;

            il Governo, infatti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 aprile 2010, con un provvedimento varato, quindi, ben due anni dopo l’istituzione del FUG, sulla base delle entrate affluite nell’esercizio 2009, ha determinato in 158 milioni di euro (ovvero il 25 per cento dei circa 632 disponibili) la quota delle risorse del FUG da ripartire ai Ministeri. Nel frattempo, un decreto interministeriale ha già provveduto alla ripartizione dei 158 milioni di euro disponibili. Avendo il Ministero dell’economia e delle finanze, per il 2009, rinunciato alla sua quota, 79 milioni di euro sono stati assegnati al Ministero della giustizia ed altrettanti risultano assegnati al Ministero dell’interno;
            del miliardo di euro di cui parlarono i Ministri al momento della sua istituzione restano, quindi, soli 158 milioni di euro (precisamente solo 79 per ciascuno dei due Ministeri – della giustizia e dell’interno), di cui però non c’è ancora disponibilità;
            tali disposizioni rischiano di aggravare ulteriormente la disfunzionalità che già oggi caratterizza i sistemi giudiziario e penitenziario e in generale l’amministrazione della giustizia nel nostro Paese;
            il buon funzionamento del sistema giudiziario, – oltre all’efficienza dell’azione delle forze dell’ordine cui vanno assicurati i mezzi indispensabili per il loro operato – è la risposta primaria alla domanda di giustizia e sicurezza dei cittadini e costituisce indispensabile condizione di promozione e garanzia del funzionamento del sistema economico e sociale nel suo complesso. L’efficienza del sistema giudiziario rappresenta una condizione essenziale per la promozione dello sviluppo economico del Paese, favorendone la competitività e l’attitudine ad attrarre investimenti internazionali, anche in virtù di procedure giurisdizionali capaci di garantire adeguatamente l’attuazione delle obbligazioni contrattuali;
            valutata l’estrema necessità di reperire necessarie risorse finanziarie per salvaguardare i livelli retribuitivi degli operatori della giustizia e del settore carcerario, nonché per l’edilizia penitenziaria prevedendo, nel rispetto della normativa vigente, la realizzazione di nuove strutture solo ove necessario e, con priorità, l’ampliamento e l’ammodernamento di quelle esistenti che siano adattabili, assicurando anche l’attuazione dei piani e dei programmi a tal fine previsti da precedenti leggi finanziarie, in luogo del ricorso a procedure straordinarie in deroga alla normativa sugli appalti di lavori pubblici;
            valutata la necessità di riequilibrare le risorse necessarie alla gestione del settore della giustizia, considerato che la giustizia versa in condizioni di emergenza e tale situazione condiziona lo sviluppo del Paese,

        impegna il Governo:
            a stanziare le risorse necessarie a reintegrare il finanziamento della missione giustizia ed a reperire le ulteriori risorse necessarie per avviare a soluzione i molti problemi e le gravi inefficienze che ancora caratterizzano l’amministrazione della giustizia nel nostro Paese;

            ad implementare, in particolare, le risorse per il programma “Amministrazione penitenziaria“, con specifico riguardo allo stanziamento per il mantenimento, l’assistenza e la rieducazione dei detenuti, attività che è necessario rafforzare e promuovere, in quanto, peraltro, particolarmente rilevanti ai fini della riduzione delle probabilità di recidiva;

        a rendere noto in tempi rapidi:
            l’effettivo ammontare del Fondo unico giustizia, delle somme effettivamente rese disponibili ed eventualmente utilizzate al fine di rendere trasparente la quantificazione e l’utilizzo delle risorse afferenti a tale Fondo, in considerazione peraltro della dichiarata funzione compensativa dello stesso rispetto ai drammatici tagli operati in questa legislatura alla missione “Giustizia“;

            l’ammontare delle risorse confluite ad oggi nell’ulteriore apposito fondo istituito con il citato decreto-legge n. 98 del 2011 (articolo 37, comma 10) nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per la realizzazione di interventi urgenti in materia di giustizia civile, amministrativa e tributaria, in cui dovrebbero confluire le maggiori entrate determinate con l’aumento dei contributi di giustizia previsto dalla medesima disposizione;
            a reintegrare, altresì, le risorse necessarie al finanziamento della missione “Ordine pubblico e sicurezza“ affinché non venga gravemente compromessa la funzionalità dell’attività di contrasto al crimine e più in generale la sicurezza pubblica nel nostro Paese;
            a rivedere, in particolare, la decisione adottata in merito alla soppressione del trattamento economico accessorio per il personale della DIA, che deve essere, invece, mantenuta in ragione della specializzazione conseguita in questi anni di lotta alla mafia da tale organismo e dei risultati conseguiti nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata che rischia in tal modo di essere fortemente pregiudicata;
            a rivedere la previsione di cui al comma 51 dell’articolo 4 del disegno di legge di stabilità che riduce il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno, derivante da mancato recepimento nell’ordinamento dello Stato di direttive o altri provvedimenti obbligatori comunitari, a cinque anni ed anticipa l’inizio della sua decorrenza, poiché tale disposizione, ove venisse approvata, violerebbe i princìpi costituzionali e porrebbe lo Stato in posizione di contrasto con i trattati comunitari e le sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea, sulla mancata o ritardata attuazione degli impegni comunitari;
            a reperire urgentemente le idonee risorse per dare finalmente seguito alla istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA di cui alla legge 30 giugno 2009, n. 85, di adesione al trattato di Prum, trattandosi di strumenti attesi dagli operatori e utilissimi al fine di assicurare maggiore efficacia ed incisività alle indagini».

 

(G/2969/1/3ª/Tab.6)

Tonini, Cabras, Livi Bacci, Marcenaro, Marinaro, Micheloni

Respinto dalla Commissione (2 novembre 2011)

        «La 3ª Commissione Affari esteri, emigrazione,

        in sede di esame del disegno di legge di bilancio per l’anno 2012 e per il triennio 2012-2014, in riferimento allo stato di previsione del Ministero degli affari esteri per l’anno finanziario 2012,
        premesso che:
            l’articolo 3 del disegno di legge di stabilità reca una riduzione delle dotazioni finanziarie rimodulabili del Ministero degli affari esteri per un ammontare complessivo pari a 144,6 milioni di euro nel 2012, a 61 milioni di euro nel 2013 e a 82 milioni di euro nel 2014;

            gran parte di tale riduzione – 141 milioni nel 2012, 58 milioni nel 2013 e 78 milioni nel 2014 – è posta a carico della missione “Italia in Europa e nel mondo“, ed in particolare sul programma “Cooperazione allo sviluppo“, sul quale la riduzione grava per più di due terzi (96 milioni nel 2012, 40 milioni nel 2013 e 55 milioni nel 2014);
            come risulta anche dalla tabella C allegata al disegno di legge di stabilità, le risorse destinate al finanziamento dalla leggi 26 febbraio 1987, n. 49, e 3 gennaio 1981, n. 7, relative all’aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo, subiscono un taglio del 52 per cento rispetto al 2011 (- 92 milioni di euro);
            tale forte riduzione si va ad aggiungere a quelle operate nel 2009, 2010 e 2011, cosicché rispetto al 2008, quando venivano destinati alle politiche di cooperazione circa 700 milioni di euro, si è passati agli 86 milioni previsti per il 2012, nonostante gli impegni assunti dal Governo in varie sedi, nazionali ed internazionali, di aumentare gli stanziamenti per la cooperazione;
            il presente disegno di legge di stabilità sancisce di fatto la impossibilità di finanziare nuovi progetti di sviluppo e decreta la fine della cooperazione allo sviluppo italiana,

        considerato inoltre che:
            a fronte di tagli così vistosi gravanti sulle politiche che possono essere attuate dal Ministero degli affari esteri (oltre alla cooperazione, vengono ridotte le risorse destinate alla promozione della pace e sicurezza internazionale, all’integrazione europea, agli italiani nel mondo e politiche migratorie), non vengono invece toccate se non in quota marginale le risorse destinate al mantenimento della struttura del Ministero; e soprattutto, laddove tali tagli vengono effettuati, ci si premura di ribadire che essi sono tagli congiunturali e non strutturali;

            ad esempio, pur se l’articolo 4 del disegno di legge di stabilità, relativo alle riduzioni delle spese non rimodulabili dei Ministeri, stabilisce al comma 6 alcune riduzioni che incidono sul trattamento economico del personale dell’Amministrazione degli affari esteri in servizio all’Estero, viene allo stesso tempo sottolineato che tali misure sono “temporanee e straordinarie“ e limitate al solo anno 2012; in particolare, sono ridotte l’indennità di sistemazione spettante al personale trasferito da una sede estera ad altra sede estera, l’indennità di richiamo a Roma dal servizio all’estero e l’autorizzazione di spesa relativa alle indennità di servizio all’estero, all’assegno per oneri di rappresentanza, agli assegni di sede del personale delle scuole all’estero, ed aumentato il canone dovuto per le residenze all’estero,

        valutato inoltre che:
            i disegni di leggi di stabilità e di bilancio per il triennio 2012-2014 dimostrano l’insostenibilità del ricorso al metodo dei tagli lineari per far fronte alle esigenze di forte riduzione della spesa che il quadro della finanza pubblica italiana richiede, tanto più a fronte della crisi dell’euro e della finanza internazionale. Limitarsi a tagliare in maniera incisiva la spesa rimodulabile porta al drastico ridimensionamento delle politiche e quindi all’effetto paradossale di ridurre la produttività dell’amministrazione;

            per queste ragioni è necessario ed urgente avviare immediatamente il ciclo di spending review previsto dall’articolo 01 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, relativo alla revisione integrale della spesa pubblica;
            appare in piena evidenza che il costo per il mantenimento delle strutture del Ministero degli affari esteri è preponderante rispetto alle risorse che possono essere investite nelle politiche d’interesse del Ministero medesimo, e che i tagli operati negli anni sono andati a gravare quasi interamente sulla cooperazione allo sviluppo,

        impegna il Governo:
            ad adottare entro brevi termini tutte le misure necessarie alla piena attuazione delle disposizioni recate dall’articolo 01 del citato decreto-legge n. 138 del 2011, finalizzate alla revisione integrale della spesa pubblica e alla ristrutturazione della pubblica amministrazione, con l’obiettivo di ridurre in modo permanente le spese sostenute dalle strutture amministrative del Ministero degli affari esteri, allo scopo di reindirizzare le risorse così risparmiate alle politiche di competenza del Ministero medesimo;

            a riferire nelle competenti Commissioni parlamentari sul contenuto del piano di revisione della spesa del Ministero degli affari esteri, che consenta a partire dal prossimo anno di procedere alla razionalizzazione dei costi fissi e delle spese di funzionamento, nonché al riequilibrio delle spese del Ministero a favore delle politiche, in particolare quelle relative alla cooperazione;
            a ripristinare gli stanziamenti atti a rifinanziare la legge 26 febbraio 1987, n. 49, in favore della cooperazione allo sviluppo e della gestione delle sfide globali».

 

(G/2969/1/6ª/Tab.2)

Barbolini, D’Ubaldo, Follini, Fontana, Leddi, Musi, Paolo Rossi, Anna Maria Serafini, Stradiotto

Respinto dalla Commissione (3 novembre 2011)

        «La 6ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014 (tabella 1 e tabella 2);
        premesso che:
            lo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per il 2012 (tabella  1), evidenzia che le entrate finali previste per il 2012 registrano un aumento complessivo di 42.325 milioni di euro rispetto al 2011, determinato da un incremento delle entrate tributarie (32.670 milioni di euro), di quelle extratributarie (9.480 milioni di euro), frutto delle misure adottate in estate con le manovre correttive;

            rispetto al dato assestato 2011, tutte le voci relative all’entrate tributarie, fatta eccezione per l’imposta di registro, sono in netta crescita. In particolare: il gettito IRE è previsto in aumento del 6,7 per cento ( pari a 12 miliardi di euro), mentre il gettito IRES aumenta dell’8,6 per cento (pari a circa 3,76 miliardi di euro). Le imposte sostitutive aumentano del 7,2 per cento (circa 500 milioni di euro), mentre per l’IVA vengono indicati maggiori introiti per 7 miliardi di euro (+ 6,7 per cento);
            sull’andamento delle entrate incide in misura considerevole l’evasione e l’elusione fiscale, come dimostrano i più recenti dati sul recupero dell’evasione resi noti dall’Agenzia delle entrate e dal Corpo della Guardia di finanza. L’evasione fiscale è un fenomeno di dimensioni rilevanti che produce una perdita di risorse superiore a 100 miliardi di euro l’anno. Secondo recenti dati dell’ISTAT, il valore del sommerso economico è compreso tra il 16,3 per cento e il 17,5 per cento del prodotto interno lordo, ovvero tra 255 e 275 miliardi di euro annui, costituendo di per sé un ostacolo non solo agli interventi di riforma fiscale e di riduzione della pressione fiscale, ma anche al corretto sviluppo dei mercati e alla equa redistribuzione del carico delle imposte tra le diverse categorie di contribuenti;
            occorre favorire il conseguimento dell’obiettivo di più equa distribuzione dell’onere fiscale fra i contribuenti attraverso azioni più incisive di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale e di recupero della base imponibile,

        impegna il Governo:
            a destinare quota parte delle maggiori entrate previste per il triennio 2012-2014 al potenziamento dei mezzi, delle strutture, e ove necessario, del personale a disposizione della Guardia di finanza e delle Agenzie fiscali, nella corrente annualità e nelle prossime, indispensabili per assolvere la loro delicata missione di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale;

            a riconoscere produttività e merito a tutto il personale della Guardia di finanza e delle Agenzie fiscali e a dare corso ai necessari programmi di potenziamento degli organici e per la loro efficienza operativa».

 

(G/2969/1/7ª/Tab.7)

Rusconi, Ceruti, Vittoria Franco, Mariapia Garavaglia, Marcucci, Procacci, Soliani, Vita, Bastico, Mercatali, Legnini, Giambrone

Non accolto dal Governo. Respinto dalla Commissione (26 ottobre 2011)

        «La 7ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame dello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per l’anno finanziario 2012 e per il triennio 2012-2014,
        premesso che:
            le previsioni per lo stanziamento complessivo per la missione “Istruzione scolastica“, pari a 40.874,5 milioni di euro, subiscono una riduzione di ben 1.126,9 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011, già ridotte di 2.106,2 milioni di euro rispetto al bilancio assestato 2010;

            dal raffronto tra gli importi assegnati ai programmi per il 2011 emergono:

                la riduzione di 34 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011 per il programma “Istruzione prescolastica“, che si aggiunge alla riduzione di 123,3 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010,

                la riduzione di 254,1 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011 per il programma “Istruzione primaria“, che si aggiunge alla riduzione di ben 780,1 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010,
                la riduzione di 312,1 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011 per il programma “Istruzione secondaria di primo grado“, che si aggiunge alla riduzione di 208,3 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010,
                la riduzione di 526,3 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2011 per il programma “Istruzione secondaria di secondo grado“, che si aggiunge alla riduzione di 841,6 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010;

            considerato che detti programmi avevano già subito notevoli riduzioni rispetto al dato assestato per il 2009 e per il 2008, il Governo continua a perseverare in una assurda e poco lungimirante politica di tagli al futuro delle giovani generazioni;
        premesso inoltre che:
            in seguito alla soppressione nella scorsa legge di bilancio, per insussistenza di residui, del capitolo 7151 recante interventi per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli edifici scolastici, nel disegno di legge di stabilità per l’anno 2012, il comma 7 dell’articolo 5 prevede lo stanziamento di 100 milioni di euro per la messa in sicurezza degli edifici scolastici;

            tale cifra sembra davvero irrisoria considerato che due edifici scolastici su tre non sono a norma di legge, come risulta da uno studio della KRLS Network of Business Ethics da cui emerge che in Italia solo il 46 per cento delle scuole ha il certificato di agibilità statica, che il 52,82 per cento degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1974 e che ben il 75,04 per cento degli edifici scolastici si trova in zona ad alto rischio sismico;
            per il sistema scolastico il Governo, anche in questa manovra economica, non solo non ha reperito le risorse necessarie per restituire peso e valore all’istruzione scolastica, ma, contrariamente a quanto più volte sostenuto dal Ministro e da autorevoli esponenti del Governo, continua a perseverare in una irrazionale e poco lungimirante politica di tagli che sta mettendo a rischio non solo il futuro, ma anche il presente dei giovani,

         impegna il Governo:
            a non penalizzare ulteriormente un settore fondamentale per la vita di un Paese quale è quello dell’Istruzione scolastica;

            a reperire le risorse necessarie per restituire peso e valore all’istruzione scolastica, per promuovere la formazione degli insegnanti, per valorizzare la professionalità docente e per sostenere l’innovazione didattica e organizzativa, nella consapevolezza che la Scuola dovrebbe rappresentare uno dei più importanti fattori di crescita del Paese».

 

 

Disegno di legge di stabilità

(G/2968/2/8ª)

Vimercati, Marco Filippi, Ranucci, Donaggio, Magistrelli, Morri, Papania, Sircana

Respinto dalla Commissione (2 novembre 2011)

        «L’8ª Commissione permanente del Senato,

        in sede di esame del disegno di legge stabilità 2012,
        premesso che:
            il settore dell’emittenza televisiva locale è stato oggetto di tagli ingenti, tanto negli anni passati quanto in tempi recenti, e ha dovuto affrontare i costi del passaggio dall’analogico al digitale sobbarcandosi le spese di riconversione dei propri impianti di trasmissione;

            per via del costo degli impianti e della dispersione dell’audience generata dall’esponenziale aumento dei canali, tale passaggio ha penalizzato le televisioni locali, che hanno visto ridursi drasticamente le risorse da dedicare agli investimenti in produzione e acquisto di programmi, perdendo ulteriormente terreno nei confronti delle emittenti nazionali in termini di appeal per gli inserzionisti pubblicitari;
            la legge di stabilità per il 2011 (legge 13 dicembre 2010, n. 220) ha messo all’asta le frequenze del dividendo digitale - la porzione di spettro che si è liberata nel passaggio del sistema televisivo dalla trasmissione analogica alla trasmissione digitale - includendo nella gara anche le risorse frequenziali già assegnate alle emittenti locali e prevedendo un indennizzo per le stesse pari a 240 milioni, equivalenti al 10 per cento dei proventi dell’asta, stimati in 2,4 miliardi;
            la stessa legge di stabilità prevedeva di riassegnare al Ministero dello sviluppo economico il 50 per cento delle eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima di 2,4 miliardi di euro, riservando alle tv locali «una quota del 10 per cento delle predette maggiori entrate maggiori»;
            nonostante i proventi dell’asta in questione abbiano superato i 3,9 miliardi di euro, circa 1,5 miliardi in più rispetto a quanto preventivamente stimato dal Ministero dell’economia e delle finanze, il disegno di legge di stabilità per il 2012 ha eliminato tale riserva, non prevedendo l’assegnazione di alcuna risorsa aggiuntiva per le emittenti locali,

        premesso inoltre che:
            le misure a sostegno del settore previste dall’articolo 10 del decreto-legge 27 agosto 1953, n. 323, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1993, n. 422 sono state tagliate dalla legge 22 dicembre 2008, n. 203 (legge finanziaria 2009) di circa 10 milioni per il 2010 e di 96 milioni per il 2011 e 66,3 milioni a decorrere dal 2012;

            pur fronteggiando numerose difficoltà, le emittenti locali hanno dato e continuano a dare il proprio fondamentale contributo per il assicurare il pluralismo dell’informazione e garantire la tutela delle specialità culturali ed identitarie delle regioni e dei territori italiani,

        impegna il Governo:
            a individuare all’interno del ricavato dell’asta per l’assegnazione dei diritti d’uso della radiofrequenze le risorse per le misure compensative a favore delle emittenti radiotelevisive locali».

 

(G/2968/3/8ª)

Vimercati, Marco Filippi, Donaggio, Magistrelli, Morri, Papania, Ranucci, Sircana

Respinto dalla Commissione (2 novembre 2011)

        «L’8ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge stabilità 2012,
        premesso che:
            la Commissione europea ha lanciato nel marzo 2010 la strategia Europa 2020 con l’intento di uscire dalla crisi e di preparare l’economia dell’Unione europea per le sfide del prossimo decennio;

            l’Agenda digitale europea è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020 e mira a stabilire il ruolo chiave delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Scopo dell’agenda è tracciare la strada per sfruttare al meglio il potenziale sociale ed economico delle TIC e in particolare di internet, che costituisce il supporto essenziale per le attività socioeconomiche;
            il settore delle TIC genera direttamente il 5 per cento del PIL europeo e rappresenta un valore di mercato di 660 miliardi l’anno, contribuendo alla crescita complessiva della produttività in misura del 20 per cento del PIL per ciò che concerne la produttività diretta e del 30 per cento per quanto riguarda gli investimenti generati;
            la strategia Europa 2020 ha sottolineato l’importanza della diffusione della banda larga per promuovere l’inclusione sociale e la competitività nell’Unione europea, ribadendo l’obiettivo di portare a tutti gli europei una connessione superiore ai 30 Mb/s entro il 2020, e al 50 per cento della famiglie una connessione con capacità pari ad almeno 100 Mb/s;
            una maggiore diffusione e un uso più efficace delle nuove tecnologie permettono alle Amministrazioni di offrire servizi sanitari migliori, trasporti più efficienti, ambiente più pulito, nuove possibilità di comunicazione e un accesso più agevole ai servizi pubblici e ai contenuti culturali;
            l’Italia presenta tassi diffusione della banda larga tra i più bassi in Europa, e circa l’8 per cento della popolazione versa ancora in condizioni di digital divide, ovvero risiede in aree non raggiunte dai servizi di connessione a banda larga. Le zone ancora non coperte da servizi a banda larga sono aree a fallimento di mercato, in cui gli operatori non sono incentivati ad investire per via della scarsa remuneratività dovuta agli alti costi di copertura e agli scarsi ritorni economici;
            gli investimenti nella banda larga in Italia sono in una fase di stallo, il rapporto Caio commissionato dal Governo è rimasto sino ad ora inascoltato e il piano del Ministro dello sviluppo economico Romani di portare in tutte le case italiane la banda larga a 2Mb/s è stato pesantemente depotenziato dal blocco dei fondi già approvati dal CIPE;

        impegna il Governo:
            a destinare una quota delle risorse ricavate dall’assegnazione dei diritti d’uso delle radiofrequenze al finanziamento del piano nazionale banda larga in coerenza con l’Agenda digitale europea 2020».

 

(G/2968/4/8ª)

De Toni

Respinto dalla Commissione (2 novembre 2011)

        «L’8ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge stabilità 2012,
        premesso che:
            il comma 7 dell’articolo 5 del disegno di legge in esame modifica il comma 13 dell’articolo l della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (legge di stabilità per il 2011), nella parte relativa alla destinazione delle maggiori entrate, rispetto alla stima di 2,4 miliardi di euro, derivanti dall’asta per la vendita dei diritti d’uso di frequenze radioelettriche. L’articolo 25 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ha modificato la disciplina recata dalla legge di stabilità per il 2011 (legge 13 dicembre 2010, n. 220). Le norme contenute nella manovra prevedono che una quota, non superiore al 50  per cento, delle eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima di 2.400 milioni di euro, sia riassegnata nello stesso anno al Ministero dello sviluppo economico per misure di sostegno da destinare a servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda, da definire con apposito decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Si dispone inoltre che una quota del 10  per cento delle predette maggiori entrate possa essere anche utilizzata per il sostegno ai soggetti che abbiano volontariamente liberato le frequenze;

            le maggiori entrate derivanti dall’asta ammontano a circa 1.545 milioni di euro. Il provvedimento in esame prevede invece che il 50 per cento delle maggiori entrate sarà destinato al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e per il restante 50 per cento alle seguenti finalità:

            – 200 milioni di euro al Ministero della difesa per il potenziamento ed il finanziamento di oneri indifferibili;

            – 220 milioni di euro al Ministero dell’interno per il potenziamento ed il finanziamento di oneri indifferibili della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e dei Vigili del fuoco;
            – 30 milioni di euro al Corpo della guardia di finanza per il potenziamento ed il finanziamento di oneri indifferibili;
            – 100 milioni di euro al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per la messa in sicurezza degli edifici scolastici;
            – 100 milioni di euro al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per interventi in materia di difesa del suolo ed altri interventi urgenti;
            – 100 milioni di euro al Ministero dello sviluppo economico per il finanziamento del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese,

        considerato che:
            l’adozione delle tecnologie a banda larga e ultralarga esercita un impatto molto marcato nel tessuto economico di un Paese. La ricaduta di tali tecnologie sull’economia è stata analizzata, sotto diversi profili, dai principali enti di ricerca a livello mondiale, che hanno contribuito a produrre numerose evidenze empiriche che dimostrano che un elevato tasso di penetrazione della banda larga è legato positivamente non solo al tassi di crescita, ma anche alla produttività, all’occupazione e all’innovazione;

            un’indagine econometrica condotta dalla Banca mondiale nel 2009 mostra la presenza di una forte e significativa correlazione tra il tasso di crescita di una nazione e il tasso di penetrazione della banda larga;
            a simili evidenze giungono anche altri studi. In particolare, la società di consulenza McKinsey & Company ha stimato che ad un aumento del 10 per cento del tasso di penetrazione della banda larga nelle famiglie corrispondono incrementi del prodotto interno lordo di una nazione compresi tra 0,1 e 1,4 punti percentuali;
            la Commissione europea ha recentemente ribadito la rilevanza di tali effetti positivi per l’economia in più occasioni. La comunicazione della Commissione sul tema della banda larga del 20 settembre 2010 ha sottolineato il “ruolo cruciale che la rete svolgerà nella ripresa economica, in quanto piattaforma di sostegno all’innovazione in tutti i settori economici“. L’Agenda digitale europea si prefigge di tracciare la strada per sfruttare al meglio il potenziale sociale ed economico delle telecomunicazioni, in particolare di internet, che costituisce il supporto essenziale delle attività socioeconomiche;
            i più recenti discorsi del Commissario europeo Neelie Kroes hanno similmente individuato nello sviluppo delle infrastrutture di rete la chiave per il raggiungimento degli importanti traguardi che l’Europa si prefigge nell’orizzonte del 2020;
            stimolare nuovi investimenti in infrastrutture a banda larga comporta la creazione di progetti ad alta intensità di lavoro, in grado di generare, almeno nel breve periodo, un impatto positivo sui livelli occupazionali attesi. Aumentare la spesa pubblica per la creazione di infrastrutture può dunque agire come leva fiscale per la creazione di nuovi posti di lavoro, mitigando gli effetti della crisi finanziaria. Non a caso molti paesi, fra i quali ad esempio Germania, Irlanda, Corea, Spagna e Stati Uniti, hanno specificamente menzionato la creazione di posti di lavoro tra i benefici attesi dai loro piani di risposta alla crisi;
            la Danimarca è il Paese “campione“ in Europa sia per livello di copertura sia per il tasso di penetrazione della banda larga nella popolazione. Già dal 2006 aveva infatti coperto il 100 per cento della popolazione attraverso connessioni fisse DSL registrando da sempre i più alti tassi di penetrazione della banda larga. Ha inoltre raggiunto pienamente l’obiettivo di abbattimento del digital divide, dal momento che la copertura DSL, è totale anche nelle zone rurali. Il Governo danese ha enfatizzato molto il ruolo del settore pubblico nello sviluppo della banda larga;
            considerate le risorse sottratte dal disegno di legge di stabilità per il 2012, il Governo, per favorire lo sviluppo della banda larga, ha sinora approvato solo il decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, recante misure di sostegno all’attività produttiva e ai consumi. Dei complessivi 300 milioni di euro che sono ricaduti a pioggia su vari settori ritenuti strategici per l’economia, solo 20 milioni sono stati destinati alla banda larga. Tale intervento, tra l’altro, si è dimostrato da subito un sistema di incentivazione economica largamente insufficiente per agire da stimolo reale alla domanda. In particolare, va criticata la scarsa consistenza dell’incentivo, sia in termini monetari, sia in termini di utenti raggiunti,

        impegna il Governo:
            a reperire urgentemente le risorse indispensabili per lo sviluppo della banda larga in coerenza con quanto previsto dall’Agenda digitale europea 2020, tenuto conto dell’insieme degli effetti positivi che la banda larga esercita per l’economia nel suo complesso».

 

(G/2968/1/12ª)

De Lillo, D’Ambrosio Lettieri

Ritirato (26 ottobre 2001)

        «La 12ª Commissione permanente del Senato,

            in sede di esame del disegno di legge di stabilità per l’anno 2012, per le parti di competenza,
        premesso che:
            il 14 ottobre 2011 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità per il 2012);

            il comma 51 dell’articolo 4 del predetto disegno di legge prevede quanto segue: “La prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da mancato recepimento nell’ordinamento dello Stato di direttive o altri provvedimenti obbligatori comunitari soggiace, in ogni caso, alla disciplina di cui all’articolo 2947 del codice civile e decorre dalla data in cui il fatto, dal quale sarebbero derivati i diritti se la direttiva fosse stata tempestivamente recepita, si è effettivamente verificato“;
            tale disposizione appare contraria ai princìpi fondamentali del diritto interno e comunitario ed, in particolare, all’articolo 11 delle disposizioni sulle leggi in generale, secondo il quale la legge non ha effetto retroattivo;
            con specifico riferimento ai diritti al risarcimento dei danni derivanti dal mancato recepimento da parte dello Stato italiano delle direttive 75/362/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, e 82/76/CEE del Consiglio, del 26 gennaio 1982, non autoesecutive, in tema di remunerazione dei medici specialisti, vantati dai medici che si sono iscritti ai corsi di specializzazione dal 1983 al 1991, la disposizione colpisce, dichiarandoli estinti, diritti già acquisiti;
            sul punto, peraltro, la consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea e, soprattutto, le più recenti decisioni della Corte di cassazione hanno sancito che tali diritti soggiacciono alla prescrizione ordinaria decennale (ex articolo 2946 del codice civile) ed essa non inizia a decorrere sino a quando permane l’inadempimento dello Stato nei confronti dei titolari dei diritti comunitari lesi, in quanto tale condotta cagiona la permanenza dell’obbligo risarcitorio (de die in die) (sentenza delle sezioni unite della Corte di cassazione n.  9147 del 17 aprile 2009, e sentenza della sezione III della medesima Corte n.  17350 del 18 agosto 2011);
            la disposizione approvata dal Consiglio dei Ministri, al contrario, riduce il termine di prescrizione a cinque anni ed anticipa l’inizio della sua decorrenza, ciò sia in riferimento alla richiamata posizione dei medici specialisti, sia in relazione a tutte le altre ipotesi di mancata o ritardata attuazione degli obblighi comunitari da parte dello Stato;
            tale disposizione, ove venisse approvata, andrebbe a violare i princìpi costituzionali sopra richiamati e porrebbe lo Stato in posizione di contrasto con i trattati comunitari e le sentenze di condanna della Corte di giustizia dell’Unione europea, succedutesi nel tempo per la mancata o ritardata attuazione degli impegni comunitari,

        impegna il Governo:
            a predisporre con la massima tempestività tutte le modifiche normative possibili, anche nel corso dell’esame del disegno di legge di stabilità per il 2012, al fine comunque di far sì che la prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante dal mancato recepimento nell’ordinamento dello Stato di direttive o altri provvedimenti obbligatori comunitari soggiaccia, in ogni caso, alla disciplina di cui all’articolo 2946 del codice civile e decorre dalla data in cui è cessata la violazione degli obblighi comunitari da parte dello Stato».

 


torna su