• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/07594 [Adozione di codici etici per le imprese agricole ]



Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-07594 presentata da NICODEMO NAZZARENO OLIVERIO
giovedì 2 agosto 2012, seduta n.676
OLIVERIO, ZUCCHI, BRANDOLINI, AGOSTINI, CENNI, FIORIO, SERVODIO e TRAPPOLINO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:

le falsificazioni del made in Italy e l'azione criminale delle agromafie mettono sempre più in ginocchio il settore alimentare e complessivamente causano al settore agroalimentare nazionale una perdita annua totale pari a 72,5 miliardi di euro;

in particolare, il volume d'affari delle agromafie ammonta oggi a 12,5 miliardi di euro (pari al 5,6 per cento dell'intero business criminale), e gli interessi economici della criminalità organizzata nel settore agroalimentare stanno crescendo ed espandendosi in tutte le filiere produttive;

la prima relazione della commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale ha accertato l'aumentata penetrazione delle grandi organizzazioni criminali operanti non più esclusivamente nei territori meridionali ma anche nelle aree del Centro e del Nord-Italia, seguendo le direttrici del trasporto e del commercio di prodotti agricoli e alimentari;

in particolare, nel capitolo della citata relazione sulla contraffazione e crimine organizzato - elaborato sulla base delle informazioni e dei dati forniti dalla direzione investigativa antimafia - si indica l'esistenza di un fitto intreccio di interessi tra famiglie mafiose siciliane, clan camorristici e 'ndrangheta calabrese nella gestione dell'intera filiera del settore agroalimentare che va, dall'accaparramento dei terreni, alla produzione, dal trasporto su gomma allo stoccaggio della merce, dall'intermediazione commerciale alla fissazione dei prezzi, fino ad arrivare ad ingenti investimenti per l'acquisto di supermercati o interi centri commerciali;

quindi i cittadini italiani mentre comprano mozzarelle, zucchero, burro, caffè, pane, latte, carne, acqua minerale, biscotti, banane e pesce rischiano, senza saperlo, di finanziare le organizzazioni criminali; è di questi giorni l'articolo «reportage» a firma di Roberto Saviano pubblicato su La Repubblica in cui si illustra la maniera in cui il «paniere della camorra, di Cosa Nostra, della 'ndrangheta tocca la giornata tipo di un comune cittadino», a partire dal caffè della mattina al bar; insomma, ancora una volta, si riconferma l'esistenza di un racket dell'agroalimentare che impone veri e propri monopoli, anche mediante la gestione dirette delle famiglie della criminalità organizzata; in pratica la criminalità organizzata fa cartello su un prodotto alimentare e quando qualche ditta riesce ad abbassare i prezzi o a differenziare il prodotto venduto, il racket si attiva, bruciando i camion o imponendo un pizzo elevatissimo che costringe quindi ad aumentare nuovamente i prezzi;

il 17 luglio 2012, l'Ansa con uno stringato comunicato dava notizia dell'arresto a Mondragone, da parte di agenti della direzione investigativa antimafia e del nucleo operativo ecologico dei carabinieri, dell'imprenditore Giuseppe Mandara, il «re della mozzarella» e di alcuni suoi collaboratori, ed il patrimonio del gruppo caseario «Mandara», stimato in cento milioni di euro, è stato sottoposto a sequestro; gli arrestati sono stati accusati di associazione a delinquere di stampo camorristico e di una serie di reati in tema di tutela della salute pubblica; il gruppo caseario Mandara, noto marchio nazionale e internazionale della commercializzazione della mozzarella Dop, produce e spedisce in Italia ed all'estero (Stati Uniti, Giappone, Russia, Nuova Zelanda) oltre duecento quintali di mozzarella di bufala al giorno;

al centro dell'inchiesta, i rapporti tra Giuseppe Mandara ed elementi del clan La Torre di Mondragone, contiguo ai Casalesi, stretti al punto che il titolare del gruppo avrebbe testimoniato il falso a favore del boss Augusto La Torre, un capoclan, che, dicono le indagini, è in realtà il socio occulto di Mandara; un altro filone della stessa indagine riguarda formaggi venduti con marchio provolone Del Monaco dop, una delle specialità tipiche campane, in realtà contraffatto;

si tratta soltanto dell'ultimo di una serie di episodi criminali che evidenziano l'inquinamento del settore agroalimentare a causa di comportamenti illegali e della presenza di forti commistioni tra attività imprenditoriali e strategie criminali che oltre a procurare serissimi danni alla salute pubblica, introducono gravissimi fenomeni di turbativa del mercato agroalimentare, penalizzando la leale concorrenza tra le imprese del settore;

secondo il IV Rapporto sulla «Criminalità in agricoltura» della Cia-Confederazione italiana agricoltori, predisposto in collaborazione con la Fondazione Humus (luglio 2012) l'agricoltura produce «reddito» per l'azienda «Mafie S.p.a.» per oltre 50 miliardi di euro all'anno, pari a poco meno di un terzo dell'economia illegale nel nostro Paese (169,4 miliardi di euro); più di 240 reati al giorno, praticamente otto ogni ora, oltre 350 mila agricoltori vittime di racket, «pizzo», «strozzini», aggressioni, rapine, furti e agropirateria da parte della criminalità organizzata, che, come una piovra, allunga sempre più i suoi micidiali tentacoli sulle campagne italiane; negli ultimi cinque anni 25 mila imprese agricole hanno chiuso l'attività per usura o debiti;

diverse e articolate sono le modalità di controllo dei mercati agroalimentari da parte delle organizzazioni criminali il cui ruolo nei meccanismi di formazione dei prezzi e nel controllo della distribuzione delle merci agroalimentari e dei mercati ortofrutticoli è emerso con certezza dalle risultanze di numerose indagini della magistratura e delle forze di polizia;

la criminalità organizzata rivela un interesse crescente nei confronti di una economia, come quella agroalimentare, che sembra minore «ma garantisce un flusso continuo di denaro ed è un modo per conquistare nuovi territori, per stringere alleanze, per creare coperture.»;

insomma, le agromafie si strutturano come una grossa e potente filiera dell'agroalimentare che supera, nei fatti, la frammentazione del sistema legale e reale delle filiere agroalimentari nazionali; il risultato è un forte danno per l'eccellenza italiana del made in Italy agroalimentare che mette a repentaglio la qualità dei prodotti, la bravura ed i talenti degli artigiani e delle produzioni nazionali e una seria minaccia per la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali;

per la gestione delle filiere agroalimentari è in atto la costruzione di un vero e proprio «mercato fondiario parallelo», in cui gli agricoltori sono costretti a cedere la terra o l'attività ai clan, garantendo così alle organizzazioni criminali la possibilità di riciclare capitali di provenienza illecita e di accedere ai finanziamenti pubblici destinati allo sviluppo dell'agricoltura;

la crescita dell'indebitamento finanziario delle imprese agricole, nonché l'incremento dei costi di produzione e degli oneri contributivi in agricoltura rende più elevato il rischio di cadere nell'usura e di cessioni aziendali ai clan criminali;

l'estensione del fenomeno criminale in agricoltura è un indicatore di quanto il settore primario si sia venuto a configurare, soprattutto negli ultimi anni, come il luogo socio-spaziale dove è stata scientemente applicata, da parte dei clan, una strategia criminale diretta a pervadere la quotidianità di intere comunità del territorio nazionale;

le predette tipologie criminali si intrecciano, tra l'altro, con altre complesse tematiche relative alla gestione del territorio e alla protezione delle risorse territoriali e ambientali e che vedono ancora una volta un protagonismo pernicioso dei clan criminali (discariche di rifiuti abusive e delitti ambientali di ogni genere, gestione illegale della risorsa acqua, incendi boschivi per fini speculativi);

ai fini della prevenzione e del contrasto del fenomeno criminale in agricoltura e del corretto e leale gioco competitivo tra gli attori del sistema è necessario comprendere fino in fondo il livello di massimo pericolo di quanto sta accadendo, e conferire ai citati fenomeni criminali, una lettura interpretativa unitaria in grado di cogliere le interconnessioni tra le diverse tipologie di illegalità diffuse sul territorio, il ruolo delle organizzazioni criminali ed il comportamento speculativo e illecito di numerosi imprenditori;

occorre con urgenza rafforzare la filiera agroalimentare dalle infiltrazioni della criminalità organizzata, superando l'enorme frammentazione e polverizzazione del sistema agroalimentare nazionale;

risulta altresì urgente estendere all'agroalimentare i metodi d'indagine utilizzati nel contrasto ai reati di mafia - così come indicato dalla citata relazione sulla contraffazione e pirateria nell'agroalimentare elaborata dalla Commissione parlamentare di inchiesta - dotando gli organismi di polizia giudiziaria di poteri investigativi già previsti nella disciplina antimafia - come ad esempio la capacità di condurre operazioni sotto copertura - anche per il contrasto dei reati in materia di tutela della salute;

è necessario inoltre predisporre velocemente un piano operativo «d'urto» contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle filiere agroalimentari rafforzando e coordinando le azioni di soggetti istituzionali coinvolti quotidianamente nella lotta alla contraffazione agro alimentare quali il Corpo forestale dello Stato, il Comando dei carabinieri politiche agricole e forestali e l'ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari -:

se il Governo non ritenga urgente incrementare e potenziare i meccanismi di controllo e di vigilanza pubblica, mettendo in sinergia, per quanto di propria competenza, i soggetti istituzionali coinvolti quotidianamente nella lotta alla contraffazione agroalimentare - quali il Corpo forestale dello Stato, il Comando dei carabinieri politiche agricole e forestali e l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari - per difendere le filiere agroalimentari di qualità dalle infiltrazioni di stampo criminale;

se il Governo possa agevolare, per gli aspetti di propria competenza, l'adozione di codici etici per le imprese agricole per arginare i fenomeni delinquenziali e criminali sulla scorta del modello già introdotto per le altre fattispecie di imprese;

se il Governo non ritenga urgente estendere al settore agroalimentare i metodi d'indagine utilizzati nel contrasto ai reati di mafia - così come indicato dalla citata relazione sulla contraffazione e pirateria nell'agroalimentare elaborata dalla Commissione parlamentare di inchiesta - assumendo iniziative affinché gli organismi di polizia giudiziaria siano dotati di poteri investigativi già previsti nella disciplina antimafia - come ad esempio la capacità di condurre operazioni sotto copertura - anche per il contrasto dei reati in materia di tutela della salute;

se non si ritenga comunque urgente dare un forte segnale di contrasto al fenomeno criminale in agricoltura promuovendo un serio inasprimento delle pene previste per i reati connessi alla contraffazione e alla pirateria agroalimentare. (5-07594)