• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/17215 [Sull'antica città sannita di Saepinum-Altilia in Molise]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17215 presentata da ANTONIO PALAGIANO
mercoledì 1 agosto 2012, seduta n.675
PALAGIANO, DI PIETRO e ZAZZERA. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:

nel piccolo comune di Sepino, in provincia di Campobasso, sorge l'antica città sannita di Saepinum-Altilia, un monumento archeologico con 2500 anni di storia che permane in un ottimo stato di conservazione, tanto da lasciar ammirare distintamente i resti dell'antico insediamento abitativo, del colonnato della basilica, del foro e, soprattutto, del teatro, circondato da una corona di case di pietra;

in quest'area si trova, inoltre, un'antica strada tratturale risalente al quinto secolo avanti Cristo e sottoposta, nel 2006, a vincolo archeologico per l'intero suo tracciato al quale si aggiunge la costituzione di una fascia di rispetto della profondità di 20 metri su ciascuno dei lati del percorso del tratturo, proprio al fine di evitare «ogni intervento che ne alteri la fisionomia»;

in prossimità di questa importante area storica e archeologica è prevista, però, la realizzazione di un imponente impianto per la produzione di energia eolica. In particolare 16 pale eoliche, alte 130 metri ciascuna, sorgeranno sulla cresta delle colline che dominano la valle della città di Saepinum-Altilia;

il primo via libera a tale devastante progetto è arrivato, inspiegabilmente a parere dell'interrogante, nel 2005 per volontà dell'allora soprintendente per i beni archeologici del Molise, ma immediatamente - e da allora - osteggiato dal direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, dalla provincia di Campobasso, nonché da molte associazioni ambientaliste e culturali del Paese - da Legambiente ad Italia Nostra, fino a Coldiretti;

un'ulteriore autorizzazione positiva al progetto è arrivata poi nel giugno del 2007 da parte di un commissario ad acta nominato attraverso una sentenza del TAR. Il commissario ha rilasciato l'autorizzazione ai lavori ritenendoli compatibili con gli interessi archeologici dell'area e dell'antica strada tratturale, ed anzi affermando che «non vi è dubbio che gli attuali impianti eolici possano costituire anche un ornamento al paesaggio naturale»;

la vicenda prosegue, quindi, da oltre sei anni tra ricorsi al TAR e sentenze del Consiglio di Stato. I passaggi più importanti possono essere considerati, a parere dell'interrogante, il decreto ministeriale del 23 luglio 2009, che ha posto il vincolo paesaggistico dell'area e le quattro sentenze del Consiglio di Stato (n. 1020/2010, n. 3851/2010, n. 7761/2010 e n. 4037/2011) che hanno, invece, dato ragione alla società - la Essebiesse Power Srl - che si occuperà della realizzazione dell'impianto;

l'ultimo capitolo della battaglia per la tutela della valle del Sepino è la nuova sentenza del Consiglio di Stato, datata 19 gennaio 2012, che ha dichiarato la nullità degli ultimi atti di tutela adottati dal Ministero e, in particolare, dell'ordinanza n. 4699 del 21 luglio 2011, nonché dell'ordinanza n. 3518 del 27 luglio 2011, giudicando ininfluente il vincolo paesaggistico introdotto con decreto del 23 luglio 2009, trattandosi di lavori iniziati prima della sopravvenienza del provvedimento di vincolo ed impediti nell'esecuzione per factum principis;

in seguito, il Ministro interrogato ha dichiarato - rispondendo dettagliatamente all'atto di sindacato ispettivo n. 4/01286 - che l'unica, ultima, strada percorribile per scongiurare la realizzazione dell'impianto eolico di Sepino potrebbe essere quella di una legge provvedimento di tutela di quell'area. Lo stesso Ministro, durante un'audizione alla VII Commissione cultura della Camera, ha espresso la volontà di farsi carico della redazione di un possibile disegno di legge governativo in tal senso;

bisogna ricordare che di ben altro contenuto sono state le numerose sentenze del TAR contro la realizzazione dell'impianto eolico che hanno, invece, puntato l'indice, oltre che sul valore archeologico del bene, sul fatto che il Molise conta già - anche secondo quanto si apprende da numerose fonti di stampa - 500 impianti eolici in attività che producono il 70 per cento del fabbisogno energetico annuale con una percentuale superiore al limite del 20 per cento stabilito dall'Unione europea per il 2020 per le fonti rinnovabili. Una scelta, a parere dell'interrogante, molto discutibile sotto il profilo della tutela ambientale, paesaggistica e agricola di un territorio in prevalenza rurale come il Molise -:

se sia stato dato concreto avvio alla stesura del disegno di legge governativo affinché una delle pochissime aree archeologiche rimaste intatte nel nostro Paese resti preservata dalla realizzazione di un impianto per la produzione di energia che ne comprometterà inevitabilmente il valore e la bellezza, risultando, oltretutto, non necessario per il fabbisogno energetico della regione. (4-17215)