• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/07576 [Sulle condizioni degli immigrati impiegati nelle campagne salentine ]



Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-07576 presentata da TERESA BELLANOVA
martedì 31 luglio 2012, seduta n.674
BELLANOVA. - Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la cooperazione internazionale e l'integrazione. - Per sapere - premesso che:

l'interrogante lo scorso anno ha presentato ai Ministri interrogati un atto di sindacato ispettivo per denunciare le condizioni nelle quali versavano numerosi immigrati impiegati nelle campagne salentine e accampati nella Masseria Boncuri a Nardò. Nel mese di luglio 2011 questi lavoratori, adoperati per la raccolta delle angurie e dei pomodori nei campi salentini, hanno trovato la forza di reagire e di denunciare dando luogo ad una protesta nella quale venivano esplicitate duramente le disumane condizioni di vita e lavorative alle quali risultavano da tempo sottoposti. La cittadina salentina è stata così teatro del primo sciopero dei braccianti immigrati e della prima denuncia per caporalato;

nel sopra citato campo peraltro, non va dimenticato che un lavoratore nordafricano fu ritrovato morto mentre dormiva per terra, su un cartone in una delle tante tende adibite all'accoglienza. I medici parlarono di morte naturale. Le testimonianze raccolte dalla stampa dei colleghi ed amici del campo raccontavano di una persona che aveva lavorato, sotto il solleone estivo, dalle cinque del mattino fino alle sei del pomeriggio ed una volta rientrato accalorato aveva fatto una doccia, con acqua fredda, l'unica a disposizione una volta distesosi per riposare, non si è mai più rialzato;

la notte del 23 maggio 2012 i carabinieri del Ros di Lecce hanno eseguito 16 delle 22 ordinanze di custodia cautelare a carico dei presunti schiavisti, identificati con imprenditori del luogo locali e caporali immigrati. Da quanto si è appreso l'organizzazione criminale era attiva a Nardò, ma anche a Rosarno (Reggio Calabria) ed in altre parti del Sud Italia e tra gli arrestati vi sono non solo i caporali italiani e stranieri, ma anche i datori di lavoro, imprenditori agricoli che, «predisponendo false attestazioni di assunzione», sfruttavano i migranti. Tra i reati contestati si ritrovano «associazione per delinquere», «riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù», «tratta di persone», «intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro», «estorsione», «falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici», «falsità materiale commessa dal privato», «falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici», «favoreggiamento dell'ingresso di stranieri nel territorio dello Stato in condizioni di clandestinità». Nei giorni successivi, però, da quanto emerge sugli organi di stampa locale sembrerebbe essere caduta l'accusa di riduzione in schiavitù;

sebbene la Masseria Boncuri, luogo nella quale sono stati collocati negli anni passati gli immigrati, non fosse un vero e proprio paradiso dell'accoglienza, ha assolto quantomeno ad una funzione primaria per queste persone, poiché vi era corrente elettrica, acqua corrente e bagni chimici e dunque una possibilità per gli immigrati di potersi quantomeno alleviare dalle fatiche di una giornata fatta di duro lavoro sotto il sole;

dopo le denunce dello scorso anno da parte dei lavoratori, lo sciopero, le mobilitazioni e le attestazioni pubbliche di indignazione nei confronti di una situazione che definire da vera e propria «favela» è in taluni casi riduttivo, per quest'anno ci si sarebbe aspettati che in vista della annuale raccolta di angurie e pomodori nei campi salentini, la situazione dei lavoratori immigrati non fosse affrontata con il criterio dell'emergenzialità emerso negli scorsi anni;

la stessa Cgil territoriale in data 18 maggio 2012 aveva inviato una richiesta alla prefettura di Lecce chiedendo la convocazione della commissione provinciale permanente «servizi alla persona e alla comunità» per il coinvolgimento dei vari soggetti interessati (regione, provincia, associazioni datoriali, sindacati, uffici ispettivi, asl, comune di Nardò, forze dell'ordine) atta a pianificare, con il coordinamento dell'ufficio territoriale di Governo, le eventuali azioni sinergiche da mettere in campo e individuare linee di intervento sulle problematiche circa la campagna di raccolta delle angurie e dei pomodori nelle campagne salentine, sia sul versante del lavoro che dell'accoglienza, chiedendo esplicitamente che la masseria Boncuri venisse tempestivamente adeguata e organizzata per l'accoglienza dei lavoratori;

va detto, inoltre, che in sede prefettizia è stato siglato un protocollo d'intesa tra associazioni datoriali e sindacali che aveva come fine quello di «mettere in relazione diretta non solo aziende agricole e lavoratori migranti, bensì il bracciantato nel suo complesso, svuotando il ruolo illecito del "caporale", facilitando l'incontro reale tra domanda e offerta di lavoro attraverso la strumentazione regionale di recente emanazione che prevede l'utilizzo delle "liste di prenotazione" approntate in luoghi istituzionali come i Centri per l'Impiego sparsi sul territorio della regione, peraltro introdotte in via sperimentale per la prima volta nell'estate del 2011 proprio a Nardò in seguito allo sciopero dei Braccianti di Boncuri, fortemente sostenuto dalla CGIL e dalla FLAI-CGIL che hanno attivato i tavoli istituzionali e di confronto per raggiungere tale obiettivo»;

nonostante i numerosi solleciti ed i tavoli di confronto che hanno visto la partecipazione delle istituzioni coinvolte, prefettura di Lecce, regione Puglia, comune di Nardò e provincia di Lecce, i lavoratori immigrati, come ogni anno sono arrivati nelle campagne del Salento ma ad attenderli non vi è stato alcun luogo di accoglienza. La masseria Boncuri non ha riaperto i battenti, nonostante il folto numero di lavoratori presenti nelle campagne di Nardò;

a tal proposito anche la segreteria nazionale Flai-Cgil ha scritto al Ministro dell'interno chiedendo una valutazione del caso ed un incontro collegiale di tutti i soggetti interessati volto a riconsiderare la chiusura della struttura di accoglienza;

sugli organi di stampa nel corso di questi mesi sono emerse al riguardo le posizioni delle istituzioni interessate. La prefettura di Lecce in una lettera inviata all'attenzione del presidente della regione Puglia, all'assessore regionale al welfare, all'assessore regionale alle risorse agroalimentari, al presidente della provincia, al sindaco del comune di Nardò e, per conoscenza, alla Cgil Lecce scrive testualmente: «Con riferimento alle problematiche in oggetto evidenziate, si rappresenta che, secondo quanto appreso dalle associazioni datoriali e, da ultimo, dal Presidente della Coldiretti, presente ad un incontro svoltosi il 18 maggio 2012, presso la Provincia di Lecce, promosso su richiesta della scrivente per la verifica di possibili percorsi utili a determinare l'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro nello specifico settore, il fabbisogno di manodopera stagionale per la raccolta delle produzioni agricole ha subito, quest'anno, una fortissima contrazione a seguito della crisi in atto. Pertanto, non dovrebbero porsi, per la stagione 2012, le esigenze che avevano determinato, negli anni passati, una alta presenza di manodopera stagionale nell'area agricola di Nardò e che avevano portato l'amministrazione comunale, con la collaborazione della Provincia di Lecce, all'allestimento del campo presso la locale Masseria Boncuri. Peraltro, un afflusso di manodopera non giustificato dalle cennate esigenze, potrebbe dare luogo al ripetersi di situazioni analoghe a quelle verificatesi nei mesi di luglio e agosto del 2011, per cui sarebbe opportuno che venissero attivate, al più presto, idonee forme di comunicazione dirette a scongiurare l'arrivo spontaneo di numerosi lavoratori stagionali che non sarà possibile impiegare. Tanto si rassegna per le valutazioni di competenza, restando a disposizione per tutto quanto attiene all'attività propria di questo Ufficio»;

in data 26 giugno 2012 sul Corriere del Mezzogiorno il sindaco di Nardò dichiarava che non era possibile aprire «la masseria con soli 50mila euro della Regione» ed inoltre «sappiamo che tra il periodo della raccolta delle angurie e quello per la raccolta dei pomodori c'è una fase di fermo. Ebbene, cosa faranno gli immigrati nel frattempo? Staranno lì senza far niente col rischio che accadano incidenti. Questo non possiamo permettercelo»;

in questa intricata situazione le motivazioni ostative alla riapertura della masseria Boncuri, da quanto si è appreso leggendo gli organi di stampa, sembrerebbero spaziare, quasi paradossalmente, dal mancato fabbisogno di manodopera nei campi a causa della crisi economica alla difficoltà finanziaria di riattrezzare la stessa masseria, per finire addirittura ad un presunto problema di sicurezza ed ordine pubblico. Ma nel frattempo centinaia di immigrati sono arrivati nei campi di Nardò e qui sono tornati, come i vecchi tempi purtroppo, a dormire per terra sotto gli alberi, a non potersi lavare dopo lunghe ore di estenuante lavoro, a vivere al di fuori di ogni più elementare forma di civiltà e umanità, di ogni più elementare principio affermato dalle Costituzioni, dai trattati internazionali, dalle carte di valori sulle quali si fonda la nostra civiltà. E ciò che si attesta attualmente è che gli unici soggetti ad essere profondamente lesi, nella dignità di esseri umani, in questa vicenda sono i lavoratori immigrati;

la presa in carico di queste persone, presenti sul territorio, è stata demandata di fatto al buon cuore dei cittadini, ai volontari, alle associazioni ed alle organizzazioni sindacali, impegnate nonostante tutto a costruire percorsi di legalità, integrazione e rispetto dei contratti;

va segnalato che in questa lotta per i diritti dei lavoratori migranti, alcuni esponenti sindacali della Cgil territoriale hanno anche subito intimidazioni e minacce da sconosciuti, prontamente segnalate all'attenzione della prefettura di Lecce;

l'interrogante ricorda che nel maggio 2010 è stato approvato all'unanimità dalla Commissione lavoro della Camera dei deputati, il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sui fenomeni distorsivi del mercato del lavoro (lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera). In questo documento particolare importanza ha assunto l'approccio a tale fenomeno, poiché si riconosce la rilevanza strategica assunta dalla manodopera straniera regolarizzata nell'attuale sistema economico e produttivo italiano. Si è inoltre convenuto ed evidenziato che allo scopo di contrastare il fenomeno dell'irregolare e del sommerso non si può prescindere dalla necessità di aumentare la protezione sociale di coloro che risultano soggetti a sfruttamento, anche, ad esempio attraverso il riconoscimento del permesso di soggiorno in caso di denuncia dei loro persecutori mediante l'applicazione dell'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione;

ad avviso dell'interrogante la capacità di governare la questione immigrazione è un tema dirimente sul quale si misura la qualità del sistema democratico, sociale e politico. Consentire che queste persone siano abbandonate a se stesse vuol dire esporle esponenzialmente al rischio di essere nuova merce di scambio nelle mani di aguzzini senza coscienza -:

quali iniziative i Ministri interrogati intendano assumere al riguardo per evitare che persone già sfruttate e lese nei diritti umani fondamentali, che anche nel recente passato si sono fatte carico di denunciare con coraggio i propri sfruttatori, siano oggetto di una pesantissima penalizzazione, che segna, di fatto, un arretramento su temi dirimenti, quali l'integrazione, l'accoglienza e la tutela dei diritti fondamentali. (5-07576)