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Atto a cui si riferisce:
C.4/14120 [Salvaguardare il settore suinicolo in Sardegna]



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata giovedì 26 luglio 2012
nell'allegato B della seduta n. 673
All'Interrogazione 4-14120 presentata da
AMALIA SCHIRRU
Risposta. - Gli allevamenti di origine animale possono essere veicolo di agenti patogeni responsabili di malattie infettive degli animali.
Nel caso della peste suina africana le carni ed i prodotti a base di carne suina possono costituire veicolo di trasmissione del virus, agente eziologico della malattia. Pertanto, le norme europee e gli accordi internazionali in materia di commercializzazione internazionale dei prodotti di origine animale vietano la spedizione di carni e prodotti a base di carne da aree a rischio.
In tal senso, la presenza di focolai di peste suina africana in Sardegna comporta l'individuazione dell'isola quale area a rischio e determina la necessità di escludere la possibilità di spedizione di carni e prodotti a base di carne fuori dal suo territorio.
Il raggiungimento dell'eradicazione della malattia dal territorio della regione potrebbe consentire di rimuovere i provvedimenti restrittivi relativi alla commercializzazione delle carni e dei prodotti a base di carne suina.
La situazione epidemiologica della peste suina africana (PSA) in Sardegna è seguita costantemente dal Centro nazionale di lotta ed emergenza contro le malattie animali di questo Ministero: negli ultimi sei mesi del 2011 si sono verificati ben trentacinque focolai che hanno interessato l'intero territorio regionale, fatta eccezione della provincia di Carbonia-Iglesias.
Inoltre, per la prima volta è stato rilevato, nel mese di settembre 2011, un focolaio della malattia in un'azienda a carattere intensivo presso la località di Lanusei (Nuoro), da sempre considerata un'eccellenza del settore zootecnico regionale, per la struttura e per la gestione sanitaria.
La PSA, infatti, fin dalla sua comparsa in Sardegna nel 1978, ha interessato esclusivamente l'allevamento di tipo tradizionale e non intensivo, senza coinvolgere direttamente le aziende che commercializzano carni e prodotti suini nel circuito extra-regionale.
Il sistema suinicolo è in Sardegna per lo più caratterizzato da allevamenti a conduzione familiare, destinati alla produzione del suinetto da latte per il consumo tal quale, tipico della Sardegna e, per il resto, prevalentemente da allevamenti bradi e semibradi situati soprattutto nelle zone interne. Tale situazione sfugge al controllo delle autorità competenti, favorendo movimentazioni incontrollate di popolazioni di suini non censiti e non sottoposti ad adeguata sorveglianza sanitaria.
Altro fattore critico è l'utilizzo a uso agricolo-zootecnico di vasti territori comunali non coltivati. La regolamentazione dell'utilizzo di detti pascoli non ha dato i risultati sperati per il comportamento degli allevatori legato ad antiche tradizioni ed al contesto socio-culturale. Questo ha determinato notevoli difficoltà sia per quanto attiene alla delimitazione dei pascoli mediante recinzioni sia per la realizzazione dell'anagrafe suina e, di conseguenza, per la conoscenza dello stato epidemiologico degli allevamenti insistenti su detti pascoli.
L'attuale situazione di emergenza è un'inequivocabile indicazione che il sistema dei controlli è costituito da una rete a maglie larghe, attraverso le quali molte situazioni a rischio, come già indicato, sfuggono alle azioni di contrasto delle autorità sanitarie locali e regionali, tanto da indurre la Commissione europea ad estendere la qualifica di «zona ad alto rischio», storicamente localizzata alla sola zona della Provincia di Nuoro, all'intero territorio regionale, di fatto, bloccando il commercio di carni e prodotti a base di carni suine al di fuori della regione Sardegna.
Nel mese di novembre 2011, il Ministero della salute ha svolto un'ispezione in Sardegna per valutare la congruità e la capacità di gestione della malattia sulla base della normativa vigente, evidenziando e segnalando difformità procedurali e di comportamento.
Il Ministero, nel corso dell'unità di crisi del 26 settembre 2011, così come durante l'ispezione, ha più volte evidenziato le predette criticità e carenze e si sta facendo promotore da mesi affinché vengano messe in atto misure finalizzate, in modo particolare, alla repressione del pascolo abusivo e irregolare, nonché alla corretta implementazione dell'anagrafe suina, ivi compresa l'erogazione delle sanzioni previste, nonché all'adozione di una efficiente regolamentazione per l'utilizzo dei terreni comunali che tenga conto, almeno, delle coordinate geografiche di tali terreni, dell'individuazione chiara e inequivocabile del soggetto fruitore del pascolo e del censimento di tutti i suini allevati con tali modalità.
In tale quadro è evidente che dovrebbe essere rafforzata l'azione di controllo da parte delle autorità locali, in pascolare raccomandando ai sindaci di far applicare, in modo cogente ed efficace, la normativa sull'uso civico dei pascoli comunali in vigore.
È in programma la realizzazione di un piano straordinario di controllo in loco, avvalendosi anche del personale del comando Carabinieri - nuclei antisofisticazione e sanità (NAS), per il quale si auspica la necessaria collaborazione delle Autorità locali, in primis la Regione - assessorato alle politiche sociali e delle aziende sanitarie locali - servizi veterinari.
La regolare attuazione delle norme già esistenti, sia a tutela del settore suinicolo sia a garanzia di una rigorosa applicazione dei controlli, potrà permettere una riduzione dei fattori di rischio che hanno determinato il recente peggioramento della situazione epidemiologica e consentire di iniziare un valido ed efficace percorso, con la collaborazione di tutti gli attori del sistema, per il raggiungimento dell'eradicazione della malattia dal territorio.
La prefettura - ufficio territoriale del Governo di Cagliari ha segnalato che la grave situazione ha indotto la regione autonoma della Sardegna ad elaborare un piano contenente misure straordinarie, finalizzate ad intensificare la vigilanza ispettiva dei propri servizi veterinari e del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, allo scopo di pervenire ad un più intensivo controllo degli allevamenti e ad un'efficace azione di contrasto al pascolo brado ed abusivo.
Il piano è stato illustrato dall'Assessore regionale all'igiene e sanità nel corso di un apposito incontro al quale è stata invitata a partecipare anche la prefettura.
In particolare, gli organismi regionali hanno previsto l'intensificazione dei controlli e dell'attività di vigilanza che, nei prossimi mesi, saranno particolarmente implementati e mirati alla verifica di tutti gli allevamenti della Sardegna, ivi compresi quelli condotti in aziende accreditate.
Sono state programmate le seguenti attività:

prevedere, nella zona ad alto rischio, misure di sostegno che favoriscano la regolarizzazione e, conseguentemente, l'emersione degli allevamenti non censiti;

reprimere immediatamente tutte le forme di allevamento irregolare al di fuori della zona ad alto rischio, con le seguenti, ulteriori attività:

1. segnalazione di suini irregolari al pascolo brado;

2. controlli dei mezzi di trasporto su strada, per reprimere il commercio clandestino di suini vivi, carni e prodotti suini;

3. controlli nei focolai per l'accertamento della corretta applicazione delle misure vigenti da parte dei soggetti interessati;

4. controlli presso ristoranti, agriturismo ed altre strutture ricettive.

Il piano regionale prevede, inoltre, lo svolgimento da parte degli uffici sanitari, delle seguenti, ulteriori iniziative:

obbligo di confinamento dei suini per almeno 4 mesi;

identificazione e registrazione individuale dei suini;

risanamento degli allevamenti con l'abbattimento dei capi risultati sieropositivi;

contenimento dei casi di indennizzo;

una consistente azione di contrasto al pascolo brado e abusivo;

intensificazione delle attività ispettive dei servizi veterinari, con il Supporto del Corpo forestale e del nucleo antisofisticazioni dell'Arma dei carabinieri.

L'Assessore regionale all'igiene e sanità ha chiesto la collaborazione dei prefetti della regione Sardegna e delle forze di polizia dello Stato, qualora, per le particolari condizioni di intervento o per l'aggravarsi di talune specifiche situazioni, sia necessario prevedere il supporto della forza pubblica.
Attesa la delicatezza della problematica e l'esigenza di assicurare un tempestivo supporto all'attuazione del piano regionale, anche allo scopo di prevenire l'ulteriore diffondersi dell'epidemia e scoraggiare il persistere di comportamenti illeciti nel settore, in data 10 novembre 2011 si è tenuta presso la prefettura una riunione di coordinamento delle forze di polizia, per esaminare, congiuntamente con la regione, le possibili forme di collaborazione da realizzare al riguardo.
Nel corso della riunione di coordinamento, è emersa la possibilità di attivare un'unitaria strategia di sostegno all'attuazione del piano, tramite:

una generale azione di supporto, mirata a fronteggiare l'insorgere di eventuali forme di protesta;

forme di tutela del personale veterinario impegnato nelle attività ispettive, determinate da comprovate situazioni di resistenza all'espletamento del servizio, soprattutto in particolari aree geografiche dell'isola ove, anche per ragioni di natura culturale, risulta più difficoltoso condurre un'efficace azione di contrasto al pascolo brado ed abusivo;

attivazione di controlli su strada, per consentire, con l'ausilio degli organi di polizia stradale, lo svolgimento di ispezioni sui veicoli adibiti al trasporto di animali;

attivazione di canali informativi privilegiati tra servizi veterinari e forze di polizia dello Stato.

In data 16 novembre 2012 si è svolta un'ulteriore riunione di coordinamento, che ha coinvolto anche le aziende sanitarie locali ed il Corpo forestale regionale, per l'assunzione di apposite intese operative nel contesto della collaborazione istituzionale.
Nel corso dell'incontro, si è stabilito di affidare ai competenti servizi delle aziende sanitarie locali la programmazione delle attività ispettive e di controllo e la loro calendarizzazione, ferma restando la possibilità di dare preventiva notizia al competente ufficio/comando di polizia delle visite sul territorio del personale veterinario, qualora si ritenga che il loro svolgimento possa generare tensioni negli ambienti interessati.
Ulteriori emergenze connesse alla cattura, al sequestro e al trasporto di animali infetti o non allevati nelle prescritte condizioni igienico-sanitarie, nonché al ricovero dei capi sequestrati ed allo smaltimento delle carcasse, secondo quanto emerso dall'esame collegiale, potranno trovare riscontro nelle intese del servizio veterinario delle A.S.L. interessate con il comando territoriale del Corpo forestale e con il competente sindaco che, nella circostanza, opera come autorità sanitaria locale.
Anche in questo caso, l'espletamento delle operazioni in condizioni di sicurezza potrà essere assicurato dall'assistenza delle forze di polizia.

Il Sottosegretario di Stato per la salute: Adelfio Elio Cardinale.