• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/02412 [Implementare il controllo sulla gestione delle risorse pubbliche nella regione Sicilia]



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-02412 presentata da GIANPAOLO DOZZO
martedì 24 luglio 2012, seduta n.671
DOZZO, BOSSI, LUSSANA, FOGLIATO, MONTAGNOLI, FEDRIGA, FUGATTI, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CAVALLOTTO, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, D'AMICO, DAL LAGO, DESIDERATI, DI VIZIA, DUSSIN, FABI, FAVA, FOLLEGOT, FORCOLIN, GIDONI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, ISIDORI, LANZARIN, MAGGIONI, MARONI, MARTINI, MERONI, MOLGORA, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, POLLEDRI, RAINIERI, REGUZZONI, RIVOLTA, RONDINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:

la difficile situazione economica che in questi ultimi anni ha colpito tutti i Paesi dell'Europa ha avuto ripercussioni molto pesanti anche in Italia, dove sia il mondo produttivo che i cittadini e i diversi livelli di governo, soprattutto quelli periferici, hanno visto ridotte in modo drastico le risorse economiche a loro disposizione;

la riduzione di risorse è stata in Italia altrettanto evidente per il comparto degli enti locali, ovvero per i comuni, le province e le regioni, che, allo scopo di concorrere al risanamento delle finanze statali, così come disposto dai provvedimenti governativi succedutisi nel tempo, sono stati costretti a rivedere completamente la loro pianificazione economica e finanziaria in ragione delle risorse venute meno;

secondo i dati più aggiornati, in Italia tra il 2000 ed il 2012 la spesa pubblica è aumentata di 250 miliardi di euro, pari ad un ritmo di quasi 40.000 euro ogni minuto trascorso, e il peso della spesa pubblica sul totale del prodotto interno lordo è salito nei dodici anni considerati dall'analisi del 5,1 per cento, contro il 3,5 per cento della media dei Paesi della zona euro, mentre, come riportato da più parti, il peso degli enti locali nel concorso alla creazione del deficit dell'amministrazione pubblica è nettamente inferiore rispetto a quello evidenziato dai livelli di governo centrale;

le sacche d'inefficienza sono particolarmente evidenti nelle regioni meridionali, come in Sicilia, laddove ogni cittadino siciliano spende 346 euro per mantenere i dipendenti regionali, contro i 66 euro spesi dai cittadini calabresi e i 23 della Lombardia, e dove numerosi enti continuano, nella logica assistenzialista, ad assumere, pur nel rispetto dei vigenti limiti legislativi, dipendenti pubblici;

nei giorni scorsi sono apparse su tutti i principali quotidiani nazionali notizie relative alla relazione della Corte dei conti sull'andamento della gestione della regione Sicilia, la quale avrebbe chiuso il bilancio del 2011 con un disavanzo di circa 2 milioni di euro e al 30 giugno 2012 attesta un indebitamento pari a 5 miliardi e 247 milioni di euro (di cui 1 miliardo e 472 milioni di euro contratti dal 2009 ad oggi), allorché la spesa regionale complessiva, che nel 2010 si era attestata in termini di impegni a 19 miliardi e 259 milioni di euro, nel 2011 è incrementata di 299 milioni di euro, così che le uscite hanno raggiunto 19 miliardi e 558 milioni di euro, con un aumento dell'1,5 per cento rispetto al 2010, mentre le entrate, al netto dei prestiti, sono state pari a 15 miliardi e 587 milioni di euro, con un decremento del 13 per cento e uno sbilancio negativo di 3 miliardi e 971 milioni di euro;

tra le voci di spesa che maggiormente hanno concorso a determinare l'attuale situazione, particolare attenzione merita quella della spesa di personale, laddove la regione Sicilia ha speso nel 2011 la cifra di circa 1,27 miliardi di euro, pari al 10 per cento delle spese correnti complessive e necessarie a sostenere il pagamento di oltre 28.000 dipendenti;

tale importo appare ancora più elevato se confrontato con altre realtà italiane, come la regione Lombardia, che, pur contando un numero doppio di abitanti della regione Sicilia, annovera circa 5.000 dipendenti a suo carico, ovvero poco più di 1/6 rispetto alla Sicilia;

la gestione inefficiente delle risorse pubbliche operata nel corso degli anni dalla regione Sicilia determinerà certamente gravi ripercussioni all'economia regionale, con negativi riflessi anche sull'intero sistema economico nazionale, a partire dai mercati finanziari e dal valore dei titoli di Stato italiani, che, in ragione della gravità della situazione, potrebbero subire un peggioramento;

a seguito della difficile situazione della regione Sicilia, nei giorni immediatamente successivi alla notizia apparsa su tutti i giornali nazionali, per evitare un rischio default lo Stato avrebbe erogato 400 milioni di euro alla regione, giustificando, tuttavia, lo stanziamento come decisione assunta precedentemente alla scoperta della rischio default per l'ente;

i provvedimenti adottati dal Governo in carica per la revisione della spesa pubblica hanno determinato tagli indiscriminati sulla spesa delle autonomie territoriali, sulle quali grava oltre il 72 per cento delle misure restrittive disposte dal provvedimento denominato spending review (700 milioni per le regioni ordinarie, 500 milioni per le province e 500 milioni per i comuni), senza tener conto delle grandi differenze esistenti nel Paese tra la gestione finanziaria virtuosa di alcune regioni e la finanza irresponsabile di altre, come nel caso della Sicilia;

i tagli alle autonomie vengono, infatti, adottati secondo criteri come quello che fa riferimento ai costi intermedi, che non appaiono, ad avviso degli interroganti, assolutamente in grado di individuare correttamente le sacche di inefficienza ovvero di spreco di risorse pubbliche, dal momento che tale impostazione comporterebbe un ulteriore sacrificio anche per quegli enti che pure, nel corso di questi anni, hanno adottato politiche di gestione in grado di garantire spese di funzionamento inferiori alla media nazionale -:

se il Ministro interrogato non ritenga opportuno adottare i necessari provvedimenti al fine di implementare il controllo sulla gestione delle risorse pubbliche nella regione Sicilia, prevedendo, al contempo, che la definizione dei piani di risanamento regionali debba essere basata sui criteri fissati dal decreto legislativo n. 216 del 2010 in materia di costi e fabbisogni standard. (3-02412)