• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/17010 [Sulla Croce rossa italiana]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-17010 presentata da GIANFRANCO PAGLIA
mercoledì 18 luglio 2012, seduta n.668
PAGLIA e DI BIAGIO. - Al Ministro della difesa, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:

la Croce rossa italiana, è un ente di diritto pubblico non economico con prerogative di carattere internazionale che svolge importanti ruoli nell'ambito dell'assistenza sanitaria e sociale, in molti versanti connessi alla protezione civile, nei compiti ausiliari alle Forze Armate dello Stato ed in attività sanitarie e socio assistenziali, configurandosi come riferimento indiscusso sul versante dell'assistenza e al sostegno sociale;

la componente più antica dell'Associazione della Croce rossa italiana è il Corpo militare della Croce rossa italiana che per legge è un corpo militare speciale volontario ausiliario delle Forze armate, la cui costituzione risale al 1866;

il suddetto corpo militare svolge attività in tempo di guerra provvedendo all'assistenza, allo sgombero e alla cura dei feriti e delle vittime, militari e civili, organizza ed esegue misure di difesa sanitaria antiaerea, disimpegna il servizio di ricerca e assistenza dei prigionieri di guerra, degli internati, dei dispersi, dei profughi, dei deportati e dei rifugiati, svolge attività di assistenza sanitaria in relazione alla difesa civile. In tempo di pace, provvede al mantenimento e alla gestione dei Centri di mobilitazione e delle basi operative, cura la custodia e il mantenimento delle dotazioni sanitarie, provvede all'addestramento e all'aggiornamento del proprio personale ed organizza corsi qualificativi di primo soccorso e di auto protezione sanitaria a favore del personale delle Forze armate, concorre al servizio di assistenza sanitaria nel caso di grandi manifestazioni ed eventi e per esercitazioni militari, fornisce assistenza e supporto sanitario alle Forze armate e alle forze di polizia nei poligoni di tiro, si occupa della diffusione del diritto internazionale umanitario, è impiegato in caso di calamità naturali o disastri per operazioni di protezione civile;

l'uniforme in uso è obbligatoria ed il suo personale è sottoposto all'ordinamento disciplinare e penale militare e la sua organizzazione ed il suo funzionamento sono regolati dal «Codice dell'ordinamento militare», di cui al decreto legislativo n. 66 del 2010, che ha assorbito quasi interamente il regio decreto n. 484 del 10 febbraio 1936 e successive modificazioni, rimaste in vigore per oltre 70 anni;

il Corpo militare della Croce rossa italiana coinvolge 1.300 dipendenti militari, tra personale in servizio continuativo e personale precario, che costituisce l'ossatura portante per garantire una prima risposta nel caso di attivazione per grandi emergenze o pubbliche calamità, ed attinge ad un vasto serbatoio di oltre 22.000 riservisti, prontamente mobilitabili grazie ai precetti di richiamo in servizio spiccati dai centri di mobilitazione (comandi periferici) nei cui elenchi del personale in congedo vi sono innumerevoli professionisti appartenenti a svariate categorie lavorative (medici, ingegneri, giornalisti, e altro) e specialisti di ogni settore (infermieri, barellieri, autisti, idraulici, e altro);

il personale in congedo iscritto nei suddetti centri di mobilitazione in qualità di cittadini della Repubblica italiana, viene arruolato con atto volontario e giura fedeltà alla patria e alle istituzioni repubblicane, quando richiamato in servizio temporaneo tramite precettazione soggiace alle rispettive leggi e regolamenti militari ed assume a tutti gli effetti lo status di «militare», riveste la peculiare veste giuridica di pubblico ufficiale ed indossa una uniforme analoga a quella dell'Esercito italiano, provvista dei necessari emblemi (distintivo di appartenenza al Corpo Militare e bracciale simbolo di neutralità);

in relazione al grave sisma in Emilia Romagna che ha provocato vittime e danneggiamenti estesi ad una zona vastissima, tale da interessare una grande porzione di popolazione che per ragioni di sicurezza non ha potuto rientrare nelle proprie abitazione, la Croce rossa italiana si è mobilitata anche attraverso i suoi volontari, compresi quelli del Corpo militare, che gratuitamente e generosamente si sono posti a disposizione e si sono premuniti prima di dare assistenza alle vittime e, successivamente, in una seconda fase, di installare e gestire campi per l'accoglienza;

in quello scenario di calamità il Corpo militare della croce rossa, come di consueto, ha dato prova di prontezza ed efficienza con i suoi volontari che si sono distinti anche quando si è trattato di correre dei rischi personali, visto che molteplici sono stati gli atti di coraggio documentati anche dal TG1 del giorno 2 giugno ed in altri servizi giornalistici, allorquando si è trattato di mettere in salvo la popolazione all'atto del verificarsi delle scosse e per dare poi quei servizi in varie situazioni di disagio e di bisogno, sia con personale medico e paramedico, sia con varie professionalità;

nel mezzo di tale emergenza, come si può evincere da molti richiami mediatici, in data 15 giugno 2012 è stata disposta con lettera a firma del responsabile della protezione civile Marilena Campisi la cessazione di tutte le prestazioni del personale militare della Croce rossa italiana, senza alcuna giustificazione plausibile, viste le copiose richieste in loco dettate dalle impellenti necessità e dalle gravi situazioni in cui versa la popolazione terremotata;

i suddetti articoli di stampa, oltre a sottolineare i sentimenti più ampi di riconoscenza e gratitudine di enti, istituzioni, autorità civili, militari e religiose per l'opera svolta dal personale militare volontario Croce rossa italiana fin dalle prime fasi di soccorso e di assistenza, anche per effetto delle numerose lamentele da parte delle persone assistite, sortivano una prima versione ufficiale del commissario regionale della Croce rossa - Antonio Scavuzzo - che si giustificava, in un'intervista, dando conto che si trattava di una questione normativa; ovvero la Croce rossa poteva restare ma con volontari civili;

paradossalmente, in un ente dove, per principio, le forme discriminatorie vengono combattute perché si lavora in modo interdisciplinare ed intercomponente, si decideva di escludere militari Croce rossa italiana;

in tal senso in data 19 giugno 2012 è stata presentata interrogazione a risposta scritta da parte di alcuni consiglieri della regione Emilia Romagna dove, in premessa, si ricordava l'intervento in corso di svolgimento del benemerito Corpo militare Croce rossa italiana con le strutture sanitarie e logistiche, quello dei suoi militari volontari impiegati per lenire le sofferenze e le necessità dei più deboli e più bisognosi, pur nel prendere atto della richiesta urgente pervenuta da parte della protezione civile di smobilitare il raggruppamento Croce rossa italiana, osservava che la decisione presa dalla stessa protezione civile si rilevava inopportuna, anche a fronte delle dichiarazioni rilasciate da Antonio Scavuzzo della Croce rossa italiana il quale ribadiva, che «chi lo deciderà potrà tornare tranquillamente in abiti civili e il servizio non sarà interrotto»;

inoltre, tenuto conto delle iniziative poste in essere dalle popolazioni che richiedevano il ritorno dei militari Croce rossa italiana per dare assistenza e aiuto, nella predetta interrogazione si chiedeva esplicitamente al suddetto commissario (autorità civile non deputata ad assumere simili decisioni sul personale militare) a che titolo e per quale motivo lo stesso ribadiva che l'unico intervento possibile da parte dei militari volontari Croce rossa italiana fosse da civili e in tenuta borghese, non tenendo in assoluto conto i bisogni delle persone più sfortunate e bisognevoli di assistenza e cure;

anche la protezione civile nazionale, interessata per competenza, su alcuni articoli di stampa, al titolo «contrordine: torni la Croce rossa militare» riportava la versione del prefetto Gabrielli - Capo della protezione civile nazionale - che nell'interpretare la decisione iniziale di rinunziare all'aiuto del Corpo militare, precisava che si trattava di una rimodulazione iniziale e che - a suo giudizio - collocava questa vicenda nella «problematica» che vive all'interno la stessa Croce rossa italiana sul proprio futuro e assumeva l'impegno di riprendere in servizio i militari volontari Croce rossa italiana «dove vogliono e come vogliono»;

in tal senso non si integra il comportamento del commissario Rocca poiché, nell'ambito dei campi impiantati e gestiti dalla Croce rossa dove sono utilizzati nel loro funzionamento moltissimi militari della Croce rossa italiana in servizio continuativo che ricoprono delicati ed importanti incarichi di responsabilità, di gestione e di buon funzionamento della parte logistica e sanitaria, senza indugio ha imposto che i dipendenti militari fossero impiegati senza la prescritta uniforme militare Croce rossa italiana, senza distintivi di grado e senza i relativi simboli di appartenenza all'istituzione militare, imponendo loro di indossare una «tuta rossa» che è prevista quale dotazione per il solo personale volontario civile, facendo ingenerare il dubbio, nei confronti degli interlocutori interni e in quelli esterni istituzionalmente preposti, che tali dipendenti militari fossero volontari e non già dipendenti militari in servizio continuativo;

appare utile sottolineare che tale prassi - ad avviso degli interroganti disdicevole - imposta e ribadita più volte con circolari secondo gli interroganti in contrasto con la normativa vigente, è stata più volte origine di confusione per il personale militare Croce rossa italiana in servizio continuativo e del personale militare Croce rossa italiana volontario che, come si vuole ricordare, svolge attività a titolo gratuito e volontaristico;

il personale militare della Croce rossa italiana viene continuamente posto al centro da questi continui interventi del commissario che impone spesso il rinunciare all'uso dell'uniforme, ovvero incentiva - secondo gli interroganti - l'abiurare dei simboli di appartenenza allo status militare e all'associazione, svilendo il giuramento vincolante e non ponendo nessun riguardo dovuto a quello che rappresenta l'uniforme per tutti gli italiani, ovvero il simbolo dell'unità nazionale e il rispetto nei confronti di coloro che si sono sacrificati, sul territorio nazionale ed estero, anche con la loro vita, per fare il loro dovere di cittadini, di militari e di uomini di croce rossa;

contestualmente con lettera del 19 giugno 2012 il commissario Rocca, come ultimo atto, ha ritenuto utile porre fine anche alla possibilità di «richiamare senza assegni» il personale militare volontario della Croce rossa, palesando un contrasto con la norma cogente, ponendo per scontato che quasi tutto il personale richiamato appartiene al pubblico impiego e per questo riceve in caso di richiamo il trattamento economico dalla propria amministrazione, ritenendo in ciò la confutabile tesi del generarsi di una spesa per il sistema pubblico;

nella suddetta comunicazione, il commissario della Croce rossa italiana ha minimizzato i danni legati ad una prima fase di rallentamento, di talune «attività marginali» (vengono ritenute tali dal commissario tutte le attività ausiliarie alle Forze armate, di soccorso, di protezione civile, di organizzazione di corsi formativi e informativi così come previsto dalla legge, di interventi di protezione civile);

in tale circolare si desume in modo incontrovertibile che la possibilità di essere richiamati con tale procedura di richiamo senza assegni è possibile solo al personale autonomo, pensionato e senza reddito, con grave pregiudizio costituzionale, ribadendo che l'unica possibilità per il rimanente personale escluso per poter essere impiegato è quello di indossare la «tuta rossa» in tutte le attività dell'ente, con l'unica concessione sovrana quella di apporre eventualmente sulla stessa, e non in tutti i casi, esclusivamente il distintivo di corpo -:

quali iniziative si intendano predisporre al fine di riportare la gestione e la configurazione dell'impiego del personale militare in servizio continuativo e senza assegni entro parametri di legittimità, al fine di chiarire i ruoli, i gradi, i livelli di responsabilità e che non vengano ingenerati nei confronti di terzi confusioni sullo status militare rivestito, in modo che non siano scambiati e fraintesi anche i ruoli tra dipendenti, soci e volontari civili della Croce rossa per i livelli di responsabilità, le competenze e le attribuzioni ad ognuno di essi dovuto.(4-17010)