• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07960 [Sulle agenzie di rating]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07960 presentata da ELIO LANNUTTI
lunedì 16 luglio 2012, seduta n.766

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

in data 13 luglio 2012 Moody's ha deciso di tagliare di due scalini il rating sui titoli di Stato italiani, portandoli a Baa2 da A3, mantenendo un outlook negativo;

Marco Lettieri e Paolo Raimondi per "Italia Oggi" del 14 luglio scrivono: «Questa volta tocca a Moody's il compito di attaccare nuovamente e pesantemente la credibilità dell'Italia. In passato è sempre stata Standard & Poor's, la più potente delle tre sorelle del rating, ad affondare per prima lo stiletto nella schiena della nostra economia. Ma oggi S&P ha seri problemi legali a seguito delle meritorie indagini della Procura di Trani»;

si legge ancora: «Moody's ha declassato il nostro paese da A3 a Baa2 dandole anche un "outlook negativo" che indica un possibile ulteriore abbassamento! Tra le ragioni addotte vi sarebbero "l'erosione delle fonti di investimenti esteri", il rischio di contagio proveniente dalla crisi greca e spagnola e il "clima politico" in relazione alle elezioni del 2013. Tali motivazioni ci sembrano di una assoluta banalità e dovrebbero far arrossire qualsiasi rigoroso analista economico. Sarebbe più serio dire che l'Italia merita comunque un bagno di sangue! Il clima politico? Certamente sappiamo che la strada della difesa dell'interesse nazionale e dell'Europa non è mai facile nel paese dei campanili. Ma che dire del clima di incertezza delle elezioni americane? E perché non ipotizzare, per esempio, che la Merkel potrebbe perdere le prossime elezioni tedesche? In quest'ottica si dovrebbe abbassare il rating a tutti. Sarebbe un'assurdità. Il rischio di contagio vale per tutti. Forse, oltre che per quelle spagnole, dovrebbe valere di più per le banche tedesche e francesi che sono tra le più esposte verso il debito della Grecia e della Spagna. Il contagio più devastante, secondo noi, è quello legato ai comportamenti della quarta banca al mondo, la Barclays Bank inglese, che fin dal 2005 ha manipolato il cosiddetto Libor. Il Libor, London interbank offered rate, è un frutto avvelenato della deregulation finanziaria che incide quotidianamente sui i tassi di interesse in ogni parte del mondo. In verità le indagini sulla manipolazione riguardano una ventina di banche internazionali tra cui la JP Morgan Chase, la City Group, la Bank of America, la HSHB, la Royal Bank of Scotland, la Deutsche Bank, l'UBS e il Credit Suisse, la Bank of Tokio-Mitsubishi e la Sumitomo Mitsui. Il Gotha della finanza internazionale. La gravità della vicenda è enorme e giustamente il Financial Times ha paragonato le manipolazioni "all'equivalente finanziario dell'avvelenamento delle falde acquifere". Si ricordi che il Libor influenza tutte le operazioni finanziarie per centinaia di trilioni di dollari, le ipoteche, i mutui sulle case, le carte di credito e i vari prodotti derivati. Dall'inchiesta delle autorità inglesi ed americane risulta che dal 2005 al 2007 la Barclays avrebbe fornito dati gonfiati. Mentre dal 2007 al 2009, nel mezzo della crisi finanziaria globale, avrebbe deliberatamente sottostimato il costo dei prestiti ottenuti dal sistema interbancario al fine di occultare la sua precaria posizione finanziaria. La manipolazione del Libor ha portato miliardi di dollari nelle casse delle banche e ha truffato e indebolito economie, imprese e famiglie. È per questo che la Barclays ha ammesso una sua "condotta sbagliata" e si è detta disposta a pagare una multa di 453 milioni di dollari pur di chiudere il caso ed evitare accuse penali e civili. C'è da chiedersi dove erano le integerrime agenzie di rating, le presunte "occhio di lince", quando il Libor veniva manipolato con conseguenze drammatiche sui vari titoli di Stato e sugli spread. È comunque davvero sorprendente che la Moody's esprima il suo giudizio negativo sull'Italia proprio mentre il primo ministro Mario Monti è negli Stati Uniti per discutere con i numero uno della Silicon Valley di cooperazione tecnologica e di investimenti. In quella sede naturalmente Monti cercherà di convincere gli investitori anche sui nostri titoli di Stato perché la quota dei Bot in mani straniere è scesa al 36% rispetto al 52% del 2010. Rispetto alla capacità di innovazione delle nostre imprese gli investimenti esteri dovrebbero oggettivamente essere maggiori. Certo non si può continuare con le lentezze burocratiche e giuridiche che mortificano l'iniziativa privata, sconsigliano investimenti esteri e rallentano le opere pubbliche. Monti ha recentemente parlato di un "percorso di guerra" per affrontare la crisi, non solo quella italiana. Ci auguriamo che in tale "percorso di guerra" egli sappia identificare i sabotatori, i demolitori ed anche gli strateghi della guerra psicologica rispetto ai quali qualsiasi misura di difesa risulta assai difficile. Così come è improcrastinabile intervenire contro la manipolazione del Libor, è altrettanto necessario, sia a livello europeo che internazionale, rompere "l'anello magico" che continua a garantire alle agenzie di rating credibilità e potere di influenzare pesantemente i mercati e le politiche economiche degli Stati»;

considerato che:

nel gennaio 2012 il Governatore della Banca centrale europea (BCE) Mario Draghi, intervenendo a Strasburgo durante la seduta del Parlamento europeo, non ha nascosto il pericolo che si cela dietro le modalità con cui hanno operato le agenzie di rating, ha invocato l'apertura del mercato per stimolare la concorrenza sul rating e ha inoltre invitato Stati e istituzioni ad essere meno dipendenti dal loro giudizio: concetto, quest'ultimo, ribadito dal nuovo presidente del Parlamento europeo Martin Schulz poco dopo la sua elezione;

molto più dure erano state, in precedenza, le parole del Commissario europeo agli affari monetari Olli Rehn che, durante un'intervista a una rete televisiva finlandese, aveva in pratica dichiarato che le agenzie di rating fanno gli interessi del capitalismo finanziario americano, accusa non nuova a Bruxelles e nelle capitali europee ma mai avanzata prima in maniera così ufficiale ed esplicita;

se il ruolo del rating può essere ritenuto essenziale, per la sua funzione di termometro per gli investimenti, la credibilità delle agenzie di valutazione è stata inficiata da gravissimi errori compiuti in passato, culminati nell'assegnazione della tripla A ai cosiddetti titoli subprime, vale a dire i prodotti di debito costruiti sulla "bolla" speculativa del "mattone", da cui ebbe origine il crollo mondiale della finanza. Errori dalle conseguenze disastrose, dovuti, secondo molti osservatori qualificati, alla mancanza di indipendenza e trasparenza ed ai numerosi casi di conflitto di interessi delle stesse agenzie;

sul terreno della prevenzione dei conflitti di interessi, oltre ad imporre una governance più autonoma ed una più efficace verifica delle procedure di valutazione, incidendo sugli attuali limiti di accesso per renderli più favorevoli ai nuovi entranti, ed ampliando le occasioni in cui sia possibile sanzionare sul piano civilistico le responsabilità delle agenzie, appare opportuno riflettere sulla possibilità di prevedere vincoli agli incarichi alle agenzie medesime, senza interferire nel contenuto delle analisi ma al fine di stabilizzare i mercati del credito e di rafforzare la fiducia degli investitori;

da tempo la magistratura italiana ha aperto un'inchiesta su Standard & Poor's e Moody's, accusate di aver manipolato il mercato con giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti sul sistema economico-finanziario e bancario italiano, ipotizzando l'abuso di informazioni privilegiate per aver elaborato e diffuso, in determinate circostanze relative al 2011 ed a mercati aperti, notizie non corrette, comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico, finanziario e bancario italiano,

si chiede di sapere:

quali misure urgenti il Governo intenda attivare nelle opportune sedi di competenza, anche in occasione dei vertici internazionali convocati nei prossimi giorni, per impedire che una consolidata "cricca" affaristico-finanziaria, composta da agenzie di rating, banche di affari (in primis Goldman Sachs e JP Morgan), fondi speculativi, in concorso tra loro e, a quanto risulta all'interrogante, anche con le distratte autorità vigilanti quali Consob ed European securities and markets authority (Esma), possano distillare quotidiane "pillole avvelenate" sui mercati, per determinare i corsi delle azioni, delle obbligazioni e dei titoli di Stato, con la finalità di conseguire enormi profitti, sulla pelle dei risparmiatori, delle famiglie e delle piccole e medie imprese, vessati da quelle stesse banche, che, con i loro dolosi ed avidi comportamenti, hanno determinato la crisi sistemica e messo a repentaglio la solidità dell'euro e dell'Europa;

quali iniziative intenda intraprendere per favorire, con ogni azione di propria competenza, l'apertura del mercato e lo smantellamento dell'oligopolio di Standard & Poor's, Moody's e Fitch, operazioni su cui il Parlamento europeo è impegnato, avviando una riforma del rating che consenta analisi trasparenti, in autonomia e consapevolezza nei confronti degli operatori economici, contribuendo così alla stabilizzazione dei mercati finanziari;

se non intenda attivarsi per la definizione, da parte dell'Esma e della Commissione europea, di ulteriori e più incisivi standard vincolanti per le agenzie di rating, con particolare riferimento a rigorosi criteri di trasparenza dell'assetto societario e alle tecniche di emersione, prevenzione e soluzione del conflitto di interessi;

quali iniziative voglia assumere al fine di implementare, agendo in particolare nelle sedi comunitarie ed internazionali a ciò deputate, gli obblighi relativi al set informativo necessario per la registrazione delle agenzie, le misure per assicurare il puntuale rispetto da parte degli analisti delle prescrizioni relative alla compliance con la normativa comunitaria, nonché gli obblighi riferiti alla completa disponibilità dei dati legati alla valutazione;

come intenda attivarsi per assicurare che siano applicati i requisiti già attualmente richiesti dalla legge vigente per l'operatività di tali soggetti nel territorio nazionale;

se non intenda inoltre adottare ogni attività al fine di favorire, in un contesto segnato da maggiore pluralismo e disponibilità di analisi, la creazione di un'agenzia di rating europea, indipendente e autorevole, nonché di implementare, con più incisività, sul piano giuridico il concetto di responsabilità per le conseguenze delle valutazioni errate delle stesse agenzie;

se, dopo lo scandalo della Barclays in Gran Bretagna relativamente alla manipolazione del Libor, che ha visto coinvolta anche una ventina di banche internazionali, non ritenga necessario adottare le opportune iniziative al fine di promuovere in sede internazionale una stretta alle regole del mercato bancario per evitare le manipolazioni degli indici e del Libor;

quali iniziative urgenti intenda attivare per verificare i comportamenti, anche penalmente rilevanti, quali la manipolazione dei mercati, tenuti da Barclays e da altre banche come Hsbc, Lloyds Banking Group e Royal Bank of Scotland, sulla base del dossier in mano all'americana CFTC (Commodity Futures Trading Commission), nonché da Deutsche Bank in merito alla manipolazione del tasso interbancario Euribor di riferimento per l'area euro, accertato che, se al Libor sono legati 350.000 miliardi di dollari di derivati su tassi e 10.000 miliardi di prestiti e mutui (dati di fine 2011), all'Euribor - oltre a un gigantesco ammontare per i mutui - sono legati prodotti derivati per 220.000 miliardi di dollari, come accertato dalla stessa CFTC, partendo dai contenuti di alcune e-mail di alcuni operatori in molti derivati intercettate nella sede di Barclays.

(4-07960)