• Testo RISOLUZIONE CONCLUSIVA

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Atto a cui si riferisce:
C.8/00190 [Sulla cura delle ulcere cutanee]



Atto Camera

Risoluzione in Commissione 8-00190 presentata da LUCIANA PEDOTO
mercoledì 11 luglio 2012 pubblicata nel bollettino n.680
La XII Commissione,
premesso che:
le lesioni cutanee croniche sono aree di sostanza dermo-ipodermica che non dimostrano alcuna tendenza alla riparazione spontanea, particolarmente dolorose e debilitanti per il paziente;
le ulcere cutanee rappresentano una patologia di elevato significato sociale e incidono in modo notevole sulla spesa pubblica assistenziale;
nella maggioranza dei casi colpiscono persone anziane, ma anche persone affette da patologie neuromuscolari e neurodegenerative, e la patologia che determina l'insorgenza delle lesioni è spesso complessa e richiede un inquadramento diagnostico e un programma terapeutico accurati;
secondo stime ufficiali, ogni anno dagli ospedali italiani viene dimesso oltre mezzo milione di pazienti con piaghe da decubito, essendo queste lesioni una delle più pericolose e temibili complicazioni conseguenti ad un ricovero, perché circa la metà compare già entro la prima settimana di degenza;
in Italia, circa 2 milioni di persone e le loro famiglie sono coinvolte nel problema;
le difficoltà che si incontrano nell'assistenza di un paziente sono spesso legate al fatto che le esigenze cliniche devono confrontarsi con la politica sanitaria costantemente impegnata nel gestire il difficile equilibrio tra un'offerta di eccellenza e il contenimento dei costi;
l'impatto socioeconomico è notevole: è necessario infatti tener conto delle spese per il materiale di medicazione, dei tempi di trasporto, del personale medico ed infermieristico, ma anche delle spese sostenute direttamente dai pazienti e delle spese indirette a carico del Servizio sanitario nazionale;
attualmente la cura delle ulcere cutanee degli arti inferiori costituisce un problema per il Servizio sanitario nazionale sia in termini di occupazione di risorse umane sia in termini di impatto economico. Questa attività può occupare fino al 60 per cento del tempo degli infermieri con uno spostamento delle risorse a scapito di altri problemi domiciliari e ha un peso, in termini di costi, assai rilevante. Nel nostro Paese i pazienti affetti da queste lesioni vengono trattati generalmente a domicilio dal medico curante e da un infermiere con la consulenza dello specialista ospedaliero, in quanto mancano servizi e centri dedicati;
l'integrazione ospedale-territorio dovrebbe prevedere la creazione di centri specialistici ospedalieri di riferimento, con personale esperto nella cura delle lesioni cutanee, e di una rete di assistenza territoriale costituita da infermieri, medici di medicina generale e medici specialistici ambulatoriali, che gestisca i pazienti sul territorio, nell'ambito di un percorso di continuità assistenziale;
la vulnologia non è ancora una specialità medica riconosciuta nelle università italiane, non essendo stato istituito il relativo insegnamento nel corso di laurea in medicina e chirurgia e nelle scuole di specializzazione;
considerato che mancano linee guida per le regioni e che non vi è alcuna forma di rimborso dei presidi medici per i pazienti affetti da ulcere cutanee degli arti inferiori (ad eccezione dei diabetici e dei pazienti colpiti contemporaneamente da ulcera da pressione), impegna il Governo: a valutare l'opportunità di adottare, d'intesa con le regioni, linee guida nazionali, al fine di promuovere una maggiore omogeneità di trattamento della patologia richiamata in premessa nella diverse regioni italiane;
ad assumere iniziative volte a garantire forme di rimborso da parte del Servizio sanitario nazionale dei presidi essenziali per la cura delle ulcere cutanee;
a promuovere una razionalizzazione dei protocolli di cura attraverso la definizione di percorsi diagnostico-terapeutici basati sull'evidenza clinica e su criteri di equità, appropriatezza ed economicità, allo scopo di ridurre i tempi di ospedalizzazione e l'incidenza delle complicanze nonché di contenere la spesa sanitaria pubblica;
a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte all'applicazione dei protocolli in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, anche stimolando le regioni ad aggiornare il prontuario terapeutico;
ad adottare specifici programmi di monitoraggio delle criticità riscontrabili all'interno delle unità operative dei diversi contesti di cura (domicilio, ospedale, strutture dedicate), anche al fine di predisporre adeguate misure di prevenzione e di garanzie per una maggiore e più efficace tutela dei pazienti affetti da tale patologia, attraverso l'adozione di adeguate terapie;
ad indicare quale obiettivo nel Piano sanitario nazionale una maggiore integrazione tra territorio e ospedale che preveda, da un lato, la creazione di centri specialistici ospedalieri di riferimento, con personale esperto nella cura delle lesioni cutanee e, dall'altro, una rete di assistenza territoriale costituita da operatori delle professioni sanitarie non mediche, medici di medicina generale e medici specialisti, ambulatori dei distretti sanitari di base e dei presidi intermedi, che gestiscano i pazienti sul territorio nell'ambito di un percorso di continuità assistenziale;
per quanto riguarda la formazione e l'aggiornamento del personale medico ed infermieristico a proseguire nella strada già intrapresa dal governo, che ha inserito in ambito ECM appositi corsi formativi.
(8-00190) «Pedoto, Mancuso, Farina Coscioni, Patarino, Palumbo, Palagiano, Nunzio Francesco Testa, Mosella, Stagno d'Alcontres, Abelli, Argentin, Barani, Binetti, Bossa, Bucchino, Burtone, Castellani, Ciccioli, De Nichilo Rizzoli, D'Incecco, Di Virgilio, Grassi, Martini, Miotto, Murer, Porcu, Roccella, Rondini, Sarubbi, Sbrollini, Scapagnini».