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Atto a cui si riferisce:
C.4/15693 [Libertà religiosa in Egitto]



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata lunedì 9 luglio 2012
nell'allegato B della seduta n. 662
All'Interrogazione 4-15693 presentata da
RENATO FARINA
Risposta. - Nel corso della tappa egiziana della sua recente missione in Medioriente, il Presidente del Consiglio si è intrattenuto in un colloquio con il presidente del Partito giustizia e libertà - nonché candidato tra i più accreditati alle prossime elezioni presidenziali - Mohammed Morsi. Il Presidente Monti ha rappresentato l'attenzione con cui il Governo italiano guarda alla tutela delle libertà fondamentali, compresa la libertà di religione, esprimendo l'auspicio che nel nuovo Egitto trovino adeguato riconoscimento e tutela i diritti fondamentali dell'individuo.
Il leader di giustizia e libertà ha innanzitutto espresso un convinto riconoscimento per l'amicizia dimostrata dal nostro Paese all'Egitto. Morsi ha poi proseguito affermando come le difficoltà economiche, l'instabilità politica, le gravi tensioni sociali e il peggioramento delle condizioni di sicurezza siano inevitabili conseguenze della rivoluzione, destinate a risolversi con la fine del processo di transizione. Passando poi a considerazioni sullo spazio delle libertà fondamentali ed il ruolo dell'Islam politico nel nuovo Egitto, egli ha spiegato come, pur riconoscendo che i fratelli musulmani fondano la propria dottrina politica sul ruolo chiave dell'Islam e sul riconoscimento della Shari'a come fonte primaria del diritto, alla stregua di quanto già peraltro prevede la vigente Costituzione egiziana, la visione della fratellanza guardi ad uno «Stato civile» che per nessuna ragione mai si potrà tramutare in uno «Stato teocratico». Nelle parole di Morsi, l'obiettivo sarebbe quello di portare in Egitto un sistema simile a quello turco, che preveda la netta separazione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, e un Governo che sia l'espressione del partito di maggioranza in Parlamento.
Come noto, il grande Imam e l'intera organizzazione di Al Azhar, facendo leva sulla loro autorevolezza morale e influenza sulle masse di credenti, sono riusciti ad ottenere che tutti i principali partiti politici egiziani, a cominciare dai fratelli musulmani e dai salafiti, abbiano formalmente aderito agli enunciati della Carta sulle libertà fondamentali di Al Azhar. Al momento tuttavia non è del tutto chiaro quanto del documento troverà spazio nella nuova carta costituzionale e ciò è peraltro oggetto di intensa discussione tra forze politiche egiziane. La commissione incaricata di redigere la nuova Costituzione - eletta il 24 marzo 2012 dal Parlamento in sessione congiunta tra le polemiche delle forze laiche e moderate per il predominio della componente islamista - è stata sciolta per ordine della Corte costituzionale; al suo posto ne sarà nominata un'altra che rispecchi in modo più bilanciato le varie componenti politiche e religiose della società egiziana. A tale svolta, ha contribuito l'atteggiamento di Al Azhar che ha assestato un duro colpo alla credibilità dell'organo, ritirando i propri rappresentati al suo interno. Il 28 aprile 2012 si è quindi raggiunto un accordo sui criteri per la formazione della nuova Assemblea costituente: i membri dovranno essere tutti esterni al Parlamento, mentre i partiti politici presenti all'Assemblea del popolo invieranno i propri rappresentanti; Al Azhar avrà 4 rappresentanti e ci saranno poi esponenti di tutte le confessioni presenti in Egitto ad iniziare dai copti.
Saranno inoltre presenti 10 esperti costituzionalisti, rappresentanti dei lavoratori e delle donne.
La promozione della libertà di religione e la protezione delle minoranze religiose rappresenta una delle principali priorità della politica estera italiana in materia di diritti umani. Oltre al già citato incontro con il Presidente di giustizia e libertà Morsi, il tema è stato al centro del colloquio del Presidente del Consiglio con il Presidente dell'Assemblea del popolo, Mohammed El Katatny, anche egli esponente dei fratelli musulmani. El Katatny ha ribadito la non contraddizione tra Islam politico e rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Nel corso della sua missione al Cairo il presidente Monti non ha purtroppo potuto incontrare esponenti della chiesa copta a causa del periodo di transizione e di vuoto nei vertici della chiesa che è seguito alla scomparsa del papa Shenouda e al processo ancora in atto di successione di quest'ultimo. Le tensioni a sfondo religioso, che hanno registrato l'apice il 31 dicembre 2010 nel cruento attentato contro la chiesa copta di Alessandria, con 21 vittime, si sono accentuate nel corso del 2011, nel quadro di crescente incertezza ed insicurezza venutosi a formare sulla scia della rivoluzione. Ciò ha portato a ripetuti incidenti fra copti e musulmani, al centro del Cairo, il 7 marzo 2011 (con un bilancio di 12 morti) e nel quartiere di Imbaba il 7 maggio 2011 (15 vittime e centinaia di feriti) a seguito di un incendio che ha investito due chiese cairote, e ancora al Cairo nell'ottobre 2011. In questo primo scorcio del 2012, si sono poi registrati scontri ad Assiut (gennaio), in alto Egitto, dopo la pubblicazione da parte di un ragazzo cristiano di vignette ritenute offensive e ad Amiriya (febbraio), alla periferia di Alessandria, dove tensioni tra comunità religiose e hanno spinto il locale Consiglio dei saggi a disporre l'allontanamento forzato - in seguito revocato - di otto famiglie copte.
Nell'ultimo anno il governo egiziano ha tentato di porre rimedio alle crescenti tensioni a sfondo religioso. Ad ottobre 2011 è stata istituita una Commissione d'inchiesta incaricata di indagare sugli attacchi subìti dalla comunità copta, ed è stato predisposto un progetto di legge (cosiddetta «Unified House Worship Law») volto a migliorare la normativa sulla costruzione dei luoghi di culto copti. Il Consiglio supremo delle Forze armate ha inoltre emendato il Codice penale, prevedendo pene più severe per chi commette il reato di discriminazione o cerca di fomentare l'odio interreligioso. Nel nuovo Parlamento siedono attualmente 7 rappresentanti copti, 5 dei quali sono stati nominati dal Feldmaresciallo Tantawi in ottemperanza alla Costituzione provvisoria che gli conferisce il diritto di nominare 10 parlamentari. Si segnala poi come Giustizia e Libertà abbia nominato quale suo Vice Presidente un cristiano copto, Rafiq Habib, figlio di un pastore evangelico e intellettuale moderato specializzato nello studio del pensiero islamico.
Quanto all'azione svolta dall'Italia a tutela della libertà di religione, il Governo è intervenuto ripetutamente presso le autorità egiziane sin dagli episodi di violenza che si sono succeduti nel corso del 2011, sollecitando la tutela della libertà di culto e delle comunità religiose e chiedendo al governo transitorio di dimostrare che la prevenzione ed il perseguimento in giudizio di coloro che si sono resi responsabili di tali azioni siano effettuati con maggior vigore rispetto a quanto avvenuto sotto il precedente regime. Come noto l'Italia è da tempo impegnata in un'azione in ambito europeo per sostenere il dialogo interreligioso e la libertà di fede, soprattutto a tutela delle minoranze religiose e delle comunità cristiane. Nel corso della sua visita al Cairo del gennaio 2012, il Ministro Terzi aveva personalmente espresso ai suoi interlocutori istituzionali l'importanza che l'Italia attribuisce a questi principi ed il forte auspicio che il nuovo Egitto assicuri la pacifica convivenza di tutte le comunità religiose presenti nel Paese, ottenendo conferma dell'attenzione con cui il tema viene seguito dalle autorità egiziane. Egli ha inoltre incontrato l'Episcopato copto ribadendo la vicinanza e la solidarietà del nostro Paese.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Staffan de Mistura.