• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07855 [Assicurare le prestazioni di interruzione volontaria della gravidanza]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07855 presentata da DONATELLA PORETTI
martedì 3 luglio 2012, seduta n.756

PORETTI, PERDUCA - Al Ministro della salute - Premesso che:

a quanto risulta agli interroganti l'Italia vive da tempo un clima di attacco su più fronti alla legge sull'interruzione volontaria della gravidanza, la legge n. 194 del 1978, ed in generale al diritto alla piena salute riproduttiva, attraverso l'uso strumentale dell'obiezione di coscienza, la presentazione in Parlamento di mozioni bipartisan che considerano prevalente e non bilanciabile il diritto all'obiezione di coscienza del medico (tranne, alla Camera, la mozione 1-01016 Farina Coscioni e altri - fino ad iniziative quali quella del giudice tutelare di Spoleto che ha sollevato il dubbio di legittimità costituzionale sulla legge di fronte alla corte costituzionale con argomentazioni, a giudizio degli interroganti pretestuose ed infondate;

durante il convegno "Obiezione di coscienza in Italia. Proposte giuridiche a garanzia della piena applicazione della legge 194 sull'aborto", che si è tenuto il 22 maggio 2012 presso la sala capitolare del Senato su iniziativa dell'Associazione italiana per l'educazione demografica (AIED) e dell'associazione "Luca Coscioni" per la libertà della ricerca scientifica si sono anche illustrate le misure idonee, a legislazione invariata, atte a contenere il pericolo che sia sempre più pregiudicato il diritto delle donne di interrompere la gravidanza nei tempi e con le modalità previste dalla legge vigente e in grado di assicurarne la piena e corretta applicazione;

è stata inviata il 5 giugno 2012 dalle citate associazioni una comunicazione specifica delle misure individuate a tutti i presidenti delle Giunte regionali, ai rispettivi assessori alla sanità e al coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome affinché emanino atti che, in forza delle responsabilità riconosciute alle Regioni, siano vincolanti per tutte le strutture che applicano l'interruzione volontaria di gravidanza;

considerato che:

il 14 giugno 2012, presso l'Ordine dei medici di Roma, si è svolta una conferenza stampa a cura di "Libera associazione italiana per ginecologi" (LAIGA) in cui sono stati resi noti i risultati finali di un attento monitoraggio dello stato di attuazione della legge nel Lazio emblematico della criticità della situazione in cui versa la gran parte delle regioni italiane;

è così emerso per quanto risulta agli interroganti che nella regione Lazio la situazione reale è ben più grave di quanto riportato nella relazione annuale presentata in Parlamento dal Ministro in indirizzo;

nello specifico dal monitoraggio compiuto dalla LAIGA è emerso quanto di seguito riportato;

nel Lazio in 10 strutture pubbliche su 31 (esclusi gli ospedali religiosi e le cliniche accreditate) non si eseguono interruzioni di gravidanza; tra queste, due sono strutture universitarie (il Policlinico di Tor Vergata e l'azienda ospedaliera S. Andrea), che dunque disattendono anche il compito della formazione dei nuovi ginecologi, sancito dall'art. 15 della legge n. 194;

nel Lazio sono obiettori di coscienza il 91,3 per cento dei ginecologi ospedalieri;

se per gli aborti del primo trimestre si può fare in parte fronte alla situazione ricorrendo a medici convenzionati esterni o a medici gettonati, così non è per gli aborti terapeutici, sui quali quel 91,3 per cento di medici obiettori ne rende oltremodo difficoltosa la realizzazione;

con il ricorso a medici convenzionati esterni e medici "a gettone" l'obiezione di coscienza scende all'84 per cento, dato comunque più grave dell'80,2 per cento riferito dal ministro, che non considera nella sua relazione il fatto che una parte dei non obiettori in realtà non esegue l'interruzione volontaria della gravidanza;

nelle provincie di Frosinone, Rieti e Viterbo non è possibile eseguire aborti terapeutici costringendo le donne ivi residenti alla triste migrazione verso i pochi centri della capitale, sempre più congestionati, o all'estero; verso le stesse strutture romane che assorbono anche la gran parte delle IVG entro il novantesimo giorno provenienti dal resto della regione;

la criticità della situazione va considerata anche in rapporto al dato dell'età media dei medici non obiettori, molti dei quali sono alla soglia della pensione e non verranno rimpiazzati da nuovi ginecologi, per la totale assenza di formazione professionale, sul piano sia pratico che scientifico;

considerato che:

pacifica giurisprudenza amministrativa (da ultimo la sentenza del Tar Puglia n. 289/2010) ritiene ammissibile la possibilità di limitare l'accesso alle strutture consultoriali da parte di specialisti obiettori, quando tale previsione trovi fondamento nei principi di ragionevolezza e proporzionalità e sia finalizzata a garantire il necessario contemperamento tra le diverse istanze coinvolte nel procedimento abortivo;

l'art. 3, comma 3, del decreto legislativo n. 216 del 2003 prevede che «nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e purché la finalità sia legittima, (...) non costituiscono atti di discriminazione» le differenze di trattamento riconducibili a motivazioni inerenti a religione, convinzioni personali, handicap, età e orientamento sessuale, ma giustificate dal fatto che tali caratteristiche personali influiscono sull'espletamento dell'attività lavorativa, in quanto costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento della stessa;

considerato altresì che:

la situazione descritta vivrà un ulteriore peggioramento nell'immediato in considerazione dell'arrivo del periodo estivo che vedrà molti degli ospedali che attualmente forniscono il servizio ridurre la propria attività;

è compito della Giunta, vertice della sanità del Lazio, adottare ogni misura idonea a garantire la piena efficienza del servizio pubblico di interruzione volontaria della gravidanza come previsto dall'art. 9, comma 5, della legge n. 194 del 1978;

le associazioni richiamate oltre a denunciare la gravità della situazione hanno individuato molteplici iniziative in grado, nel loro complesso, di attenuare l'emergenza in corso e prevenire la concreta possibilità che tra pochi anni la Regione non sia più in grado di assicurare l'interruzione volontaria della gravidanza sul proprio territorio,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno incontrare in tempi brevissimi i rappresentanti delle associazioni richiamate per avere piena cognizione dei dati e delle proposte elaborate;

se abbia intenzione di agire legalmente nei confronti delle direzioni sanitarie delle strutture inadempienti;

se voglia assicurarsi che tutte le strutture pubbliche, nell'obiettivo di assicurare tempi certi e di accorciare i tempi di attesa, assicurino le prestazioni di interruzione volontaria della gravidanza sia essa chirurgica o farmacologica;

se intenda operare affinché le strutture sanitarie universitarie della Regione si impegnino nella formazione degli specializzandi in ginecologia circa le problematiche e le tecniche mediche proprie dell'interruzione volontaria di gravidanza;

se non ritenga necessario creare un albo pubblico regionale dei medici obiettori di coscienza per consentire ai cittadini la piena cognizione delle scelte operate in tal senso del personale sanitario con cui interagiscono;

se intenda operare affinché le strutture sanitarie bandiscano concorsi riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di interruzione volontaria di gravidanza;

se intenda promuovere l'utilizzo dei medici "gettonati" per sopperire nell'immediato alle carenze dei medici non obiettori;

se intenda attivarsi, per quanto di competenza, al fine di derogare al blocco dei turnover del personale sanitario della Regione laddove i servizi di interruzione volontaria di gravidanza siano scoperti.

(4-07855)