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Atto a cui si riferisce:
S.1/00657 [Sul rispetto dei diritti umani in Tibet]



Atto Senato

Mozione 1-00657 presentata da MANUELA GRANAIOLA
giovedì 28 giugno 2012, seduta n.755

GRANAIOLA, TONINI, MARCENARO, FERRANTE, PORETTI, PERDUCA, BIONDELLI, AMATI, SCANU, DE LUCA Vincenzo, SANGALLI, FIORONI, VITA, NEROZZI, SIRCANA, DI GIOVAN PAOLO, BONINO - Il Senato,

premesso che:

il 23 e 24 gennaio 2012, mentre in tutta la Repubblica popolare cinese avvenivano le celebrazioni per il Capodanno, le Forze dell'ordine hanno aperto il fuoco in modo indiscriminato nei confronti di centinaia di tibetani che protestavano in modo pacifico nei centri di Drakgo, Serthat, Ngaba, Gyarong, con un bilancio di 6 tibetani uccisi e, secondo notizie di stampa, oltre 60 feriti, alcuni in modo grave;

a questi episodi si sono aggiunte le molte e tragiche auto-immolazioni che si sono succedute in questi mesi di monaci tibetani per protestare nei confronti del regime della Repubblica popolare cinese che persiste nel negare alla minoranza tibetana i suoi diritti fondamentali;

secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, in Tibet, da marzo 2011 a giugno 2012, 37 tibetani sono morti dandosi fuoco per protestare contro la repressione cinese e Lhasa sarebbe pattugliata da ronde che girano con estintori sulle spalle per estinguere le fiamme che avviluppano coloro che si immolano;

tali episodi testimoniano la disperazione estrema in cui vivono i religiosi tibetani ai quali viene sistematicamente negato il diritto di professare liberamente il proprio credo;

considerato che il 4 giugno 2012, il Capo del Governo tibetano in esilio in India, Lobsang Sangay, ha accettato le dimissioni dell'inviato speciale di sua santità il Dalai Lama, Lodi G. Gyari, e di Kelsang Gyaltsen;

Lodi G. Gyari, assistito da Kelsang Gyaltsen, ha guidato il team tibetano in 9 tornate di colloqui con i rappresentanti del Governo cinese a partire dal 2002, esprimendo la scelta del Governo tibetano di seguire la via dell'autonomia del Tibet da Pechino attraverso la cosiddetta via di mezzo; i medesimi sono stati più volte auditi anche dai Parlamenti italiano ed europeo;

l'ultimo incontro con le autorità cinesi è avvenuto a gennaio 2010, e proprio lo sconforto per non essere riusciti a portare avanti la trattativa con i cinesi ha spinto Gyari e Gyaltsen a presentare le dimissioni già annunciate nel 2011, ma rinviate al 1° giugno 2012 da Sangay, Kalon Tripa (primo ministro) del Governo tibetano, che era stato appena eletto;

il Kalon Tripa, in un comunicato pubblicato sul sito del Governo tibetano, ha chiesto a Pechino di accettare l'approccio della cosiddetta via di mezzo e la genuina autonomia per il Tibet, all'interno della cornice della Costituzione cinese, ribadendo la via della non violenza;

il 6 giugno 2012 la Cina ha chiuso il Tibet ai turisti, pochi giorni dopo l'immolazione di due tibetani nella capitale Lhasa, a seguito dell'ondata di arresti conseguente alle nuove immolazioni e alla vigilia del festival di Saga Dawa, con il quale i tibetani celebrano la nascita del Buddha, che attira ogni anno migliaia di buddhisti provenienti da tutto il mondo;

sono di questi giorni alcune notizie provenienti da agenti di viaggio, secondo le quali il Governo di Pechino avrebbe deciso di riaprire il Tibet a pellegrini e turisti forse il 20 o il 25 giugno 2012, imponendo comunque restrizioni per i turisti provenienti da alcuni Stati;

in particolare l'ingresso sarebbe vietato a norvegesi, coreani, austriaci e inglesi, i cui Governi sono stati oggetto di proteste del Governo di Pechino per i loro rapporti con il Dalai Lama;

il Governo norvegese sarebbe infatti colpevole di ospitare il luogo dove il Dalai Lama e il dissidente Liu Xiaobo hanno ricevuto il premio Nobel per la pace, mentre gli altri Governi hanno ospitato visite al più alto livello del Dalai Lama che ha incontrato anche i vertici politico-istituzionali di quei Paesi;

per tutte le altre nazionalità sarebbe previsto l'ingresso solo ad un gruppo minimo di 5 persone dello stesso Paese;

dopo più di 50 anni dall'occupazione militare del Tibet nel 1959, con la quale il Governo della Repubblica popolare cinese ha praticato una politica di assimilazione forzata e di marginalizzazione del Tibet, i diritti umani fondamentali sono a tutt'oggi sistematicamente negati per i tibetani;

ai tibetani non è concessa alcuna libertà politica; la lingua e la cultura tibetana sono progressivamente annullate, non vi è libertà religiosa e il solo possedere un'immagine del Dalai Lama è considerato un reato; i tibetani sono sistematicamente marginalizzati nelle attività economiche e nell'accesso all'istruzione;

nell'intera regione del Tibet dal 2008 ad oggi, l'anno dell'ultima e diffusa rivolta popolare tibetana, è applicata una non dichiarata legge marziale;

al vertice Unione europea-Cina del 14 febbraio 2012, non è stato compiuto alcun passo formale affinché nella Repubblica popolare cinese vengano immediatamente interrotte le violenze nei confronti della popolazione e dei religiosi tibetani e affinché si crei nelle aree popolate dalla minoranza tibetana un clima di dialogo e tolleranza,

impegna il Governo:

1) a chiedere la ripresa del dialogo fra il Governo della Repubblica popolare cinese e gli inviati del Dalai Lama, finalizzato all'individuazione di una soluzione condivisa, in grado di permettere alla comunità tibetana in Cina di godere di una genuina autonomia;

2) a reiterare al Governo cinese le richieste, già avanzate dal Parlamento europeo, di aprire in via stabile e permanente il Tibet alla stampa, ai diplomatici, in particolare ai rappresentanti dell'Unione europea, ed agli stranieri in generale;

3) a sollecitare, attraverso l'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), in particolare l'Alto Commissariato per i diritti umani e il Consiglio per i diritti umani, un'azione di monitoraggio sulla situazione del rispetto dei diritti umani in Tibet;

4) ad insistere presso le autorità cinesi affinché rispondano alle richieste di visita avanzate dagli organismi dell'Onu e di monitoraggio della situazione dei diritti umani, attraverso un invito permanente, in modo da poter contribuire ad accertare quanto avvenuto in quella regione.

(1-00657)