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Atto a cui si riferisce:
C.1/01097 [Farsi promotore di un dibattito che ponga al centro dell'azione europea la costruzione di un'Europa politica ]



Atto Camera

Mozione 1-01097 presentata da PINO PISICCHIO testo di lunedì 25 giugno 2012, seduta n.655
La Camera,

premesso che:
nell'esporre la propria idea di Europa, Edmund Husserl annotava a mo' di premessa che: «sin dai suoi esordi la storia europea è scandita tra il risveglio della ragione e le potenze della realtà storica». Alle seconde è da addebitarsi, per certo, la grande crisi dei nostri giorni, al primo è da affidarsi, confidandovi, il compito di sovrintendere il vertice del Consiglio europeo di Bruxelles il prossimo 28 e 29 giugno 2012;

mentre le elezioni politiche tenutesi in Grecia il 17 giugno 2012 si sono trasformate in una sorta di referendum sulla permanenza nell'euro, a cui i greci hanno risposto in modo chiaro, dimostrando la netta intenzione di proseguire all'interno del percorso europeo, in modo da assicurare un obiettivo di lungo periodo, nell'ottica di una maggiore stabilità di una moneta affidabile, non può non considerarsi un'ulteriore passaggio del pensiero husserliano secondo il quale «il carattere più proprio della cultura europea» affonda le proprie radici proprio nell'antica Grecia, in particolare « in quel movimento di libertà» che trae linfa vitale da quella nuova forma di cultura e di filosofia;

nelle pur necessarie spire degli imperativi categorici della crescita economica europea, usando a ragione l'aggettivazione in luogo della locuzione «in Europa», a rafforzare sentimenti di appartenenza che almeno i Paesi fondatori dovrebbero testimoniare in ogni loro atto formale e sostanziale, la forza di resistenza dei principi contenuti nei trattati non può che essere rappresentata dalla luce istituzionale dei principi, scolpiti nel trattato di Parigi istitutivo della Comunità europea del carbone e dell'acciaio, al pari del trattato di Lisbona, firmato meno di cinque anni fa;

a distanza di due anni dalla sua deflagrazione, la crisi del debito sovrano in Grecia, iniziata come una crisi fiscale, si è estesa assumendo una dimensione economica, sociale e politica, ed ha prodotto pesanti ripercussioni sulla tenuta politica dell'intera zona euro;

la crisi greca ha messo in luce le debolezze di una Unione europea che si trova, anzitutto, a dover affrontare una crisi politica e che, per molto tempo, ha fatto perno su un sistema monetario comune senza, tuttavia, la necessaria previsione di un adeguato ed unico quadro politico, economico, fiscale e di bilancio;

le risposte giunte dai leader europei non hanno sortito gli effetti sperati e, anziché procedere alle necessarie riforme strutturali per il perfezionamento del sistema europeo, essi hanno preferito avanzare soluzioni volte ad arginare la crisi contingente, cosa che ha senso nel breve periodo, ma risulta insufficiente in vista della realizzazione di obiettivi di medio e lungo periodo ed anzi, mentre si sono accuratamente sottratti dal dovere di dare prospettiva alle loro decisioni contingenti nella logica lunga della solidarietà europea, commerciale, bancaria, tributaria, produttiva ma soprattutto e inevitabilmente politica;

a dispetto degli alti obiettivi e delle finalità profonde, che la realizzazione del progetto europeo ha raggiunto, le incertezze e le difficoltà della crisi dell'euro hanno fatto riemergere e incoraggiato antiquate prospettazioni di stampo nazionalistico e neocorporativo fondate sull'ostinata miopia, in alcuni momenti tendente alla cecità di mantenere una sovranità, inevitabilmente condita di richiami populistici, talvolta banali;

nella crisi, gli Stati e l'Europa, presi al laccio della speculazione finanziaria immune dal controllo politico democratico, appaiono oggi, agli occhi dei firmatari del presente atto di indirizzo, come i polli di manzoniana memoria, mentre neppure vengono enunciati credibilmente gli obiettivi di consolidare un'Europa vicina ai suoi cittadini, mai come ora, solitari e avvolti in un grave senso di smarrimento mentre subiscono gli effetti di una crisi le cui ragioni appaiono e sono lontane e nascoste;

le conseguenze di tale instabilità, infatti, si sono trasformate ben presto in effetti diretti e indiretti non solo sul sistema finanziario, ma anche e pericolosamente sull'economia reale, cioè sulla vita delle persone, delle famiglie e delle imprese;

appare evidente che tra le questioni da affrontare vi sia, pertanto, la necessità di trovare una soluzione anzitutto politica. Ogni sforzo dei leader e dei Paesi europei dovrà essere volto a realizzare azioni concrete concertate per raggiungere il definitivo completamento dell'Unione europea, andando ad incidere in prima battuta su quei pilastri ora mancanti ma necessari per il rilancio del progetto europeo; una condizione da conseguirsi senza alcuna indulgenza leaderistica, intendendo che il nome di questo o quel Capo di governo nient'altro è che la propria nazione con le sue passioni, la sua intelligenza collettiva, la sua paura contingente;

vi è, tuttavia, la consapevolezza che, nell'immediato, appaiono urgenti e necessarie soluzioni comuni in grado di superare la crisi economica e sociale e l'ondata di recessione generalizzata nella quale versa l'Europa;

le debolezze del sistema dell'euro, l'instabilità dei mercati finanziari e le incertezze sulle prospettive future e sulla gestione della crisi, hanno ancora una volta confermato la necessità che gli Stati membri, tra cui l'Italia, perseverino nella loro politica di riduzione dei disavanzi allo scopo di assicurare stabilità finanziaria e bilanci solidi ed evitare, in tal modo che siano le future generazioni a dover pagare le conseguenze di gestioni finanziarie fallimentari;

se, da un lato, il risanamento dei conti pubblici e il raggiungimento degli equilibri di bilancio rappresentano uno sforzo necessario per restituire credibilità ai Paesi e nuove prospettive di crescita alla zona dell'euro, dall'altra, non sembrano politiche sufficienti a stimolare l'economia e a superare la drammatica fase recessiva o di crescita stentata che soffoca l'Europa;

è ormai ampiamente riconosciuto che una politica del rigore, benché imprescindibile, non possa resistere nella coscienza generale e nella sua accettazione senza le opportune misure per lo sviluppo e la crescita economica;

appare, pertanto, di primaria importanza appoggiare l'adozione di misure in grado di assicurare la sostenibilità fiscale ed economica, accompagnata da una maggiore competitività e sostenere, al tempo stesso, politiche che producano effetti immediati sull'occupazione e sull'attività economica;

sino ad ora, l'Europa si è mostrata sorda di fronte alle urgenze che la gravità della crisi imponeva di affrontare. I prossimi incontri, dunque, saranno decisivi per affrontare le questioni dell'agenda politica europea e per compiere scelte non più prorogabili, che potrebbero influenzare il futuro del progetto europeo per i prossimi anni. In caso contrario, il default di alcuni Paesi dell'eurozona provocherebbe un contagio immediato, andando a destabilizzare l'intero continente, oltre a rendere certo il rischio della sopravvivenza stessa della moneta unica,
impegna il Governo:
a farsi promotore, nelle competenti sedi europee, di un dibattito che ponga al centro dell'azione europea la costruzione di un'Europa politica e l'avvio di quelle riforme istituzionali per il completamento del progetto europeo;

a sostenere incondizionatamente l'applicazione alla crisi del metodo comunitario, con una drastica e definitiva riduzione della metodologia della cooperazione intergovernativa e, in particolare, con una intelligente review dei casi di prevalenza accordata agli organi degli Stati, al principio dell'unanimità, nonché con un ricorso più esplicito, previo riconoscimento politico, agli atti vincolanti assunti dalle istituzioni europee, con il necessario corollario di un rinnovato disegno dei controlli giurisdizionali di legittimità;

a correlare alla crisi corrente la perdurante crisi da deficit democratico delle istituzioni, così da convalidare, nella prospettiva della copertura democratica delle decisioni funzionali in area economica e sociale, la domanda di rafforzamento del ruolo e dei poteri del Parlamento europeo e di trasformazione della Commissione europea in autentica espressione di un unico, unitario e omogeneo potere esecutivo europeo;

ad operare affinché la politica estera generale europea, le politiche di cooperazione giudiziaria in materia civile e commerciale, le politiche di cooperazione giudiziaria in materia penale, con particolare riguardo a quelle orientate alla lotta contro la corruzione in tutte le sue forme, costituiscano tout court le politiche degli Stati europei, senza specificazioni nazionali sprovviste, in questi ambiti, di giustificazione.

(1-01097)
«Pisicchio, Fabbri, Mosella, Tabacci, Brugger».