• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01560 [Difficile situazione dei 67 dipendenti civili italiani impiegati nella base militare statunitense di Camp Darby, Pisa]



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01560 presentata da MARIA GRAZIA GATTI
giovedì 21 giugno 2012, seduta n.654
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della difesa, per sapere - premesso che:

il 15 febbraio 2012 gli interpellanti hanno presentato un atto di sindacato ispettivo, n. 5-06165, con il quale richiamavano l'attenzione del Ministro sulla difficile situazione dei 67 dipendenti civili italiani impiegati nella base militare statunitense di Camp Darby (Pisa);

a inizio anno, infatti, a seguito della ridefinizione dell'organico delle installazioni militari statunitensi dislocate in Italia, è stato deciso il «declassamento» della struttura pisana, da comando autonomo a guarnigione «satellite», con conseguente taglio del personale; i rappresentanti militari statunitensi della base di Camp Darby, avevano affermato che il personale civile italiano sarebbe stato dichiarato in esubero ma avrebbe potuto essere ricollocato nella nuova base di Dal Molin, a Vicenza;

tale scelta era stata contestata dai lavoratori, dalle rappresentanze sindacali e dalle istituzioni locali che, al fine di evitare lo sconvolgimento della vita professionale e familiare dei 67 lavoratori italiani, hanno immediatamente sollecitato: adeguati incentivi all'esodo sull'esempio di procedure già utilizzate negli anni precedenti nelle basi militari di Sigonella; il reimpiego delle posizioni in esubero per attività logistico/manutentive date in appalto esterno; la possibilità di rendere volontario e favorito da incentivi il ricollocamento presso la base militare di Dal Molin;

attualmente, la situazione è ancora più grave di quella descritta alcuni mesi fa, poiché i contatti con i rappresentanti civili e militari statunitensi non hanno, purtroppo, dato alcun frutto e, a quanto risulta agli interroganti, la procedura di riduzione del personale si sta compiendo mediante l'inoltro, per alcuni, delle comunicazioni di trasferimento e, per altri, delle lettere di licenziamento (la cessazione del rapporto è previsto per il 30 settembre 2012);

la procedura è considerata scorretta dalle organizzazioni sindacali in quanto ha scavalcato l'obbligo di un loro coinvolgimento come previsto dalla legge n. 223 del 1991, ignorando quindi la normativa italiana, che, tra l'altro, anche l'ambasciatore USA Thorne aveva dichiarato di voler considerare in una sua lettera alle istituzioni pisane;

il futuro dei 67 lavoratori (ora 55 dopo la ricollocazione di 12 unità) e delle rispettive famiglie sembra dunque più fosco che mai, dato che l'alternativa cui sono sottoposti è tra il licenziamento - tra l'altro, a causa della particolare natura del rapporto di lavoro, non supportato dalle classiche forme di ammortizzatori sociali spettanti ai dipendenti, ma dall'indennità di mobilità in deroga - e un trasferimento che per molti di essi rappresenta un'ipotesi quasi impossibile da realizzarsi a causa delle situazioni familiari che vedono, in molti casi, figli che frequentano le scuole del territorio pisano e coniugi con impieghi stabili nella medesima area;

gli interpellanti si chiedono se sia stato fatto tutto il possibile per tentare di attenuare la portata delle conseguenze dovute alla ristrutturazione delle basi militari statunitensi in Italia, che comporterà dannose ripercussioni su un territorio, come quello pisano, segnato da una serie di crisi aziendali di rilevante portata e condizionato da un contesto nazionale caratterizzato da una congiuntura economica fortemente recessiva -:

se non intenda adoperarsi con la massima sollecitudine, vista la delicatezza della vicenda sommariamente descritta in premessa e le drammatiche conseguenze che essa può generare, al fine di porre in essere tutte le iniziative necessarie ad avviare un reale e corretto confronto, con i sindacati e le istituzioni locali, che permetta di valutare soluzioni alternative a quelle sin qui prospettate, evitando ai lavoratori coinvolti di subire la perdita del posto del lavoro o un oneroso trasferimento, non sopportabile in termini umani e professionali, anche assumendo iniziative normative per estendere le disposizioni di cui alla legge n. 98 del 1971.

(2-01560)
«Gatti, Fontanelli, Mogherini Rebesani, Villecco Calipari, Adinolfi, Argentin, Barbi, Bonavitacola, Bordo, Bressa, Capano, Colombo, Cuperlo, Damiano, De Torre, Ferranti, Ferrari, Giovanelli, Iannuzzi, Levi, Lo Moro, Lovelli, Merloni, Minniti, Miotto, Pollastrini, Recchia, Sarubbi, Sbrollini, Siragusa, Federico Testa, Tocci, Livia Turco, Vassallo, Zampa».