• Testo MOZIONE

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.1/00653 [Sul personale ATA]



Atto Senato

Mozione 1-00653 presentata da GIULIANA CARLINO
giovedì 14 giugno 2012, seduta n.745

CARLINO, BELISARIO, GIAMBRONE, DE TONI, LANNUTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,

premesso che:

l'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, stabilisce il trasferimento del personale ausiliario, tecnico ed amministrativo (ATA) e degli insegnanti tecnico pratici (ITP) dai ruoli degli enti locali a quelli dello Stato, attraverso il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell'anzianità maturata presso l'ente locale di provenienza;

il citato articolo garantiva ai lavoratori il riconoscimento delle anzianità maturate e l'inquadramento nelle qualifiche corrispondenti;

l'accordo sindacati-Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) del 20 luglio 2000 ha di fatto stravolto il contenuto dell'articolo 8, determinando l'inquadramento del personale trasferito allo Stato non più attraverso il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell'anzianità maturata presso l'ente locale di provenienza (come stabilito dalla legge), bensì attraverso quanto percepito nell'ente di provenienza, al netto di tutte quelle indennità che negli enti locali contribuivano in massima parte a determinare l'entità dello stipendio stesso, inserendo un non ben identificato principio della cosiddetta «temporizzazione»;

l'accordo ha determinato l'obbligo della restituzione di ingenti somme di denaro sino ad allora percepite dal personale interessato, penalizzando ulteriormente la situazione economica già difficile di molte famiglie;

lo stesso accordo con l'ARAN, in applicazione dell'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, al punto 6 dell'articolo 2 sancisce che: «Agli ITP ed agli assistenti di cattedra appartenenti alle VI qualifica funzionale degli enti locali si applicano gli istituti contrattuali della scuola per quanto attiene alla funzione docente»;

il contenzioso determinatosi dopo l'applicazione del citato accordo con l'ARAN ha visto il Ministero dell'istruzione, università e ricerca soccombere nella quasi totalità delle sentenze dei tribunali, delle corti di appello e nella totalità delle sentenze di tutte le sezioni della Corte di cassazione, che hanno smentito l'accordo stesso ritenuto privo di natura normativa, ripristinando così, come previsto dall'articolo 8 della legge n. 124 del 1999, il diritto del personale al riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell'anzianità maturata presso l'ente di provenienza;

l'articolo 1, comma 218, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006), dettando un'interpretazione «autentica», disconosceva i diritti acquisiti dai lavoratori ex dipendenti enti locali;

nel 2007 la Corte costituzionale ha ravvisato la legittimità della citata disposizione, ed in conseguenza della nuova legge, la Cassazione, di fatto smentendo se stessa, ha dato torto ai lavoratori nei successivi pronunciamenti sui ricorsi pendenti;

in conseguenza di tale pronuncia ai lavoratori che avevano vinto sono state presentate richieste di restituzione delle somme percepite a seguito delle sentenze favorevoli;

considerato che:

come denunciato peraltro da varie forze politiche ed organizzazioni sindacali, spesso questi lavoratori devono restituire cifre anche pari a circa 20.000-50.000 euro, in famiglie che sono monoreddito e guadagnano 700 euro al mese;

in data 7 giugno 2011, la seconda sezione della Corte europea dei diritti umani, con sentenza emessa a seguito del ricorso n. 43549/08, ha riconosciuto che: in seguito al comma 218 della legge n. 266 del 2005 i lavoratori si sono visti negare il diritto a un giusto processo, quindi lo Stato italiano ha violato l'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali; la giurisprudenza a loro favorevole fino a quel momento aveva fatto maturare in essi «un legittimo affidamento» e di conseguenza l'aspettativa di avere soddisfazione;

la Corte ha respinto tutti gli argomenti presentati dal Governo italiano, compreso il richiamo alla causa di utilità pubblica come giustificazione dell'ingerenza della legge nella giurisprudenza;

in data 28 novembre 2011 la Grande chambre della Corte europea dei diritti dell'uomo ha respinto il reclamo proposto dallo Stato contro la sentenza la quale è così diventata esecutiva;

le sentenze della Corte europea dei diritti umani sono vincolanti per gli Stati;

sulla necessità di trovare una soluzione per questa delicata ed annosa questione, è stato presentato un ampio numero di risoluzioni e ordini del giorno, di cui molti sono stati accolti dai Governi succedutisi nel corso della Legislatura,

impegna il Governo a porre in essere tempestive ed efficaci iniziative, anche in ambito normativo finalizzate a:

1) bloccare le richieste di recupero delle somme percepite dal personale ATA, a seguito delle sentenze favorevoli, prima dell'entrata in vigore dell'articolo 1, comma 218, della legge 23 dicembre 2005, n. 266;

2) prevedere lo stanziamento di fondi ad hoc, al fine di riconoscere anche economicamente l'anzianità del personale transitato dagli enti locali, tanto per quello attualmente in servizio, quanto per quello nel frattempo cessato;

3) assicurare il ripristino di una situazione di legalità e legittimità così come indicato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.

(1-00653)