• Testo della risposta

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
S.4/07398 [Sull'arresto in Mauritania del signor Dah Abeid]



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 168
all'Interrogazione 4-07398

Risposta. - Si conferma che il cittadino mauritano Biram Ould Dah Ould Abeid, presidente dell'IRA, Initiative de résurgence abolitionniste, ed esponente di rilievo del Partito radicale non violento e transnazionale transpartito, è stato arrestato il 28 aprile 2012 a Nouakchott, durante un'irruzione della polizia nella sua abitazione. Insieme a lui sono stati arrestati altri due esponenti dell'IRA: Abidine Maatalia e Diana Jacoub.

Come noto, Biram Dah Ould Abeid è un attivista che si batte contro la schiavitù e per il riconoscimento dei diritti umani delle minoranze. Le sue azioni di protesta, di carattere non violento, sono talvolta considerate provocatorie dalla cultura e dalla società mauritana, permeate dalle tendenze più ortodosse dell'Islam.

Biram Dah Ould Abeid era già stato arrestato nel 2010 per aver partecipato ad una manifestazione anti-schiavista non autorizzata. L'arresto attuale è avvenuto poiché aveva bruciato testi di riferimento per la giurisprudenza islamica di ispirazione "malikita" (rito ortodosso dell'Islam) che giustificherebbero il ricorso alla pratica della schiavitù (generando lo sdegno delle comunità musulmane più tradizionaliste).

Dal 2 maggio non si conosce il luogo di detenzione di Biram Dah Ould Abeid e nemmeno quello degli altri attivisti detenuti. Si presume che nessuno di loro abbia potuto mettersi in contatto con un avvocato per le tutele e le garanzie riconosciute ai cittadini in stato di detenzione. Non risulta peraltro che sia stato formulato a carico di Biram Dah Ould Abeid alcun capo d'imputazione, benché la pena comminata per il suo atto potrebbe andare dai 6 mesi di carcere fino alla pena di morte. A tal proposito, si evidenzia che le sentenze capitali continuano ad essere pronunciate in Mauritania, ma dal 1987 vige una moratoria di fatto sulle esecuzioni.

L'ambasciata d'Italia a Dakar, competente anche per la Mauritania in assenza di una rappresentanza diplomatica italiana a Nouakchott, appena appreso dell'accaduto ha immediatamente attivato i propri canali informativi ed ha opportunamente contribuito a sollecitare una presa di posizione da parte delle competenti autorità mauritane.

In risposta alle sollecitazioni ricevute, il Presidente della Repubblica Aziz ha convocato gli ambasciatori dell'Unione europea residenti a Nouakchott per informarli dell'esecuzione dell'arresto di Biram Dah Ould Abeid, sottolineando la gravità degli atti compiuti.

La UE, sia tramite gli ambasciatori residenti a Nouakchott sia a Bruxelles, ha insistito sulla necessità che a Biram Dah Ould Abeid e agli altri detenuti venga riservato un trattamento giusto, trasparente e nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali.

Il Governo è quindi impegnato con la massima attenzione, anche in sede UE, a monitorare l'ottemperanza da parte del Governo di Aziz alle richieste di garanzia e trasparenza formulate. Il Governo è altresì impegnato sia a Bruxelles che tramite l'ambasciata competente a continuare a sollecitare azioni concertate della UE a tutela dei diritti di Biram Dah Abeid e degli altri cittadini arrestati, nonché a sostegno del loro impegno nella tutela e nella promozione dei diritti umani nel Paese.

Tali azioni si fondano sulla consapevolezza che è anche grazie agli appelli ed agli sforzi della comunità internazionale, cui il nostro Paese partecipa attivamente, che si assiste in Mauritania da alcuni armi ad un rafforzamento del quadro giuridico ed istituzionale necessario per la tutela dei diritti umani, in particolare con l'istituzione della Commissione nazionale dei diritti umani. Il Paese ha inoltre ratificato le principali convenzioni internazionali in materia, con esclusione del secondo protocollo opzionale al patto sui diritti civili e politici per l'abolizione della pena di morte. La Mauritania è stata inoltre eletta membro del Consiglio dei diritti umani per il periodo 2010-2012.

Sebbene dal 2007 la schiavitù sia considerata un reato in Mauritania ed è stata ufficialmente abolita nel 1981, tuttavia risulta essere tuttora praticata soprattutto nelle zone rurali di una società tuttora afflitta da povertà, analfabetismo, con limitata consapevolezza dei propri diritti nonché da suggestioni di carattere religioso e tradizionale.

Il Governo sta quindi compiendo passi attraverso segnalazioni e appelli ai competenti organi delle Nazioni Unite affinché sia verificata la persistenza della pratica schiavista, non solo in Mauritania ma anche negli altri Paesi africani. Il nostro Paese intende infatti proseguire sulla linea dell'impegno congiunto con gli altri partner europei ed internazionali in vista dell'ulteriore consolidamento dell'ordinamento giuridico e istituzionale necessario a garantire la tutela ed il rispetto dei diritti umani nella regione.

In tal senso, i progetti della UE e del resto della comunità internazionale diretti a migliorare le condizioni socio-economiche in Mauritania e nella regione del Sahel possono contribuire ad eliminare alla radice le cause per la sussistenza di tali pratiche. A tal riguardo il Governo italiano ha contribuito agli aiuti alimentari, pari a circa 5 milioni di euro in totale, stanziati dal programma alimentare mondiale per il Sahel, e ha destinato 500.000 euro al programma della Croce rossa "ICRC Emergency Appeal 2012". L'Unione europea metterà presto a disposizione ulteriori fondi per la sicurezza e la stabilità del Sahel e dell'Africa subsahariana.

DE MISTURA STAFFAN Sottosegretario di Stato per gli affari esteri

30/05/2012