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Atto a cui si riferisce:
C.1/01074 [Mozione di sfiducia al Ministro Fornero]



Atto Camera

Mozione 1-01074 presentata da GIANPAOLO DOZZO testo di mercoledì 13 giugno 2012, seduta n.649
La Camera,

premesso che:

la gestione della problematica inerente i cosiddetti lavoratori «esodati» da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con affermazioni sconcertanti, a parere dei firmatari del presente atto merita disapprovazione e biasimo;

in più occasioni il Ministro Fornero, all'indomani del varo della manovra economica cosiddetta «Salva Italia», ha ribadito che nessuno dei lavoratori in mobilità alla data del 31 dicembre 2011 sarebbe rimasto senza copertura reddituale perché le risorse indicate erano sufficienti per garantire tutti i lavoratori che a tale data si fossero trovati in mobilità;

al convegno de Il sole 24 ore del 19 marzo 2012, il Ministro Fornero ha indirettamente accusato il Parlamento di avere ampliato la platea dei beneficiari, sostenendo che pertanto le risorse risultavano essere insufficienti;

ad aprile 2012, all'indomani della manifestazione unitaria dei sindacati a Roma, il Ministro Fornero, parlando sempre della questione esodati, ha affermato che: «li creano le imprese che mandano fuori i dipendenti a carico della collettività», offendendo di fatto tutte quelle imprese costrette dalla crisi a ridurre il personale;

tali esternazioni, peraltro, presuppongono un intento del Ministro di non assumersi alcuna responsabilità per aver cambiato le regole «in corsa» e per voler limitare la salvaguardia dalle nuove regole pensionistiche solo ad alcuni soggetti;

il continuo balletto di cifre, negli ultimi mesi, sul numero esatto dei lavoratori che avevano concordato un percorso verso la pensione sulla base di una normativa previgente e che, all'improvviso, si sono ritrovati senza più lavoro e senza possibilità di accedere alla pensione per via dell'allungamento dell'età pensionabile, ha creato una forte tensione sociale ed incrinato il rapporto di fiducia nei riguardi di chi decide della vita lavorativa e del futuro pensionistici o degli italiani;

ancor più deplorevole è la reazione del Ministro dinanzi alla diffusione delle cifre (390.200) contenute nella Relazione inviata dall'Inps al suo Dicastero prima della firma del decreto che fissa a 65 mila la quota dei salvaguardati;

il Ministro Fornero ha, infatti, convocato immediatamente i vertici dell'Inps (presidente e direttore generale), per poi emettere un comunicato nel quale disapprova la diffusione del documento e «ribadisce la correttezza di quanto contenuto nel decreto, già firmato dai Ministri del lavoro e dell'economia, che, sulla base delle risorse già stanziate, definisce il loro numero in 65 mila persone»;

grave è il comportamento del Ministro per aver taciuto il contenuto di quel documento ed errato è - a parere dei sottoscrittori del presente atto - il percorso che ostinatamente ha inteso perseguire, ovvero quello di partire dalle risorse per definire i numeri, invece che stabilire prima il numero esatto dei lavoratori coinvolti e poi reperire le risorse necessarie;

nel comunicato stampa congiunto lavoro-economia del 1o giugno 2012, si dichiara inoltre che «Il Governo è consapevole che il provvedimento non esaurisce la platea di persone interessate alla salvaguardia come, in particolare, i lavoratori per i quali sono stati conclusi accordi collettivi di uscita dal mondo del lavoro e che avrebbero avuto accesso al pensionamento in base ai previgenti requisiti, a seguito di periodi di fruizione di ammortizzatori sociali»;

tenuto conto, altresì, che a parere dei firmatari del presente atto non meno ambigua è stata la condotta del Ministro Fornero in merito al disegno di legge di riforma del mercato del lavoro;

il 9 maggio 2012 il Ministro ha dichiarato che la riforma potrebbe incrementare il sommerso, ma è un rischio che bisogna correre,
per tali motivi:
visto l'articolo 94 della Costituzione;

visto l'articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati;

esprime la propria sfiducia al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Elsa Fornero, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni.


(1-01074)
«Dozzo, Donadi, Maroni, Dal Lago, Fedriga, Volpi, Rivolta, Polledri, Munerato, Follegot, Comaroli, Crosio, Forcolin, Desiderati, Torazzi, Isidori, Vanalli, Bragantini, Maggioni, Bonino, Nicola Molteni, Gidoni, Negro, Paolini, Giancarlo Giorgetti, Buonanno, Fugatti, Stucchi, Chiappori, Pastore, Togni, Martini, Reguzzoni, Simonetti, Lanzarin, Alessandri, Dussin, D'Amico, Goisis, Laura Molteni, Di Vizia, Fabi, Callegari, Bitonci, Allasia, Cavallotto, Caparini, Rondini, Fogliato, Rainieri, Consiglio, Grimoldi, Fava, Pini, Montagnoli, Molgora, Lussana, Meroni, Stefani, Di Pietro, Evangelisti, Di Giuseppe, Favia, Aniello Formisano, Palomba, Porcino, Monai, Messina, Rota, Cimadoro, Zazzera, Di Stanislao, Borghesi, Piffari, Paladini, Palagiano, Miserotti, Mussolini».