• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/16499 [Messa in liquidazione della società cooperativa «Cassa di mutualità del tavoliere», con sede in San Severo]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-16499 presentata da ANGELO CERA
giovedì 7 giugno 2012, seduta n.646
CERA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:

con sentenza emessa il 2 febbraio 2001 il tribunale di Foggia Sezione fallimenti. Cro 638 n. 2653 CI, dichiarava lo stato di insolvenza della società cooperativa «Cassa di mutualità del tavoliere», con sede in San Severo (Foggia);

con decreto ministeriale n. 142 del 3 maggio 2001 il Ministero del lavoro e della previdenza sociale metteva in liquidazione coatta amministrativa la società e nominava commissario liquidatore l'avvocato Franco Orlando di Nardò;

se il tribunale di Foggia non avesse messo subito in liquidazione la Cassa di mutualità, gli organi di gestione avrebbero potuto provvedere alla cessione o all'autoliquidazione, garantendo probabilmente ai soci una liquidazione del 40 per cento del capitale versato e non del 15 per cento, come promesso dal liquidatore;

risulta infatti che la Cassa fosse in trattativa con il Proser Studio di Cormons (Gorizia), con un gruppo finanziario di Catania, con Cosimo D'Andrea di Agropoli e con il broker Alfonso Tuttolomondo di Napoli per una sua cessione e che comunque il consiglio di amministrazione avesse preso in considerazione anche l'autoliquidazione;

considerate le trattative che la Cassa intratteneva con i quattro potenziali rilevatori e la possibilità dell'autoliquidazione, non si spiega, ad avviso dell'interrogante, la tempestività da parte del tribunale di Foggia nel dichiarare il 2 febbraio 2001 lo stato di insolvenza e da parte del Ministero del lavoro e della previdenza sociale nel decretare il 3 maggio 2001, senza peraltro attendere la discussione del ricorso contro la sentenza, la messa in liquidazione della società e la nomina del commissario, nonostante la Cassa, pur non avendo liquidità, avesse un capitale di mezzo miliardo di lire;

la tempestività non è spiegata dalla lentezza della procedura di liquidazione: dalla nomina del commissario del 3 maggio 2001 a tutt'oggi sono passati ben undici anni senza che la liquidazione sia stata conclusa;

sono stati venduti il sottano di via Tasso e la suppellettile della società, ma non ancora la sede della Cassa, sebbene il commissario dicesse anni fa che sarebbe stata venduta per euro 350.000;

i beni della Cassa avrebbero potuto essere venduti anche prima che fosse depositato lo stato passivo, che peraltro è avvenuto con molto ritardo, il 26 giugno 2006, ben cinque anni dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza;

eppure si trattava di verificare poche cose: il numero dei soci era poco più di mille, il capitale depositato era di un miliardo di lire, il capitale immobiliare di mezzo miliardo, con il sottano di via Tasso, la sede e il terreno di Agropoli;

sebbene la Cassa avesse tra i suoi soci stimati e validi professionisti, risulta che il commissario nel corso del suo operato non abbia interpellato alcuno di loro ma piuttosto che sia avvalso della collaborazione dell'avvocato Morfeo, che era dipendente della Cassa;

il lavoro del commissario liquidatore sta pesando sulla Cassa per circa il 30 per cento, per una cifra di almeno 100.000 euro, tra onorario suo e dei suoi collaboratori;

l'onorario dovrebbe essere agganciato alla massa del capitale e alla solerzia della procedura e non alla sua durata, solo così si eviterebbe una lunga procedura di liquidazione, come questa -:

se risulti quali siano i motivi di tanta tempestività nell'adottare da parte del Ministero del lavoro e della previdenza sociale il decreto di messa in liquidazione della società e di nomina del commissario, considerate le trattative che la cassa stava intrattenendo con alcuni potenziali rilevatori e tenuto conto che il consiglio di amministrazione aveva comunque preso in considerazione anche l'autoliquidazione;

quali siano le cause della lentezza della procedura di liquidazione, atteso che sono ormai trascorsi undici anni dalla nomina del commissario liquidatore, e per quali motivi non sia stata ancora venduta la sede della cassa;

quali iniziative intenda adottare per verificare eventuali errori o negligenze nella condotta e nell'operato del commissario liquidatore e, in caso affermativo, se intenda procedere alla revoca della nomina, a garanzia degli interessi dei soci.
(4-16499)