• Testo INTERPELLANZA

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.2/01530 [Istituzione di un'agenzia europea di rating partecipata dagli Stati membri]



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01530 presentata da FRANCESCO BOCCIA
mercoledì 6 giugno 2012, seduta n.645
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:

secondo il rapporto della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) del 6 maggio 2012, che raccoglie le statistiche sui derivati negoziati sui mercati non regolamentati, cosiddetti over the counter (OtC) a livello mondiale, dopo la contrazione dovuta alla crisi degli anni 2008 e 2009, l'utilizzo di questi strumenti è ripreso con intensità crescente ed il valore nozionale ha raggiunto i 650 mila miliardi di dollari; la crescita è stata, nel secondo semestre 2011, la più elevata dalla seconda metà del 2008; i titoli derivati rappresentano in valore nove volte e mezzo il prodotto interno lordo del mondo; è evidente che il sistema finanziario mondiale non può reggere;

già in Europa, nel febbraio 2009, con il rapporto De Larosière, e negli Stati Uniti, nel luglio 2010, con il Dodd-Frank Act, era stata posta a livello mondiale l'esigenza di porre sotto controllo il mercato degli OtC, imponendo la contrattazione attraverso stanze di compensazione opportunamente capitalizzate e con meccanismi di margine, anche per assicurare trasparenza a questi mercati che divenivano sempre più importanti;

il 16 marzo 2012 è emerso che il Tesoro italiano ha dovuto regolare con Morgan Stanley posizioni pregresse su derivati negoziati in mercati non regolamentati con perdite dell'ordine di 3 miliardi di dollari, derivanti dalla sottoscrizione a metà anni 90 di una serie di contratti sul debito pubblico tese ad allungare la scadenza media e ridurre l'onere immediato di servizio degli interessi;

secondo i dati Eurostat l'Italia ha il primato, fra i principali Paesi europei nelle perdite di appalti dall'uso dei derivati; complessivamente negli ultimi quattro anni le perdite su derivati - che comportano una maggiore spesa per interessi - sono ammontate a 5,671 miliardi di euro (contro un guadagno di 1,699 miliardi del paese più «virtuoso», la Francia); il dato si riferisce a tutte le pubbliche amministrazioni ma c'è da considerare che le operazioni più rilevanti vengono effettuate direttamente dal Tesoro;

va tuttavia considerato che, secondo autorevoli esperti, il periodo di quattro anni analizzato dal rapporto Eurostat è troppo breve per esprimere un giudizio sull'investimento in un prodotto che può avere una durata molto lunga, anche 15 anni, ed è in teoria possibile che successivamente muti la convenienza dell'investimento. Inoltre il derivato deve essere considerato, nella sua funzione propria, come un costo per assicurarsi dalla possibilità del verificarsi di un evento tale da determinare danni ben più onerosi;

l'11 maggio 2012 la JP Morgan, la più grande banca americana in termini di attivo, ha dichiarato perdite su Credit Default Swap, contrattati sui mercati non regolamentati, per oltre 2 miliardi di dollari, in relazione alla posizione corta assunta con finalità «speculative» su un indice Bond Corporate;

la perdita registrata da JP Morgan ha messo in luce l'inefficacia della cosiddetta Volcker Rule, la norma che avrebbe dovuto impedire alle banche di deposito di realizzare operazioni speculative con il proprio capitale, la cui operatività è stata vanificata dai ritardi nell'emanazione dei regolamenti attuativi e dal vulnus creato in sede interpretativa dall'eccezione di applicazione della regola secondo cui le operazioni speculative sono consentite se finalizzate allo scopo della copertura del rischio;

a conferma del rischio contagio e delle interazioni fra i mercati, le perdite di JP Morgan hanno contribuito alla tensione sul mercato dei Credit Default Swap sui debiti sovrani e, secondo alcuni analisti, la débàcle di JP Morgan ha indotto importanti operatori ad assumere un atteggiamento molto più cauto nel vendere protezione sovrana con conseguente aumento dei prezzi; la copertura «assicurativa» del rischio sovrano è sempre più costosa;

il costo dell'assicurazione sulla possibilità di default dei crediti sovrani cresce in relazione all'aumento del rischio che si verifichi l'evento, ma i Credit Default Swap lanciano segnali sempre più allarmanti che generano nuovamente rischio endogeno, con potenziale rischio sistemico; la regolamentazione del mercato dei rischi sovrani nel sistema bancario europeo appare quindi inadeguato a bloccare l'evoluzione del sistema;

l'esigenza di avere mercati dei Credit Default Swap regolati è quindi quella di conoscere in modo completo chi offre protezione su uno Stato sovrano, con quali competenze e con quali risorse finanziarie, anche al fine di evitare che i principali venditori di protezione sul rischio sovrano siano le stesse banche del Paese;

in un ragionamento astratto, infatti, gli istituti di credito potrebbero finanziarsi a tassi bassissimi dalle banche centrali e utilizzare tali fondi per vendere una copertura assicurativa con strumenti derivati, nel convincimento che, se gli Stati sovrani non falliranno, saranno garantiti rilevati profitti; se, al contrario, l'evento avverso si dovesse verificare, le banche sarebbero comunque salvate dagli stessi Stati (privatizzazione dei guadagni e socializzazione delle perdite), con sistemi perversi di incentivi e di remunerazioni;

il paradosso di questi contratti assicurativi è acuito dal fatto che la definizione di default (credit event) è lasciata alle stesse banche che vendono protezione ed il default non è stato, ad esempio, dichiarato nel caso della ristrutturazione pari al 75 per cento del valore del debito greco;

sembra pertanto opportuno ed urgente intraprendere accordi a livello europeo e mondiale al fine di porre restrizioni sui Credit Default Swap sovrani ed evitare il rischio che il mercato dei derivati negoziati al di fuori dei mercati regolamentati anticipi e forzi lo spread sovrano per trarne profitto, esaltando il rischio endogeno e quello sistemico;

l'interazione fra aumento del tasso di interesse sul debito sovrano, politiche fiscali fortemente restrittive con obiettivi nominali predeterminati e la riduzione del livello di indebitamento delle banche indotto da Basilea III fa cadere il reddito, trascinando verso l'alto il rapporto debito pubblico/Pil;

il divieto di vendita allo scoperto da solo non risolve i problemi ma occorre portare su mercati regolati i Credit Default Swap e definire illegali tutti i titoli non monitorati e con contratti non standardizzati;

le società di rating, anch'esse caratterizzate da conflitti di interesse, percepiscono il rischio rilevante della situazione, particolarmente nell'Eurozona; la decisione di Moody's di declassare le banche italiane fa emergere ancora una volta la necessità di interventi volti ad evitare che le agenzie di rating possano continuare ad influenzare pesantemente la finanza pubblica ed a tal fine si ritiene necessario istituire un'agenzia europea e, nell'immediato, valutare l'ipotesi di ritirare le licenze agli organismi che commettono reati, provocando danni che avvantaggiano solo gli speculatori -:

se non ritenga necessario proporre a livello comunitario misure restrittive per gli strumenti diventati negoziati in mercati non regolamentati giudicati di pura speculazione nonché l'istituzione di un'agenzia europea di rating partecipata dagli Stati membri;

se non ritenga necessario adottare nell'immediato una regolamentazione interna di disciplina degli strumenti derivati anche al fine di evitare le gravi conseguenze che si stanno verificando per effetto della precaria stabilità e della scarsa trasparenza dell'operatività del sistema finanziario bancario.

(2-01530)
«Boccia, Benamati, Bobba, Boffa, Calvisi, Marco Carra, Codurelli, Cuomo, Dal Moro, De Micheli, Farinone, Fedi, Froner, Genovese, Grassi, Graziano, Laganà Fortugno, Lenzi, Lucà, Maran, Marantelli, Margiotta, Mattesini, Mazzarella, Misiani, Mosca, Recchia, Trappolino, Vico, Villecco Calipari».