• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/16422 [Favorire un «codice verde» anche per l'industria cinematografica]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-16422 presentata da GIORGIO JANNONE
martedì 5 giugno 2012, seduta n.644
JANNONE. - Al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:

un bollino verde, chiamato Edison Green Movie, che certifica l'impatto ambientale delle riprese e che attesta, in percentuale, il risparmio ottenuto dalle pellicole che seguono le indicazioni del neonato protocollo ambientale. Da quelle per i set, da allestire con materiali riciclati, al noleggio dei generatori di ultima generazione per risparmiare sull'illuminazione. Fino ai cestini dei catering, per attori e operatori, da riempire solo con cibi reperiti a chilometro zero. A presentarlo, nei giorni del Festival di Cannes, i portavoce e gli ideatori della nuova certificazione, nata dall'incontro della Edison, la più antica società energetica italiana, e Tempesta, tra le più giovani case di produzione cinematografica. Al loro fianco, anche due testimonial d'eccezione: gli attori Isabella Ferrari e Alessandro D'Alatri, venuti dall'Italia per schierarsi a favore della battaglia ambientale;

centrale, del resto, nella società il ruolo della stella cinematografica per diffondere modelli di comportamento. Negli ultimi anni, in special modo, a livello salutare. E ora anche per quelli che riguardano l'inquinamento. «È ora», afferma Isabella Ferrari, «che il cinema faccia la sua parte per contribuire al rispetto del pianeta. Mi rispecchio nelle indicazioni del protocollo non solo come attrice, ma anche come donna perché cerco di applicare queste regole di buon senso anche nel privato». Un vero e proprio coinvolgimento per le tematiche verdi che coinvolge anche il testimonial maschile, Alessandro D'Alatri. «Bisogna cominciare a riflettere», dice l'attore-regista, «su cosa il cinema può fare per la società. Visto che spesso, soprattutto quello italiano, si è rivelato per determinate tematiche molto più avanti dell'Italia stessa. Ci sono purtroppo abitudini radicate di cattivo comportamento, come ad esempio sprecare, che sono difficili da sconfiggere ma che con piccoli gesti possiamo sconfiggere. Infine», auspica D'Alatri, «spero tanto che questa svolta verde del cinema italiano possa anche diventare uno stimolo, non solo per gli altri Paesi, ma anche per le istituzioni»;

piccoli gesti che però darebbero vita a un grande risultato se tutte le produzioni seguissero le indicazioni del protocollo ambientale. Visto che si contano quasi 600 mila giornate di riprese, ogni anno solo in Italia. E che applicando le regole si può calcolare una riduzione delle emissioni pari a 1.120 tonnellate di CO2, ossia l'equivalente prodotto in media da una città con 10 mila abitanti. Risparmi resi possibili, monitorando l'intera filiera cinematografica e adottando accorgimenti per limitarne l'impatto ambientale. Tra raccolta differenziata, allestimenti bio e l'uso di mezzi ecologici, come i treni al posto degli aerei. Tra i pionieri del cinema verde anche il regista Ermanno Olmi, legato alla società energetica non solo da ragione biografiche, infatti il suo primo lavoro prima di incrociare la macchina da presa fu proprio alla Edison, ma anche per quello che riguarda la sensibilità verso i temi ambientali. «Edison Green Movie», conclude Andrea Prandi, direttore comunicazione di Edison, «è la conferma del nostro impegno per diffondere la cultura della sostenibilità andando oltre al business dell'energia. Edison, infatti, è storicamente vicina al mondo del cinema grazie al legame con il maestro Olmi. Ed è anche grazie a lui che adesso promuoviamo nell'interno dell'industria cinematografica l'attenzione per un uso consapevole dell'energia» -:

quali interventi il Ministro intenda adottare al fine di favorire un «codice verde» anche per l'industria cinematografica. (4-16422)