• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/06985 [Sull'aborto terapeutico]



Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-06985 presentata da MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI
lunedì 4 giugno 2012, seduta n.643
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:

l'aborto terapeutico è previsto dagli articoli 4 e 10 della legge n. 194 del 1978 ed, in particolare, dall'articolo 6 della stessa legge che recita: «L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna»;

durante tale percorso medico-assistenziale agli operatori è richiesta particolare attenzione tanto alla riduzione delle eventuali complicanze, quanto alla salvaguardia di un adeguato confort psicologico della paziente, considerando il dolore per una gravidanza che, suo malgrado, deve essere interrotta;

diverse sono le testimonianze recenti di donne che, durante il ricovero in importanti ospedali della Capitale, denunciano di aver vissuto per vari motivi delle esperienze traumatiche (vedasi tra tutte l'episodio personalmente accaduto ad una giornalista de Il Manifesto e riportato sul supplemento Alias in data 5 maggio 2012);

stanti tali testimonianze risulta agli interroganti che, in alcuni ospedali, il ricovero di donne per aborto terapeutico avverrebbe talvolta (invece che nei reparti di ginecologia) nei reparti di ostetricia, dove vi sono anche le gestanti che si avviano a partorire, con evidente disagio psicologico per le prime;

risulterebbe, altresì, agli interroganti che alle suddette pazienti ricoverate per aborto terapeutico non venga sempre somministrato un adeguato trattamento antidolorifico e che tale comportamento dei sanitari sia vissuto dalle donne come «punitivo»;

dopo 34 anni di applicazione della legge n. 194, si deve constatare che, con sistematica ricorrenza, si infiamma un disordinato dibattito contro una legge dello Stato - peraltro confermata da un referendum - che ha rappresentato un passaggio culturale centrale nel riconoscimento e nella promozione dei diritti civili della donna -:

se corrisponda al vero quanto esposto in premessa relativamente al duplice aspetto del ricovero delle donne sottoposte ad aborto terapeutico nei reparti di ostetricia (invece che nei reparti di ginecologia) e alla presunta mancata somministrazione di adeguate terapie antidolorifiche e, nell'ipotesi affermativa, se ritenga opportuno assumere iniziative volte a prevedere, laddove non esista per le strutture pubbliche, un protocollo sanitario per la somministrazione di eventuali farmaci antidolorifici durante il travaglio per aborto terapeutico. (5-06985)