• Testo MOZIONE

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.1/01068 [Tutela internazionale dei diritti previdenziali dei lavoratori migranti]



Atto Camera

Mozione 1-01068 presentata da GINO BUCCHINO testo di lunedì 4 giugno 2012, seduta n.643
La Camera,

premesso che:

sono quasi un milione le pensioni in convenzione internazionale erogate dall'Inps a nostri cittadini residenti all'estero e ad emigrati rientrati in Italia, e sono centinaia di migliaia i cittadini italiani residenti all'estero e in Italia i quali matureranno nei prossimi anni il diritto a una pensione italiana in pro-rata attraverso l'applicazione di una convenzione bilaterale o multilaterale di sicurezza sociale;

per tutelare i diritti previdenziali dei nostri lavoratori emigrati nel corso degli anni l'Italia ha stipulato numerose convenzioni bilaterali di sicurezza sociale con i Paesi di maggiore emigrazione; tali convenzioni hanno garantito in materia di sicurezza sociale la parità di trattamento dei lavoratori che si spostavano da un Paese all'altro, l'esportabilità delle prestazioni previdenziali e soprattutto la totalizzazione dei contributi ai fini del perfezionamento dei requisiti contributivi minimi previsti dalle varie legislazioni per la maturazione di un diritto a prestazione;

tali convenzioni sono state stipulate, tranne alcune eccezioni, negli anni 1970 e 1980: come ad esempio quella con l'Argentina che risale al 1984, quella con il Brasile al 1977, con l'Uruguay al 1985, con il Venezuela al 1991, con gli USA al 1978, con il Canada al 1979, con la ex Jugoslavia addirittura al 1961 - le più recenti, per modo di dire, sono quelle con la Croazia del 1999 e con l'Australia del 2000; sono evidentemente convenzioni obsolete nello spirito, nei contenuti e nella forma che non possono più tutelare adeguatamente diritti e interessi o doveri dei futuri pensionati perché non sono state adeguate alle evoluzioni e agli aggiornamenti, talvolta radicali, delle legislazioni e dei sistemi previdenziali dei Paesi contraenti;

nessuna delle convenzioni bilaterali stipulate dall'Italia contempla, e quindi disciplina, nel suo campo di applicazione oggettivo il nuovo sistema contributivo introdotto in Italia; infatti in tutte le convenzioni, e nei relativi regolamenti applicativi, il calcolo della pensione teorica e del relativo pro-rata sono regolamentati esplicitamente con il metodo retributivo;

nessuna delle convenzioni bilaterali contempla nel proprio campo di applicazione soggettivo i dipendenti pubblici italiani e i liberi professionisti i quali quando emigrano nei Paesi extracomunitari sono esclusi da ogni forma di tutela previdenziale (una intollerabile disparità di trattamento con i dipendenti privati che è stata invece da tempo colmata dai regolamenti comunitari di sicurezza sociale);

sono più di dieci anni che lo Stato italiano ha sospeso i negoziati con i Paesi di emigrazione italiana per la stipula e il rinnovo delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale; sono numerose le convenzioni già firmate dall'Italia, approvate dai parlamenti degli altri Paesi contraenti (come quelle con il Cile - prima stipula - e con il Canada - rinnovo -) ma mai ratificate dal nostro Parlamento;

sono incomprensibili e ingiustificabili l'eliminazione dell'Unità di consulenza per la sicurezza sociale del Ministero degli affari esteri, strumento di ricerca, consulenza e progettazione per l'avvio dei negoziati bilaterali, e il ridimensionamento da servizio ad area del settore convenzioni internazionali dell'Inps intorno ai quali ruotava l'intera attività dello Stato italiano al fine di promuovere e tutelare il sistema di protezione socio-previdenziale della nostra emigrazione;

è bene essere consapevoli che le convenzioni bilaterali di sicurezza sociale non devono tutelare solo la vecchia emigrazione: stanno emergendo, infatti, moderne figure di nuovi migranti italiani, come i ricercatori, i piccoli imprenditori, gli artigiani, gli insegnanti, gli studenti, i lavoratori al seguito delle imprese, i tanti giovani che si recano a lavorare all'estero, anche per lunghi periodi, dove versano i contributi e pagano le tasse, e i quali rischiano poi, a causa delle convenzioni oramai obsolete, di non essere adeguatamente tutelati negli ambiti previdenziale, fiscale e sanitario;

nella strategia di internazionalizzazione del Paese, a causa del drastico ridimensionamento delle cosiddette politiche migratorie che da alcuni anni si sta determinando, rischiano di offuscarsi le potenzialità legate alla presenza degli italiani nel mondo e tende a restringersi la rete di relazioni che essa ha assicurato nel tempo, con grave danno del Paese soprattutto in questo passaggio di gravi difficoltà economiche e sociali;

oltre a limitare le prospettive di internazionalizzazione dell'Italia, la sensibile riduzione dell'intervento pubblico e il totale abbandono della gestione delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale non consente di esercitare una doverosa tutela dei diritti e un rigoroso controllo dei doveri socio-previdenziali di una parte non marginale delle nostre comunità, costituita da anziani che spesso vivono in realtà dove i sistemi di protezione sociale non assicurano livelli di tutela adeguati;

è primario interesse nazionale fare in modo che non si indeboliscano i rapporti con la diffusa e articolata presenza degli italiani nel mondo e che vengano a mancare in un momento di seria difficoltà gli apporti derivanti dalla nostra diffusa diaspora; nello stesso tempo, è ineludibile dovere etico riconoscere alla nostra emigrazione il contributo storico dato in momenti difficili al Paese e non ignorare i compiti di tutela e di solidarietà verso coloro che sono in seria difficoltà, a partire dalla tutela previdenziale e sanitaria,
impegna il Governo
nel rispetto delle esigenze di controllo della spesa pubblica e dei vincoli di natura finanziaria, a riprendere i negoziati, sospesi da troppi anni, per la stipula e il rinnovo degli accordi bilaterali di sicurezza sociale con i Paesi di emigrazione italiana in America latina, in America centro-settentrionale e nel resto del mondo e con i Paesi di provenienza delle più importanti comunità di immigrati in Italia, al fine di completare il quadro del sistema di tutela internazionale dei diritti previdenziali dei lavoratori migranti e soprattutto di garantire la revisione degli accordi già stipulati ma divenuti oramai inadeguati e superati dai recenti aggiornamenti e dall'evoluzione normativa delle legislazioni dei Paesi contraenti (come la recente e innovatrice riforma pensionistica italiana).

(1-01068)
«Bucchino, Gnecchi, Gatti, Lenzi, Pedoto, Miotto, Fedi, Porta, Garavini, Narducci, Gianni Farina, Codurelli, Froner, Boffa, Argentin, Laganà Fortugno, D'Incecco, Esposito, Marco Carra, Servodio, Rubinato, Touadi, Miglioli, Madia, Benamati, Mario Pepe (Misto-R-A), Polledri, Ricardo Antonio Merlo».