• Testo MOZIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.1/01062 [Inserire un'apposita norma per la trasparenza e gli open data all'interno dei provvedimenti che verranno proposti dalla cabina di regia dell'Agenda digitale italiana]



Atto Camera

Mozione 1-01062 presentata da EMILIA GRAZIA DE BIASI testo di mercoledì 30 maggio 2012, seduta n.641
La Camera,

premesso che:

il diritto di accesso alle informazioni della pubblica amministrazione è tutelato dall'articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, come di recente ha chiarito il Comitato per i diritti umani dell'ONU (UN Human Rights Committee, General comment No. 34. Article 19: Freedoms of opinion and expression, 21 July 2011);

i relatori speciali sul diritto all'informazione di ONU, OCSE e OSA hanno definito il diritto di accesso alle informazioni della pubblica amministrazione «un diritto umano fondamentale» (Joint Declaration by the UN Special Rapporteur on Freedom of Opinion and Expression, the OSCE Representative on Freedom of the Media and the OAS Special Rapporteur on Freedom of Expression, 2004);

in ottanta Paesi, nei cinque continenti (tra cui - oltre a Canada, Usa, Regno Unito, Germania e Svezia - vi sono anche Messico, Brasile, Sud Africa, Nigeria, India, Giappone, Giordania e molti altri) il diritto di accesso alle informazioni della pubblica amministrazione permette alla comunità di controllare e far funzionare meglio le proprie istituzioni;

la trasparenza di quanto sta alla base delle decisioni pubbliche, a tutti i livelli, è un formidabile strumento di buon governo che i cittadini attivano;

l'attuale normativa italiana enuncia, sì, il principio della trasparenza totale nelle amministrazioni (articolo 4, lettera h, legge 4 marzo 2009 n. 15), ma non sanziona in alcun modo i comportamenti degli amministratori pubblici incompatibili con tale principio;

il Consiglio d'Europa ha invece raccomandato ai Paesi membri di adottare norme sull'accesso ai documenti basate sul principio che «chi fa domanda per accedere a documento ufficiale non deve essere obbligato a indicare il motivo per la richiesta di accesso» (Raccomandazione Ree (2002) 2);

il Consiglio d'Europa ha aperto alla firma degli Stati membri una Convenzione sul diritto d'accesso ai documenti della Pubblica amministrazione, nella quale si indicano i principi su cui si debbono basare le leggi nazionali in materia, come quello che le richieste di accesso non debbono essere motivate e che le limitazioni debbono essere indicate dalla legge, proporzionate agli interessi da proteggere e necessarie in una società democratica;

i principi indicati dal Consiglio d'Europa sono già stati fatti propri dalla maggior parte dei Paesi che si sono dotati di normative sul diritto all'informazione detenuta dalla Pubblica amministrazione;

il 14 maggio 2012 un gruppo di singoli cittadini, associazioni della società civile attive nella rete e nella carta stampata, giornalisti, professori ed esperti della pubblica amministrazione si sono riuniti presso la sede della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e ha rivendicato il diritto incondizionato di accesso alle informazioni della pubblica amministrazione quale strumento per la trasparenza delle istituzioni, la partecipazione dei cittadini alla vita democratica e il miglioramento dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione;

l'obiettivo comune è quello di ottenere, anche in Italia, un freedom of information act (Foia), una legge che permetta a chiunque, senza discriminazioni di alcun tipo, di far funzionare meglio le proprie istituzioni controllandone direttamente l'operato - diritto, questo, oggi di fatto negato dal sistema pubblico italiano;

l'iniziativa per l'introduzione di un freedom of information act nasce con un sito web (www.foia.it) nel quale sono illustrati gli obiettivi e sono evidenziati dieci motivi che spiegano il perché di questa urgenza;

tramite il sito «foia.it» i promotori intendono informare i cittadini del loro diritto a conoscere e dei modi per esercitarlo, per quanto possibile, sin da subito: nei comuni, nelle regioni, negli enti pubblici dove buoni amministratori vogliono lavorare «in modo trasparente»;

la cabina di regia per l'Agenda digitale italiana (ADI) è stata istituita il 1o marzo 2012 con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, il Ministro per la coesione territoriale, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Ministro dell'economia e delle finanze, per coordinare, ai sensi dell'articolo 47 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 convertito con modificazioni dalla legge 4 aprile 2012 n. 35, gli interventi pubblici volti alle medesime finalità da parte di regioni, province autonome ed enti locali,
impegna il Governo:
ad assumere un'iniziativa diretta a inserire un'apposita norma per la trasparenza e gli opendata all'interno dei provvedimenti che verranno proposti dalla cabina di regia dell'Agenda digitale italiana;

a mettere in primo piano nella agenda digitale una revisione e/o integrazione della legge n. 241 del 1990, e della legge n. 15 del 2009, al fine di adeguarle a quanto raccomandato dal Consiglio d'Europa e allinearle alle esperienze più avanzate di full disclosure nelle amministrazioni disponibili nel panorama internazionale;

ad aderire alla Convenzione del Consiglio d'Europa sull'accesso ai documenti ufficiali (Council of Europe Convention on Access to Official Documents, Tromsø, 8 June 2009).

(1-01062)
«De Biasi, Giulietti, Giovanelli, Gentiloni Silveri, Garofani, Veltroni, Bressa, Zaccaria, Samperi, Ghizzoni, Pollastrini, Gasbarra, Ferranti, Damiano, Levi».