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Atto a cui si riferisce:
C.4/14146 [Tutelare i i lavoratori che hanno aderito alla formula dell'esodo incentivato]



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata giovedì 24 maggio 2012
nell'allegato B della seduta n. 638
All'Interrogazione 4-14146 presentata da
GIUSEPPE FRANCESCO MARIA MARINELLO
Risposta. - Con l'interrogazione in esame, l'interrogante chiede di conoscere quali misure si intendano adottare per salvaguardare i lavoratori che, avendo aderito ad un accordo di esodo incentivato, si trovino privi di reddito in seguito alla riforma dei requisiti di accesso al sistema pensionistico introdotta dal decreto-legge n. 201 del 2011.
In proposito, si evidenzia che la categoria dei cosiddetti «esodati» rientra nella più ampia platea dei lavoratori per cui è ammessa, a talune condizioni normativamente stabilite, una deroga all'applicazione della nuova disciplina in materia previdenziale di cui all'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011.
Più nello specifico, ai sensi dell'articolo 6, comma 2-ter, del decreto-legge n. 216 del 2011, intervenuto successivamente ad apportare alcune integrazioni alle originarie previsioni di cui al citato articolo 24, tale categoria comprende coloro il cui rapporto di lavoro si è risolto entro il 31 dicembre 2011 in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile o di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale.
La deroga opera a condizione che la data di cessazione del rapporto di lavoro sia desumibile da elementi certi e oggettivi, quali le comunicazioni obbligatorie agli ispettorati del lavoro o a soggetti equipollenti, e a patto che il lavoratore sia in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla disciplina previgente, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento pensionistico entro un periodo non superiore a 24 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto-legge n. 201 del 2011.
Il comma 14 dell'articolo 24 del medesimo decreto-legge n. 201 del 2011, stabilisce, tuttavia, che la tutela di tali categorie di lavoratori avvenga nei limiti delle risorse stabilite e sulla base dei criteri richiamati al comma 15 dello stesso articolo 24.
In seguito alle disposizioni introdotte dal decreto-legge n. 216 del 2011, le risorse destinate al finanziamento dei trattamenti di cui sopra sono state portate da 240 a 245 milioni di euro per il 2013 e da 630 a 635 milioni di euro al 2014 ed è stata inserita una clausola di salvaguardia che prevede che le ulteriori domande, relative ai soggetti inclusi tra i beneficiari delle misure di cui all'articolo 6, comma 2-ter, del decreto-legge n. 216 del 2011, potranno essere prese in considerazione dagli enti previdenziali, in deroga a quanto previsto dal comma 15 dell'articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011, solo a condizione che, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sia stabilito un incremento delle aliquote contributive non pensionistiche a carico di tutti i datori di lavoro del settore privato dovute alla gestione di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, considerando prioritariamente i contributi per disoccupazione e in ogni caso escludendo il contributo al Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto di cui all'articolo 2 della legge 29 maggio 1982, n. 297, e successive modificazioni, nonché il contributo di cui all'articolo 25, quarto comma, della legge 21 dicembre 1978, n. 845.
Al fine di definire con precisione la platea dei soggetti ammessi al godimento della salvaguardia e i relativi oneri nonché l'entità e i mezzi attraverso i quali fronteggiare eventuali maggiori spese rispetto a quelle originariamente preventivate, il 3 aprile del 2012, è stato aperto presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un tavolo tecnico permanente tra i Ministeri del lavoro, dell'economia - Ragioneria generale dello Stato e l'Inps, con il compito di fornire al Ministro del lavoro le indicazioni utili ad emanare il previsto decreto interministeriale lavoro economia entro il termine del 30 giugno 2012, fissato dalla legge.
In conclusione, si osserva che la questione posta dall'interrogante, che già ha trovato in parte soluzione in seguito all'entrata in vigore del decreto-legge n. 216 del 2011, è attualmente oggetto di ulteriori approfondimenti nell'ambito del tavolo tecnico sopra citato.
Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali: Elsa Fornero.