• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/16140 [Verificare la situazione patrimoniale e finanziaria della società pubblica Acquedotto pugliese spa]



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-16140 presentata da SERGIO MICHELE PIFFARI
giovedì 17 maggio 2012, seduta n.634
PIFFARI e CIMADORO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:


l'Acquedotto pugliese è costituito da un complesso di infrastrutture acquedottistiche tra loro interconnesse. La prima importante realizzazione, che tuttora rappresenta la spina dorsale dell'intero sistema acquedottistico pugliese, è il canale principale, alimentato dalle acque del Sele e, a partire dal 1870, da quelle del canale Calore. L'opera iniziata nel 1906, fu terminata nel 1939, con il completamento delle opere di Santa Maria di Leuca, estremo lembo d'Italia;


con decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 141, è stata istituita la società Acquedotto pugliese (AqP s.p.a.), succeduta all'omonimo ente autonomo EAAP (incaricato della gestione dell'infrastruttura fino a quel momento). Con il medesimo decreto è stata affidata alla stessa AqP s.p.a. la gestione del servizio idrico integrato fino al 2018. L'azienda gestisce reti idriche per oltre 21.000 chilometri (30 volte la lunghezza del Po), poco più di 10.000 chilometri di reti fognarie e 182 depuratori;


da un articolo pubblicato sul sito ufficiale della regione Puglia (www.regione.puglia.it) si è appreso che il 24 giugno 2011 la regione entrava in possesso del 100 per cento delle azioni della società Acquedotto Pugliese spa;


sempre nel medesimo articolo, attraverso la dichiarazione rilasciata dall'assessore regionale alle opere pubbliche e protezione civile, avvocato Fabiano Amati, si poteva evincere il principio generale alla base della gestione pubblica della risorsa idrica da parte dell'istituzione pugliese: «L'odierno trasferimento delle azioni compie una parte di storia che alla fine dell'800 pareva ai più un miraggio, condito dall'incredulità che accompagna le grandi idee, scatenatasi a più riprese nei confronti di tante illuminate personalità della nostra storia, che nonostante tutto ci cedettero e riuscirono. Oggi si può forse dire che il popolo pugliese non fu incredulo, né ingiusto. Si manifestò semplicemente disilluso perché tante volte la promessa era stata mancata e il prezzo pagato era sempre la malattia e la morte. La proprietà totalitaria di Acquedotto pugliese compie la storia perché completa la trasformazione della disgrazia della sete nella grazia di un'opera idraulica tra le più importanti e imponenti del mondo, costruita per distribuire l'acqua che captiamo da molto lontano e grazie alle generosità mai revocata del popolo campano e lucano, e quanto a quest'ultimo mi piace pensare alla lunga storia di proficua condivisione che sintetizzo nel ringraziamento sentito al suo Presidente»;


la Corte dei Conti, sezione controllo sugli enti, con lettera in data 9 maggio 2012, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relativa relazione riferita eseguito sulla gestione finanziaria dell'Acquedotto pugliese Spa, per gli esercizi 2009 e 2010. Alla determinazione sono allegati i documenti rimessi dall'ente, ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n. 259 del 1958 (doc. XV, n. 420);


da un articolo apparso sul quotidiano Il Fatto Quotidiano del 15 maggio 2012, si è appreso che la Corte dei Conti, in una relazione al Parlamento (Doc. 15mo, n. 420), denunciava l'amministrazione finanziaria dell'Acquedotto pugliese s.p.a. da parte del gestore pubblico. Nella sopra citata relazione, è stata affrontata, in particolare, la questione del rimborso una tantum, con il quale sarebbe stato inoltrato alla regione Puglia un utile straordinario di 12.250.000 euro. La Corte dei conti, di fatto ammoniva sul grave rischio finanziario incombente sull'Acquedotto pugliese spa il quale, a fronte di un patrimonio complessivo di 207,6 milioni di euro dell'anno 2010, vedeva progressivamente diminuire la propria capacità liquida a 86,2 milioni di euro;


inoltre, il secondo quesito dei referendum abrogativi tenutisi in Italia in data 12 e 13 giugno 2011, prevedeva la: «Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito». Nella descrizione, il quesito proponeva l'abrogazione parziale della norma che stabiliva la determinazione della tariffa per l'erogazione dell'acqua, laddove tale importo includesse anche la remunerazione del capitale investito dal gestore. La consultazione referendaria superò il quorum obbligatorio e determinò, con un voto affermativo di 26.130.637 elettori, pari al 95,80 per cento dei votanti, l'abrogazione della norma -:


di quali elementi disponga il Governo in merito a quanto rappresentato in premessa e se intenda promuovere iniziative volte a verificare, anche attraverso l'invio di servizi ispettivi di finanza pubblica, la situazione patrimoniale e finanziaria della società pubblica Acquedotto pugliese spa. (4-16140)