• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07476 [Crisi economica e "nuovi poveri"]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07476 presentata da STEFANO PEDICA
mercoledì 16 maggio 2012, seduta n.723

PEDICA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

come noto la comunità di Sant'Egidio, nata a Roma nel 1968, all'indomani del Concilio Vaticano II, è un movimento di laici a cui aderiscono più di 60.000 persone, impegnato nella comunicazione del vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in 73 Paesi dei diversi continenti;

in data 21 aprile 2012 il giornale "il Fatto Quotidiano", anche sul proprio sito Internet, pubblicava un articolo intitolato "I bambini alla mensa dei poveri. La comunità di Sant'Egidio: raddoppiato il numero degli italiani che hanno bisogno di aiuto", nel quale viene narrata la drammatica situazione di molti cittadini italiani costretti a recarsi alla mensa della comunità per procurarsi un pasto sicuro;

i dati che emergono dall'articolo, grazie ad un'intervista al professor Augusto D'Angelo, volontario della comunità, sono allarmanti: se fino a qualche tempo fa il 90 per cento delle persone che usufruivano della mensa della comunità era composto da stranieri, da qualche anno è in aumento la quota degli italiani: attualmente sono infatti circa 200 gli italiani che si recano giornalmente alla mensa, ben il doppio rispetto a pochi anni fa;

l'elemento più preoccupante poi è che tra queste persone ci sono anche quattro o cinque bambini, segno inequivocabile di come la gravissima crisi economica che sta vivendo il Paese stia iniziando drammaticamente a ripercuotersi anche su di loro;

è evidente che il numero di bambini segnalato dall'articolo, di per sé, non sia altissimo, ma è certamente un segnale forte a dimostrazione di come le famiglie non riescano più nemmeno ad assicurare ai propri figli un pasto al giorno, oltre a quello che fanno a scuola;

secondo i dati 2011 della Caritas, oltre 8.200.000 italiani (il 13,8 per cento dell'intera popolazione) vive in condizione di povertà relativa e oltre 3.100.000 sono i poveri assoluti, con punte elevatissime nel sud Italia;

il professor D'Angelo nel corso dell'intervista spiega che i "nuovi poveri" appartengono al cosiddetto ceto medio, che non si tratta solo di lavoratori dipendenti, ma anche di commercianti e piccoli imprenditori, e che forte sarebbe non solo l'esigenza di procurarsi del cibo, ma anche quella di parlare e condividere questo difficilissimo momento storico;

si legge in particolare «"sono persone che fino a poco fa avevano un tenore di vita medio-alto e che ritengono di meritare di più di un chilo di pasta. Cercano una sponda, tentano di trovare alleati che li aiutino a resistere a una condizione di vita che non sentono propria". E così il disagio, oltre a essere economico, diventa anche psicologico. Perché oltre all'umiliazione di dover ricorrere a un aiuto concreto come un pacco di pasta, c'è il timore di non poter più migliorare le condizioni della propria famiglia»;

ad avviso dell'interrogante la triste realtà narrata è la conferma inequivocabile del fallimento dello Stato nella tutela dei diritti inviolabili dei cittadini e della necessità di intervenire in modo più incisivo nelle politiche sociali soprattutto a tutela della famiglia e dei minori,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se e quali provvedimenti urgenti di competenza intenda adottare a fronte della situazione.

(4-07476)