• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/06856 [Sul processo sulle morti per amianto della città di Crotone]



Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-06856 presentata da NICODEMO NAZZARENO OLIVERIO
martedì 15 maggio 2012, seduta n.632
OLIVERIO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:

la storia che riguarda la città di Crotone ed il suo sviluppo industriale risale al secolo scorso. In una realtà regionale totalmente dimenticata dallo sviluppo nazionale, le grandi fabbriche furono per la piccola cittadina una speranza di crescita economica, sociale e culturale;

alla fine degli anni Ottanta, con la dismissione delle industrie Pertusola Sud e Montedison di proprietà del Gruppo Eni, la città si ritrovò a piangere un impoverimento che si rilevò addirittura uno strumento di morte;

gli effetti negativi dell'attività industriale sul territorio permangono anche dopo lo la chiusura dell'attività industriale e un'area di ben 45 ettari risulta tuttora contaminata e da bonificare. Bonifica attesa da oltre un decennio. Il decreto n. 468 del 2001 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha, inoltre, inserito l'ex area industriale della città di Crotone nei siti inquinati di interesse nazionale;

nel corso degli anni diverse indagini della magistratura hanno accertato l'illecito smaltimento di tonnellate di rifiuti pericolosi prodotti dalla società Pertusola Sud, riciclati come materiale da costruzione ed utilizzate per i lavori di realizzazione di costruzioni pubbliche e private, il cui stabilimento è stato oggetto di sequestro preventivo da parte del giudice per le indagini preliminari Paolo De Luca su richiesta del procuratore della Repubblica Raffaele Mazzotta;

per queste ragioni otto persone, tra direttori e responsabili di Eni della sicurezza e della sanità del vecchio stabilimento chimico ex Montedison di Crotone, succedutesi negli anni, hanno ricevuto dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Crotone nell'ottobre del 2009 un avviso di conclusione delle indagini circa i gravi danni alla salute provocati dall'utilizzo in particolare dell'amianto all'interno dello stabilimento suddetto;

la procura ha sostenuto che le otto persone, imputate di omicidio colposo plurimo e disastro colposo, sarebbero responsabili del decesso, causato da mesotelioma pleurico, di cinque lavoratori dello stabilimento e delle mogli di altri due operai, venute in contatto con le polveri d'amianto attraverso gli indumenti di lavoro dei mariti. Le morti sono avvenute tra il 1998 e il 2006;

secondo gli inquirenti, le otto persone erano a conoscenza dei gravi danni provocati dall'amianto ai lavoratori e gli stessi non avrebbero provveduto ad informare e sottoporre i dipendenti ai necessari controlli sanitari. Né ai lavoratori sarebbero stati forniti efficaci mezzi di protezione e sistemi idonei per impedire la diffusione delle polveri d'amianto;

un'indagine nata nel 2001 da un'inchiesta giornalistica del Il Crotonese suscettibile di ulteriori sviluppi per ciò che riguarda il vero numero delle vittime causate dall'amianto e i luoghi in cui sia stato smaltito questo metallo pesante, la cui inalazione provoca danni irreversibili ai polmoni e un pericolo per la pubblica incolumità;

nel processo che la procura della Repubblica ha avviato per fare luce su quanto accaduto a Crotone lo scorso 18 aprile, il giudice del tribunale penale di Crotone Giulia Proto, ha ammesso come parte civile, il comune di Crotone, la provincia di Crotone, la regione Calabria, l'Osservatorio nazionale amianto, nonché i familiari di una ragazza di 29 anni, che non aveva mai avuto alcun tipo di contatto con la fabbrica, ma abitava in un quartiere vicino. Questa decisione consentirà di aprire nuovi scenari sulla questione ambientale di Crotone;

il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non si è avvalso della facoltà di avviare l'azione risarcitoria in forma specifica o per equivalente patrimoniale prevista dalla parte sesta del decreto legislativo n. 152 del 2006, in cui si attribuisce esplicitamente e in via esclusiva al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la competenza in materia di danno ambientale e la possibilità di esercitare l'azione civile in sede penale;

di recente la regione Calabria, e le altre istituzioni locali hanno respinto una proposta transattiva formulata dal gruppo Eni, che prevedeva un rimborso forfettario di 20 milioni di euro per tutti i danni ambientali e d'immagine provocati alla città di Crotone e al suo comprensorio;

nelle ultime settimane nella cittadina pitagorica diverse iniziative pubbliche, particolarmente partecipate, sono state assunte in difesa dell'ambiente e della salute pubblica, da parte dell'Osservatorio nazionale amianto e dall'Associazione fabbrikando l'avvenire, per valorizzare e stimolare la coscienza ai rischi che tuttora sussistono nel crotonese per il rischio amianto -:

per quali ragioni, tra le costituite parti civili nel processo sulle morti per amianto della città di Crotone, risultino assenti il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e quello della salute e se intendano al più presto promuovere tutte le iniziative necessarie, per potersi costituire nel processo come parti lesa anche alla luce del fatto che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha visto riconoscersi un risarcimento pari a 56 milioni di euro per danno ambientale proprio da Syndial spa a seguito dei danni causati dalle attività industriali e dalla mancata bonifica successiva alla dismissione delle fabbriche del sito di interesse nazionale denominato «Ex Pertusola Sud»;

se, e con quali atti, il Governo intenda poi ricondurre le problematiche insorte - a seguito del mancato avvio del procedimento di bonifica - a positiva e immediata soluzione, visto che la salute di ogni cittadino è un diritto tutelato dalla nostra Costituzione all'articolo 32, ma al tempo stesso non sempre garantito, e che nella prospettiva di una più efficace tutela della persona, la giurisprudenza ha affermato (Cass. Sez. Un. 6 ottobre 1979 n. 5172) che questo diritto comprende inoltre il diritto alla salubrità e sicurezza di ogni ambiente lavorativo. (5-06856)