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Atto a cui si riferisce:
C.1/01031 [Mettere a punto una politica industriale che metta al centro una strategia di sostegno del gruppo Finmeccanica]



Atto Camera

Mozione 1-01031 presentata da LUDOVICO VICO testo di martedì 15 maggio 2012, seduta n.632
La Camera,

premesso che:

Finmeccanica è il primo gruppo italiano operante nel settore dell'alta tecnologia, l'ottavo produttore mondiale di materiale militare, responsabile del 72 per cento delle relative esportazioni italiane (2009). È anche la nona potenza economica a livello nazionale, e la 399° a livello globale (2008). Inoltre Finmeccanica produce, beni a uso civile quali veicoli, velivoli, tecnologie di comunicazione, apparati elettronici ed ottici, sistemi per la produzione di energia;

Finmeccanica occupa 75 mila dipendenti, di cui 42.000 in Italia, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono circa il 12 per cento del fatturato, i principali mercati sono Italia, Stati Uniti ed Inghilterra; negli Stati Uniti Finmeccanica si posiziona al ventiquattresimo posto tra i fornitori del Pentagono, mentre in Inghilterra assorbe il 15 per cento degli stanziamenti del Ministero della difesa britannico;

con il completamento del ricambio del vertice di Finmenccanica e Selex è appena iniziato il riassetto organizzativo del grande gruppo industriale a partecipazione pubblica che è chiamato a fare i conti con una situazione di emergenza finanziaria e di posizionamento nei mercati nazionali ed esteri, il tutto nel pieno della crisi economica e industriale che coinvolge l'intera industria italiana;

si sono registrate forti perdite nel bilancio consuntivo 2011, non solo nei comparti già in sofferenza come trasporti e aeronautica, ma anche nell'elettronica professionale militare e civile;

le condizioni critiche dei mercati di riferimento in Italia, Gran Bretagna, Usa e Libia, dove vengono a mancare «importanti commesse», hanno sicuramente giocato un ruolo determinante nel deterioramento dei conti del gruppo, gli oneri finanziari rischiano di affossare un gruppo leader internazionale in molti settori che, negli ultimi anni, ha avuto una espansione nell'elicotteristica e nell'elettronica per la difesa dove si concentra il 60 per cento del fatturato e il 66 per cento del margine operativo;

il radicamento si è consolidato in tre mercati principali (Usa, Italia e Regno Unito, che danno il 55 per cento dei ricavi), mentre permangono aree di sofferenza in tutti gli altri settori (aeronautica, energia, trasporti, spazio, segnalamento);

le modalità per la riduzione dell'indebitamento del gruppo vanno riconsiderate, a partire dalla possibilità di vendere gli immobili e di ridurre i costi di struttura;

le cessioni in attività estere del settore elettronica per la difesa e sicurezza e le partecipazioni di minoranza vanno valutate in rapporto alla complessiva strategia del gruppo; in particolare deve essere valutata l'effettiva utilità, per le future strategie, di mantenere il controllo della statunitense DRS Technologies che sembra produrre un basso valore aggiunto;

relativamente alla presenza industriale nelle varie aree elettroniche europee la presenza in Gran Bretagna rimane essenziale, inoltre la quota del 25 per cento nel colosso missilistico europeo Mbda continua ad avere un senso se accompagnata da un'adeguata politica della difesa in chiave europea;

più in generale il problema delle partecipazioni estere va valutato alla luce della ricaduta sulla competitività complessiva del gruppo e sulla sua capacità di stare sul mercato globale rafforzando la ricerca e lo sviluppo nei settori cruciali nei quali è necessario investire, sia per il settore militare che per la fornitura di infrastrutture civili adeguate ad un moderno paese avanzato;

Finmeccanica pur essendo controllata per il 32,45 per cento delle azioni dal Ministero dell'economia e delle finanze è una società quotata in borsa e quindi esposta all'andamento del mercato azionario; il valore delle azioni è precipitato negli ultimi mesi da 7,7 euro in media fino a gennaio-luglio 2011 ai 4,4 euro di settembre-ottobre fino a scendere ai primi di gennaio a 2,8 e risalire intorno a 3,5 a febbraio 2012;

oggi Finmeccanica vale poco più di 2 miliardi di euro (valeva 9 miliardi nel 2007) e se non fosse più che blindata dal controllo pubblico diventerebbe oggetto di possibili scalate;

il gruppo ha dei punti di forza abbastanza considerevoli, ma i problemi più pesanti riguardano circa il 25 per cento delle sue attività, il settore ferroviario, con Ansaldo Breda e quello aeronautico, con Alenia Aeronautica, mentre stanno sorgendo difficoltà nel settore della difesa;

Finmeccanica deve tagliare il debito che ad oggi pesa per 4,5-5 miliardi e equivale a due volte e mezzo il margine operativo lordo; l'eccesso di debito rispetto ai concorrenti deprime il titolo e ingessa l'impresa;

il bilancio 2011 ha una perdita netta significativamente più alta di quanto denunciato nei primi nove mesi ed è previsto che, entro la fine dell'anno, sul conto economico saranno caricati altri oneri legati alla ristrutturazione dell'elettronica della difesa, oltre alla prevista svalutazione, attraverso una verifica del valore (impairment test), della partecipazione di controllo nell'americana Drs (intorno a 500 milioni di euro);

il contesto in cui opera questo settore è fatto da una molteplicità di soggetti industriali e di terziario industriale e di servizi più o meno avanzati; un indotto composto dalle attività più svariate che vanno dalla progettazione dei sistemi di comando e controllo, alla progettazione/realizzazione di sistemi spaziali, alla progettazione/realizzazione degli apparati dei prodotti, alla loro manifattura intesa anche come assemblaggio ed installazione, alla logistica, alla manutenzione, intesa anche come refitting (attività in incremento, viste le ristrettezze di bilancio);

la discussione in atto nel Paese sulle spese per la difesa prefigura in futuro ulteriori tagli alle commesse per gli apparati militari e i sistemi d'arma di cui Finmeccanica è la maggiore fornitrice (il 35 per cento del suo fatturato proviene da tali programmi);

in particolare la discussione verte sul controverso Joint Strike Fighter, o F-35, il cacciabombardiere più costoso della storia; fra ritardi, errori e rinvii, il progetto della Lockheed ha subito tanti ritocchi nel preventivo che oggi ogni esemplare dovrebbe costare 200 milioni di euro;

la decisione di effettuare tagli alle spese militari non può essere assunta senza prima avere definito il modello di difesa anche in relazione alle linee di politica estera che si intendono adottare, la politica della difesa deve essere integrata a livello europeo e la politica estera deve favorire gli scambi con i paesi emergenti che hanno necessità di tecnologie presenti nelle società del gruppo;

le forze armate e il loro equipaggiamento dovranno essere coerenti con tale modello di difesa che deve derivare da una più puntuale politica estera;

in un'ottica di un modello di difesa a dimensione europea e con una forte integrazione industriale con gli altri Paesi dell'Unione europea, il ridimensionamento della spesa militare in Italia può essere ricondotto a due possibili opzioni:

una riduzione di organico da 190.000 effettivi a circa 160.000, con l'obiettivo di conseguire risparmi di spese del personale, comunque di difficile attuazione in breve-medio periodo, che dovrebbero permettere il sostegno a investimenti in tecnologie e sistemi d'arma ivi compreso il controverso programma F-35;

un programma di razionalizzazione della spesa (dismissioni immobiliari, miglior utilizzo del personale), che mantenga funzioni e ruoli delle forze armate attraverso investimenti in tecnologie compatibili con un sistema industriale nazionale integrato con l'industria della difesa degli altri Paesi europei e rispondente al modello di difesa europeo;

la seconda opzione appare sicuramente come la più adeguata e quella maggiormente in grado di determinare un modello di difesa, non solo collegato alle linee di politica estera, ma anche ad orientare lo sviluppo dell'industria nazionale;

se si concentra l'attenzione esclusivamente sugli interessi del mercato italiano, con il programma F35, anche ridimensionato, le ricadute industriali su Finmeccanica e sulle altre imprese industriali italiane saranno molto limitate;

l'esito potrebbe essere un confinamento della nostra industria alla fornitura di parti dei sistemi d'arma e un forte ridimensionamento dei volumi produttivi, della ricerca e dello sviluppo industriale con la perdita di qualsiasi ruolo di integratore di sistema;

nello specifico dell'industria della difesa la strategia di sviluppo va vista nell'ottica del modello europeo di difesa, il modo con cui si stanno attuando gli accordi dell'Unione europea vedono l'Italia ai margini rispetto alla definizione di un asse franco-inglese, una maggiore presenza in Europa per la politica della difesa è un'opportunità per l'Italia e per il suo sistema industriale;

a fronte del mercato della difesa permangono poi in Finmeccanica sofferenze nei settori non militari quali i trasporti, l'energia e l'elettronica professionale;

le soluzioni prospettate dall'attuale management, per rimettere in equilibrio il conto economico, sembrano essere improntate ad una significativa riduzione del perimetro di azione del gruppo: dismissioni per un miliardo di euro, investimenti selettivi su aree di business più resistenti alla crisi e ricerca di una profittabilità più elevata;

il piano di dismissioni è finalizzato ad uscire da settori considerati non strategici, come trasporti ed energia, e cedere anche altre attività nel settore civile, nell'elettronica per la difesa e la sicurezza;

il Piano sostiene che per ridurre rapidamente il debito occorre rinunciare agli investimenti non immediatamente necessari, tagliare le spese generali e produrre in modo più efficiente;

la fusione tra Alenia e Aermacchi come possibile preludio all'apertura a qualche socio esterno apportatore di capitale non basta, ne è pertanto discesa la decisione di allontanare le fonti di perdita come Ansaldo Breda, (con un ordine di grandezza di mezzo miliardo), vendere le partecipazioni nei settori considerati non strategici come il 40 per cento di Ansaldo Sts, il gioiello di famiglia, da cedere assieme all'Ansaldo Breda, il 55 per cento di Ansaldo Energia, che secondo Deutsche Bank vale 670 milioni;

ciò si aggiunga il 25 per cento della Mbda, la joint venture missilistica con Eads e Bae System, 400 milioni, e infine il 15 per cento dell'Avio, motori aerei ex Fiat, 250 milioni;

con queste cessioni e con la focalizzazione della gestione sulla generazione di cassa, Finmeccanica pensa di potersi riallineare ai grandi concorrenti;

il riassetto organizzativo interno con la costituzione di Selex Elettronic System, come confluenza di Selex sistemi integrati, Selex Galileo e Selex Elsag, prefigura una razionalizzazione delle attività oggi operanti nei vari siti produttivi e di sviluppo industriale;

l'unificazione in un'unica società delle tre Selex può offrire invece un'occasione per una maggiore integrazione tra le realtà presenti sul mercato civile e un'opportuna ottimizzazione degli investimenti in tecnologie e razionalizzazione dei costi, producendo possibili sinergie per una crescita complessiva di fatturato e occupazione;

la ricerca di antiche e nuove responsabilità sulle cause di questa situazione, che comunque esistono e non hanno risparmiato inchieste della magistratura sugli attuali dirigenti, non deve distogliere dalla questione essenziale delle pesanti ricadute sui lavoratori e sul futuro industriale del gruppo sul quale ha pesato la totale mancanza di una seria politica industriale da parte del precedente Governo;

occorre ripensare completamente l'intera strategia di Finmeccanica, il suo perimetro di intervento deve essere salvaguardato, le attività civili non possono essere dismesse: ne soffrirebbe pesantemente l'occupazione e l'indotto e interi territori già colpiti pesantemente dalla crisi;

in particolare l'uscita di Finmeccanica dai predetti settori significherebbe il totale abbandono della presenza italiana in comparti strategici per l'ammodernamento del Paese, con la conseguenza di lasciare questo mercato in mano a imprese straniere con ulteriori aggravi della nostra bilancia commerciale;

in particolare, per l'Italia, significherebbe regalare ai francesi e ai tedeschi il nostro mercato, distruggendo aziende che invece possono, opportunamente strutturate e organizzate, non solo competere nel mercato interno ma partecipare a importanti occasioni internazionali;

per orientare le scelte prioritarie di Finmeccanica, il cui pacchetto di maggioranza è detenuto dal Ministero dell'economia e delle finanze non si può pensare solo al conto economico e a quanto accade in borsa è essenziale mantenere il controllo pubblico per garantire continuità industriale e sviluppo;

mentre è conveniente, anche finanziariamente, che la holding, per la sua debolezza, rimanga sotto il controllo dello Stato, assai più incerto è il destino delle partecipate; la bassa capitalizzazione delle consociate offre opportunità ai capitali esteri di scalare a basso costo le imprese anche perché la fluttuazione del mercato finanziario è dovuta a fattori non sempre correlati al valore delle imprese e delle loro potenzialità industriali;

per Finmeccanica è fondamentale il contributo dello Stato agli investimenti in ricerca e sviluppo e vanno ricercate le risorse necessarie a mantenere la competitività del gruppo, l'intervento dello Stato va articolato su più fronti ma tutti ispirati ad una politica di sviluppo sostenibile e di politica estera e di difesa, in particolare:

a) sostegno alla ricerca e sviluppo utilizzando il fondo della Cassa depositi e prestiti che già ha varato un fondo d'investimento strategico potrebbe dare ulteriori contributi attraverso finanziamento di progetti di innovazione di prodotto; sostegno all'export in un'ottica di internazionalizzazione e integrazione con partner affidabili;

b) utilizzo dei fondi già allocati in ambito Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca o Fondi europei che già darebbero un bel sostegno alle attività. Nel 2009 la Bei ha accordato un prestito di 500 milioni di euro al Gruppo Finmeccanica ed in particolare proprio ad Alenia allo scopo di supportare gli impianti nelle regioni meridionali;

c) nel settore della difesa e aerospaziale fondamentali sono le scelte del modello di difesa e di politica estera. In un mercato in contrazione gli investimenti pubblici finalizzati a garantire un'adeguata funzionalità alle forze armate e di sicurezza vanno effettuati in modo da salvaguardare le potenzialità industriali nazionale pur in un'ottica di accordi internazionali e mantenimento dei mercati esteri;

d) investimenti in infrastrutture di trasporto pubblico locale ed energia sostenibile agganciata a prodotti e sistemi nazionali e partnership con attori esteri che apportino mercato; sull'esempio di Ansaldo Sts, anni fa azienda decotta, oggi leader mondiale nel segnalamento e nel trasporto urbano su ferro;

l'insieme delle produzioni industriali di Finmeccanica sono essenziali per il Paese e vanno sostenute con adeguate politiche, la ricerca di profittabilità ad ogni costo contrasta con una visione di lungo periodo per il quale occorrono investimenti a redditività differita indispensabili per la salvaguardia del patrimonio tecnologico e produttivo;

Ansaldo Breda, Ansaldo Sts, Ansaldo Energia, Elsag, Avio, Menarini, Alenia Thales rappresentano importanti pezzi del sistema della grande impresa italiana da maneggiare con cura, sotto l'occhio del governo azionista;

le difficoltà di bilancio presenti in alcune società vanno affrontate con attenta valutazione delle qualità del management nella loro capacità di riorganizzarle, ridurre gli sprechi e avere una visione di rilancio industriale nei rispettivi comparti;

devono essere individuate risorse per garantire gli investimenti nelle varie aree dove il presidio industriale è già abbastanza forte anche se non sempre adeguato (si investe già il 12 per cento dei ricavi) e nella ricerca di partner nell'ottica di integrazione di filiera e complementarietà di mercato;

nel settore della difesa si tratta di definire quali risparmi e rinunce decidere, a fronte di impegni internazionali e persino interni sempre più estesi, le Forze Armate impegnate in scenari geopolitici complessi e pericolosi vanno, infatti, equipaggiate in modo appropriato, i mezzi utilizzati devono essere mantenuti ed il personale formato e difeso;

il comparto aerospazio e difesa è uno dei pochi settori industriali dove la filiera nazionale è competitiva, il personale impiegato è di alta qualificazione, esistono distretti tecnologici e industriali, anche se vanno migliorati e ricondotti a sistema per massimizzarne la resa;

Finmeccanica è un'impresa globalizzata, non solo una finanziaria, con diverse partecipazioni in imprese estere, in primis la società statunitense DRS, e con vari collegamenti con multinazionali europee, come nella partecipazione di minoranza in Mbda (missili) e l'alleanza con Thales nelle attività spaziali;

importanti sono le ricadute della ricerca militare e spaziale nei comparti civili, si tratta di aumentare la sinergia per le cosiddette tecnologie duali, la capacità di trasferire in apparati e sistemi per le infrastrutture i risultati delle tecnologie sviluppate nei sistemi militari (radaristica, aeronautica, avionica, monitoraggio reti complesse, comunicazione, nuovi materiali, e altro);

il gruppo Finmeccanica va sostenuto dallo Stato per la realizzazione di trasferimenti tecnologici a nuovi prodotti e sistemi e contestualmente va attivato un mercato pubblico e privato che utilizzi le nuove applicazioni in ambito civile (energia ecocompatibile e relativa rete di trasporto, risparmio energetico, monitoraggio ambientale e di reti complesse, e altro);

ciò vale soprattutto nei comparti civili dove, invece di vendere sarebbe quanto mai urgente ripartire da un progetto di rilancio per l'insieme del settore del trasporto su rotaia e su gomma, sull'energia, sulle infrastrutture di rete sulle telecomunicazioni terrestri e spaziali, sull'elettronica professionale e informatica, fondamentale è il sostegno all'integrazione tra ricerca universitaria e ricerca industriale;

il sostegno alle politiche di investimento e sviluppo del settore delle infrastrutture civili come il ferroviario e l'energia rappresentano elementi importanti e qualificanti di una nuova concezione dello sviluppo, tanto più che la maggior parte dei governi ha stabilito o sta definendo tagli al settore militare;

lo sforzo per riequilibrare la finanza pubblica e rientrare dal debito passa attraverso il rilancio dello sviluppo e una maggiore qualificazione della domanda pubblica;

Finmeccanica purtroppo non ha oggi le forze e le risorse sufficienti a mantenere eccellenza e competitività in tutti i numerosi settori che ad essa fanno capo;

se davvero si vuole impostare la crescita del Paese all'insegna dell'equità sociale, Finmeccanica è da considerarsi un volano indispensabile per fornire alla piccola e media impresa italiana la possibilità di stare agganciata a prodotti tecnologicamente avanzati;

a fronte della necessaria iniezione di nuovi capitali, per sostenere adeguatamente gli investimenti e la ricerca, la risposta è nell'individuazione di partner qualificati che possano integrare le filiere produttive attualmente presenti nel gruppo e nella definizione di strategie di rilancio dei vari settori anche attraverso un adeguato rafforzamento della gestione manageriale,
impegna il Governo:
a mettere a punto una politica industriale che metta al centro una strategia di sostegno del gruppo Finmeccanica, alla cui definizione devono essere coinvolti, oltre al Governo medesimo, l'azienda e le istituzioni locali interessate;

a mettere in campo una strategia e programmi chiari di politica estera e di difesa, anche ai fini del rilancio dell'apparato produttivo nazionale, scongiurando, nel contempo, la scelta di abbandonare i settori civili concentrandosi solo sul militare in una fase di contrazione del mercato;

a promuovere il rafforzamento delle aziende di Finmeccanica che operano nel settore del segnalamento e delle costruzioni ferroviarie e nel settore energetico, che hanno un'importanza di primo piano per il tessuto produttivo di vasti territori e dell'intero Paese;

a definire il piano nazionale dei trasporti e i relativi investimenti, creando un polo nazionale della costruzione ferroviaria, che blocchi immediatamente qualsiasi decisione di cessione di imprese strategiche, come Ansaldo Breda e che predisponga un piano di riorganizzazione dell'intero settore;

ad utilizzare, ai fini del necessario rilancio del gruppo richiamato in premessa, le risorse pubbliche afferenti alla Cassa depositi e prestiti, i fondi del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, oltre ai fondi dell'Unione europea per la ricerca e lo sviluppo.

(1-01031)
«Vico, Lulli, Ventura, Froner, Villecco Calipari, Colaninno, Fadda, Marchioni, Martella, Mastromauro, Peluffo, Portas, Quartiani, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Zunino, Gatti, Baretta».