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Atto a cui si riferisce:
S.1/00629 [Promozione delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica]



Atto Senato

Mozione 1-00629 presentata da LUIGI LI GOTTI
martedì 8 maggio 2012, seduta n.718

LI GOTTI, BUGNANO, BELISARIO, CARLINO, GIAMBRONE, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, LANNUTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA - Il Senato,

premesso che:

a livello mondiale la domanda di energia prodotta da fonti rinnovabili è in aumento, mentre in Europa cresce in modo modesto;

il recente rapporto Energia e Ambiente 2009-2010 dell'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (Enea), presentato nel mese di aprile 2012, evidenzia come, nonostante le vicende della crisi internazionale, la crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili a livello mondiale ha conosciuto uno sviluppo straordinario lungo tutto il quinquennio 2005-2010. Gli investimenti mondiali in tecnologie per le rinnovabili hanno fatto registrare nel 2010 un valore complessivo di 211 miliardi di dollari (con un incremento del 32 per cento rispetto al 2009 e circa 10 volte rispetto al 2004, anno nel quale è iniziato il decollo). Complessivamente le tecnologie del settore hanno fatto registrare nel periodo 2005-2010 una accelerazione negli scambi commerciali ad un tasso di incremento medio annuo pari a circa 5 volte quello del settore manifatturiero. Nell'Unione europea l'adeguamento dell'offerta produttiva interna in questo settore è risultato insufficiente a soddisfare una domanda che si è più che decuplicata tra il 2005 e il 2010;

in questo contesto, secondo il rapporto Enea, la situazione italiana risulta particolarmente critica, in quanto nel Paese la crescita della quota delle rinnovabili non è stata affiancata da una politica di sostegno dell'industria capace di stimolare la nascita di una filiera industriale made in Italy. Inoltre, il settore ha sofferto della mancanza di risorse pubbliche impiegate nella ricerca e nell'innovazione tecnologica, diversamente da quanto è accaduto in altri Paesi europei;

nel rapporto si ribadisce, tra l'altro, la necessità di puntare sulla diversificazione delle fonti, su una maggiore diffusione delle rinnovabili e sul potenziamento di un sistema di smart grids, sull'incentivazione dell'efficienza energetica e sul risparmio di energia nel settore residenziale e industriale, effettuando scelte strategiche in questi campi, orientate alla promozione della green economy;

rilevato che:

l'11 aprile 2012 il Ministro dello sviluppo economico, con i Ministri dell'ambiente e delle politiche agricole alimentari e forestali, ha presentato due schemi di decreto adottati in attuazione del decreto legislativo n. 28 del 2011, che introdurranno un nuovo meccanismo di incentivazione: il decreto interministeriale recante il "V Conto Energia" e il decreto interministeriale per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche. Il Governo auspica che tali strumenti possano permettere il raggiungimento di tre obiettivi: 1) superare ampiamente gli obiettivi europei "20-20-20"; 2) ridurre gli sprechi e gli oneri eccessivi sulla bolletta; 3) favorire lo sviluppo della filiera economica italiana. Su tali provvedimenti verrà sentita l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas e dovrà essere acquisito il parere della Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

secondo il Governo le rinnovabili elettriche hanno un'efficacia inferiore rispetto alle rinnovabili termiche o ad efficienza energetica, e gli attuali incentivi ad esse destinati sono di molto superiori agli standard europei. Il livello elevato di incentivazione avrebbe determinato una vera esplosione degli impianti installati, in particolar modo nel fotovoltaico. Nel corso della presentazione è stato infatti ribadito che l'approccio finora seguito non è stato ottimale, soprattutto in termini di costi per il Paese che si rifletterebbero sulla bolletta elettrica dei cittadini;

gli incentivi per il fotovoltaico si stanno approssimando al livello di 6 miliardi di euro annui, cui vanno aggiunti circa 3 miliardi per le altre fonti rinnovabili, e 1,3 miliardi per le cosiddette assimilate in virtù del meccanismo CIP6. Tuttavia la diffusione capillare degli impianti su edifici residenziali, piccole aziende e anche impianti di media taglia ha beneficiato negli ultimi 6 anni di incentivazione di una quota in denaro pari a 1.960.304.000 euro, a fronte di una spesa di 3,8 miliardi per i grandi impianti. Nel complesso, si può calcolare che gli oneri in bolletta attribuibili a tutte le rinnovabili elettriche corrispondano a circa il 10 per cento, a fronte però del fatto che un chilowattora su 3 prodotto in Italia è generato dalle rinnovabili, facendo registrare una diminuzione di importazioni di fonti fossili ed un miglioramento del livello di emissioni e inquinamento;

un approccio di questo tipo, tuttavia, rischia di essere riduttivo e parziale. Infatti, se da un lato è comprensibile e condivisibile la necessità di riequilibrare gli incentivi, anche a favore delle fonti energetiche non elettriche, occorrerebbe una visione più articolata e di più ampio periodo. Al forte sviluppo delle rinnovabili sono infatti legati anche vantaggi economici molto significativi;

le energie rinnovabili, se da un lato incidono, a causa degli incentivi, sulle componenti della bolletta elettrica, dall'altro contribuiscono a ridurla, grazie al cosiddetto effetto peak shaving. In pratica le fonti alternative hanno contribuito a calmierare il prezzo dell'elettricità nelle ore di maggiore richiesta, che coincidono con quelle di maggiore insolazione, tanto che oggi il picco del prezzo dell'energia elettrica delle ore centrali della giornata è scomparso;

secondo "l'IREX Annual Report 2012", l'effetto di peak shaving ha consentito di risparmiare in bolletta, nel 2011, circa 400 milioni di euro. Si può supporre che questo effetto sia ancora più significativo per l'anno in corso, considerato il quantitativo ulteriore di potenza installata. In base alle risultanze del predetto studio, i vantaggi economici legati a occupazione, riduzione delle emissioni di CO2, riduzione della dipendenza dalle fonti fossili e benefici legati all'indotto e alla crescita del prodotto interno lordo, sarebbero superiori agli svantaggi legati, essenzialmente, ai costi degli incentivi;

nel merito, il V Conto Energia dispone l'entrata in vigore del nuovo sistema incentivante per il fotovoltaico al superamento della soglia di 6 miliardi di euro di incentivi (previsto tra luglio e ottobre prossimi). Sarà l'Autorità per l'energia elettrica e il gas a stabilire con delibera la data esatta di raggiungimento di tale costo. Il nuovo conto si applicherà decorsi 30 giorni dalla delibera, ma comunque non prima del 1° luglio 2012. Alla medesima data cesserà di avere validità il IV Conto Energia, con l'eccezione dei grandi impianti iscritti in posizione utile nei registri. Il meccanismo di entrata in vigore del nuovo sistema appare per certi versi farraginoso e soprattutto suscettibile di generare incertezza per gli investimenti nel settore, non potendosi fare affidamento a priori su una data certa per l'entrata in vigore del nuovo sistema incentivante;

nello schema di decreto, si dispone la limitazione della spesa del costo annuo degli incentivi ad un massimo di 80 milioni di euro a semestre, con l'aggiunta di 10 milioni ciascuno per impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative e impianti fotovoltaici a concentrazione. Si prevede altresì che gli impianti fotovoltaici a concentrazione, per beneficiare delle tariffe incentivanti, devono avere un fattore di concentrazione pari almeno a 10 soli. Non è chiaro sulla base di quali valutazioni si sia scelto tale valore di riferimento, escludendo in tal modo la bassa concentrazione dall'accesso agli incentivi;

viene introdotto un sistema di controllo e governo dei volumi installati e della relativa spesa complessiva, attraverso un meccanismo di aste competitive per i grandi impianti (superiori a 5 MW) e tramite registri di prenotazione per gli impianti di taglia medio-piccola. Sono invece esclusi dall'iscrizione nei registri i micro impianti (di dimensioni inferiori ai 12 kW). Il costo sostenuto per incentivare tali ultimi impianti viene comunque detratto dal costo indicativo annuo dei semestri successivi al primo. Nei semestri successivi al primo, il limite di spesa annuo di ottanta milioni sarà intaccato da tutti i piccolissimi impianti (sotto i 12 kW) che non sono tenuti all'iscrizione in alcun registro. È quindi probabile che l'incentivo concesso ad impianti sotto i 12 kW penalizzerà sul mercato anche gli impianti di taglia medio-piccola, con un'inevitabile contrazione della potenza installata;

l'introduzione dei registri comporta la definizione di criteri di priorità volti all'istituzione di una graduatoria per l'iscrizione agli stessi registri. Tale graduatoria si formerà applicando in ordine gerarchico, i seguenti criteri di priorità: 1) impianti su edifici dal cui attestato di certificazione energetica risulti la miglior classe energetica, che comunque deve risultare D o superiore, con moduli installati in sostituzione di coperture in eternit o comunque contenenti amianto; 2) impianti su edifici dal cui attestato di certificazione energetica risulti la miglior classe energetica, che comunque deve risultare D o superiore; 3) impianti su edifici con moduli installati in sostituzione di coperture in eternit o comunque contenenti amianto; 4) impianti per i quali il soggetto interessato richiede una tariffa ridotta del 5 per cento rispetto a quella vigente alla data di entrata in esercizio; 5) impianti ubicati, nell'ordine, in siti contaminati; 6) impianti di potenza non superiore a 200 kW asserviti ad azienda agricola; 7) impianti senza limite di potenza realizzati da Comuni con meno di 5.000 residenti; 8) impianti realizzati su pergole o tettoie o serre; e, solo a seguire, il resto degli impianti, per i quali varrà il seguente ordine di priorità: precedenza della data del titolo autorizzativo; minore potenza dell'impianto; precedenza della data di richiesta di iscrizione al registro;

con riferimento ai requisiti degli impianti che possono accedere alle tariffe incentivanti emerge come, da un lato, non compaiano tra essi gli impianti con moduli collocati a terra in aree industriali, scelta, quest'ultima, del tutto incomprensibile; e dall'altro come, sebbene il riferimento alla presenza di amianto si collochi al primo e terzo posto nei criteri di priorità per stilare la graduatoria del registro, sia stata del tutto eliminata la tariffa premio precedentemente prevista per lo smaltimento dello stesso materiale;

si deve altresì rilevare che, al fine di salvaguardare gli impianti in fase avanzata di realizzazione, quindi in deroga ai criteri di priorità e limitatamente al primo semestre di applicazione, la graduatoria appare formata applicando, in ordine gerarchico come primo criterio, la precedenza della data di entrata in esercizio. Così, nel primo semestre la priorità andrebbe agli impianti già allacciati, ovvero a quelli in fase finale di realizzazione, che, non riuscendo più a rientrare nel IV Conto Energia, avranno la priorità nel V Conto Energia. Tale soluzione pare comunque restrittiva. Sarebbe stato auspicabile quanto meno far rientrare nel IV Conto Energia gli impianti per i quali l'Enel abbia ricevuto la certificazione cosiddetta di "fine lavori" in data antecedente alla data di entrata in vigore del decreto, così da tutelare l'intero investimento di chi ha operato nel pieno del IV Conto Energia dal taglio delle tariffe;

non è stata prevista, quindi, alcuna misura di semplificazione volta a ridurre i costi sostenuti dal settore a causa della burocrazia, ma si è invece proceduto ad introdurre ulteriori meccanismi quali le aste, i contingenti annuali di potenza per i nuovi impianti e per i rifacimenti di quelli esistenti, l'introduzione dei registri anche per gli impianti di piccola taglia, l'imposizione di oneri aggiuntivi per il funzionamento del Gestore dei servizi energetici - GSE (ben 0,1 centesimi di euro a kWh, ovvero un euro ogni MWh prodotto), oltre a livelli di incentivazione insufficienti;

rispetto alle tariffe previste dal IV Conto Energia per il secondo semestre 2012, il taglio medio delle tariffe si attesterebbe intorno al 50 per cento. Lo schema di decreto in esame presenta dunque, per la sua attuale formulazione e tempistica applicativa, effetti fortemente destabilizzanti per l'intero settore - tra l'altro già fortemente colpito nell'ultimo anno, ad opera del precedente Esecutivo, da numerose e penalizzanti modifiche al sistema di incentivazione -, in quanto contiene misure decisamente restrittive per lo sviluppo del mercato, senza neppure un'adeguata fase transitoria;

con riferimento allo schema di decreto che interviene sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche, si prevede che il cumulo degli incentivi destinati a tutte le tipologie degli impianti da fonte rinnovabile, con esclusione di quelli fotovoltaici, non potrà superare i 5,5 miliardi di euro annui; sarà il GSE ad individuare se il tetto massimo è stato raggiunto, aggiornando e pubblicando periodicamente il costo indicativo cumulato degli incentivi erogati. Continueranno ad accedere ai certificati verdi gli impianti che entreranno in esercizio entro il 2012, ma cambierà il prezzo di ritiro degli stessi certificati. Maggiori cambiamenti di sistema sono previsti per gli impianti che entreranno in esercizio dal 2013. Va sottolineato inoltre il rinvio del pagamento dei certificati verdi relativi alla produzione elettrica effettivamente immessa in rete per il 2011, pagamento che anziché essere effettuato in un'unica soluzione a giugno, avverrà in tre tranche tra giugno e dicembre;

per gli impianti di potenza superiore ai 20 MW è previsto il meccanismo delle aste a ribasso per ottenere gli incentivi. Per la prima procedura d'asta il bando sarà pubblicato entro il 31 luglio 2012, ed entro il 31 luglio di ogni anno per i periodi successivi. Potranno iscriversi alle aste solo gli impianti autorizzati e, trattandosi di procedure al ribasso, vinceranno le aziende che chiederanno incentivi più bassi. A chi perde l'asta non verrà riconosciuto nemmeno il valore minimo dell'incentivo;

l'impatto delle norme recate dai due provvedimenti, considerati nella loro globalità, non potrà che contrastare palesemente con gli obiettivi europei in tema di energie rinnovabili e ancor di più con gli stessi obiettivi annunciati dal Governo, in primis quello di superare gli obiettivi europei. Si deve constatare che, ancora una volta, si introducono nuovi oneri su impianti esistenti, impedendo una corretta programmazione degli investimenti, mentre allo stesso tempo non si interviene - come richiesto più volte dal Gruppo Italia dei Valori in numerosi atti di sindacato ispettivo - sull'eliminazione di oneri impropri gravanti sulla bolletta elettrica;

l'eventuale adozione, senza modifiche, di questi decreti assesterà un duro colpo alle aziende del comparto delle rinnovabili e dell'efficienza energetica che rischieranno in molti casi il fallimento - con le evidenti e pesanti ricadute occupazionali - e comporterà la fuga dei capitali stranieri, che in questo contesto certamente non sceglieranno di investire nel nostro Paese, pregiudicandone lo sviluppo;

diverse Regioni hanno già preso posizioni apertamente critiche nei confronti dei due provvedimenti. La consultazione con gli enti locali in fase di stesura, d'altra parte, è totalmente mancata. Vista la mancata possibilità di sviluppare qualsiasi confronto preventivo con il Governo sui decreti riferiti al "V Conto energia" e alle "Rinnovabili elettriche non fotovoltaiche", anche le organizzazioni sindacali Cgil Cisl e Uil hanno presentato al Coordinamento delle Regioni una serie di considerazioni e proposte di modifica ai decreti citati, tenuto conto delle ricadute occupazionali che si produrrebbero in un settore che invece ha dimostrato di poter crescere anche in una fase economica avversa;

si deve inoltre constatare la persistente mancata adozione di un sistema di incentivazione adeguato per le altre fonti rinnovabili pulite, che presentano profili ancora minori di impatto ambientale e più ampi margini di sviluppo ed innovazione tecnologica, quali, ad esempio, gli impianti sperimentali geotermici a bassa entalpia - irragionevolmente penalizzati rispetto ad analoghi impianti - o gli impianti solari termodinamici di piccola taglia, per l'incentivazione dei quali l'articolo 4 dello schema di decreto sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche rinvia ad un successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico l'eventuale adozione di provvedimenti in tal senso;

occorre altresì constatare che la politica energetica sinora perseguita si è orientata prevalentemente al taglio degli incentivi, senza al contempo investire in grandi progetti di ricerca quali quelli relativi allo sviluppo del solare a concentrazione, tecnologia che, oltre a costituire un vantaggio in termini di redditività dell'investimento, potrebbe rilanciare - come nel caso del progetto Desertec, sul sostegno al quale si registra un preoccupante silenzio - lo sviluppo della filiera termodinamica italiana e la produzione di energia pulita necessaria al mantenimento ed al benessere del nostro pianeta, concorrendo sinergicamente con tutte le altre fonti energetiche rinnovabili al raggiungimento dell'obiettivo nazionale 20-20-20;

considerato che:

secondo quanto affermato nel report "Global Policy Tracker" della Deutsche Bank, in cui si analizzano le politiche dei vari Paesi sulla riduzione della CO2, a causa dei tagli agli incentivi e alla mancanza di politiche adeguate, l'Italia difficilmente riuscirà ad arrivare a quel 17 per cento che è l'obiettivo per il 2020, e ci si aspetta che sia uno dei sei Paesi in Europa che non raggiungeranno i loro obiettivi per il 2020. Il nostro Paese sarà costretto di conseguenza a importare dall'estero energia prodotta da rinnovabili per non incorrere nelle sanzioni dell'Europa;

emerge chiaramente dalle ultime norme contenute nel decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, recante "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività", e nel decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35, recante "Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo", che la strategia del Governo in campo energetico tende nettamente a favorire l'estrazione di idrocarburi, gas e metano, nazionali, a discapito proprio delle energie pulite e rinnovabili;

il Ministro dello sviluppo economico, nell'ambito dell'audizione presso la 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato il 26 aprile 2012, ha infatti lasciato agli atti un intervento nel quale si afferma che: "Non tutti sanno che l'Italia ha ingenti riserve di gas e petrolio, Una parte importante di queste riserve è attivabile in tempi rapidi consentendo di soddisfare potenzialmente circa il 20 per cento dei consumi (dal 10 per cento attuale)". Il Ministro ha altresì spiegato che intende "muoversi decisamente in questa direzione che potrebbe consentire di "attivare 15 miliardi di euro di investimenti";

appare evidente, anche alla luce di quanto precedentemente riportato, che non si può, ad oggi, rinvenire nell'azione di Governo una programmazione energetica nazionale in senso proprio, con l'effetto di sottovalutare così l'importanza che la stessa programmazione assume in relazione alla molteplicità dei suoi obiettivi. Non solo, infatti, essa rileva ai fini dello sfruttamento razionale ed efficiente delle risorse, ma ha anche forti ricadute in ambito ambientale, sociale e strategico. Da tempo, invece, sono rintracciabili in campo energetico solo piani di settore. La pianificazione riferita alle energie rinnovabili è praticamente una ricognizione dell'esistente a cui non si affiancano precise azioni programmatorie per il futuro. Non sono stati predisposti, inoltre, specifici piani per ogni tipo di fonte rinnovabile,

impegna il Governo:

1) a procedere con urgenza alla definizione, condivisa e trasparente, di una strategia energetica nazionale che non si fondi sulle fonti fossili, ma sulla pianificazione della promozione delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, in vista del raggiungimento degli obiettivi europei;

2) ad integrare con modalità più efficaci le politiche sulle rinnovabili con le politiche per l'efficienza energetica;

3) ad adottare una strategia di sostegno stabile e trasparente alla produzione di energia da fonti rinnovabili che garantisca certezza agli operatori del settore, evitando ciclicamente l'adozione di misure che blocchino o penalizzino gli investimenti già avviati;

4) ad agevolare il ricorso al credito bancario da parte degli operatori del settore, mediante l'istituzione di strumenti di garanzia o fondi rotativi destinati alla realizzazione di impianti di piccola taglia per la produzione di energia da fonte rinnovabile;

5) a valutare la sostituzione dello strumento dei registri con l'introduzione di un meccanismo di riduzione della tariffa contemperata al volume delle installazioni;

6) nell'ambito dello schema di decreto recante il "V Conto Energia":

a) ad elevare il limite di spesa all'incentivazione, fissato dal decreto a 500 milioni di euro, al fine di sostenere lo sviluppo del settore e favorire il raggiungimento della grid parity;

b) a escludere l'applicazione del meccanismo del registro di cui all'articolo 4 dello schema di decreto agli impianti fotovoltaici di potenza inferiore ai 200 Kwp, considerata convenzionalmente la soglia di picco massimo dell'autoconsumo per le piccole e medie imprese - come dimostrato anche dalla previsione contenuta nel IV Conto Energia, in base alla quale, tale era il limite dello scambio sul posto -, al fine di non appesantire ulteriormente gli oneri burocratici e contrastare, al contempo, eventuali fenomeni speculativi legati alla realizzazione di impianti di taglia superiore;

c) a ripristinare il meccanismo dello scambio sul posto fino a 200 kWp, che consente la vendita dell'energia prodotta da fonti rinnovabili sul libero mercato dell'energia;

d) tenuto conto che il nuovo meccanismo incentivante, nella forma di una tariffa onnicomprensiva e di una quota per l'energia autoconsumata, comprende anche il valore dell'energia immessa in rete, a prevedere una verifica periodica sulla congruità delle tariffe rispetto all'andamento del costo dell'energia;

e) a prevedere un periodo transitorio congruo e comunque non inferiore a tre mesi per l'entrata in vigore del nuovo sistema incentivante, al fine di permettere alle imprese operanti nel settore di portare a termine investimenti già programmati e autorizzati ed evitare incertezze finanziarie che costringerebbe le aziende a rivedere l'intero conto economico, con gravi danni economici soprattutto per le imprese medio piccole;

f) a prevedere un sistema di premialità per l'utilizzo, nella realizzazione degli impianti, di componentistica nazionale ed europea, così come previsto nel IV Conto Energia, prevedendo il riconoscimento degli incentivi soltanto agli impianti realizzati con almeno l'80 per cento dei componenti prodotti in Europa, così da favorire lo sviluppo di una filiera nazionale, che in questi anni ha assicurato notevoli livelli occupazionali, nonostante la crisi economica;

g) a valutare il ripristino di un sistema premiale per lo smaltimento dell'amianto per il miglioramento dell'efficienza energetica e dell'innovazione, al fine di favorire l'industria nazionale e garantire la tutela della salute dei cittadini;

h) a procedere al ripristino degli incentivi per il fotovoltaico a concentrazione previsti dal IV Conto Energia;

7) nell'ambito dello schema di decreto sulle "rinnovabili elettriche non fotovoltaiche":

a) a valutare l'opportunità di intervenire sul nuovo meccanismo di pagamento dei certificati verdi da parte del GSE;

b) ad elevare la soglia per l'accesso ai registri per tutti gli impianti oltre i 250 kW;

c) ad introdurre meccanismi di flessibilità nel primo anno di applicazione del sistema delle aste;

d) a prevedere per il settore geotermico sperimentale meccanismi di incentivazione non penalizzanti quali quelli prospettati nella bozza di decreto;

e) a prevedere anche per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche un più consistente sistema di premialità per l'utilizzo, nella realizzazione degli impianti, di materiali europei in percentuale tale da consentire lo sviluppo della filiera nazionale;

f) a rivedere il sistema di incentivazione per gli impianti alimentati da un combustibile non rinnovabile e da rifiuti parzialmente biodegradabili, previsto dal decreto.

(1-00629)