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Atto a cui si riferisce:
S.1/00626 [Incentivi alle fonti rinnovabili]



Atto Senato

Mozione 1-00626 presentata da FILIPPO BUBBICO
martedì 8 maggio 2012, seduta n.718

BUBBICO, FERRANTE, DELLA SETA, ARMATO, DE LUCA Vincenzo, DE SENA, DI GIOVAN PAOLO, FIORONI, GARRAFFA, LATORRE, MAZZUCONI, MONACO, SANGALLI, TOMASELLI, MERCATALI - Il Senato,

premesso che:

in questi anni di perdurante e profonda crisi economica e occupazionale, la "green economy", cioè l'economia legata a produzioni e consumi vantaggiosi e sostenibili per l'ambiente, in quasi tutti i Paesi industrializzati si è andata affermando come uno dei terreni più importanti per efficaci politiche anti-cicliche, orientate a sostenere la domanda interna di beni e servizi qualificati e a favorire il rafforzamento della capacità competitiva ed innovativa dei sistemi economici e produttivi anche in vista della ripresa;

l'innovazione scientifica e tecnologica legata alla green economy è un elemento decisivo di competitività per Paesi come l'Italia, dal momento che si tratta di un settore d'investimento ad alto contenuto di conoscenza e a basso contenuto di materie prime, che produce un elevato valore aggiunto e crea occupazione qualificata;

il raggiungimento dell'efficienza energetica costituisce inoltre un campo d'incontro particolarmente virtuoso tra politiche industriali ed ambientali e obiettivi altrettanto urgenti di interesse generale: la riduzione dei costi energetici per imprese e famiglie, la diminuzione della dipendenza dalle fonti fossili (che per Paesi come l'Italia rappresentano la principale voce passiva della bilancia commerciale) e la crescita del tasso di innovazione tecnologica;

in passato, alcune politiche d'incentivazione hanno dato ottimi frutti sia sul fronte ambientale che su quello dello sviluppo e del lavoro, come il credito d'imposta del 55 per cento sulle riqualificazioni energetiche degli edifici o gli incentivi alle energie rinnovabili;

le fonti rinnovabili, dal solare, all'eolico, alle biomasse, alla geotermia e all'idroelettrico, insieme al risparmio e all'efficienza energetica, all'innovazione, alla ricerca e in generale a tutti i settori della green economy, oltre a rappresentare un importante volano per l'economia, consentirebbero all'Italia il conseguimento degli obiettivi in materia di riduzione delle emissioni di CO2 e renderebbero il nostro Paese più competitivo e più vicino alle esigenze delle persone, delle comunità, dei territori;

inoltre, dalla realizzazione di un sistema di incentivazione compiuto, coerente e stabile dipende anche il futuro del comparto industriale legato alle rinnovabili, che ha avuto negli ultimi anni un rilevante sviluppo nel nostro Paese; nel 2010, l'occupazione diretta e indiretta in Italia nei settori delle fonti rinnovabili e delle nuove tecnologie per la generazione distribuita è stata stimata tra i 110.000 e i 150.000 addetti, in gran parte giovani e con elevata specializzazione;

studi recenti, inoltre, tra i quali uno elaborato dall'Osservatorio internazionale sull'industria e la finanza delle rinnovabili dell'università Bocconi e uno dall'Irex di Milano, hanno sottolineato quanto le rinnovabili abbiano assunto nell'economia italiana un ruolo strategico. Complessivamente, si valuta che i benefici netti delle rinnovabili proiettati a 20 anni si concretizzano in maggiore occupazione, mancato import di combustibili fossili, export netto nell'industria e riduzione di picco del prezzo dell'energia: benefici quantificabili in una cifra compresa tra i 400 milioni di euro (studio Irex) e alcuni miliardi di euro;

considerato che:

l'Italia ha, nel corso degli anni, assunto una serie di rilevanti obblighi di carattere europeo ed internazionale (ratifica del protocollo di Kyoto, obiettivi del pacchetto clima-energia europeo, il cosiddetto 20-20-20) al fine di contribuire alla riduzione delle emissioni dannose per il clima, e il mancato contributo al raggiungimento di questi obiettivi comporta per ogni Paese inadempiente costi economici non indifferenti. Inoltre, l'Unione europea si è ulteriormente mossa in avanti, presentando, con la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dell'8 marzo 2011, una "tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050" [COM (2011) 112 def.], ovvero le principali tappe finalizzate alla riduzione delle emissioni dei gas serra nel territorio dell'Unione europea entro il 2050, realizzata mediante l'efficienza energetica, l'innovazione e l'aumento degli investimenti;

con il decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, si è data attuazione nell'ordinamento italiano alla direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, al fine di conseguire gli obiettivi europei che per il nostro Paese prevedono il raggiungimento del 17 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili sul consumo energetico finale al 2020; a tali scopi, sono stati stabiliti i criteri generali del sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili nel nostro Paese a decorrere dal 1° gennaio 2013, rimandando tuttavia a decreti interministeriali la definizione delle modalità per l'attuazione di tali sistemi di incentivazione;

i ritardi nell'elaborazione dei decreti attuativi hanno creato non pochi problemi al mondo produttivo legato al settore delle energie rinnovabili: si sono determinati infatti inevitabili ripercussioni sul sistema di investimenti nel settore, sulla programmazione e, conseguentemente, sull'occupazione; attualmente gli schemi di decreti (decreti ministeriali di incentivi a rinnovabili elettriche non fotovoltaiche e decreti ministeriali per incentivi al fotovoltaico, "V conto energia") sono pubblicati sul sito del Ministero dello sviluppo economico, e restano in attesa della valutazione della Conferenza unificata e dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas;

sarebbe necessario, tuttavia, nella definitiva predisposizione dei decreti di attuazione, procedere ad una valutazione complessiva delle forme di incentivazione legata ad un'accurata ed approfondita indagine sulle ricadute che le stesse hanno sul versante industriale interno. La politica energetica è intrinsecamente connessa alla politica industriale, ed è necessario stabilire la necessaria correlazione tra le due anche e soprattutto nel momento della formulazione delle azioni di sostengo allo sviluppo del settore delle fonti rinnovabili, così da accompagnare il sistema di incentivi ad un progetto industriale chiaro, capace di creare valore aggiunto anche in ricerca, sviluppo tecnologico, occupazione,

impegna il Governo:

1) ad impostare la questione dell'energia e dei regimi di incentivazione alle fonti rinnovabili nel quadro complessivo di una lungimirante politica industriale per il Paese, così da permettere uno sviluppo equilibrato in grado di garantire crescita sostenibile, sviluppo economico e produttivo, occupazione e competitività delle imprese, nel rispetto dell'ambiente, rilanciando i programmi strategici di "Industria 2015", in particolare sul risparmio energetico, sul ciclo della combustione e della generazione distribuita, massimizzando i risultati ottenuti anche con l'impiego del solare termodinamico;

2) a sostenere lo sviluppo delle reti di trasmissione e di distribuzione cosiddette intelligenti, anche con l'impiego delle nuove tecnologie disponibili e coerenti con gli investimenti già effettuati (contatore elettronico presente su tutto il territorio nazionale);

3) a sostenere lo sviluppo dell'automobile elettrica e dei connessi sistemi di accumulazione per valorizzare le produzioni marginali e ridurre le dissipazioni in rete, realizzando con ciò ottimizzazione dell'impiego dell'energia elettrica generata e maggiore efficienza nel sistema di generazione e distribuzione;

4) a sostenere gli investimenti necessari per recuperare le perdite di rete, anche con l'utilizzo di trasformatori di nuova generazione;

5) a procedere in tempi brevi alla convocazione di una conferenza nazionale sull'energia e l'ambiente, che coinvolga, assieme ai Ministri competenti, gli operatori e gli esperti del settore, nonché esponenti della ricerca e del mondo scientifico, che contribuisca ad arricchire e ad aggiornare le strategie per la realizzazione di un sistema di approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile ed economicamente vantaggioso;

6) a definire sistemi di incentivazione stabili ed equilibrati, in grado di sostenere lo sviluppo dell'industria nazionale, e di garantire la giusta remunerazione degli investimenti effettuati nel settore delle rinnovabili.

(1-00626)