• Testo INTERPELLANZA

link alla fonte

Atto a cui si riferisce:
C.2/01466 [Grave situazione alla foce del fiume Pescara]



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01466 presentata da VITTORIA D'INCECCO
giovedì 3 maggio 2012, seduta n.627
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, per sapere - premesso che:

alla foce del fiume Pescara esiste una situazione di notevole ammasso di detriti determinato sia da un notevole lasso di tempo trascorso dall'ultimo intervento di dragaggio, sia dalla realizzazione, negli anni passati, di una diga foranea che rallenta e parzialmente ostacola il libero corso e il deflusso delle acque fluviali, aggravando in modo esorbitante l'insabbiamento del fiume;

tale situazione ha gradatamente reso impraticabile il porto fluviale di Pescara, con gravissimi danni per il transito dei natanti da pesca e di trasporto di merci e persone, con gravi influenze sull'economia locale, sia per le attività turistiche e commerciali sia, e soprattutto, per quelle relative alla pesca ed alla flotta peschereccia che tale porto utilizza, senza considerare i gravi pericoli di esondazioni nella città segnalati dall'ufficio del genio civile con un allarmante comunicato del 19 gennaio 2012;

dopo un parziale ed infruttuoso intervento di dragaggio che ha comportato ad avviso degli interpellanti un non proficuo impiego di denaro pubblico e l'aggravamento della situazione al punto da rischiare la totale chiusura alla navigazione, il Governo ha nominato commissario straordinario per la soluzione del problema, con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3948 in data 20 giugno 2011, il presidente della provincia di Pescara, dottor Guerino Testa;

questi ha dato rapidamente avvio all'esecuzione di un progetto di rimozione dei depositi e scarico nel mare (così ponendo rimedio all'ostacolo determinato dalla diga) su progetto già a suo tempo approvato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con decreto in data 20 settembre 2011, previa analisi dell'ARTA regionale e con progetto sul quale ha espresso parere favorevole l'ISPRA, affidando l'appalto alla ditta Gregolin Lavori Marittimi S.r.l. di Venezia;

due ore dopo l'inizio dei lavori è intervenuto personale della polizia giudiziaria, su mandato della procura della Repubblica dell'Aquila, in funzione di procura distrettuale antimafia (articolo 51, comma 3-bis, codice di procedura penale) ipotizzando un tentato traffico di rifiuti a scopo di lucro (in relazione alla mera esecuzione degli atti governativi suddetti) a carico della ditta esecutrice e del responsabile dei lavori;

con provvedimento in data 29 dicembre 2011, il tribunale del riesame dell'Aquila ha posto nel nulla il sequestro del natante della ditta Gregolin con il materiale dragato e stivato nella nave, da un lato affermando l'insussistenza del reato, dall'altro lasciando aperte le soluzioni del problema alla luce della diversità di risultati tra le analisi effettuate dall'ARTA regionale e quelle eseguite dal perito incaricato dalla procura;

il procedimento è tuttora pendente all'Aquila, nonostante la revoca del sequestro ordinata dal tribunale dell'esame e supportata da una chiara motivazione;

si registra, a giudizio degli interpellanti, la totale assenza di eventuali, ulteriori approfondimenti dei presupposti e contorni della vicenda, che la procura dell'Aquila non ha ritenuto, né ritiene di effettuare a distanza di circa quattro mesi dal provvedimento di sequestro;

risulta gravissima la situazione in cui, a causa di tale immobilismo, oltre che del traffico commerciale e passeggeri, versa anche e soprattutto l'intera marineria pescarese, che conta una flotta peschereccia tra le più importanti dell'Adriatico e che sta provocando reazioni di grande impatto sociale;

si è verificata una divergenza tra i risultati degli esami del materiale estratto ottenuti dall'ARTA Abruzzo (confermati da analisi eseguite dall'ARPA Marche) rispetto a quelli ottenuti dal perito incaricato dalla procura (la società INDAM srl, istituto privato accreditato per l'analisi di materiali qualificabili come rifiuti, peraltro già partecipe di analoga vicenda, anche se più modesta, riguardante il dragaggio del porto turistico di Pescara, a causa dell'utilizzo della sabbia dragata per il ripascimento della riviera pescarese, sabbia anch'essa ritenuta inquinata dalla stessa INDAM srl, ancora una volta in contrasto con i risultati dell'ARTA);

è da stigmatizzare anche la posizione inopinatamente assunta dall'ISPRA che, chiamata a risolvere la divergenza tra i risultati dell'ARTA e quelli dell'istituto privato, ha ritenuto di chiamare in causa l'Istituto superiore di sanità, attraverso richiesta di un parere, determinando così una ulteriore dilatazione dei tempi;

la situazione è ad oggi ancora in sospeso, nonostante i numerosi solleciti operati dal commissario straordinario ed altrettante numerose iniziative del prefetto di Pescara;

la ditta appaltatrice, apprestandosi a richiedere alla stazione appaltante un consistente risarcimento dei danni subiti, decorsi i tempi di legge, ha scaricato quanto prelevato nel fiume ed ha lasciato Pescara, non essendo stato possibile far scaricare almeno quanto prelevato dalla draga in una zona ad hoc a causa di difficoltà logistiche e procedurali. Nessun altro sito a terra è stato possibile rinvenire in Abruzzo e in altre regioni a tale scopo, come pure nessuna soluzione è stata offerta o consentita dalle autorità ministeriali;

frattanto, i danni per eventuali responsabilità nei confronti della ditta appaltatrice, a causa del blocco di fatto della navigabilità del fiume ed i gravi pericoli di disastri per esondazioni, permangono e si accrescono nel tempo con l'accumulo di nuovi materiali e con l'approssimarsi della stagione estiva, che non permetterebbe l'esecuzione di tali operazioni;

potrebbe verificarsi il paradosso per cui, ove risultassero effettivamente inquinati i materiali di scavo, occorrerebbe agire, anche per via giudiziaria, sulle cause dell'inquinamento e quindi coinvolgere il commissario straordinario governativo nominato appunto per tali problematiche riguardanti il bacino del fiume Pescara e che, invero, con atteggiamento ad avviso degli interpellanti pilatesco, sembra essersi assolutamente disinteressato della vicenda che lo riguarda in prima persona, come pure sarebbe opportuna secondo gli interpellanti una maggiore attenzione da parte della magistratura inquirente sul medesimo tema; invece sull'ipotesi di grave e non rimuovibile inquinamento nel fiume e sulle relative responsabilità, non risultano indagini;

a seguito dell'entrata in vigore del recente decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, articolo 24, la competenza della materia è stata trasferita alle regioni, il che se disegna un nuovo scenario di attribuzioni, poteri e responsabilità, non fa certamente tabula rasa di quanto accaduto sino ad oggi;

né la mappa delle nuove responsabilità cancella l'impegno assunto, e non onorato, da ISPRA di fornire un chiarimento definitivo sulla correttezza delle procedure di analisi seguite dall'uno o dall'altro dei laboratori coinvolti, con il che potrebbe riproporsi quanto già avvenuto in occasione del terremoto dell'Aquila in riferimento alle mancate o inadeguate determinazioni della commissione grandi rischi, circa gli allarmi pervenuti ai suoi componenti e per cui la stessa procura dell'Aquila ha proceduto per via giudiziaria;

si pone comunque il problema della salvaguardia delle attività economiche collegate alla fruizione piena del porto pescarese, certamente quelle commerciali e turistiche ma in primis quelle svolte dalla flotta peschereccia, che dovrà abbandonare del tutto il porto canale se verranno a mancare, ancor più di oggi, le garanzia di navigabilità in sicurezza del fiume Aterno-Pescara; la gravità economica è confermata dalla disponibilità dimostrata dall'ABI Abruzzo di utilizzare a tale scopo gli strumenti previsti dall'accordo «Nuove misure per il credito alle PMI» sottoscritto a livello nazionale dall'ABI in data 23 febbraio 2011;

secondo gli interpellanti non sono ammissibili la serie di veti incrociati e l'assenza di legittime soluzioni in positivo del gravissimo problema in questione, che vede ancora oggi in primo piano la responsabilità dell'ISPRA per la mancanza di risposte dalle quali non può sottrarsi, nonostante le nuove norme in materia -:

se le autorità statali, ciascuna per quanto di competenza e nell'esercizio dei poteri derivanti dal principio di sussidiarietà, non debbano disporre o consentire una rapida soluzione al problema, non solo attraverso l'ISPRA ed i suoi vertici, ma anche attraverso il commissario straordinario per il fiume Aterno-Pescara, Adriano Goio, nominato sin dal 2006, le cui competenze riguarderebbero specificamente la realizzazione di opere di regolazione della portata del fiume e di collettamento degli scarichi civili ed industriali, con lo scopo di ridurre il livello dell'inquinamento, oltre che l'adozione di tutte le altre iniziative necessarie al superamento delle emergenze idraulica ed ambientale;

se il Governo non ritenga di definire per quanto di competenza, la modalità di soluzione del problema per l'immediato, in tal senso precisando ed integrando il mandato conferito al commissario Testa, concordando con la regione forme e procedure;

se non ritengano, altresì, di avviare ogni iniziativa di competenza per agevolare quanto più possibile, l'iter per la definitiva attuazione del piano regolatore portuale, in cui è prevista la modifica della diga foranea, così da riattivare il deflusso delle acque fluviali verso il mare e di promuovere, anche attraverso il comando carabinieri per la tutela dell'ambiente, una verifica su eventuali illeciti sversamenti di materiali inquinanti nel fiume Pescara sia in passato che allo stato attuale;

se non si ritenga di dare ulteriore e doveroso sostegno alla marineria pescarese, assumendo le iniziative di competenza per ampliare nei termini quantitativi e migliorare nelle modalità le provvidenze che essa potrà conseguire per il prossimo fermo biologico.

(2-01466)
«D'Incecco, Minniti, Veltroni, Ventura, Barbi, Tidei, Zunino, Fedi, Maran, Vassallo, Ferrari, Bindi, Marco Carra, Ossorio, Gentiloni Silveri, Cavallaro, Soro, Baretta, Causi, Rossomando, Bocci, Morassut, Fogliardi, Argentin, Cuomo, Pisacane, Milo, Berretta, Migliavacca, Misiani, Sposetti, Tocci, Cuperlo, Gatti, Touadi, Capano, Bernardini, Agostini, Grassi, Antonino Russo, Gasbarra, Bobba, Melandri».