• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07344 [Sull'inchiesta relativa a presunti illeciti correlati alla realizzazione da parte dei privati e all'affido di alcune aree dei parchi romani]
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Testo della risposta scritta



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07344 presentata da STEFANO PEDICA
martedì 24 aprile 2012, seduta n.715

PEDICA - Ai Ministri dell'interno, dell'economia e delle finanze e per la coesione territoriale - Premesso che:

i punti verdi previsti dal Comune di Roma Capitale sono aree che l'amministrazione comunale concede in gestione a soggetti privati per un periodo di tempo. Il presupposto di questo meccanismo è la convenienza reciproca che si instaura tra il Comune, che si appoggia al privato sociale per realizzare opere di riqualificazione urbana senza gravare il proprio bilancio, e il privato, che si assume i costi operativi, ma può esercitare sulla zona assegnata attività commerciali foriere di profitti come bar, servizi di ristorazione, campi sportivi, asili nido convenzionati, ludoteche, palestre e piscine;

la Procura di Roma ha avviato un'inchiesta su presunti illeciti correlati alla realizzazione da parte dei privati e all'affido di alcune aree dei parchi romani, con la complicità di alcuni funzionari pubblici: i primi avrebbero gonfiato, sfruttando le garanzie del Comune, i budget per la realizzazione dei lavori che, in alcuni casi, non sarebbero mai finiti o addirittura mai cominciati;

l'inchiesta, aperta dalla Procura di Roma sulla base di diversi esposti arrivati negli ultimi mesi, è molto complicata, tanto da essere stata delegata a magistrati di due gruppi diversi, quello dei reati contro la pubblica amministrazione e quello per la lotta alla criminalità economica;

l'intenzione degli inquirenti sarebbe quella di andare oltre la "punta dell'iceberg", come l'ha definita il giudice per le indagini preliminari Bernadette Nicotra nel provvedimento cautelare, e di cercare di indagare su tutte le aree di riqualificazione urbana date in concessione dal Campidoglio (si veda "NuovoPaesesera.it" del 28 marzo 2012);

un progetto, nato nel 1995 e modificato nel corso degli anni, prevedeva la realizzazione di 67 aree su tutto il territorio cittadino destinate ad attività ricreative o sportive. Di queste sono 17 quelle effettivamente avviate;

la vicenda riguarda un contratto di 33 anni, a canone zero, per cui il Campidoglio figura anche come fideiussore per i finanziamenti bancari necessari per le spese di costruzione. Un modo per garantire a tutti i concessionari senza alcuna distinzione un accesso agevolato al credito: basti pensare che per tutto l'affare, e per non avere quasi nulla, il Campidoglio ha firmato fideiussioni per 400 milioni di euro;

la questione sollevata negli esposti è che nella maggioranza dei casi, relativamente ai punti verdi, i lavori non solo non sono mai finiti, ma spesso non sono nemmeno iniziati, a fronte dei fondi che, invece, sono stati elargiti, spesso sulla base di documentazione di avanzamento lavori che, oggi è chiaro, non corrisponde al vero;

il 30 marzo 2012, intanto, sono cominciati gli interrogatori di garanzia delle quattro persone arrestate: gli architetti del Comune Stefano Volpe e Anna Maria Parisi e gli imprenditori Massimo Dolce e Marco Bernardini. Sembrerebbero essere loro gli artefici della maxitruffa (si veda il citato articolo pubblicato su "NuovoPaesesera.it";

considerato che:

della vicenda si sono occupate e continuano ad occuparsi numerosissime testate giornalistiche. In particolare in data 18 aprile 2012 il quotidiano "Il Corriere della sera" anche sul proprio sito Internet pubblicava un articolo intitolato "Alemanno e Belviso La rete degli amici e i Punti verde, all'ex Nar due appalti sospetti";

nell'articolo si narra come dagli interrogatori di garanzia degli architetti del Campidoglio arrestati, siano emersi i legami tra il Comune e gli imprenditori;

in particolare l'interrogatorio si concentra sullo stato di avanzamento dei lavori di Spinaceto, necessario agli imprenditori arrestati per ottenere una tranche del mutuo dalla Banca di credito cooperativo. In proposito il quotidiano riporta come ad avviso dell'architetto Parisi il vicesindaco Sveva Belviso sarebbe «"intervenuta non solo nei confronti della banca, ma anche dei dirigenti dei punti verdi"» e di come più volte Dolce e Bernardini sarebbero andati a parlare con l'assessore Marco Visconti per lo sblocco dello stato avanzamento lavori;

il quotidiano rivela inoltre il rapporto tra un concessionario, Fabrizio Moro, e Antonio Lucarelli il quale, prima di diventare segretario del Sindaco, era un dipendente del concessionario e questo, secondo l'architetto Volpe, potrebbe essere proprio il motivo per cui Moro sarebbe stato favorito;

in data 19 aprile 2012 il quotidiano "Il Messaggero" pubblicava anche sul proprio sito Internet un articolo intitolato "Inchiesta sulle aree verdi spuntano le telefonate di Belviso. Il vicesindaco a Dolce: sollecito la banca di persona. Al vaglio le telefonate tra imprenditore e amministratori", sempre relativo alla vicenda dei punti verdi;

l'articolo riporta la telefonata tra il vicesindaco e Massimo Dolce, che da settimane esercitava forti pressioni sull'amministrazione minacciando di svelare alla banca tutte le carte sulle irregolarità degli altri progetti (Casa Kolbe e Parco Feronia). Nel corso della telefonata il vicesindaco riferisce all'imprenditore la sua intenzione di andare direttamente in banca per parlare della questione, sottolineando come al telefono «"non ti dicono delle cose"». Il quotidiano riferisce che si tratterebbe di un intervento decisivo per una parte dei soldi (solo una parte, perché il resto del denaro è bloccato a seguito della denuncia da parte di un ex socio di Dolce e dell'inchiesta): a dicembre, infatti, vengono liquidati a Dolce 437.000 euro;

su "blitz quotidiano" del 28 marzo 2012 si legge inoltre che «Secondo le prime indagini, i due imprenditori si sarebbero garantiti l'appoggio dei due dipendenti comunali grazie a bonifici, mutui, automobili, smartphone e televisori, il tutto pagato 'regolarmente' e non in nero. Lo scopo, secondo quanto emerge anche dalle intercettazioni telefoniche della Guardia di finanza, era di impedire loro di tirarsi fuori nel caso la truffa venisse scoperta. In questo modo Dolce e Bernardini, che al Dipartimento Ambiente si sentivano molto 'protetti', contavano di assicurarsi il silenzio e la fedeltà dei due dirigenti. ''Vogliamo tutto tracciato, perché così si sa di voi'', dicevano al telefono»;

emerge in modo lampante la gravità della situazione, la complessità della stessa, nonché il coinvolgimento di numerose figure istituzionali, tra cui sembrerebbero potersi comprendere anche il vicesindaco e il sindaco di Roma, i quali, pur avendo ricevuto, secondo quanto riportato sempre dall'articolo de "Il Messaggero", «richieste trasversali di chiarimenti: da Enzo Foschi, consigliere Pd alla Regione, a Daria Rossin, capogruppo de La Destra in Campidoglio», non hanno provveduto ad aprire un'indagine interna relativamente alle irregolarità di cui in premessa,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se ai Ministri in indirizzo risultino note le motivazioni per cui i vertici dell'amministrazione non hanno provveduto ad aprire un'inchiesta interna in relazione alla vicenda e se risulti che siano riscontrabili responsabilità in capo agli stessi;

se, data la gravità della situazione contestata, non si ritenga opportuno verificare la bontà dell'operato dell'amministrazione capitolina al fine di assumere eventuali iniziative di competenza.

(4-07344)