• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/07321 [Rivedere la normativa sulle società e promuovere il rafforzamento e l'estensione dell'ambito di applicabilità della disciplina del falso in bilancio]



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-07321 presentata da ELIO LANNUTTI
giovedì 19 aprile 2012, seduta n.713

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

alla vigilia dei consigli di amministrazione di Milano e Fondiaria sulla maxi fusione, Fabio Pavesi scrive per "Il Sole 24 ore" del 18 aprile 2012 sui flussi di denaro tra le società della famiglia Ligresti e le compagnie assicurative quotate del Gruppo;

si legge nel citato articolo: «Dalla Milano alla Fonsai alla Premafin. Un fiume di denaro che sgorgava da anni e che aveva però una caratteristica. I flussi erano prevalentemente a senso unico: cioè in uscita dalle quotate assicurative e in entrata verso le società di Salvatore Ligresti e figli. Come se Fonsai, Milano e Premafin fossero dei veri e propri bancomat cui i Ligresti attingevano liquidità per finanziare i propri progetti immobiliari. Non c'è solo Fonsai che ha visto nel 2008-2010 pagare oneri per 413 milioni a favore appunto delle società riconducibili alla famiglia, incassando proventi per soli 178 milioni con un saldo netto a sfavore di Fonsai per 235 milioni. Basta salire a monte della catena, cioè in Premafin, per accorgersi che i volumi erano fin maggiori. Nel bilancio 2010 per la prima volta Premafin è costretta a dettagliare i flussi verso la famiglia del finanziere siciliano. Ebbene in quell'anno escono dalle casse di Premafin ben 146 milioni, mentre ne entrano dalle parti correlate soli 33. E il confronto con il 2009 è ancora più inquietante. L'anno prima i soldi in uscita sempre diretti alle varie Sinergia e Imco sono di 280 milioni con denaro in entrata per soli 33 milioni. Quei 360 milioni ai Ligresti. Sommateli e avrete che in soli due esercizi (il 2009 e il 2010) fuoriesce liquidità netta dalle casse della Premafin quotata per 360 milioni di euro. In quei due anni Premafin mette a segno perdite consolidate per 1,3 miliardi. Ma la modalità di usare la Premafin e a cascata le altre società assicurative quotate per gli affari immobiliari della famiglia durava da anni. 1,5 miliardi dal 2005 al 2010. Nel 2008 il complesso delle attività di Premafin nei confronti delle parti correlate è stato di 371 milioni con passività per soli 68 milioni. Le attività sempre verso gli interessi della famiglia sono di 216 milioni nel 2007; di altri 174 nel 2006 e di 67 milioni nel 2005. Un flusso di grandi proporzioni che fa sì che tra il 2005 e il 2010 Premafin si trovi esposta nel finanziare attività della famiglia per oltre 1,5 miliardi. Già ma tutto questo giro di denaro a cosa serviva? Di fatto lo schema era il seguente. Le compagnie quotate, da FonSai a Milano alla Premafin, cedevano terreni edificabili alle Imco e Sinergia o altre controllate della famiglia. I Ligresti edificavano e avrebbero rivenduti gli immobili alle stesse società a prezzi prestabiliti. Quei prezzi, come ha denunciato il fondo Amber, spesso erano soggetti a incrementi per modifiche in corso d'opera. E così la famiglia con una mano comprava, con l'altra rivendeva allo stesso soggetto. Le quotate del gruppo. Chi guadagnava dall'affare? È quello che si stanno chiedendo i magistrati»;

un comunicato della stessa holding, a smentita dell'articolo de "Il Sole 24 Ore", precisa che Premafin non ha mai erogato finanziamenti per attività della famiglia Ligresti e che le affermazioni del quotidiano sono "destituite di ogni fondamento" (si veda l'Agenzia Asca del 18 aprile 2012);

la nota ricorda che Premafin redige sia il bilancio consolidato che quello individuale, e che nello specifico i dati dei flussi finanziari riportati nell'articolo (360 milioni di euro) sono tratti dai bilanci consolidati di Premafin e non già dai bilanci individuali, e solo in minima parte, circa il 2 per cento, sono riferibili alla società Premafin. La stessa asserisce peraltro che non ha mai erogato finanziamenti per attività della famiglia Ligresti;

premafin afferma inoltre che i propri flussi finanziari sono riferibili pressoché esclusivamente in entrata ai dividendi incassati dalle partecipate, e in uscita ai costi di funzionamento e al servizio del debito bancario. Negli ultimi 10 anni, "a fronte di 280 milioni circa di dividendi incassati, Premafin ha provveduto a distribuire dividendi a tutti i propri azionisti per 20 milioni di euro circa",

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali siano le sue valutazioni a riguardo;

se risulti che, alla luce di quanto denunciato dall'articolo, vi siano stati interventi delle Autorità vigilanti al fine di controllare gli spostamenti di denaro tra la famiglia Ligresti e le società del Gruppo e se questi siano stati effettuati nel pieno rispetto delle regole sulla trasparenza;

se non ritenga necessario adottare le opportune iniziative al fine di rivedere la normativa sulle società, in particolare quelle quotate in Borsa, nonché al fine di promuovere il rafforzamento e l'estensione dell'ambito di applicabilità della disciplina del falso in bilancio e, comunque, di potenziare i controlli e la trasparenza delle informazioni al mercato;

quali iniziative intenda intraprendere al fine di dotare i piccoli azionisti di strumenti utili a difesa delle gestioni, a giudizio dell'interrogante scellerate, di società, che trovano ogni espediente per avvantaggiarsi con operazioni al limite della legalità;

quali misure urgenti intenda adottare per restituire trasparenza ad autorità, spesso contigue con i vigilati, per garantire i diritti degli assicurati, del mercato e dei risparmiatori.

(4-07321)