• Testo interrogazione in commissione

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Atto a cui si riferisce:
C.5/06622 [Dismissioni degli alloggi degli enti privatizzati]



PELINO. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
per far fronte al processo di privatizzazione di enti previdenziali inizialmente pubblici è stato emanato il decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 e, successivamente, il decreto legislativo 16 febbraio 1996, n. 104, per avviare la dismissione del patrimonio immobiliare equa, corretta e conforme a legge per la proprietà e per gli inquilini;
attraverso questo patrimonio immobiliare gli enti in questione compivano forme di tutela sociale delle fasce di popolazione meno abbienti e deboli (pensionati, disabili, sfrattati, single, ultrasessantacinquenni, lavoratori dipendenti spesso monoreddito e altri) che non possono certamente sostenere affitti a prezzi di mercato;
le norme sopracitate non riescono però a risanare i bilanci disastrati degli enti e allora ecco è stato che approvato il comma 38 dell'articolo 1 della legge n. 243 del 2004;

la legge 23 agosto 2004, n. 243, recante «Norme in materia pensionistica e deleghe al Governo nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e all'occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza ed assistenza obbligatoria», prevede all'articolo 1, comma 38, che «L'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 16 febbraio 1996, n. 104, si interpreta nel senso che la disciplina afferente alla gestione dei beni, alle forme del trasferimento della proprietà degli stessi e alle forme di realizzazione di nuovi investimenti immobiliari contenuta nel medesimo decreto legislativo, non si applica agli enti privatizzati ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, ancorché la trasformazione in persona giuridica di diritto privato sia intervenuta successivamente alla data di entrata in vigore del medesimo decreto legislativo n. 104 del 1996»;
il risultato di questo provvedimento è stato permettere agli enti interessati di procedere a un'operazione di dismissione del proprio patrimonio immobiliare a prezzo di mercato, con valori correnti sfavorevoli e non più riferiti al 2001, e a rinnovi dei contratti di locazione con aumenti dei canoni fino al 100 per cento (e non inferiori a quelli di mercato), con conseguenti rischi di sfratto per tutti gli inquilini non disposti ad accettare a causa degli alti prezzi e con forte disagio economico e abitativo delle famiglie coinvolte da tali indiscriminati aumenti;
sono evidenti le disparità di trattamento verificatesi tra gli inquilini degli enti che hanno correttamente rispettato i tempi e gli obblighi statuiti dal decreto legislativo n. 104 del 1996 e quelli appartenenti agli enti che, invece, si sono successivamente privatizzati e sono riusciti, in maniera retroattiva, a sganciarsi da questa disciplina grazie al comma 38 dell'articolo 1 della legge n. 243 del 2004;
per risolvere la questione, è stata presentata anche una proposta di legge che prevede l'abrogazione del citato comma 38 e che è assegnata alla Commissione XI lavoro della Camera -:
se sia a conoscenza della situazione descritta in premessa, e quali eventuali iniziative intenda assumere per evitare ingiuste discriminazioni, contrarie al diritto di eguaglianza e di parità costituzionale, e gravi ripercussioni economiche sulle famiglie conduttrici, in balìa di indiscriminate azioni in pejus, rispetto a pari o a pregresse situazioni contrattuali, senza alcuna tutela, senza alcuna riforma delle politiche abitative, senza una moratoria che interrompa simili abusi connessi all'aumento degli affitti e a dismissioni insostenibili degli alloggi degli enti privatizzati e dei fondi, garantendo forme e condizioni adeguate di vendita e di mutuo, a tutela delle famiglie italiane, gravate da spese insostenibili e colpite dal forte disagio abitativo.
(5-06622)