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Atto a cui si riferisce:
C.1/01015 [Introdurre il reato di furto di identità elettronica e inasprire le sanzioni già previste per i reati di frode informatica]



La Camera,
premesso che:
la diffusione della rete internet e l'introduzione della firma digitale hanno posto una serie di esigenze di ulteriore e specifica tutela del patrimonio, anche alla luce delle innovazioni tecnologiche e della diffusione dei nuovi strumenti elettronici e di interazione telematica;
recentemente, la cronaca ha posto all'attenzione del Paese un caso di truffa informatica, il primo nel suo genere in Italia, operato a danno di un imprenditore romano, il quale è stato letteralmente derubato della propria azienda per via telematica;
tale truffa è stata realizzata usando una copia indebita della cosiddetta firma digitale. Artefici del misfatto sono stati un consulente per la sicurezza sul lavoro, un commercialista e una società immaginaria, intestata ad una persona defunta da un anno. L'imprenditore vittima della truffa era convinto di essere «protetto» dalla smart card obbligatoria per le comunicazioni societarie con il registro delle prese;
il tutto si è realizzato dopo aver raggirato le tanto decantate misure di sicurezza e nonostante la asserita invulnerabilità della tecnologia per l'autenticazione della sottoscrizione degli atti pubblici;
in seguito ad una verifica, la vittima del raggiro ha appreso di aver ceduto la totalità delle quote sociali della sua azienda ad un terzo a lui del tutto sconosciuto;
gli atti di cessione di quote e la contemporanea indicazione del nuovo amministratore unico sono stati inseriti telematicamente presso la camera di commercio dallo studio di un commercialista con l'attivazione di una smart card elettronica, con firma digitale intestata alla vittima, ma da lui mai richiesta;
è evidente che questo caso rappresenta un segnale pericoloso per la sicurezza dei dispositivi tecnologici di identificazione;
alla luce delle disposizioni attualmente vigenti, gli autori della descritta truffa dovranno rispondere, in concorso tra loro e con la continuazione della condotta, dei reati di sostituzione di persona, false dichiarazioni o attestazioni al certificatore di firma elettronica sull'identità o qualità personali proprie o di altri, falsità in atti pubblici, in scritture private e in documenti informatici;
nel caso specifico, considerata l'entità delle pene previste per i reati indicati, è evidente che le sanzioni non sono adeguate all'entità del danno subito dall'imprenditore che si è visto sottrarre la sua azienda;
si ravvisa, pertanto, la necessità di introdurre un reato specifico che punisca in maniera esemplare ed adeguata chi si impossessa dell'identità elettronica altrui;
è evidente la necessità di inasprire le sanzioni previste per i reati di frode informatica;
i fatti verificatisi recentemente a danno di un imprenditore impongono di agire con tempestività, al fine di tutelare la realtà imprenditoriale italiana,


impegna il Governo:


ad assumere iniziative normative urgenti che introducano nel nostro ordinamento

il reato di furto di identità elettronica e che inaspriscano le sanzioni già previste per i reati di frode informatica;
ad assumere ogni iniziativa normativa a tutela dei beni patrimoniali da qualsivoglia attacco di tipo informatico.
(1-01015)
«Marmo, Moffa, Calearo Ciman, Catone, Cesario, D'Anna, Grassano, Gianni, Guzzanti, Lehner, Milo, Mottola, Orsini, Pionati, Pisacane, Polidori, Razzi, Romano, Ruvolo, Scilipoti, Siliquini, Stasi, Taddei».