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Atto a cui si riferisce:
S.4/06833 [Iniziative per garantire la vita, l'incolumità e i diritti civili dei cristiani in Nigeria]



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 159
all'Interrogazione 4-06833

Risposta. - Il Governo sta seguendo con grande attenzione la crisi nigeriana. Attraverso l'ambasciata ad Abuja sono state espresse alle autorità della Nigeria le preoccupazioni italiane per le recenti violenze, confermando l'appoggio nella loro lotta contro il terrorismo. Passi sono stati compiuti anche in seno alle istituzioni europee, dove l'Italia ha assunto un ruolo molto attivo riguardo a tale crisi.

L'8 febbraio 2012 una delegazione europea, guidata dal Ministro degli esteri danese, Villy Soevndal (la Danimarca ha la presidenza di turno del Consiglio dell'Unione Europea), ha incontrato l'omologo nigeriano Olugbenga A. Ashiru, con cui ha affrontato la questione di Boko Haram. L'Alto rappresentante per gli affari esteri dell'Unione, Catherine Ashton, ha espresso la sua condanna per le violenze, sia a seguito degli attentati di Kano del 20 gennaio che di quelli di Natale.

L'Italia e gli altri Paesi comunitari hanno raccomandato al Governo nigeriano di non focalizzarsi su una repressione di tipo militare, di fatto controproducente, ma di procedere ad operazioni mirate, esortando ad affrontare il problema della grave povertà che attanaglia il nord del Paese e che rende più facile l'opera di proselitismo dei militanti di Boko Haram. Proprio a tal riguardo sia l'Unione europea, tramite il Fondo europeo di sviluppo (FES), che l'Italia stanno fornendo il proprio aiuto economico.

L'azione italiana non si limita solamente all'ambito europeo, ma si estende anche alle altre organizzazioni internazionali. A seguito degli attentati di Natale, l'ambasciatore italiano presso l'Onu a Ginevra ha indirizzato una lettera a Navi Pillay, Alto Commissario Onu per i diritti umani, invitandola ad una presa di posizione al riguardo, richiesta che è stata accolta prontamente dallo stesso Commissario.

La crisi nigeriana è stata tra l'altro oggetto di contatti italiani con quei Paesi vicini alla Nigeria, che rischiano di essere coinvolti dalla spirale di violenze innescata da Boko Haram. Nel corso di una recente visita in Niger, il ministro Riccardi ne ha infatti discusso con il presidente Mahamadou Issoufou.

Il nostro Paese è anche molto attivo nella formazione degli agenti di sicurezza nigeriani, infatti dal 2007 più di 300 di loro hanno svolto periodi di formazione in Italia presso il CoESPU (Centro di eccellenza per le police stability units) di Vicenza; 20 agenti nigeriani hanno da poco concluso un periodo di formazione presso la scuola della Guardia di finanza di Orvieto, incentrato in particolar modo sul controllo delle frontiere e delle dogane; altri 20 agenti nigeriani hanno da poco iniziato un corso simile presso la scuola della polizia di Cesena; altri 13 hanno svolto una preparazione on the job con la Polizia di frontiera italiana.

L'Italia ha inoltre contribuito con 40.000 dollari al progetto I-ACT, attuato in Nigeria dall'Unesco nell'ambito delle iniziative della Counter-Terrorism implementation task force - CTITF quale parte della strategia globale delle Nazioni Unite contro il terrorismo. Negli ultimi anni l'Italia e la Nigeria hanno firmato vari accordi di cooperazione nell'ambito della lotta ai gruppi terroristici, al crimine organizzato e al traffico di esseri umani.

Come noto, la difesa della libertà di religione o di culto e la tutela degli appartenenti a minoranze religiose rappresentano, da tempo, una delle principali priorità della politica estera italiana nel campo dei diritti umani.

Gli episodi di discriminazione basata sulla religione e i recenti attentati ai danni di minoranze religiose (non limitati né ad una specifica confessione né ad una particolare regione del mondo, ma che negli ultimi tempi hanno colpito in modo particolarmente efferato le minoranze cristiane in diversi Paesi) non solo rappresentano il segnale di una tendenza che mette in pericolo i principi della libertà di religione e la stessa esistenza di comunità religiose minoritarie, spesso costrette all'emigrazione forzata, ma costituiscono altresì una grave minaccia per i diritti e le libertà fondamentali posti alla base della convivenza pacifica e dell'ordine internazionale. A fronte di questi eventi, il nostro Paese non manca di far sentire la propria voce, sia sul piano bilaterale che su quello multilaterale.

L'Italia si è infatti mossa da subito e continua ad agire con determinazione affinché la tutela della libertà di religione sia oggetto di una costante attenzione sul piano internazionale e di un'azione più efficace da parte di tutte le istanze che possono svolgere un ruolo a tal fine, a cominciare dall'Unione europea e dalle Nazioni Unite.

In ambito europeo, dove già alla fine del 2009 l'Italia aveva promosso l'adozione da parte del Consiglio dell'Unione europea di conclusioni ad hoc sulla libertà di religione, il tema delle violenze contro le minoranze religiose è stato sollevato dal ministro Terzi nel Consiglio affari esteri del 23 gennaio 2012, al fine di sensibilizzare i partner europei sulla gravità dei recenti episodi di violenza che hanno colpito le minoranze religiose in varie parti del mondo.

Per quanto riguarda l'ambito delle Nazioni Unite, l'Italia ha contribuito in modo sostanziale all'adozione della risoluzione contro ogni forma di intolleranza e discriminazione religiosa, promossa dall'Unione europea ed adottata dall'Assemblea generale nel dicembre 2011. Grazie all'azione italiana, la risoluzione contiene elementi specifici che richiamano l'aumento degli episodi di violenza contro gli appartenenti a minoranze religiose e il dovere di ogni Stato di esercitare la massima vigilanza per prevenirli e punirne i responsabili. Analoga iniziativa sarà discussa dal Consiglio diritti umani nella sua 19ma sessione.

Merita infine segnalare che il 10 gennaio 2012 è stato firmato un protocollo d'intesa tra il Ministero e Roma capitale, che prevede, tra l'altro, la creazione di un "Osservatorio della libertà religiosa". Esso consentirà di studiare, analizzare e monitorare le condizioni inerenti alla libertà di religione, anche al fine di ribadire il ruolo di Roma quale capitale internazionale del dialogo e della pace. Ai suoi lavori saranno associati esperti, rappresentanti di confessioni religiose, esponenti del mondo scientifico e accademico, rappresentanti di organismi pubblici e privati, anche al fine di proporre ulteriori iniziative in materia.

DE MISTURA STAFFAN Sottosegretario di Stato per gli affari esteri

28/03/2012