• Testo interrogazione a risposta scritta

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Atto a cui si riferisce:
C.4/15607 [Siti contaminati in Sardegna]



MURGIA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
la Sardegna è la regione d'Italia dove si trova l'area contaminata più vasta: 445 mila ettari, centomila in più della Campania che occupa il secondo posto in graduatoria;
il dato, davvero allarmante, è stato diffuso da Greenpeace con il Sin Italy, un rapporto sui siti di interesse nazionale che devono essere bonificati. Le aree più colpite da inquinamento del suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee sono quelle del Sulcis-Iglesiente e del Guspinese;
in queste zone le società minerarie hanno abbandonato insieme all'attività di estrazione i relitti degli stabilimenti e le scorie prodotte nei decenni;
il rapporto di Greenpeace è fondato su dati ufficiali e prende in considerazione i 57 «sin» - siti d'interesse nazionale - individuati e circoscritti dal 1998 in poi in base a una sequenza di leggi statali, fra cui il decreto legislativo 152 del 2006 diventato riferimento nazionale per i rischi ambientali;
la norma di perimetrazione - scrive l'organizzazione ecologista - riporta le sostanze inquinanti riconosciute nel sito riferite ad aria, acqua, suolo, catena trofica e a varie modalità di esposizione;
i contaminanti presenti all'interno dei «sin» sono diossine, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, solventi organo clorurati e policlorobifeniti;
nel complesso la superficie colpita da inquinamento di questo tipo è il tre per cento del territorio nazionale e i comuni inclusi nei «sin» sono 300 - 34 in Sardegna - con nove milioni di abitanti;

va alla Lombardia lo sgradito primato dei siti da bonificare: sono 668, ma se l'attenzione si sposta sull'ampiezza dell'area contaminata è la Sardegna a balzare al comando della graduatoria e le ragioni sono note: l'eredità lasciata dalle miniere del Sulcis e del Guspinese;
al di là dei danni ambientali e paesaggistici, comunque gravissimi, Greenpeace cita lo studio epidemiologico «Progetto sentieri» elaborato grazie a una collaborazione tra Istituto superiore della sanità. Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l'università La Sapienza di Roma per dimostrare che il pericolo per la salute è reale: secondo lo studio nei 44 siti sottoposti a indagine secondo Greenpeace «si sono verificati diecimila decessi per tutte le cause e quattromila per tumore in eccesso rispetto ai riferimenti regionali»;
l'esposizione agli inquinanti sarebbe l'origine delle morti;
in realtà qualcosa è stata fatta: partendo dalla perimetrazione contenuta nel decreto 468 del 18 settembre 2001 un mese e mezzo fa la regione Sardegna ha approvato una delibera che indica le linee guida «per la caratterizzazione e la bonifica delle aree minerarie dismesse»;
la bonifica è un intervento indispensabile, al punto che - stando al procedimento penale in corso a Roma - la P3 di Flavio Carboni avrebbe messo gli occhi su quello che appare come l'affare del secolo -:
se il Governo, sia a conoscenza della «strage» che si sta compiendo nelle aree contaminate esposte in premessa;
se il Ministero non ritenga necessario ed urgente dare il via, in tempi brevissimi, ad interventi finalizzati alla rimozione delle situazioni di pericolo, nonché per fronteggiare i danni conseguenti all'inquinamento del territorio stante il fatto che esistono sia le linee guida per «la caratterizzazione e la bonifica» sia lo stanziamento di circa 150 milioni di euro destinati alla Sardegna fin dal 2001, quando a leggere il decreto 468 sono state eseguite «analisi di dettaglio sia delle acque sotterranee che superficiali» nei siti ormai ben noti del Sulcis e del Guspinese «che hanno evidenziato la presenza diffusa di metalli quali piombo, zinco, cadmio, arsenico, ferro e rame»;
(4-15607)